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I Test Psicologici

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Dal patto iniziale al divorzio

on . Postato in Relazioni, Coppia, Famiglia | Letto 918 volte

Dott. ssa Antonella Appetecchi, Psicologa

1.1. Il presente studio si articola in merito alla consulenza psicologica in contesti giudiziari come il Tribunale dei Minori per interventi sulla potestà genitoriale e consenso al matrimonio dei minori; presso il Tribunale Ordinario per l’affidamento di minori nei provvedimenti di separazione e divorzio e nelle ridefinizione dello stesso (Dell’Antonio A. M., De Leo G., 1986; Dell’Antonio A. M., 1989; De Leo G., Malagoli Togliatti M., 1990). In questo lavoro saranno presi in esame gli aspetti relativi alla Consulenza Tecnica d’Ufficio (C.T.U.) in caso di separazione coniugale.

Questo tipo di attività professionale viene svolta prendendo in considerazione le implicazioni psicologiche dei coniugi che chiedono la separazione coniugale attraverso colloqui con i membri della coppia, i figli e, laddove si renda necessario, con altri familiari e l’utilizzo di strumenti psicodiagnostici come i tests psicologici. Al fine di avere un quadro maggiormente esaustivo, è opportuno anche prendere in esame le dinamiche relazionali che sono presenti nel nucleo familiare.

Gli argomenti trattati saranno relativi al legame coniugale (Cigoli V., 2000) e alla sua fine e, quindi: separazione dei coniugi (Cigoli V., Galimberti C., Mombelli M., 1988; Cigoli V., Gullotta G. Santi G., 1983; Saccu C., Montanari G., 1990; Dell’Antonio A. M., 1986), il divorzio inteso nei suoi vari aspetti (Cigoli V., Gullotta G. Santi G., 1983), gli intrecci che si articolano nelle famiglie in cui la coppia si separa (Cigoli V., Gullotta G. Santi G., 1983; Cigoli V., Galimberti C., Mombelli M., 1988), l’affidamento (op.cit.) e, infine l’interesse del minore a cui negli ultimi anni si è data maggiore importanza in merito all’affidamento, non più cercando il genitore adatto cercando, ove possibile di ascoltare il minore e i suoi bisogni e alla Consulenza Tecnica d’Ufficio (C.T.U.), che in modo implicito sarà trattata in tutto questo elaborato finalizzato alla stessa.

1.2. Il patto coniugale.

Secondo Cigoli (2000), il matrimonio è l’atto ufficiale che rende visibile ed efficace la coppia e la tutela nei diritti-doveri e attraverso questo passa il progetto generativo. La relazione si fonda anche su un patto coniugale che si compone di due variabili importanti: il patto dichiarato e il patto segreto. Il primo è:” …coscientemente assunto e quando è voluto ed è ed interiorizzato da un punto di vista cognito ed affettivo. Potremmo dire che i partners si dedicano al legame. Non a caso la ricerca psicosociale ha evidenziato l’importanza della dedizione al rapporto e della presenza di azioni concrete di cura del medesimo. I partners sono, cioè in grado di formulare un progetto di vita in comune anche nelle sue valenze concrete e si impegnano nella sua realizzazione” (Cigoli 2000).


Tuttavia il patto dichiarato ha delle “zone d’ombra” perché può essere fragile, quando il progetto ha poca consistenza e formale quando si basa su un progetto ascritto socialmente e rischia la devitalizzazione.
Il secondo rappresenta l’intreccio inconsapevole, su base affettiva della scelta reciproca; esso può dirsi funzionante; quando è praticabile: ” … può definirsi riuscito quando è possibile praticarlo, cioè quando effettivamente i partners, attraverso il loro incontro soddisfano bisogni affettivi reciproci e quando è flessibile, vale a dire che può essere rilanciato e riformulato secondo il mutamento dei bisogni e delle attese delle persone lungo il percorso di vita” (Cigoli 2000).

Anche quest’ultimo ha delle insidie che sono date dall’impraticabilità dove i bisogni che i due partners sperano di soddisfare reciprocamente rimangono disattesi e si tratta di un anti-patto che si realizza con un attacco molto forte al legame ed è tipico della relazione perversa in cui uno tenta di dominare l’altro che, a sua volta, o ha la stessa logica o la impara e la agisce.
Altra insidia del patto segreto è la rigidità che si realizza, quando i due membri della coppia non riescono a fare il salto di qualità da “Sposo questo in te” a “Sposo quest’altro in te”.

Il patto coniugale è la risultanza dei precedenti e dove si costruisce un terreno etico-affettivo che esprime la peculiarità e le caratteristiche di quella coppia. A questo proposito, l’autore scrive: “Possiamo sinteticamente dire che l’obiettivo è la costruzione di un patto coniugale che attui e mantenga viva la confluenza tra patto segreto e patto dichiarato” (Cigoli 2000).
Altro ingrediente importante la costruzione dell’identità di coppia attraverso la capacità di reciprocità, ovvero che entrambi siano capaci di prendersi cura l’uno dell’altro rinunciando e negoziare su basi realistiche i vari problemi che la vita quotidiana porta con se; inoltre, è importante saper uscire da una prospettiva autoreferenziale:” La coppia comporta sempre un sacrificio narcisistico. Perché essa realizzi pienamente lo scambio simbolico che la definisce, deve necessariamente alimentarsi di una dimensione progettuale che la porti a uscire fuori di sé e a diventare generativa in senso lato”.

Il progetto di un figlio è fondamentale per la coppia di oggigiorno, la quale rivendica uno spazio di cura e di attenzione, a tal punto che coppie senza figli hanno vite parallele e si rappresentano come singoli giovani adulti, mentre quelle che si propongono di avere figli si rappresentano come coppia. Da quanto detto finora, appare chiaro che la relazione coniugale è dinamica e in continuo fieri, per cui, i ruoli dell’uomo e della donna all’interno della vita di coppia, attualmente, hanno perduto quella staticità che caratterizzava le generazioni precedenmti; tutto ciò si rivela funzionale per un rapporto che duri nel tempo e sappia mantenere un equilibrio dinamico capace di superare i mutamenti del tempo e le coppie sono capaci di rilanciare il patto.

1.3. La fine del legame.

La fine del legame ha grandi implicazioni psicologiche, in quanto si deve fare i conti con il fallimento di un rapporto in cui i partners hanno investito molto in termini affettivi, cognitivi, economici… Secondo Cigoli (2000), il patto coniugale ha in sé delle insidie che possono portare alla fine del legame e sono nell’area dell’anti-patto, come la discordia che è fatta di rigidità e impraticabilità; le coppie, allora usano la manipolazione la mistificazione il ritiro tattico e l’attacco all’altrui debolezza.

Si tratta di un sistema di relazione che ha in odio il legame pur inseguendolo, dove i partners cercano di sopravvivere a spese dell’altro. Inoltre, non bisogna dimenticare il deprezzamento che svilisce il patto, per cui il legame è molto facile alla rottura è fragile, rigido e ha scarsa resistenza al dolore e all’intimità. In questo caso si “abbandona il campo”o ci si coalizza nella ricerca di nuove emozioni.

In merito alle aree di pericolo a cui è esposta la coppia sono il caso del crollo del patto quando, anche qui, sono presenti rigidità e impraticabilità che impediscono di rilanciare il patto:
“ Quando qualcuno agisce la frattura è facile che accada il finimondo. La fine del legame e la sua inaccettabilità scatenano, infatti, modalità di relazione assai simili a quelle della discordia …In particolare, è all’altro che si imputa tutta la colpa ed è l’altro che viene vissuto come la fonte di ogni e qualsiasi male”. (Cigoli, 2000).

Infine, la povertà del patto dovuta alla fragilità e rigidità della coppia, la quale si trova in uno stato di impotenza e delega altri (i figli) di farsi carico del proprio dolore. Da questa dissertazione si comprende come l’autore abbia colto in modo esaustivo la fine del legame, ma soprattutto il fatto che queste insidie sopracitate siano insiti nel legame di coppia dalla sua origine.
Tuttavia queste forme d’incastro (discordia, deprezzamento, crollo e povertà del patto), non portano necessariamente al divorzio,ma quando questo accade, si rende visibile la struttura del patto.

In questa prospettiva, si inserisce il “legame disperante” (Cigoli,1988; 2000), perché situato nell’area del pericolo; non è possibile lavorare sul legame-patto, perché non si è mai realizzato e la strategia fondamentale è quella di non smettere mai di sperare; si tratta dell’unica dinamica che conoscono e dà origine a numerosi divorzi perché la coppia ha esaurito il suo compito e non sa rilanciare il patto, né accettarne la fine.

In questo contesto, i figli vivono in sospensione e, a causa della guerra in atto gli ex-partners non hanno familiarità con i propri pensieri sentimenti, ideali. Nella separazione c’è sempre chi lascia e chi è lascito e non sempre i due giungono contemporaneamente al divorzio psichico; per cui si deve fare i conti con senso di colpa di abbandono e non è facile processo di separazione.

In questo caso è più facile continuare a farsi la guerra mantenendo così il legame, piuttosto che giungere al divorzio psichico distaccandosi dal progetto di vitae fare i conti con il fallimento del legame. In queste situazioni, cercare e trovare aspetti costruttivi per l’interresse del minore, in sede di separazione, diviene da parte del CTU un compito arduo, ma non impossibile e la soluzione sta nel non appoggiare per le parti che si contendono i figli, ma dalla parte del minore.

1.4. La separazione

La richiesta della separazione coniugale può essere vissuta come un evento sconcertante, quasi una calamità improvvisa che si abbatte sulla coppia (Cigoli, 2000). Tuttavia i “semi” erano stati gettati in precedenza e sono soltanto germogliati. Da questo momento, inizia per la coppia l’iter fatto di burocrazia, contatti con gli avvocati, sofferenza, senso di abbandono o di colpa, contese dei figli e scelta di separazione consensuale o giudiziale.

Gli autori (Cigoli V., Galimberti C., Mombelli M., 1988; Cigoli V., Gullotta G. Santi G., 1983; Saccu C., Montanari G., 1990; Dell’Antonio A. M., 1986; Dell’Antonio A. M., De Leo G., 1986; Dell’Antonio A. M., 1989; De Leo G., Malagoli Togliatti M., 1986) si esprimono sia in merito alle implicazioni psicologiche che sul ruolo del CTU il quale, essendo nella relazione con i separandi, ha come obiettivo principale l’interesse del minore, per cui il suo lavoro di suggerire al Giudice il genitore psicologico è finalizzato a ciò.

Egli farà dei colloqui che possono essere individuali o con i separandi e i figli presenti, utilizzerà strumenti psicodiagnostici come i tests e, nel caso di minori piccoli ricorrà alle tecniche proiettive dei disegni e del disegno congiunto dove tutta la famiglia disegnerà; in questa situazione è cosciente del fatto che ci sono delle sofferenze nella famiglia, che entrambi i genitori possono cercare di manipolare il contesto della CTU per ottenere l’affidamento del figlio cercando di allearsi con lo psicologo e che sostanzialmente i separandi si trovano di fronte allo psicologo non per loro scelta, ma perché l’ha chiesto il Giudice e posso avere delle resistenze in merito.

Il ruolo del CTU è quello di cercare, pur nella conflittualità, nella sofferenza, di cogliere quegli aspetti che accomunano i futuri ex-coniugi per il bene comune dei figli. I separandi possono manifestare aggressività e giocarsi la conflittualità sui figli, sugli aspetti economici e patrimoniali, tuttavia per il CTU, ricordare che sono persone che stanno soffrendo ed esprimono il dolore lacerante in tal modo, che le difficoltà genitoriali si possono acuire in sede di separazione coniugale, che i tempi della giustizia sono lunghi e ciò può ostacolare la rielaborazione della separazione sia per gli ex-coniugi che per i figli, che i familiari prossimi possono intervenire, ma non sempre sono una risorsa. Tutti questi aspetti fanno parte integrante della separazione coniugale, che come il divorzio può essere considerata anche un soluzione difficile, ma concreta di un rapporto coppia problematico e la sua rielaborazione, consente di crescere e ricostruirsi la vita.

1.5.1. L’affidamento

Secondo Cigoli (1988), l’intreccio è :“ Un senso complessivo che porta in sé anche uno scopo e che emerge quale risposta da parte del gruppo familiare al problema in cui è coinvolto. Nel nostro caso si tratta delle modalità di affidamento dei figli in quei casi di separazione che si rivelano come particolarmente difficili e sofferenti”. Da quanto detto sinora emerge uno degli aspetti che il CTU deve tenere presente, quando riceve la nomina dal Tribunale Ordinario.

Infatti decidere circa l’affidamento del minore ai genitori, per il Giudice non è un compito facile e spesso ricorre alla ctu, quando si trova di fronte a coppie problematiche o quando la presenza dello psicologo ha la finalità di completare il quadro giuridico. La coppia si separa, ma la coppia genitoriale rimane tutta la vita.

Molti autori (Cigoli V., Galimberti C., Mombelli M., 1988; Cigoli V., Gullotta G. Santi G., 1983; Saccu C., Montanari G., 1990; Dell’Antonio A. M., 1986; Dell’Antonio A. M., De Leo G., 1986; Dell’Antonio A. M., 1989; De Leo G., Malagoli Togliatti M., 1986) si sono occupati di scrivere trattazioni sul tema e le coordinate comuni in merito all’affidamento sono:
a) la ricerca del genitore psicologico, ovvero colui che mostra di avere un rapporto maggiormente affettivo con i figli,

b) l’interesse del minore che, quando possibile ha diritto di essere ascoltato circa i suoi desiderata e bisogni, non entrare in collusione con le due parti, le quali tendono a farsi la guerra e a chiedere l’affidamento, mostrandosi come idonei e screditando l’altro come inadatto a fare il genitore.
I figli, infatti sono un “terreno” di battaglia per le coppie che si separano e ciò può continuare anche dopo la sentenza attraverso i tentativi di manipolare i rapporti tra genitore non affidatario e figli.
Questo accade spesso, quando le ex-coppie sono in una situazione di legame disperante e cercano attraverso la guerra fatta attraverso i figli, ma anche gli assegni di mantenimento di tenere vivo un legame che, per quanto patologico è un legame e copre le emozioni negative data dalla fine del matrimonio (senso di fallimento, vuoto, senso di colpa abbandono…);

c)
l’affidamento alla madre. In Italia (op. cit.), nel 90% dei casi i figli sono affidati alla madre che è considerato genitore naturale e spesso anche se lavoratrice si mostra e si è mostrata più disponibile verso i figli.
Ciò accade soprattutto, quando i figli hanno un’età inferiore ai 4 anni; l’affidamento al padre è concesso in casi rari ad esempio: malattia psichiatrica della madre, problematiche di alcolismo, madre che è scappata, o grossi problemi finanziari intercorsi; in sintesi, situazioni in cui la madre è vista come un genitore potenzialmente trascurante.

d)
bisogni del minore. Si ascolta il minore, quando ha un’età sufficiente per esprimersi ed esplicitare i suoi bisogni e le sue volontà; è il caso dei ragazzi adolescenti e dei preadolescenti i quali a volte dichiarano con quale genitore vogliono vivere; in queste situazioni sta alla capacità del CTU quella di facilitare l’espressività del minore facendogli comprendere di non sentirsi in colpa con l’altro genitore.

e)
in caso di più figli si affidano tutti ad un genitore, soltanto se i figli decidono diversamente, i fratelli sono separati.

f)
altre forme di affidamento Terzi o allontanamento dalla casa sono misure che vengono prese, quando i genitori non sono ritenuti idonei per svolgere il ruolo genitoriale, in quanto troppo giovani o trascuranti.

g)
ruolo dei parenti, come i nonni che spesso tendono a rinforzare il comportamento manipolativo del genitore affidatario nello svilire l’altro, creando un clima maggiormente teso


1.5.2. Il divorzio

Il divorzio sarà trattato facendo riferimento al modello di Bohannan (Cigoli, 1983), il quale offre spunti interessanti di riflessione per che si approccia a svolgere attività peritale come CTU. Secondo tale modello le persone che si avvicinano al divorzio devono toccare 6 steps e il non superamento di uno può produrre problematiche psicologiche.
1. Divorzio emotivo: si ha, quando si manifesta il deterioramento tipico delle coppie che si accingono alla separazione e dopo il fallimento di tentativi di riconciliazione, subentreranno un profondo senso del dolore e angoscia;

2. Divorzio legale: dove con la riforma del 1975. Si passa dalla separazione per colpa alla separazione incolpevole, ovvero il legame finisce per eventi fatali, così il Giudice non deve più accertare la responsabilità morale e giuridica di un coniuge, ma l’esistenza dell’impossibilità oggettiva della convivenza tra i coniugi; in questa fase gli avvocati non si possono preoccupare della sofferenza dei loro clienti, ciò è compito del CTU, che pur non entrando nel ruolo di clinico psicoterapeuta, tuttavia la può accogliere e favorire la rielaborazione, creando le basi per un terreno che offra spunti di mediazione e costruttività tenendo come obiettivo l’interesse dei figli minori. Egli non è neutrale, ma è dentro la relazione con i due separandi , i minori, il giudice, gli avvocati e i CTP. Da questo sistema di relazioni e attraverso questo si può costruire.

3. Divorzio economico: si parla di suddivisione dei beni, assegni di mantenimento e questa parte è spesso demandata dai separandi agli avvocati per evitare ulteriori preoccupazioni e la sistematizzazione diviene area d’intervento per eccellenza del legale.

4. Divorzio genitoriale: i due coniugi mettono fine al ruolo di marito e moglie, ma non a quello di genitori e ciò costituisce il fattore critico decisivo per il sano equilibrio psicologico dei minori nel periodo di post-separazione; nelle coppie disgregate, è un compito molto delicato quello di ridefinire la loro relazione come genitori all’interno della nuova situazione familiare, effettuando una netta demarcazione tra ruoli genitoriali da un lato e ruoli matrimoniali dall’altro. Questa fase ha strette interferenze con quello precedente, il quale è la zona calda l’area in cui ogni altra può accrescere il conflitto perché investe interessi materiali; attira i vecchi rancori e in questa fase si gioca l’affidamento dei figli (vedi paragrafo);

5. Divorzio dalla comunità : infatti si modificano le amicizie, poiché la persona separata si sente a disagio con i vecchi amici per il più coppie sposate ed emerge un profondo senso di solitudine;

6. Divorzio psichico: le persone separate dovrebbero ritrovare la loro personalità la fiducia nelle capacità personali, personali senza l’aiuto dell’ex-partner.

Questi passaggi, schematizzati attraverso il modello di Bohannan rappresentano i vari aspetti connessi con il divorzio e la sofferenza che questo comporta, ma una volta rielaborata, si può aprire la via ad altre opportunità, laddove, come nel legame disperante si rimanere ancorati, ci si preclude ogni opportunità di avere altri partners, rimanendo legati a colui/ei che è ritenuto /a responsabile di “tutti mali” e ci si mette nella condizione della profezia autoverificantesi.

 

 


Bibliografia approfondita

  • Cigoli V., Galimberti C., Mombelli M. “Il legame disperante”; 1988, Ed. Cortina, Milano.
  • Cigoli V., Gullotta G. Santi G. “Separazione, divorzio, affidamento dei figli”; 1983, Ed. Giuffrè, Milano.
  • Cigoli V. “Intrecci familiari”; 1997, Ed. Cortina, Milano.
  • Cigoli V. “Il familiare”; 2000, Ed. Cortina, Milano
  • Dell’Antonio A. M., De Leo G. (a cura di) “Il bambino, l’adolescente, la legge” 1986, Ed. Giuffrè, Milano.
  • Dell’Antonio A. M. “La consulenza psicologica per l’affidamento dei figli nei procedimenti di separazione e divorzio”; 1986 (diritto di famiglia e persone XV pag. 703-722).
  • Dell’Antonio A. M. “La consulenza psicologica per la tutela dei minori”; 1989, Ed. NIS, Roma.
  • Dell’Antonio A. M., Vincenti Amato D. (a cura di) “L’affido dei minori nelle separazioni giudiziali”; 1992 Ed. Giuffrè, Milano.
  • Saraceno C., Pradi R. (a cura di) “I figli contesi”; 1992, Unicopli, Milano
  • De Leo G., Malagoli Togliatti M. “La perizia psicologica in età evolutiva”; 1990, Ed. Giuffrè, Milano.
  • Saccu C., Montanari G. “I bambini: piccoli Ulisse tra Scilla e Cariddi” in Andolfi M., Saccu C., Angelo C. (a cura di) “La coppia in crisi”; 1990, Ed. ITF, Roma.

 

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