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I segreti per far durare l'amore

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on . Postato in Relazioni, Coppia, Famiglia | Letto 271 volte

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Ma se è l'amore a determinare spessissimo la decisione di mettersi insieme, allora perché le coppie non durano? Perché l'amore, appunto, non dura. Perché? E cosa fare per farlo durare? Il caso decide dell'amore, come di ogni campo, finché siamo in vita e decide quando e come non lo saremo più.

di Annalisa Piergallini

I segreti per far durare lamoreLe coppie oggi si sfaldano continuamente. Una volta ci si sposava molto meno decidendo il proprio coniuge, eppure le unioni duravano di più. Erano le esigenze sociali, religiose ed economiche a scegliere la sposa, e lo sposo. Oggi teoricamente siamo liberi di metterci con chi vogliamo, la famiglia è meno influente, le classi sociali, le razze, anche il sesso, non sono impedimenti. Eppure le unioni si sfaldano con estrema facilità.

La religione, la morale sono meno pressanti e, una volta finito l'amore, c'è meno timore di rompere il patto simbolico che la formazione di una coppia sempre richiede.

Ma se è l'amore a determinare spessissimo la decisione di mettersi insieme, allora perché le coppie non durano? Perché l'amore, appunto, non dura. Perché? E cosa fare per farlo durare? Il caso decide dell'amore, come di ogni campo, finché siamo in vita e decide quando e come non lo saremo più.

Ma cosa possiamo fare, per le variabili della misteriosa equazione che dipendono da noi? C'è qualcosa da sapere sull'amore, che può davvero servirci, se non per farlo durare, almeno per farcelo durare?

Sì, per la psicoanalisi, bisogna sforzarsi di trattare l'altro non solo come oggetto, sebbene occorre anche trattarlo come tale, per poterlo amare. Ah, e poi, occorre anche non ridurre se stessi a oggetti, sebbene c'è almeno un'occasione in cui occorre farlo, per farsi amare.

Tutto chiaro? Bè, in caso contrario, non vi resta che continuare a leggere. Partirò da molto lontano per arrivare in fretta a quello che ci interessa.

Che cos'è l'amor? L'amore, dice Lacan, psicoanalista francese, è dare quello che non si ha. Questa definizione si trova nel Seminario VIII, Il transfert, che è stato tenuto a Parigi tra il 1960 e 1961.

Per arrivare a questa semplice formula, Lacan va a riprendere l’antica tradizione sull’amore della filosofia greca, nel Simposio di Platone.

Il Simposio è un banchetto a cui partecipava l'élite intellettuale, e politica, di Atene. Gli invitati ripagavano l'invito tenendo un discorso sul tema concordato. Il tema della serata è l'amore. E precisamente: serve essere sapienti in amore?

A questi banchetti di solito si beveva tanto, ma all’inizio di questo, si dice: non beviamo troppo però stasera; anche perché hanno bevuto troppo le sere prima. Ma, proprio questo simposio, dove si era deciso di bere poco, sarà interrotto da Alcibiade e dalla sua cricca, tutti completamente ubriachi. I commentatori, prima di Lacan, si sono fermati a esaminare i discorsi precedenti all'ingresso di Alcibiade, considerando quello che accade alla fine una specie di fuori programma. E nella storia effettivamente lo è, un fuori programma; ma Lacan lo crede parte integrante dell'elaborazione platonica sul tema amoroso, anzi è proprio lì che c’è il nocciolo del discorso.

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Questa cena viene offerta da Agatone, per festeggiare la vittoria delle Lenee, celebrazioni liturgiche annuali per Dioniso. Agatone è il più giovane degli invitati, ha trent’anni, gli altri invitati sono tutti ben più grandi, tranne Alcibiade che ha trentasette anni ed è ancora un gran bell'uomo, non solo, è anche molto potente, nonché un affascinante provocatore. Per darcene un'idea Lacan ci dice che è una specie di Jeams Dean e John Kennedy insieme!

Fedro è il primo ad alzarsi e parlare. L'amore è un dio, sostiene Fedro, il più antico e il più meritevole di tutti gli dei, poiché rende gli uomini virtuosi e forti, tanto che gli eserciti, per essere invincibili, dovrebbero essere composti da amanti. Per Fedro è il sacrificio il più grande segno d’amore e porta come esempio Alcesti, che si sacrifica per il marito, Admeto, morendo al suo posto.

L’amore come sacrificio è anche il tema del film Le onde del destino, del regista danese Lars von Trier. Bess che è una ragazza molto sensibile, molto romantica e sposa Jan. Jan lavora in una piattaforma. A lei manca da morire, allora prega Dio. Dio ti prego riportami mio marito, a qualsiasi prezzo. Il marito torna, ma è malato, è molto grave, sta a letto. E lei, per lui, va con tutti gli uomini con cui lui le chiede di andare. Perché così guarirà, gli dice lui. Bess fa questo percorso nella vita più estrema, per amore del marito. E viene premiata, perché il marito guarisce, viene salvato dalla sua malattia. Lei muore. Felice, di averlo salvato.

Il secondo a parlare al simposio è Pausania. Attenzione, dice costui, l’amore è un dio, l’amore è importantissimo, ma dipende, c’è amore e amore. C’è l’amore buono e l’amore cattivo. Quello che vale la pena e quello che non vale la pena. Secondo Pausania occorre scegliere bene la persona da amare, non deve essere una persona qualunque, un abietto, ma qualcuno che meriti di essere amato. E chi lo merita? Bisogna che sia intelligente, che abbia del talento. E poi, che possegga anche l’educazione, il sapere. Lì si troverebbe un terreno fertile per cui si può dedicare l’amore alla persona giusta.

Lacan dice che questa sarebbe la psicologia del ricco, cioè che se qualcosa ha un valore vale la pena, se non ha un valore non vale la pena.

La psicologia del ricco è uno dei motivi per cui è andata male la storia tra Marilyn Monroe e Arthur Miller. Marilyn Monroe voleva diventare un'intellettuale, e credeva che sposare un grande scrittore, un drammaturgo, certo un intellettuale, l'avrebbe aiutata ad acquisirne la qualità. E Arthur Miller, a sua volta, voleva qualcosa da lei, non solo i soldi sebbene lei gliene abbia dati tanti e anche di quelli lui aveva bisogno. Ma c'era dell'altro, cioè Miller era un po’ bloccato, a livello creativo. Aveva ingenuamente creduto che la bellezza dirompente e la potenza sessuale di Marilyn gli avrebbero ridato l'ispirazione. Marilyn non ebbe da lui ciò che desiderava e Miller non avvertì alcun risveglio dell'ispirazione, ebbe perfino enormi difficoltà a scrivere la sceneggiatura de Gli spostati, tratto da un suo racconto. Sono rimasti entrambi delusi l'uno dall'altro. Dunque meglio non aspettarsi dall'accoppiamento di diventare quello che non si è, o di tornare quello che si era. Del resto non vediamo tutti i giorni anziani mettersi con una giovane straniera bramosa di stabilità, economica? E ultimamente, anche in questo campo, le donne hanno dimostrato di saper fare quello che fanno gli uomini, in barba alle presunte leggi dell'erezione. Non vogliono forse tornare a sentirsi giovani? Ma certo non vanno indietro col tempo.

Dunque Marilyn e Arthur Miller erano innamorati, indubbiamente, ma la loro storia non durò. E’ un esempio di quando l’amore è un investimento. L'amore dunque non è un dio, come dice Fedro, non sempre, infatti, vale la pena. Non vale la pena, necessariamente, nemmeno di sacrificarsi per amore. E non si può giudicare in alcun modo questo valerne la pena solo in base alla convenienza.

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Man mano che si prosegue, nella narrazione del simposio, ognuno mette in discussione il discorso precedente. A questo punto tocca a Erissimaco, che parla dal medico che è, e infatti, dice: non è l'oggetto d'amore a essere giusto o sbagliato, ma l'amore a essere sano o malato. Peccato che di questa sanità sappia dirci ben poco, tranne che è armonia. Ma cosa è armonioso? Ciò che non è distruttivo. L'amore che strappa i capelli non è vero amore. Se si soffre a causa della natura impetuosa del sentimento, se questa passione è incontenibile, allora non è vero amore. Ma questo suona un poco unilaterale, almeno quanto Fedro che addirittura, dal lato opposto, spinge al sacrificio. Ovvero più si soffre per amore e più si ama. Dunque abbiamo tre opinioni diverse, e due di loro sono anche diametralmente opposte.

A questo punto parla il poeta, comico, Aristofane, il quale racconta che gli uomini una volta erano simili a delle sfere, ma un giorno Zeus li segò in due, e da allora ognuno di noi vaga sulla terra cercando la propria metà. L'amore è ciò che trasforma due in uno. Dunque l'unione tra due è amore se è tutto perfetto, se ognuno viene completato dall'altro. Ma questo decisamente non è quello che accade, chi non sperimenta almeno un po' di imperfezione nella propria coppia, chi non vorrebbe cambiare, almeno un po', l'altro? Secondo Aristofane se la sfera non è perfetta è perché, si direbbe qualche secolo dopo, i due sposi non sono anime gemelle. E' un'idea, ma la nostra contemporaneità è piena di storie di uomini e donne insoddisfatti che passano la vita a cercare l'altra metà, e si condannano all'infelicità, costringendosi sempre a ricominciare dopo l'ennesima delusione. E dalle coppie storiche ascoltiamo tanta pazienza, costruzione, limatura del proprio carattere per far durare una storia. Aristofane è smentito, se la sfera fosse data dalla giusta combinazione, limando non si può che peggiorare la perfezione. Dunque direi, con buona approssimazione, che se l'amore di Aristofane esiste, non è di questo mondo, e la psicoanalisi si occupa solo di questo mondo.

E' giunto il momento del festeggiato, Agatone, poeta tragico, il quale è, in effetti, molto poetico: “Pace fra gli uomini e sul mare una tranquillità senza vento, luogo di quiete e di sonno nell’affanno dei soffi impetuosi...” E ancora: “...nella stanchezza e nell’inquietudine, nel fuoco della passione e nel gioco dell’espressione…”. L'amore è ciò che fa diventare gli uomini temperati, corretti, ligi alle regole, insomma, civili. Ma non è dell'amore universale che ci occupiamo, ma della coppia e del suo bizzarro funzionamento, almeno da quando pretende e, in definitiva, si fonda, sull'amore.

Ma non è forse vero che persone tra le più oneste e lodevoli sono tuttavia vessate dalle sofferenze amorose? E d'altro canto non ci sono esempi di uomini e donne turpi che sono amati alla follia e sono pressoché felicemente sposati?

Adesso è arrivata la volta di una donna, l'unica a parlare, una potente sacerdotessa, Diotima. Una sacerdotessa in grado di fermare la peste ad Atene per dieci anni, tanto potente, almeno, da farlo credere.

Diotima racconta il mito di Poros, l’espediente, e Poenia, la povertà, la mancanza. C’è una festa per la nascita di Afrodite e Poenia, che è la miseria, naturalmente non viene invitata. Ma Poenia ci va' lo stesso, ma non potendo entrare, resta fuori. Ma quando la festa è finita, entra e trova Poros ubriaco e addormentato. Fanno l'amore e resta incinta. Ecco com'è nato Amore. Dunque l'amore è dare ciò che non si ha, perché Poenia non ha niente. Anzi è esattamente questo: la mancanza. Dare se stessi, vale a dire la propria mancanza. E' da qui che Lacan trae l'ispirazione per la sua cristallina definizione dell'amore.

E' a questo punto che Alcibiade e i suoi amici, tutti ubriachi, entrano, non invitati, nel banchetto. Fanno, naturalmente, un gran casino e Alcibiade, l'accentratore, Jeams Dean e John Kennedy insieme, cambia tutte le regole del gioco. Propone di fare l'elogio della persona che ci è seduta accanto. Guarda caso, lui s'è seduto proprio tra Socrate e il festeggiato, Agatone.

Comincia l'elogio di Socrate, dell'incanto in cui tutti sono presi sentendolo parlare. Socrate ha dentro delle cose preziose, delle cose indefinibili, ma di enorme valore. E non sono beni, né qualità particolari, ma solo lui ce l'ha. Alcibiade le vuole, ama Socrate e lo vuole possedere. Lo vuole per sé, vuole che acconsenta, cosa che non è mai avvenuta, a essere il suo oggetto sessuale.

Tutti finora hanno parlato di un ideale: dio, il valore, l'armonia... ma c'è anche qualcos'altro: desiderare di possedere sessualmente l'altro.

Per questo motivo, per Lacan, l'elaborazione di Platone non si ferma con l'arrivo degli ubriachi, perché nell’irruzione degli ubriachi c’è l’introduzione di questo: volere l’amato per sé. Perché? Perché brilla di un qualcosa d'indefinibile, un qualcosa che l'innamorato non dubita essere nell'amato, qualcosa che lui dentro e che ha solo lui. L'amore è l'ascesa a un ideale, ideale che, come abbiamo visto, è diverso per ciascuno. Ma non basta, ci vuole anche il desiderio, e il desiderio di possesso.

Dunque bisogna che l'altro sia anche oggetto, oltre che soggetto; e a propria volta, bisogna farsi oggetto del desiderio e del godimento dell'altro.

In un film francese Les baisers de secours, I baci di soccorso, di Garrell, c'è una battuta molto precisa, che lei dice a lui: “...tu confondi l'amore con la morale. Amare non è solo voler bene, è anche volere qualcuno per sé”

Ma non è così semplice, non basta farsi oggetto, occorre anche non scomparire come soggetto.

Da un altro film mi è venuto un esempio esplicativo, di come non comportarsi in amore. Non si può essere solo oggetto, anche l'ideale vuole la sua parte.

Si tratta di un film che si chiama: Dorian Gray, uscito nel 2009 e tratto dal famoso romanzo di Oscar Wilde. Appiattisce un po' il libro, mostrando tutte le perversioni a cui si dedica Dorian, ma senza approfondirne l'umano dramma, risultando così noiosamente monocromatico. Ma se Dorian è diventato uno dei peccatori più celebri della letteratura non è certo per la natura dei suoi peccati, ma per la bravura del suo autore nel descriverne la storia.

Una delle scene più affascinanti del romanzo è del tutto tagliata. Dorian, prima di votarsi man mano sempre di più al male, s'innamora e soffre per la fine del suo amore, sebbene sia lui a stabilirla.

Dorian s’innamora di una ragazza molto bella che si chiama Cybil e fa l’attrice. E questo c’è nel film, ma si trascura un dettaglio: Cybil non è un'attrice qualunque, almeno per Dorian, è un’attrice straordinaria ed è anche grazie a quello che lei riesce a fargli provare recitando che se ne innamora. Come spesso succede è la meritocrazia ad essere sacrificata e nel film l'arte di Cybil non ha praticamente parte, così come l'arte di Wilde, probabilmente perché non c'è traccia di quella del regista.

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Nel libro è in un momento preciso che Dorian smette di amare Cybil. E' quando lui, volendo mostrare orgoglioso la bravura dell'amata, decide di portare i suoi amici a vederla recitare. Accade allora che Cybil non recita per niente bene. Anzi, come le svela lei, nel camerino, non recita affatto: io ti amo, da quando amo te, non mi interessa più niente dell’arte, della recitazione. L’amore per te è talmente forte che non conta più niente, nemmeno il teatro. Che senso ha recitare bene, quando ho conosciuto che cosa significa amare te? E lui… la lascia. La scena è tremenda, perché Dorian è cattivissimo in camerino, però si sente che pure lui soffre. Soffre perché non la ama più. Già lì, da quel momento. Perché non la ama più? Apparentemente perché lei ha recitato male.

Se l’innamoramento è un’interazione tra l’ideale e l'oggetto del desiderio, ci devono essere tutti gli elementi. Non può bastare essere solo l’oggetto del desiderio, ma occorre anche che l'ideale resti in piedi. Cybil è bella, sensuale, ma è anche una grande artista. Smettendo lei di recitare, l'amore di Dorian viene bruscamente privato del suo elemento ideale e crolla.

Cybil fa questa brutale svolta che le costa l'amore di Dorian e la vita stessa, perché si suicida. Si è messa troppo nella posizione di oggetto. Si è annullata come soggetto, e questo difficilmente giova alla coppia. L’unica cosa che Cybil sa fare, che ama fare, è l’attrice e ci rinuncia per amore di Dorian. Cioè l’errore l’ha fatto pure lei, questo dico, anche Cybil ha contribuito alla perdizione di Dorian. Possiamo anche azzardare di più. Perché Cybil lo ha fatto? Perché si è annullata come soggetto?
Per interrogare la natura dell'amore di Dorian: tu mi ami per me stessa, o ami l’attrice in me? No, quando gli crolla l’ideale, lui non la ama più. Ma dove sarebbero andati a finire, se non l'avesse lasciata? Perché lei avrebbe dovuto fermarsi dall'interrogare oltre?

Lacan scrive: “a proposito di chiunque potete fare l’esperienza di sapere fin dove oserete andare interrogando un essere, con il rischio per voi stessi di scomparire.”
Quindi attenti a non scomparire come soggetto, ma attenti anche all'amore che si riduce all'ideale, che, come abbiamo visto negli esempi di cui sopra, è sempre fallimentare.

Il resto è nelle stelle: “L'amor che muove il sole e le altre stelle” (Dante)


articolo a cura della Dottoressa Annalisa Piergallini

 

 

 

 


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