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Psicoanalisi e dipendenza

on . Postato in Psicopatologia | Letto 1325 volte

La dipendenza determina la creazione di un mondo immaginario, dove si esercita illusoriamente un controllo completo, che si sostituisce al mondo reale, dove ci si sente inutili e fuori controllo.

psicoanalisi dipendenzaCon il termine dipendenza si fa riferimento a una condizione in cui una persone assume una sostanza, come alcool, cocaina, nicotina, etc., o si impegna in un’attività come il sesso, lo shopping, il gioco d’azzardo etc., che può essere piacevole, ma il cui uso continuato diventa compulsivo e interferisce con il funzionamento sociale, lavorativo ed interpersonale del soggetto.

I soggetti potrebbero non essere consapevoli del fatto che il loro comportamento è fuori controllo, causando così problemi sia per sé stessi che per gli altri.

Da un punto di vista psicodinamico, Freud fu il primo a delineare un approccio sistematico volto a comprendere come la vita mentale inconscia eserciti un’influenza sulla nostra visione del mondo.

La cosiddetta teoria strutturale organizza le funzioni mentali in tre istanze psichiche: l’Io, governato dal “principio di realtà” ma avente profondi radici nell’Es, ossia l’inconscio; il Super-Io, ossia un’istanza morale che detta norme e regole di comportamento, il quale a volte può divenire punitivo qualora vengano trasgredite tali regole; e infine l’Es, ossia il calderone di impulsi e desideri istintuali che sono al servizio del “principio di piacere”.

L’Es rappresenta il serbatoio dell’energia vitale, ed è comunemente indicato con il termine libido, ossia l’insieme dell’energia sessuale e dell’aggressività.

L’Es è volto primariamente alla gratificazione immediata ed è quindi un’istanza puramente “egoista”, tanto da poter operare secondo il cosiddetto “spirito animale”.

I neuroscienziati contemporanei ritengono che l’Es risieda, da un punto di vista fisiologico, nell’amigdala, ossia la parte più antica del cervello coinvolta nel funzionamento primitivo delle emozioni.

Il concetto di Io è invece relativamente compatibile con la conoscenza contemporanea della corteccia prefrontale, deputata all’autocontrollo.

L’io si pone quindi come mediatore degli impulsi da parte dell’Es e del Super-io, andandoli a “modificare” per una corretta gestione dei pericoli e dei conflitti.

Il super-Io emerge attraverso l’interiorizzazione dei valori e delle norme sociali. Per Freud, l’obiettivo della psicoanalisi era quello di rafforzare l’Io, al fine di riuscire a controllare meglio l’Es ed essere più indipendente dal Super-Io.

Egli credeva che la maggior parte dei disturbi mentali, ad esempio l’ansia, erano il risultato di sentimenti eccessivi incontrollati.

L’acquisire una maggiore consapevolezza di ciò attraverso la psicoanalisi, può aiutare l’individuo a divenire meno auto-punitivo e quindi più abile a tollerare le esperienze emotive.

La crescita psicologica richiede l’accettazione di sé, ossia quello stato d’animo che pone fine al conflitto tra il trasformare sé stessi e gli altri in ciò che la persona desidera o dovrebbe essere.

Divenire consapevoli delle motivazioni inconsce può aiutare l’individuo ad aumentare la capacità di gestire e integrare i desideri inconsci, fino a raggiungere l’auto-accettazione.

Freud sosteneva che ogni volta che i desideri provenienti dall’Es, minacciano l’emergere del pensiero o dell’azione, nell’individuo si genera ansia.

L’ansia agisce come un segnale , provocando una repressione della mobilitazione dell’Io, insieme a una vasta gamma di altre difese come la negazione e la proiezione, al fine di bloccare o mascherare la “volontà ansiogena”.

L’intensità dell’ansia differisce a seconda del gap o divario tra le esigenze esterne (situazioni di pericolo) e le risorse auto-protettive personali utilizzate per gestirle.

L’incapacità di far fronte ad eventi esterni, come i traumi, potrebbe portare a sentimenti di impotenza e disperazione.

La mancanza della capacità di far fronte a stati negative determina, nel paziente, l’ergersi di difese potenti, a volte intransigenti, nel tentativo disperato di evitare sentimenti negativi.

La persona che utilizza una difesa sta cercando di gestire l’ansia e mantenere l’autostima. Ad esempio, gli alcolisti sono convinti di non aver nessun problema con l’alcool.

Il mantenimento di sentimenti inaccettabili al di fuori della consapevolezza, apre la strada allo sviluppo di un “falso sé”. Il prezzo di questa protezione si traduce in un’incapacità a sviluppare la resilienza.

In tal senso, la dipendenza è quindi descritta come una strategia difensiva per evitare la sensazione di impotenza e disperazione.

L’abuso di droga è un futile tentativo per compensare, senza successo, il vuoto interiore; il tossicodipendente cerca di compensare attraverso comportamenti di dipendenza, gli stati soggettivi dolorosi legati ad una bassa autostima.

L’uso della sostanza fornisce un sentimento di accettazione e una sensazione temporanea di sicurezza di sé; la dipendenza determina la creazione di un mondo immaginario, dove si esercita un controllo completo, che si sostituisce al mondo reale, dove ci si sente inutili e fuori controllo.

L’uso ripetuto di sostanze ha lo scopo di ottenere sollievo, divenendo così un vero e proprio stile di vita; questo a sua volta impedisce al soggetto  di prendere consapevolezza della propria angoscia, così come di sviluppare strategie emotive adattive.

La visione psicoanalitica suggerisce quindi che la dipendenza sia strettamente correlata ad un disturbo della regolazione di sé.

Ad esempio, individui con storie di esposizione ad eventi traumatici durante l’infanzia, come abusi fisici e sessuali, tendono ad avere una diminuita capacità nel regolare le emozioni negative e a far fronte in modo efficace allo stress.

Questi individui possono convincersi che la cura risieda nell’assunzione della sostanza, in quanto vissuta come lenitrice di un dolore più profondo e radicato.

Il successo della terapia è rappresentato dal cambiamento duraturo, attraverso il quale i pazienti vengono a contatto con aspetti interiori precedentemente inaccessibili.

Aiutare i pazienti aumentando la capacità di impegnarsi sull’auto-riflessione, e individuando modalità alternative di gestione delle emozioni difficili, sono parte integrante dell’approccio psicodinamico per il trattamento delle dipendenze.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

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Tags: dipendenza psicoanalisi dipendenza psicologica sostanza.

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