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La famiglia in trasformazione: alcuni spunti di riflessione sul cambiamento del ruolo paterno

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on . Postato in Relazioni, Coppia, Famiglia | Letto 3051 volte

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famiglia in trasformazioneLa nascita di un figlio trasforma la coppia in genitori. Se in una coppia senza figli uno dei due lascia la casa, il sistema familiare non esiste più, mentre se c'è un figlio questo, sia pure simbolicamente, rimane per tutta la vita (1).

Nella famiglia postmoderna esistono diversi problemi ancora aperti, uno di questi, forse il più significativo, è quello che ruota intorno al cambiamento della figura paterna.

Oggi, rispetto al passato, i contenuti normativi non dipendono dai valori che si è deciso di trasmettere a priori o dall'imposizione di certi modelli conformi alle proprie attese, quanto dalla qualità delle relazioni. Queste necessitano di una continua e faticosa opera di negoziazione all'interno dei cambiamenti del ciclo di vita e dei diversi compiti evolutivi che spettano ai genitori. E' ormai chiaro un significativo orientamento verso rapporti più democratici e ruoli più flessibili all'interno della coppia, con l'accettazione delle reciproche differenze ed autonomie. Di conseguenza anche il rapporto tra genitori e figli risente di un orientamento verso un riconoscimento dei bisogni individuali che deriva, senza dubbio, da un investimento affettivo fatto di maggiori attenzioni e rispetto per l'infanzia.

Gli studi sul ruolo paterno negli ultimi anni hanno avuto un crescente sviluppo soprattutto per ciò che riguarda gli aspetti maggiormente collegati al contesto socioculturale e al rapporto di coppia. Per quanto riguarda la variabile socioculturale, ad esempio, alcune ricerche (2) dimostrano che le caratteristiche associate al ruolo materno di caregiver sono più stabili, perché legate anche a fattori biologici, al contrario, quelle paterne, sono più legate a variazioni sociali, politiche e culturali. Tuttavia tutti sono concordi nell'affermare che in questa fase di transizione, accanto alla figura paterna tradizionale di provvider coesiste quella di un padre moderno più "allevante ed accudente".

In Italia rispetto ad altri paesi questa coesistenza genera non poche contraddizioni e disagi psicologici personali. "La famiglia dominata dal padre e centrata sulla madre" (2 p.389), pur nelle sfumature e diversità che dividono il nostro Paese, sembra ancora ben presente e molti dubbi emergono sulla "spontaneità" dei nuovi comportamenti spesso legati a fattori d'ordine pratico, come per esempio la divisione dei compiti nelle famiglie a doppia carriera in cui entrambi i genitori lavorano (3).

Ancora non sappiamo come riuscirà l'istituzione familiare a conciliare quei valori che guidavano i vecchi modelli comportamentali, ancora presenti e stratificati nella nostra cultura, ed i nuovi valori che fondano l'autorevolezza paterna e rappresentano il modello che attualmente sembra funzionare di più.

Si assiste ad un maggiore coinvolgimento paterno soprattutto quando i figli sono piccoli e questo si riduce quasi sempre agli aspetti più piacevoli dell'interazione. Soprattutto nella nostra cultura, il lavoro maschile è associato al livello di autostima e di efficacia personale; si capisce perciò che l'impegno nella carriera da parte del padre freni notevolmente la propensione ad esprimere comportamenti orientati all'androginia.

Inoltre l'istruzione ed il lavoro della moglie, un medio-alto livello di soddisfazione coniugale percepito da entrambi i membri della coppia, risultano essere i fattori maggiormente correlati al coinvolgimento e alla partecipazione attiva del padre alle cure e all'educazione dei figli. In particolare la negoziazione dei ruoli e della responsabilità genitoriale, oltre ad essere uno dei fattori predittivi la soddisfazione coniugale, sembra favorire al meglio lo sviluppo psico-fisico del bambino soprattutto nei primi anni di vita. I risultati di una recente ricerca (4) sugli stili genitoriali all'interno di un campione costituito da 25 diade madri-figli corrispondenti a 25 diadi padri-figli, videoregistrate dai 3 ai 13 mesi di età, dimostrano che, al contrario del passato, i padri mostrano come le madri comportamenti di protezione, contenimento ed affettività. Le differenze tra lo stile paterno e quello materno si rivelano, per i padri, in comportamenti, che stimolano il bambino ad apprendere competenze motorie e sociali, per le madri in comportamenti più pacati e mediati dai giocattoli. Questi risultati ci fanno ben sperare sull'ampliamento dello spazio relazionale dei padri, anche se come gli autori stessi della ricerca fanno notare, questo spazio sarebbe il risultato del maggior tempo che le madri passano fuori casa che, peraltro fa aumentare la qualità del rapporto con i figli quando invece queste sono fisicamente presenti.

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Le ricerche sul coinvolgimento paterno sono ancora poche e i risultati sono spesso contrastanti fra loro. I due autori suggeriscono delle ulteriori verifiche che permettano anche di far luce sulle reali motivazioni che spingono un padre moderno ad assumere comportamenti di maggiore vicinanza affettiva con i propri figli.

Per concludere non si può fare a meno di rilevare che, in questo periodo di grandi cambiamenti e contraddizioni, a tutti indistintamente sono richieste competenze e capacità prima inimmaginabili. Il sentimento d'incertezza riferito dalle persone in tutti gli ambiti della vita familiare e lavorativa ci porta a riflettere sulla necessità di possedere una maggiore consapevolezza circa le strategie che guidano i nostri comportamenti in relazione ai diversi ruoli che quotidianamente svolgiamo.

Abbiamo visto che i padri moderni sono quelli che presentano una maggiore flessibilità e competenza nei passaggi da un compito evolutivo ad un altro, sanno negoziare ed assumere le responsabilità di ruolo, sanno esprimere e modulare l'affettività pur mantenendo compiti di guida e di referenzialità chiari e stabili, sanno "guardare" i figli da lontano, soprattutto quando i figli sono adolescenti, accorciando o aumentando la distanza per permettere loro un adeguato processo di separazione ed individuazione.

Non tutti i padri riescono in questa imprésa come dimostra anche la ricerca di Lis (2). Molti sono sopraffatti dalla complessità e molteplicità dei compiti loro richiesti con risultati che si ripercuotono a tutti i livelli della vita familiare e sociale.

Occorrono dunque strategie di potenziamento dell'empowerment genitoriale (5). Il sostegno alla genitorialità, nel senso di sostegno psicologico in condizioni di normalità, in Italia è pressoché inesistente, sarebbe invece opportuno un coinvolgimento delle istituzioni a più livelli, in una prospettiva di lavoro di rete che sia dettata da una logica di promozione della salute e non d'intervento sull'urgenza come invece quasi sempre accade.

 

 

Riferimenti Bibliografici

  1. Scabini E., (1995), Psicologia sociale della famiglia, Boringhieri, Milano.
  2. Lis A., Zennaro A. (1998), Riflessioni sulla paternità: dalla "transition to fatherhood" ai primi anni di vita del bambino, Psicologia Clinica dello Sviluppo, 3, 385-420.
  3. Ghirelli G., Prezza M., Di Iullo M.G., Contesini A., Francescato D., (1989), Androginia psicologica e occupazione della donna: una ricerca su 120 coppie sposate, in Rassegna di Psicologia, 6, 3, 9-24.
  4. Caneva L., Venuti P., (1998), Stile materno e paterno nel gioco con i figli, Psicologia Clinica dello Sviluppo, 2, 303-325.
  5. Bruscaglioni M., (1994), La società liberata. Nuovi fenomeni, opportunità, categorie di pensiero, Franco Angeli, Milano.

 

Dott.ssa Maria Anna Spaltro - Psicologo, Psicoterapeuta - Roma

 

 

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