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Traumi infantili e stile di attaccamento associati a sintomi depressivi: il ruolo mediatore dell’alessitimia

on . Postato in Psicopatologia | Letto 12675 volte

La trascuratezza emotiva e fisica, in aggiunta all’abuso emotivo durante l’infanzia, può determinare la nascita di tratti alessitimici che a loro volta possono portare alla comparsa di sintomi depressivi.

alessitimia e depressioneL’obiettivo del presente lavoro è quello di delineare il ruolo mediatore dell’alessitimia e la sua relazione con traumi infantili (abuso sessuale, abuso fisico, abuso emotivo, trascuratezza emotiva, abbandono) e stile di attaccamento (attaccamento ansioso e attaccamento evitante) associati a sintomi depressivi durante l’età adulta.

È abbastanza noto che la comprensione e la consapevolezza delle emozioni ha una lunga storia nella letteratura psicologico-clinica.

Il significato delle emozioni nella vita di ognuno di noi ha portato gli autori a soffermarsi sul costrutto dell’alessitimia.

Questa, da un punto di vista etimologico, significa “mancanza di parole per le emozioni” e si configura come uno stile di vita affettivo-cognitivo caratterizzato da riduzione o assenza di pensiero simbolico con pensiero centrato sulla realtà esterna e poco introspettivo; povertà di vita fantastica; difficoltà nella distinzione delle emozioni dalle sensazioni somatiche; difficoltà nell’identificazione e nella comunicazione dei propri sentimenti; frequente tendenza a lamentare sintomi fisici, nella maggior parte dei casi di natura funzionale e poco responsivi alle terapie mediche standard.

Inizialmente tale costrutto fu utilizzato per descrivere specifiche caratteristiche di personalità che riflettevano la presenza di disturbi psicosomatici.


E’ bene precisare che questo costrutto è nato a partire da una visione psicodinamica.

Secondo la teoria psicoanalitica, è noto che emozioni dolorose, conflitti, e tensioni che non possono essere espressi verbalmente vengono espressi fisicamente.

Questa condizione è considerata come l’espressione somatica di quegli individui affetti da depressione che si presume alla base siano alessitimici.

Krystal ha cercato di estendere tale costrutto psicoanalitico, suggerendo che l’alessitimia è il risultato di eventi distruttivi e relazioni disfunzionali che inibiscono lo sviluppo emotivo nella prima infanzia.

Questa può infatti svilupparsi in risposta a traumi estremi per proteggere gli individui dall’esperire affetti estremamente dolorosi.

Secondo altri autori, l’alessitimia assolve invece una funzione protettiva costituita dall’evitamento degli affetti a causa di una difficoltà di elaborazione cognitiva degli stessi.

Da un punto di vista psicoanalitico, si presuppone che esperienze traumatiche e stili di attaccamento insicuro durante l’infanzia gettino le basi per la nascita dell’alessitimia.

Questa teoria supporta la visione psicoanalitica secondo cui i traumi emotivi giocano un ruolo chiave nella conseguente incapacità di esprimere verbalmente le emozioni associate a esperienze dolorose.

Gli effetti di traumi significativi nell’infanzia sull’insorgenza e decorso della depressione sono stati riscontrati in molti studi presenti in letteratura.

In aggiunta a questo, molti risultati affermano che vi è una relazione significativa tra alessitimia e depressione.

D’altra parte, Bowlby, pioniere della teoria dell’attaccamento, suggerisce che gli stili di attaccamento siano fondamentali durante le esperienze relazionali precoci.

Secondo Bowlby, lo stile di attaccamento influenza lo stile di coping di un individuo durante situazioni stressanti e di conseguenza va a incidere sulla sua salute mentale.

Risultati di ricerca più recenti suggeriscono inoltre che lo stile di attaccamento insicuro durante le prime esperienze relazionali costituisca un fattore di rischio per lo sviluppo di sintomi depressivi in età adulta, come sostenuto dalla teoria dell’attaccamento.

Si può quindi osservare come questi studi si siano concentrati più sulla ricerca di disturbi psicosomatici, fisici e psichiatrici.

Pertanto ciò a cui aspirano gli autori è quello di includere il costrutto dell’alessitimia, per comprendere se questa svolga un ruolo di mediatrice tra la presenza di un trauma infantile, stile di attaccamento e sintomi depressivi in età adulta.

Il campione reclutato per lo studio è composto da 417 studenti universitari, di cui il 76,3% composto da donne e 23% da uomini e 3 partecipanti che non hanno fornito alcuna informazione sul genere.

Sono state raccolte informazioni demografiche quali età, genere, stato sociale e così via e utilizzati diversi strumenti di misura.

Tra questi ricordiamo l’Experience in Close Relationship Inventory-II (ECR-R) che indaga le dimensioni di attaccamento ansioso ed evitante.

Il Childhood Trauma Questionnaire (CTQ), caratterizzato da 28 item che includono 5 sotto-dimensioni correlate all’abuso infantile (abuso sessuale, fisico, emotivo, trascuratezza fisica ed emozionale).

Il Toronto Alexithymia Scale (TAS-20) caratterizzato da 20 item che indagano rispettivamente tre dimensioni (difficoltà nell’identificare le emozioni, difficoltà nel descrivere le emozioni, e pensiero orientato all’esterno).

Infine è stato utilizzato il Back Depression Inventory (BDI) che misura sintomi vegetativi, emozionali, cognitivi e motivazionali tipici della depressione.

Le variabili indipendenti di questo studio sono state il trauma infantile e lo stile di attaccamento; la variabile dipendente il livello dei sintomi depressivi, mentre la variabile meditatrice il punteggio totale dell’alessitimia.

È stato calcolato il coefficiente di correlazione tra il trauma infantile e i sintomi depressivi utilizzando il punteggio nella scala dell’alessitimia per comprendere se questa svolge un ruolo di mediatrice in tale relazione.

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Attraverso un’analisi di regressione semplice e successivamente un’analisi di regressione gerarchica, l’alessitimia sembrerebbe mediare parzialmente il rapporto tra il punteggio totale di traumi infantili, le sotto-dimensioni dell’abuso emotivo e trascuratezza emotiva e i sintomi depressivi.

Infine, una relazione significativa è stata riscontrata tra il punteggio totale dell’alessitimia, l’abbandono e trascuratezza fisica durante l’infanzia e sintomi depressivi.

Attraverso l’analisi di regressione semplice e successivamente gerarchica si è analizzato inoltre il rapporto tra la dimensione dello stile di attaccamento ansioso e il punteggio totale nella scala dell’alessitimia.

Dai risultati emerge che lo stile di attaccamento ansioso predice positivamente e significativamente l’alessitimia.

Rispetto alla relazione tra queste due variabili e la presenza di depressione, sembrerebbe che l’alessitimia svolga un ruolo parziale di mediazione tra lo stile di attaccamento ansioso e il punteggio totale nella depressione.

In riferimento all’obiettivo iniziale, il primo dato utile che è emerso è che il punteggio totale dell’alessitimia media parzialmente il rapporto tra i traumi infantili e i sintomi depressivi.

Coerentemente con questa constatazione, è stato condotto un altro studio con pazienti affetti da disturbo depressivo maggiore, constatando che il punteggio totale dell’alessitimia predice i sintomi somatici dei pazienti con tale psicopatologia.

Secondariamente, l’attuale studio ha riscontrato che il punteggio totale di alessitimia si presentava come moderatore parziale tra l’abuso emotivo infantile, trascuratezza emotiva e sintomi depressivi.

Questa scoperta, coerente con i risultati della letteratura, evidenzia l’importanza del ruolo dell’abuso e trascuratezza emotiva, come base per lo sviluppo dell’alessitimia.

In conclusione si ritiene che la trascuratezza emotiva e fisica, in aggiunta all’abuso emotivo durante l’infanzia, può determinare la nascita di tratti alessitimici che a loro volta possono portare alla comparsa di sintomi depressivi.

Alla luce delle informazioni presenti in letteratura si è dimostrato come tratti alessitimici siano associati con una storia di trauma infantile durante l’infanzia.

Tuttavia, il rapporto tra abuso infantile, abbandono fisico e sviluppo dell’alessitimia non è stato possibile stabilirlo e definirlo con precisione.

Il risultato inerente la mediazione dell’alessitimia tra stile di attaccamento e sintomi depressivi in età adulta, ha sottolineato il ruolo di mediazione parziale.

Si può affermare quindi che lo stile di attaccamento ansioso sui sintomi depressivi può essere in parte mediato dall’alessitimia.

In linea con questo risultato, uno studio condotto con individui psicologicamente sani ha dimostrato che le persone alessitimiche dimostrano più sintomi psicologici come depressione e somatizzazione e uno stile di attaccamento ansioso.

Per quanto riguarda lo stile di attaccamento evitante era maggiormente associato con disturbi del comportamento, mentre quello ansioso ambivalente era associato con disturbi depressivi.

Gli autori sottolineano che l’importanza di indagare tale relazione sia fondamentale per la scelta del trattamento da proporre.

Dovrebbero pertanto essere esaminati tutti i problemi esposti o presentati dal paziente con la consapevolezza che esperienze traumatiche durante l’infanzia interferiscono con lo sviluppo emotivo e che tali ripercussioni possono determinare la comparsa di tratti alessitimici che producono un effetto importante sulla sintomatologia depressiva.

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Uno dei limiti dello studio è che il campione era prevalentemente costituito da donne; quindi negli studi futuri sarà utile comporre il campione di partecipanti maschili e femminili.

I ricercatori sottolineano che i partecipanti maschi hanno ottenuto punteggi più alti, rispetto alle donne, sulle misure dell’alessitimia in campioni sia clinici e non clinici.

Alla luce di questo “risultato” si prevede che analisi effettuate con campioni includenti solo maschi o solo femmine si tradurrà in risultati diversi ma più dettagliati.

Il presente studio è stato però in grado di esplorare le dimensioni di un trauma infantile più nel dettaglio, raccogliendo informazioni inerenti l’abusante, il grado di vicinanza, l’età di insorgenza per l’abuso, così come la durata dello stesso.

Si suggerisce che le caratteristiche specifiche della storia del trauma e il loro rapporto a queste variabili continue dovrebbero essere analizzati in studi futuri.

I ricercatori consigliano infatti metodi di ricerca longitudinale al fine di osservare le modifiche che intercorrono nella storia traumatica rispetto all’età e ai modelli di comportamento tipici del processo di sviluppo.

 

 

Bibliografia

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  • Wright MO, Crawford E, Castillo D (2009) Childhood emotional maltreatment and later psychological distress among college students: The mediating role of maladaptive schemas. Child Abuse Negl, 33: 59-68.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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