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Madri surrogate e altri temi che scottano: dubito ergo sum

on . Postato in Relazioni, Coppia, Famiglia

Controversa, quasi scottante, è la questione “maternità surrogata”. Si tratta di un tema al limite del dicibile, come una creatura dai tratti imbarazzanti che si ritrovi fuori luogo un po’ dappertutto, persino negli ambienti della psicologia. Di certo, questo argomento è un abilissimo creatore di polarizzazioni, ed è stimolo per discussioni che si accendono immediatamente. Quando se ne parla compare subito chi è “contro”, si inalbera lesto colui che è “pro”, entrano in contrasto persino gli psicoterapeuti.

Madri surrogate e altri temi che scottano

Dopo aver partecipato a tavole rotonde, a presentazioni del libro Utero in anima (Bianchi Mian V., Ceresa S.G., Putti S. – Lithos Edizioni, 2016), a lezioni frontali nelle scuole di specializzazione per colleghi analisti e psicoterapeuti, posso dire che la GPA (gestazione per altri) è un argomento che continua a sfiorare il tabù, difficilmente accolto dai gruppi di colleghi con la necessaria tranquillità per ascoltare chi ne parla e per comprendersi gli uni con gli altri.

Nonostante non si possa considerare una novità, poiché chiunque legga i giornali, guardi la televisione e navighi su internet oggi in Italia sa, in linea di massima, di che cosa stiamo parlando, la “maternità surrogata” riesce a sollevare gli animi portando persino i professionisti della psiche a sfiorare la tensione oppure all’espressione consapevole di rabbia o  paura ogni volta che si apre il confronto.

Credo francamente che tutto ciò sia una risorsa, poiché la dinamica che si viene a creare tra le persone (e parliamo di addetti ai lavori dotati di strumenti idonei alla rielaborazione dei propri vissuti) dimostra quanto sia oggi viva e vitale la riflessione che parte dall’osservazione dello Spirito del Tempo, e quanto sia importante la condivisione di esperienza a livello multidisciplinare su fatti e simboli del mondo contemporaneo. Perché occorre prendere in considerazione quel che accade là fuori, nello spazio che ci circonda? Perché è lo stesso spazio dentro il quale ci muoviamo anche noi professionisti quando andiamo a osservare la grande Ombra collettiva e cerchiamo di far luce sul contesto attuale.

Carl Gustav Jung ci rammenta che la storia mostra come “tutte le volte che un atteggiamento psicologico assume valore collettivo, cominciano a pullulare gli scismi. Il fenomeno assume la massima evidenza nella storia delle religioni”. Attenzione dunque alle posizioni unilaterali, poiché chiunque si identifichi con la psiche collettiva tende a perdere se stesso. “Le forze eruttate dalla psiche collettiva portano confusione e cecità mentale"1 , scrive ancora Jung, ed è solo la coscienza di queste stesse forze a poterci guidare.

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L’unica strada che a mio avviso apre una vera possibilità di riflessione individuale e comune nello spazio-tempo attuale è quella del dubbio sulla via di una ricerca clinica e teorica che si nutra di confronto anche inter-professionale. È questa la via che mi piace sottolineare, ricordando che nel libro Utero in anima2, negli incontri multi-disciplinari (con medici, ginecologi, avvocati, giornalisti) e nei dibattiti sul tema, nonché nel gruppo di studio avviato con alcuni psicologi analisti (membri di A.R.P.A. Jung – Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica - e I.A.A.P. – International Association for Analytical Psychology) il dubbio ha sempre un posto d’onore rispetto al porsi “contro” o “a favore” di una pratica ancora piena di punti oscuri.

Nell’attesa di comprendere meglio quali possano essere le ricadute di tale pratica, soprattutto sullo sviluppo psicologico dei figli della GPA, la nostra posizione di autrici e ricercatrici - intendendo con “ricerca” una riflessione dinamica e condivisa, ovvero quella che Silvana Graziella Ceresa definisce “non una ricerca basata su dati statistici, né una analisi sul territorio, bensì una riflessione su un tema multistrato che tocca diversi livelli di realtà e apre problematiche etiche, civili, sociali” - è quella, appunto, della riflessione senza certezze.

Anche uno psicoanalista o uno psicoterapeuta può essere “engagé”, ovvero “impegnato”. Il concetto rimanda a una messa in gioco dell’anima che mi sento di condividere dalla ricerca, appunto, di Stefano Candellieri e Davide Favero3 con un debito rimando alla considerazione di una necessaria riflessione sulla “Etica del Limite” (Putti S., Appunti per una Etica del Limite in Etica e Psicologia – Psiche, Arte e Società, Rivista semestrale, Numero 5 – Anno III – Ottobre 2016, Lithos Edizioni).

A livello europeo le pressioni relative alla GPA sono tante e ormai cronicizzate nei due sensi del “pro” o “contro”. La relazione della deputata transgender e ginecologa Petra De Sutter, a favore della gestazione per altri, è stata bocciata più volte a Strasburgo, ma la questione fa ancora gola a tutti coloro che ne guadagnerebbero in denaro e dunque l’attenzione delle femministe resta alta. La voce di molte donne e di tutti coloro che da vari orientamenti politici combattono questa pratica è diventata nel tempo un vero e proprio grido di battaglia che spesso e volentieri non ammette ulteriori considerazioni.

Lo stesso si può dire di coloro che sono tesi a dimostrare l’urgenza di una regolamentazione della GPA. Difficile incontrare vie di mezzo, voci di dialogo nella concitazione, mentre in Italia famoso comma 6 dell’articolo 12 della legge 40 sembra un terno al lotto più o meno fortunato.
Non esiste, ed è questa forse l’unica certezza – una sola verità. Non esistono in Italia ricerche longitudinali che dimostrino la realtà positiva o negativa della pratica nel nostro paese, né relativamente alle madri né relativamente ai figli nati con la GPA in coppie eterosessuali e/o omosessuali.

Dobbiamo rassegnarci alla scarsa utilità di ricerche fuoriuscite dal calderone anglosassone con tutti i limiti del caso. Limiti che magistralmente espone Jerome Kagan, Professore emerito di Harvard ne I fantasmi della psicologia – La crisi di una professione, edito da Bollati Boringhieri nel 2014: “Quel che manca in buona parte della ricerca è una considerazione attenta del contesto immediato in cui vengono raccolte le misurazioni del cervello, del comportamento o delle risposte verbali”. Per molti colleghi sembra essere “ininfluenti” le condizioni dell’osservazione, così come non degne di nota quelle in cui si svolge una ricerca o un esperimento.

“Troppi articoli”, scrive Kagan, “presumono che un risultato riscontrato tra quaranta studenti bianchi di un’università del Midwest, che hanno risposto a istruzioni visualizzate sullo schermo di un computer all’interno di una stanzetta senza finestre, troverebbe conferma se la stessa procedura venisse proposta da un vicino di casa a un gruppo di sudafricani cinquantenni, in una grande sala della chiesa che frequentano a Capetown”.

Nello specifico caso della “maternità surrogata”, posso dire che rimango un passo indietro quando vengono utilizzate ricerche fatte all’estero secondo più o meno discutibili modalità come una sorta di dogma o di manifesto da gruppi e associazioni politicizzate a favore della GPA in Europa e, soprattutto, in Italia. L’argomento “gestazione per altri” è ormai da tanto tempo sulla cresta dell’onda nei dibattiti televisivi, negli articoli scientifici e in quelli di gossip, in siti e blog di ogni tipologia, nei social network.

Ricapitoliamo. La GPA o surrogazione in ambito procreativo può essere definita come “riproduzione per conto terzi per mezzo di uno o più donatori. E’ un accordo contrattuale tra uno o due aspiranti genitori che non possono avere figli e una donna che è disposta a condurre una gestazione per loro. La surrogazione può essere molto utile per donne sterili o che non possono portare avanti la gestazione, e per coppie dello stesso sesso”.

E ancora: “Vi sono vari tipi di surrogazione: 1. gestazionale (conosciuta anche come  surrogazione completa o “host”) praticata per la prima volta nell’aprile 1986; 2. Surrogazione tradizionale (anche detta parziale, genetica o “straight”), che consiste in una gravidanza risultante dal trasferimento di un embrione concepito in vitro tale da dar vita a un feto non imparentato geneticamente alla gestante”4

La madre surrogata è così definita - Oxford Dictionary: “Una donna che porta in grembo un figlio per conto di un’altra donna, sia nel caso in cui il prodotto del proprio ovulo venda fertilizzato dal seme del partner della richiedente5, sia nel caso di un impianto dell’ovulo fertilizzato della richiedente”. Non si tratta di una barzelletta, né di una questione di poco conto, dal momento che il destino e il fine della parola “madre” sembra in gioco con tutta la portata emotiva. Se, fino a qualche decennio fa, la suddetta era se non certa comunque unica, oggi può essere incerta sin dalla programmazione della maternità e, certamente, come minimo duplice (madre-ovulo e madre-utero) quando non triplice - se il genitore programmato è ancora un’altra donna, quando non un maschio che ne voglia assumere il ruolo.

L’essere genitori nel mondo contemporaneo è dunque un percorso complesso che mette in gioco le madri e i padri a partire dalle credenze relative all’essere tali. Oggi nulla è scontato, e occorre riflettere sulla portata simbolica della maternità e della paternità che vengono messe in discussione e rimescolate sin dentro le sue fondamenta di stabilità e unicità soprattutto della madre. La pratica in questione consente di frammentare la dinamica della gestazione fino a rivisitarne i presupposti ed è una faccenda solo apparentemente lontana da noi italiani - anche perché secondo l’Associazione Luca Coscioni si stima che siano circa una sessantina gli abitanti della nostra penisola che ogni anno cercano di concepire un figlio in Ucraina attraverso la GPA.

La madre non è più una sola, per quanto questa possa essere abbandonica, cattiva o anaffettiva o, insomma, la madre peggiore che ci possa capitare, e la scienza sposta il proprio obiettivo ancora più lontano di quanto abbia fatto con la fecondazione eterologa.
All’impianto dell’ovulo di una donna nell’utero di un’altra, si aggiunge la possibilità che né la ricevente né la donatrice siano il cosiddetto ”genitore programmato”.

Quest’ultimo è passibile di essere un terzo individuo, maschio o femmina, ed è colui o colei che ha scelto la maternità surrogata come possibilità procreativa: il passaggio è quello della scissione di una immagine che il nascituro soltanto potrà ricomporre, in modo più o meno dinamico, nella propria psiche. Saranno dunque in grado di svolgere un nuovo compito dello sviluppo, questi figli programmati con un puzzle di desideri? La realizzazione del desiderio è sempre la strada giusta per lo stesso, a ogni costo?Possiamo e dobbiamo sollevare mille domande e aprire spazi di confronto.

Il neuropsichiatra Francesco Montecchi scrive: “La madre non comunica al figlio solo le proprie esperienze personali, ma svolge anche un ruolo di mediazione tra il feto e il ‘mondo esterno’. La comunicazione tra madre e figlio – come ho avuto modo di evidenziare recentemente – è permeata dall’intreccio delle storie personali dei genitori, dal momento evolutivo attraversato dalla gestante e dai rapporti che questa intrattiene con il tessuto sociale cui appartiene”6.

Che cosa accade quando in una stessa gestazione sono coinvolte per desideri, intenti e responsabilità più persone, in una dinamica che per gli studiosi ha ancora molti elementi da comprendere e da riconoscere? Queste esperienze prenatali, continua il neuropsichiatra Montecchi, “subiscono una cesura, in quanto il neonato passa nelle mani di chi ha prenotato la gravidanza”.

Come ricercatori e clinici non possiamo evitare di chiederci se e in che modo l’evoluzione psicologica del bambino nato attraverso la GPA potrà ristrutturare questa cesura. Come medici e psicoterapeuti dobbiamo interrogarci. Che cosa porteranno questi futuri uomini e donne nella stanza di analisi? Come sociologi, ma anche come filosofi, non possiamo negare l’interessante apertura di uno scenario nuovo, fatto di scoperta. In questo scenario, è importante ricomprendere un’altra disciplina: l’etica7.

 

Mefistofele:       Che succede?
Wagner:            Si sta formando un uomo.
Mefistofele:       Un uomo? E che coppia di amanti ha chiusa nei fornelli?
Wagner:            Dio me ne guardi! Per noi il modo antico di procreare è una sciocchezza.L’animale ci prova ancora gusto ma l’uomo con le sue capacità grandiose avrà più alta, molto più alta origine. Sembra una grande impresa, all’inizio, pazzia. Ma del caso potremo noi,un giorno, riderne.
(Faust. Parte II°, Atto secondo. Laboratorio)

 

“Siamo discendenti di Prometeo (‘colui che sa prima’), eppure oggi rischiamo di scoprirci più somiglianti ad Epimeteo (‘colui che sa dopo’), cioè al fratello maldestro che causa l’apertura del vaso di Pandora.” A dimostrazione che questo tema interessa alcuni analisti e psicoterapeuti da tempo, abbiamo inserito nel libro la post-fazione della collega Erika Czako, tratta da La profezia di Goethe, edito in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, vol. XXIV, n.47, Di Renzo Editore, Roma, 2000.

Appurata l’inevitabile apertura del vaso, ci siamo messi all’opera per osservarne il contenuto con molta attenzione. Non è tutto oro quel che luccica lungo la via dello Spirito del nostro Tempo, e non è sempre “diritto” o indice di libertà quel che il desiderio umano desidera. E viceversa, naturalmente.

 

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1) Jung C.G., La struttura dell'inconscio (1916); in La psicologia dell'inconscio, Newton Compton, 1997

2) Bianchi Mian V., Ceresa S.G., Putti S., Utero in anima, Lithos Edizioni, 2016

3) www.psito.it – sito di Candellieri S., Favero D., negli atti del II° International Congress IAAP, Rome 2015 – Dall’abstract Lo psicoanalista engagé: “Abbiamo assistito in questi ultimi decenni a un progressivo riflusso della figura dello psicoanalista, progressivamente scomparso dalla scena politica e sociale. Se nel 1965 il padre della psicoanalisi italiana Cesare Musatti dialogava con Moravia e Pasolini nel celebre film-inchiesta dello stesso Pasolini, Comizi d’amore, oggi ben difficilmente qualcosa di analogo sarebbe possibile. Quando uno “psicoanalista” compare oggi in una trasmissione televisiva o in un quotidiano, il suo ruolo non è più quello di un intellettuale che, grazie a una confidenza con la dimensione della significazione profonda, è capace di una lettura trasversale dei fenomeni socio-culturali: dalla categoria dell’intellettuale, si è passati a quella dell’“esperto”, chiamato in causa – all’interno di un mondo dell’informazione sempre più inteso come spettacolare entertainment – per chiarire un fatto di cronaca, in genere delittuoso. Lo psicoanalista-esperto è una figura “normalizzata” che tradisce la natura profondamente engagé della psicoanalisi. Scopo del presente lavoro è approfondire l’engagement della psicoanalisi, distinguendo questa dimensione dalla figura dell’intellettuale militante o organico di gramsciana memoria."

4) www.creatingfamilies.com citato negli atti del II° International Congress IAAP, Rome 2015 (Bianchi Mian V., Ceresa S.G., Eve and her womb – the business of surrogacy and the loss of the Soul): Surrogacy is “third-party reproduction”, donor assisted. It is “a contractual agreement between an intended parent or intended parents who cannot have a child and a woman who is willing to have a child for them. Surrogacy can be very helpful for women who are infertile or cannot carry a pregnancy, or for intended parents of the same gender” - from Creating Families website. Surrogacy is the carrying of a pregnancy for intended parents, ok. Let’s keep on going … “There are two main types of surrogacy: - 1. gestational surrogacy (also known as host or full surrogacy) which was first achieved in April 1986 and - 2. traditional surrogacy (also known as partial, genetic, or straight surrogacy). In gestational surrogacy, the pregnancy results from the transfer of an embryo created by in vitro fertilization (IVF), in a manner so the resulting child is genetically unrelated to the surrogate.”

5) Oxford Dictionary nota – “a woman who bears a child on behalf of another woman, either from her own egg fertilized by the other woman’s partner, or from the implantation in her womb of a fertilized egg from the other woman.”

6) Montecchi F., in: Prefazione a Utero in anima (Bianchi Mian V., Ceresa S.G., Putti S.), Lithos Edizioni, Roma, 2016

7) Etica e Psicologia, V, Rivista Psiche Arte e Società, Lithos Edizioni, Roma 2016Etica e Psicologia, V, Rivista Psiche Arte e Società, Lithos Edizioni, Roma 2016

 

 

 

(Articolo a cura della Dottoressa Valeria Bianchi Mian - Foto di VBM/LM)

 

 

 

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