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Meglio affrontare il trauma o meglio non parlarne?

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on . Postato in Psicopatologia | Letto 543 volte

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Una nuova ricerca ha cambiato il paradigma di trattamento per le vittime di traumi.

Trauma PTSD

Si stima che il 50-70% degli adulti negli Stati Uniti abbiano avuto esperienze di eventi traumatici nella loro vita. Approssimativamente il 15% di loro svilupperà un disturbo post-traumatico da stress (PTSD), il quale potrà diventare un disturbo invalidante e pericoloso.

Il  PTSD è presente nel 3,6% in ogni età della popolazione americana. I sintomi possono includere ricordi ricorrenti di eventi traumatici, incubi, provare ad evitare luoghi, pensieri, persone ed oggetti legati al trauma, sentimenti di distacco o depressione, disturbi del sonno, ed essere facilmente spaventabili. Il PTSD spesso è difficilmente riconosciuto.

Solo circa il 50% delle persone con questo disturbo effettua un trattamento, ma il trattamento spesso non risulta appropriato per il PTSD - vengono invece trattati per depressione, ansietà ed altri disturbi e la storia di trauma non viene riconosciuta. Molte persone con una storia di trauma non vogliono parlarne: hanno pensieri invadenti ed incubi sul trauma e perciò vogliono eliminarlo. Sono spaventati nel parlare del trauma e pensano che farlo crei una situazione peggiore.

Qualche volta, sono spaventati sul fatto che parlare del trauma, potrebbe far perdere il controllo sulle proprie emozioni - iniziando a piangere o arrabbiandosi con qualcuno - cosi evitano l'argomento. Loro provano disperatamente a lasciarsi via il passato, ma non sanno come fare. Alcune persone con esperienza di un trauma ne risentono sulla stima di sè e qualche vittima di abuso o trauma si comporta in modo dannoso.

Pensieri e tentativi suicidari possono essere comuni nei sopravvissuti al trauma, e qualcuno commette invece atti autolesionisti - come tagliarsi o bruciarsi per mitigare il dolore emotivo. Questi atteggiamenti sono molto comuni specialmente a chi è stato vittima di abusi da bambino. L'abuso di alcool o di droga è anche comune nelle vittime di trauma, si stima che il 50-66% di persone con PTSD abbiano problemi di dipendenza. Qualcuno pensa che questo sia un modo di diventare insensibili al dolore, tuttavia, questi atteggiamenti portano a rischi per la salute e sicurezza della persone.

Solo recentemente, un paradigma di lavoro per chi ha subito un trauma è nominato "prima la sicurezza": il cui lavoro principale è di rendere capaci le vittime di astenersi dall'uso sconsiderato di droghe, alcool e da tentativi suicidi e autolesionisti. Questo ancor prima di lavorare con il trauma, poichè sicuramente parlare del trauma è stressante. Il concetto è che affrontare il trauma - parlarne, usare un approccio evidence-based o una Terapia Prolungata di Esposizione per il PTSD - renderebbe più facile commettere comportamenti suicidari o di abuso di sostanze.

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I medici non vogliono nuocere i loro pazienti: "Seal, don't peel" ("Sigillare, non far uscire") è una frase comune detta nelle unità speciali per il trattamento di PTSD che sta a significare il focalizzarsi sui comportamenti di buon funzionamento e sicurezza e "sigillare" e non "fare uscire" i comportamenti dannosi. Questo è ancora un paradigma usato da molti medici ad oggi. Il problema è che molte persone non si sentono mai sicuri abbastanza nel parlare del trauma.

Alle vittime viene detto che se non si è sicuri di parlarne, meglio mantenere lo stato attuale e non parlare del trauma. Ma questo rischia di lanciare un altro tipo di messaggio: "Tu non sei forte abbastanza per parlare del trauma, il trauma è troppo forte e spaventoso per poterlo affrontare". Molte di queste persone, dopo molti anni dal trauma, non stanno ancora bene, perchè hanno bisogno di affrontare il trauma.

La terapia di esposizione prolungata (PE) al trauma  espone le persone ai ricordi traumatici molte volte finchè questi perdono il loro potere, e  diventano solo brutti ricordi di quello che è accaduto, non più ricordi e sentimenti devastanti che le vittime di trauma spesso provano ad evitare. Questo trattamento può essere fatto in poche sedute (anche da 6 a 12), il terapista guida il cliente a parlare dei dettagli degli eventi traumatici, e questa parte della sessione è spesso registrata.

Il terapista insegna anche delle abilità che permetteranno al paziente di restare presente e sicuro nell'ambiente circostante. Al paziente poi viene chiesto di ascoltare la registrazione molte volte nelle sedute successive per diminuire o estinguere la risposta di paura data dall'innesco dei ricordi traumatici. Una ricerca di Denise Hien e colleghi ha mostrato che le persone con PTSD e abuso attivo di sostanze possano effettuare terapie di esposizione prolungata per il PTSD e stare meglio, senza aumento nell'uso di sostanze e nei sintomi del PTSD.

Martin Bohus invece ha lavorato in Germania con donne in cui è stato diagnosticato sia un Disturbo Borderline di Personalità (BPD) sia PTSD riscontrato in atti frequenti suicidari o comportamenti autolesionisti. Studiò 74 donne ed assegnò metà di loro ad una unità di trattamento per DBT o PTSD in un trattamento combinato di Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) - usata comunemente per il BPD - e di Terapia di Esposizione Prolungata (PE) per la PTSD. All'altra metà veniva effettuato un trattamento semplice per il BPD.

Alla fine dello studio, le donne che ricevevano il trattamento in PTSD mostravano miglioramenti significativi nei sintomi PTSD rispetto all'altro gruppo, e non mostravano aumenti nei comportamenti autolesionti. Bohus ha riportato alcune riflessioni delle donne che dopo anni di evitamento dei ricordi traumatici, finalmente li ha affrontati ed ha trovato conforto.

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Alcune hanno voluto sottolineare che avrebbero voluto fare questo tipo di trattamento anni prima, poichè hanno sofferto in modo eccessivo per tutti questi anni e ora che lo hanno superato grazie al trattamento, vorrebbero tornare indietro e recuperare gli anni persi. La speranza è che questi studi portino ad approcci medici e psicologici che favoriscano l'affrontare il trauma da parte dei pazienti ma con terapie e trattamenti adeguati ma che prevedano il rischio di comportamenti autolesionisti e suicidari o di abuso di sostanze.

 

Riferimenti Bibliografici:

  • Kessler RC, Chiu WT, Demler O, Walters EE, (2005): "Prevalence, severity, and comorbidity of twelve-month DSM-IV disorders in the National Comorbidity Survey Replication (NCS-R)" in "Archives of General Psychiatry";
  • Kilpatrick, D. G., Resnick, H. S., Milanak, M. E., Miller, M. W., Keyes, K. M., & Friedman, M. J., (2013): "National estimates of exposure to traumatic events and PTSD prevalence using DSM-IV and DSM-5 criteria" in "Journal of traumatic stress";
  • Wang PS, Lane M, Olfson M, Pincus HA, Wells KB, Kessler RC, (2005): "Twelve month use of mental health services in the United States" in "Archives of General Psychiatry";
  • McCauley, J. L., Killeen, T., Gros, D. F., Brady, K. T., & Back, S. E. (2012): "Posttraumatic Stress Disorder and Co-Occurring Substance Use Disorders: Advances in Assessment and Treatment." in the "Division of Clinical Psychology of the American Psychological Association";
  • Ruglass L, M, Lopez-Castro T, Papini S, Killeen T, Back S, E, Hien D, A., (2017): "Concurrent Treatment with Prolonged Exposure for Co-Occurring Full or Subthreshold Posttraumatic Stress Disorder and Substance Use Disorders: A Randomized Clinical Trial" in "Psychotherapy and Psychosomamatics";
  • Bohus M, Dyer A, S, Priebe K, Krüger A, Kleindienst N, Schmahl C, Niedtfeld I, Steil R, (2013): "Dialectical Behaviour Therapy for Post-traumatic Stress Disorder after Childhood Sexual Abuse in Patients with and without Borderline Personality Disorder: A Randomised Controlled Trial" in "Psychotherapy and Psychosomatics".

 

 

A cura del Dottor Claudio Manna

 

 

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Tags: suicidio PTSD trauma psicopatologia autolesionismo vittima BPD abuso di sostanze terapia prolungata di esposizione

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