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Psicologia e dinamiche della coppia adulta perversa

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Definiamo i perversi come delle persone caratterizzate da una forte carica auto ed etero-distruttiva, che si esprime in molti modi, anche nascosti e "traversi".

dinamiche coppia adulta perversaLa psicologia e’ complessa anche per via di processi mistificatori che, occultando spesso le verita’, "sviano" ("pervertiscono") e rendono tortuosi i rapporti intimi e sociali, di gruppo e sul lavoro.

Ci occupiamo qui della "coppia adulta perversa", composta da un perverso e da un partner altrettanto perverso, oppure da un partner non-perverso, ma che collude con lui / lei.

Laddove in passato si riteneva la patologia relazionale perversa unicamente associata alla sessualita’ perversa, oggi si pensa che i problemi relazionali possano essere "il risvolto" delle patologie sessuali, od anche essere svincolati da queste e rappresentare comunque l’esternazione e la concretizzazione, in generale, di gravi disturbi di personalita’, patologie interiori e traumi nelle relazioni con le figure di attaccamento (Limentani, 1986; Meltzer 1973,1978; Kernberg 1992; Berner, Berger, Hill, 2003; Fogel, Myers, 1994; Richards, 2003)

"…. Meltzer 1978, pp.101-102, separa le perversioni sessuali come aspetto organizzato della vita mentale, dalla perversita’ come parte del processo totale del funzionamento mentale" ( Baldini 2001), cosi’ che si e’ iniziato a parlare di "relazione perversa" ( Norsa Zavattini 1988, Pandolfi 1999).

"(…) Il termine di perversione ha una implicazione non sessuale e si avvicina al concetto di distorsione, rovesciamento, pervertimento di cio’ che e’ reale, vero e giusto" (Filippini, 2003).

Se ancora oggi e’ aperto il dibattito scientifico sui nessi tra sessualita’ e relazionalita’ perversa (Simonelli, Petruccelli, Vizzari, 2000), osserviamo, comunque, che entrambe esprimono un mondo interiore complesso e contraddittorio, ed un rapporto con la realta’ fragile e spesso con contaminazioni allucinatorie.

Va ricordato, inoltre, che e’ probabile che le perversioni sia sessuali che relazionali abbiano anche una componente genetico-ereditaria. Infatti la loro frequente trans-generazionalita’ potrebbe essere sostenuta dalla predisposizione ereditaria ai gravi disturbi di personalita’ ( Torgersen, 2005), e collegata al rischio, sempre trans-generazionale, di vivere gravi traumi, come abusi, violenze ecc. I gravi traumi sono spesso con-causa psicogenetica dei seri disturbi di personalita’ (cfr.oltre, in questo articolo).

Cio’ che contraddistingue la relazionalita’ delle coppie perverse dalle comuni difficolta’ di qualsiasi altra coppia, e’ la dinamica d’insieme distruttiva della prima (che coinvolge talvolta anche figli e parenti), ed il finale spesso molto negativo della stessa, nonostante alcuni "scenari" iniziali che facevano pensare al contrario (esistono coppie perverse che si annunciano amore eterno, ecc.).

Questo tipo di coppia ha dei comportamenti, ed una storia, particolarmente fuorviante e a volte sbalorditiva per un osservatore esterno. Per certi aspetti, la relazionalita’ perversa e’ una “tela di ragno” che avviluppa specialmente il partner non-perverso, la cui salute psicofisica dipende dalla sua fuoriuscita dal rapporto.

"Voi lasciaste una stella
oscura nei miei occhi
l’odore degli inverni
tra le pagine estinte
dei miei vecchi quaderni.
Io vissi dentro il cuore
del vostro cielo ardente
e bruciai come voi
la mia vita per niente
"
(L.Sinisgalli, “ Due fiammelle”)

La persona perversa ha, frequentemente, un disturbo di personalita’ di bas : narcisistico, oppure borderline, dissociativo, isterico-drammatico, antisociale con aspetti psicopatici e devianti, e reali tendenze aggressive e distruttive.

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Il quadro clinico e’misto, e comprende spesso anche vari sintomi ossessivi-ansiosi difensivi ed adattativi, storicamente funzionali, nel corso della vita, al mantenerlo in qualche modo "adattatato" alla realta’(Kernberg, 1984,1992).

Alcuni clinici evidenziano l’esistenza di varie cause delle perversioni (post- traumatiche, legate a disturbi di identita’ di genere, problemi sessuali ecc.), ed anche , in alcuni casi, connesse alla depressione ed alla melanconia.

Esisterebbero infatti alcune caratteristiche dei depressi, o dei depressi-prone (quali soprattutto la loro difficolta’ strutturale a concepire ed elaborare i vissuti di distacco/ differenziazione, una tendenza a creare legami sadomasochistici e a considerare i partner “oggetti- feticcio”) che inclinerebbero alla perversione oppure alla tendenza a colludere, in coppia, con il partner perverso ( Dalle Luche, 2000-2001).

Altri Autori (Ponsi 2003) ricordano anche un tipo specifico di narcisista, ("covert, o timido"), caratterizzato da inibizione, difficolta’ nelle relazioni, inadeguatezza, impotenza, tendenza alla vergogna, umiliazione e depressione, similmente "perverso- prone" per via anche di una modalita’ relazionale sempre tendenzialmente masochistica-sadica, di una dipendenza morbosa nelle relazioni e soprattutto (come tratto tipicamente narcisistico) per via della forte tendenza a stringere legami fusionali-simbiotici.

Il narcisista tende a sviluppare delle relazioni "narcisistico-perverse" connotate da un vissuto dell’altro "come un’estensione del Se’", uno specchio che riflette l’immagine di Se’ grandiosa.

Vengono negate sia le proprie parti deboli, che la realta’ oggettiva dell’altro (vi e’ una cecita’ della diversita’), e, soprattutto, si tende a negare l’esistenza stessa del rapporto interpersonale, nelle sue dinamiche e sviluppi.

Inoltre, va ricordato che la coppia non e’ solo il "teatro scenico" della perversione individuale, ma e’ il "test" stesso dell’esistenza della perversione:

" Il perverso non puo’ agire da solo, ma ha bisogno di un altro, di qualcuno cioe’ che entri in specifica e non generica relazione con lui. In questo senso la perversione e’ una patologia relazionale: non la si vede che nel rapporto con l’altro, una vera e propria perda che il perverso soggioga e sfrutta a proprio vantaggio" (Filippini, ibidem).

La coppia perversa ha delle "battute iniziali" di formazione e di "gestione" della diade che possono dare luogo, nel tempo, a storie tipo "Tele-novelas": nei mesi e negli anni si possono susseguire separazioni e riconciliazioni, colpi di scena, atti plateali, sorprese, ecc.

In termini clinici, si parla anche di "perversificazione dell’amore", come:

"…la distorsione e sovvertimento della naturalezza legati all’amalgamarsi con le situazioni erotiche di istanze relazionali e modalita’ difensive arcaiche e difensive, (….) con una trasformazione dell’amore in odio, e dalla capacita’ della perversione di comporre l’uno e l’altro, facendoli coesistere" ( Dalle Luche, ibidem).

Nonostante gli avvenimenti esteriori, in alcuni casi la coppia perversa, che e’, ripetiamo, intrensicamente sadomasochistica, rimane in stallo per anni ed anni.

Altrimenti, si puo’ osservare una sorta di "evoluzione" della diade, che cerchiamo di descrivere, nelle sue fasi, vicende e risvolti psicologici.

Fase prima.
Il perverso, nel momento in cui apre un legame di coppia , consapevolmente o meno, "si vende l’anima al diavolo" pur di raggiungere i suoi scopi simbiotici e fusionali, che coesistono con cariche distruttive.

Il partner, che non ha scelte tra i ruoli di Complice oppure di Persecutore (soprattutto quando la coppia va in crisi), assolve peraltro molte importanti funzioni intrapsichiche dell’altro: tra tutte,sostiene alcune difese arcaiche contro le angoscie di frammentazione e di morte e poi collude con il perverso nella "comunicazione preferenziale attraverso il linguaggio del corpo" (Golberg 1995; Dalle Luche, ibidem).

Il perverso crea una sorta "bolla relazionale" (Sgarro 2005), anche attraverso un trascinamento rapido del partner sul piano intimo fisico- sessuali ( "tecnica dell’intimita’"- Khan, 1982).

La collusione della donna, come partner non- perverso, affonda le radici nelle sue debolezze (spesso: per famiglie di origine problematiche, disturbi alimentari e complessi di bruttezza-obesita’, anoressia, ecc.- propri precedenti traumi affettivi e sessuali, insicurezza,tratti di personalita’ timidi, inesperienza in campo affettivo-sessuale, volonta’ di mettersi in coppia a tutti i costi, ecc).

La collusione dell’ uomo, come partner non- perverso, e’ spesso indotta da altre caratteristiche, come: aspetti introversivi, "manipolabili", "dominabili", non volitivi, possibili problemi sessuali maschili (collegati anche all’eta’), a volte dipendenza da alcool, giochi d’azzardo, droghe, succube di propri genitori autoritari e dominanti, vittima di percedenti rapporti perversi, tendente alla fuga ed al disimpegno, non realizzato nei lavoro/ professione, ecc.

In particolare, si puo’ osservare come il partner-non-perverso sia spesso "abbandonico" , cioe’ particolarmente vulnerabile anche alla sola minaccia di separazioni ed abbandoni, arrivando a somigliare, oppure ad essere, per certi aspetti vicino alle personalita’ depressive, che sono state indicate come perverso-prone, o anche perverse esse stesse, come detto prima.

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Inoltre, in generale, possono colludere con il perverso le persone che hanno una modalita’ di attaccamento tendenzialmente simbiotica-fusionale, come si riscontra, ad esempio, nelle persone adulte che non hanno effettuato un vero svincolo dai genitori, oppure in personalita’ "dipendenti".

In altri casi ancora, il/la partner del perverso e’ una persona buona, generosa, sofferta: il perverso attua qui la strategia di distruggere il "Buono", ma con modalita’ appunto perversa:

…La relazione del perverso con il suo oggetto e’ indifferente, cioe’ non c’e’ separazione e differenza tra soggetto ed oggetto sia in quanto l’oggetto non ha uno statuto proprio, non esiste per se’, sia perche’ esso e’ affettivamente indifferente per il soggetto perverso che lo usa per i propri scopi e lo svaluta. Meltzer inoltre (1973) dilata il campo della perversione quando dice che “ Non c’e’ attivita’ umana che non possa venire pervertita, dato che l’essenza dell’impulso perverso consiste nel trasformare la parte buona in cattiva, conservando l’apparenza della bonta’” e aggiunge. “ Cosi’ l’impulso perverso si lega a quello criminale attraverso il desiderio di svalutare e disprezzare gli oggetti buoni” ( Filippini, 2003)

A proposito dell’iniziale formazione della coppia perversa, vanno ricordate le pratiche di fascinazione e di seduttivita’verso il/la partner (Melandri, Secchi 1994; Muscatello, in: Dalle Luche, Barontini, 1997).

Con un’intuito a volte molto fine, il perverso coglie rapidamente i bisogni insoddisfatti , i "talloni di Achille", i lati "corruttibili"; manifesta una eccezionale capacita’ di dialettica e di persuasione, sfodera cultura e conoscenze, poteri e mezzi.

Particolarmente perverse sono le manovre che implicano i sentimenti e l’innamoramento: sono frequenti sia le situazioni in cui il perverso sfrutta i sentimenti dell’altro/a ( mentre lui non li ricambia), sia al contrario quando il perverso si mostra innamoratissimo, "fulminato" e conquistato dall’altro/a, che finisce per cadere nella trappola manipolatrice, non intuendo il retroscena distruttivo.

Il perverso e’ dotato di una "intelligenza strategica" e il/la partner, espropriata spesso delle sue facolta’ critiche, non si rende nemmeno conto della situazione che vive.

Inoltre ha una sua "logica" particolare, o per meglio dire dei suoi ragionamenti- non ragionamenti, dove "salta" subito a valutazioni estreme/ irrealistiche/ sempre a proprio favore/ a sostegno di se’ stesso, delle proprie tesi e delle proprie azioni (Sanchez- Medina 2002; Sgarro 2005).

Ed ancora, sembra particolarmente "impermeabile" alle argomentazioni che non collimano con i propri schemi mentali e le proprie idee pregiudizievoli, al punto da rimanere del tutto cinico ed impassibile di fronte ai bisogni ed alle sofferenze degli altri (Eiguer, 1999).

Sottolineiamo ancora il bisogno della persona perversa di creare una coppia super-simbiotica, con carattere arcaico, fusionale.

Incapace di tollerare sia il distacco dell’oggetto, che le emozioni o il dolore connesso a qualsiasi separazione-abbandono-differenziazione dell’altro da Se’, il/la perverso presenta quindi una particolare difficolta’ a elaborare i lutti ed ad accettare le perdite. Cerca, fin dall’inizio, di tutelarsi da queste eventualita’ attraverso un rapporto allucinato, con forti illusioni di super-controllo dell’altro.

Il futuro perverso finisce per crearsi una realta’ fittizia in cui non devono esistere ne’ perdite ne’ ansie di separazione o castrazione, un mondo intermedio tra la soddisfazione allucinatoria e l’accettazione della realta’ garantita dall’investimento masturbatorio dell’erotismo con un partner colludente” ( Dalle Luche, ibidem)

Possiamo dire che l’allucinazione di una relazione simbiotica e del completo controllo e’ spesso la motivazione di base della "vendita dell’anima al diavolo".

Per tale mira il perverso scavalca qualsiasi iniziale valutazione razionale e realistica delle caratteristiche della partner (puo’ ignorare bellezza e bruttezza, differenza di eta’, generazione, stato sociale, cultura, ecc.), (Chasseguet Smirgel 1985), oppure negare altri aspetti della relazione, pur di credere,in illusione, di non dover mai affrontare i problemi ed i dolori di cui sopra.

Ad esempio, in un caso clinico di perversione grave, il perverso sceglieva sempre donne piu’ giovani (e tendenzialmente meno esperte), mediocri o brutte, di estrazione sociale inferiore, con difficolta’ caratteriali-di personalita’(donne "narcisiste", "carabiniere", "rigide" ecc.) e quindi con limitate possibilita’ di avere altri partner. L’uomo perverso si poneva come il "Pigmalione", o "Tutore della giovane fanciulla", "quello che le insegna a vivere", e nel "volersi prendere il merito" di tale atteggiamento, celava sia la sua manipolazione, che la terribile distruttivita’, quasi pedofila, dei suoi comportamenti.

In questi casi, sia il perverso che la partner hanno, nel tempo, anche dei gravi problemi di gelosia , per via dell’impossibilita’ di qualsiasi forma di autonomia-svincolo; e’ possibile lo sviluppo di veri deliri di gelosia, con gravi conflitti tra i due.

Il perverso si impegna, sin dall’inizio, a "lavorare" moltissimo in senso manipolatorio dell’altro, pur di raggiungere l’ obiettivo fusionale totale.

Ma la parallela componente distruttiva, coesistente alla fusionalita’ ed al bisogno di controllo, rende subito la coppia fittissima di paradossi e contraddizioni.

Ad esempio, la scelta di "quella" (oppure di "quello") specifica partner, si rivela, nel tempo, funzionale ad aprire delle terribili guerre , perche’(guarda caso) il/ la partner rivela degli aspetti e dei comportamenti incompatibili con il perverso.

Ed inoltre,se e quando nel tempo il partner tenta di auto- affermarsi nella coppia, combattendo la feticizzazione o de-umanizzazione operata dall’altro (Grunberger, 1976; Kluzer Usuelli, 1989), ha come risposta un aumento della conflittualita’ o della trascuratezza da parte del perverso.

Tra gli altri meccanismi patogeni della coppia,ricordiamo ancora il particolare "evitamento della relazione", (da parte soprattutto del perverso); l’ incapacita’ di confronto, di dialogo, di modifica, l’intrinseca ambivalenza del rapporto, la dinamica distruttiva (De Masi 1999).

Nell’insieme, il rapporto e’, per forza di cose, destinato alla rovina ed al dolore, sortendo l’esito opposto a quanto desiderato.

Gia’ all’inizio della storia avvengono occultamenti delle verita’, menzogne, "tira-e-molla", manipolazioni, atti non rispettosi di vario tipo. Spesso, ad esempio, il /la persona perversa omette di raccontare alcune fondamentali verita’ delle sue precedenti relazioni, della sua famiglia, di qualche aspetto importante della sua precedente ed attuale vita, di altre relazioni intime in corso.

Inoltre, alcuni uomini con precedenti matrimoni e relazioni, narrano alla candidata partner una versione assolutamente falsata, superficiale e "di comodo" sulle precedenti partner/mogli, sulle reali cause delle separazioni, sui precedenti conflitti, ecc.

Come noto (Karpman ,1968 - vedi anche anche Liotti, 1999), le persone con gravi disturbi di personalita’ -soprattutto dissociativo, narcisistico, borderline- tendono a riprodurre nei loro rapporti piu’ significativi ed affettivi tre "modelli specifici di attaccamento", mutuati da percezioni del Se’ infantile : "il Salvatore", "il Persecutore" e "la Vittima", alternando queste tre posizioni, e anche facendo in tal senso massicce proiezioni sul partner (e sul terapeuta, qualora siano in una psicoterapia).

Cosi’, come detto precedentemente , la persona perversa, pur tessendo in verita’ un rapporto distruttivo, ne occulta sia la vera natura che le finalita’ (distruttive), mistificandole, e si presenta esso stesso come un "Salvatore" (oppure talvolta anche come "Vittima" di precedenti "Cattivi").

Si tratta dell' "apparenza della bonta’", prima citata.

Inoltre il carattere di "Salvatore" e’ finalizzato a trascinare l’altra persona verso dei cambiamenti specifici desiderati dal perverso, che sono perversi.

Se pensiamo al fatto che, al contrario delle apparenze , il perverso usa le persone come se fossero cose, ed opera una de-umanizzazione dell’altro ( Khan, 1982), ci rendiamo conto della complessita’ della relazione. Ed anche di quanto sia difficile, per l’altro partner, capire la vera natura del rapporto partendo da apparenze cosi’ opposte ( il "Salvatore", o "Principe Azzurro", ecc.).

In altri casi, il perverso che approccia una donna sessualmente inesperta,o frigida, si presenta come "colui che insegna alla donna il vero amore", salvo poi a farle accettare man mano, la sua sessualita’ perversa. Oppure alcuni, sia uomini che donne, in coppia da vari anni, affermano che per salvare la coppia bisogna "diversificare", spingendo il partner ad accettare cio’ che non vuole accettare, ecc.

Inoltre , anche alcuni aspetti della relazione (per esempio: delle preferenze strane e perverse nell’ alimentazione, nelle abitudini quotidiane, ecc.) vengono presentati dal perverso in termini positivi: "si fa cosi’, tu sei arretrato"; "rispettami ed accettami cosi", ecc.).

L’aspetto comunicativo e’ di fondamentale importanza per capire la "partenza iniziale perversa" della coppia . Ognuna delle due persone ha informazioni erronee, parziali e spesso false dell’altra persona, e quindi ci si forma un’idea sbagliata dell’altro, e la coppia parte su di un binario sbagliato.

Vi sono inoltre, nella relazione, caratteristiche di falsita’ ed ipocrisia che complicano il quadro (Ponsi, 2003).

Le successive vicende possono essere viste anche come delle evoluzioni di tali percezioni false e mutevoli dell’altro, con parecchie "sorprese" e "sceneggiate".

Fase seconda (spesso contemporanea alla prima ). Il sostegno (perverso) di alcuni familiari / parenti /amici , al perverso stesso.

Nella narrazione di storie di coppie dove c’e’ un partner perverso, si nota una frequentemente una alleanza, un appoggio della madre/ padre/ parente del perverso/a , spesso irrazionale , che sostiene non solo tutto cio’ che fa il perverso, ma critica il partner quando osa ribellarsi, contrariarlo, ecc.

La collusione familiare/amicale crea una barriera ai tentativi del partner adulto di rendersi conto e di opporsi al perverso, e funziona anche da "contenitore di segreti" coperti dall’omerta’, che riguardano la persona perversa (per esempio: i veri motivi per cui si e’ precedentemente divorziato, oppure ha avuto altri cambiamenti, ecc.).

Sono citati, nella specifica letteratura psicologica, i "genitori perversogenici", (Novelletto, 1989, Baldini, ibidem), cioe’ padri e madri spesso con gravi disturbi di personalita’, perversi in vario modo, che continuano tale ruolo perversogenico anche difendendo ad oltranza il figlio / la figlia. Va ricordato, inoltre, che nella pratica clinica si osserva frequentemente una trasmissione transgenerazionale della perversione e delle tendenze incestuose, rispetto a cui si avanza l’ipotesi della perversione come organizzatore psichico precocemente insorgente, "… originario da una condizione di relazioni primarie caratterizzate da primitivita’, rudimentalita’ psichica e organizzate intorno al principio del piacere nello specifico dell’evitamento del divieto" (Baldini ,ibidem).

Al contrario, talvolta alcuni perversi adulti narrano di non avere piu’ alcun rapporto con la propria madre, od il padre, od i fratelli, anche da anni. I motivi in genere sono misteriosi, oppure vengono riportate varie scuse. In realta’, spesso e’ avvenuto un brusco strappo relazionale per il termine di alcuni "patti" familiari, e varie intolleranze reciproche.

Fase terza. Le "sceneggiate", ed il corso della storia di coppia.

Mentre il perverso ha sempre, in vario modo, un approccio manipolativo dell’altro, il partner puo’ colludere con questa manipolazione, oppure "a sprazzi" tenta di opporsi, con comportamenti anche conflittuali, talvolta altrettanto manipolativi e sfruttatori.

Per alcuni aspetti, entrambi entrano ed escono da stati allucinatori, dove l’altro e’ visto, sia pur in modo diverso, come "lo si vorrebbe che fosse" e mai "come e’ realmente", e dove tali percezioni illusorie vengono mantenute da difese individuali e di coppia.

Si osserva cosi’, come detto, il complesso svolgimento di dinamiche sadomasochistiche, e di investimenti feticistici (Fogel, Myers, 1991, Dalle Luche, ibidem)

L’importante e’ colpire
alle spalle.
Cosi’ si forma un cerchio
dove l’inseguito insegue
il suo inseguitore.
Dove non si puo’ piu’ dire
(figure concomitanti
tra loro, e equidistanti)
chi sia il perseguitato
e chi il persecutore
”.
(G. Caproni,”Geometria”)

Avvengono molte vicende di separazioni -rimesse insieme-ricatti-coinvolgimenti di figli-altri parenti-amici-tradimenti-decisioni (a volte sottrazione) di beni materiali come la casa, i soldi, ecc. Sono frequenti inoltre: incidenti stradali, tentati suicidi, malattie acute, alcolismo, abuso di sostanze, gravi disturbi alimentari con obesita’- anoressia, depressione, vari sintomi dissociativi legati al grave stress della coppia perversa, comportamenti violenti ed antisociali, crisi di alcuni fondamentali aspetti dell’adattamento sociale, come il lavoro, la rete di amicizie, ecc.

(…) Se vuoi lasciarmi, non lasciarmi per ultimo
Quando altri dolori meschini avran fatto il loro danno
ma vieni per primo, cosi’ che io assaggi
fin dall’inizio il peggio della forza del destino

(W.Shakespeare,Sonetti)

A rivitalizzare la relazione sono allora agiti rabbiosi ed aggressivi ( litigi furibondi, sentimenti di gelosia ed aggressioni delle possibili rivali da parte di Mimi’, falsi abbandoni, il ricorso da parte di Oscar a rapporti mercenari esterni alla coppia, etc. Imprigionati dalla impossibilita’ di separarsi e, nello stesso tempo, dalla necessita’ di mantenere in vita una relazione agonizzante rispetto alle loro esigenze emotive, i due possono solo instaurare dinamiche sadomsochistiche…"
( Dalle Luche, ibidem)

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Spesso il partner non-perverso, reprimendo la consapevolezza della perversita’ dell’altro e, di conseguenza, dell’unione erronea (come un matrimonio sbagliato), diventa "variamente sintomatico".

Ad esempio, la moglie di un uomo molto perverso, sposata dopo molte pressioni e manipolazioni da parte del marito, che si occultava molto, aveva manifestato dopo la nozze una "inspiegabile" indecisione ed ossessivita’,che le aveva permesso di ritardare il momento di convivenza e di intimita’ con il coniuge. La signora non era consapevole dei motivi del suo cmportamento.

In un altro caso, sempre la partner soffriva,durante l’unione con il perverso, di "misteriosi" attacchi d’ansia e di panico, tendenze all’ abuso di alcool, di psicofarmaci e di cibo, depressione, irritabilita’.

Vanno citati, inoltre, alcuni casi in cui il / la partner manifesta una sorta di "instupidimento", ottusita’ o rallentamento mentale: un sintomo cognitivo-affettivo di difesa, o forse legato anche a depressione.

Tuttavia,la persona perversa e’ particolarmente incorreggibile, oppositiva e sorda poiche’ il suo meccanismo difensivo ed organizzativo fondamentale e’ la negazione: il /la perverso continua, fino a che puo’, nella manipolazione del/della partner.

Nell’ascolto clinico di queste storie, colpisce come le due persone abbiano una scarsa consapevolezza di questi problemi, che anzi spesso sono attribuiti ad "altro", e non alla personalita’ propria/ del partner.

L’ ipotesi di una perversione non viene quasi mai fatta dalla coppia, per via delle forti collusioni ,dei "patti", di cui si e’ detto precedentemente, e per il fatto che il partner del perverso ha attuato un investimento affettivo non sempre facile da ritirare
(dipendenza), a cui corrisponde anche, per altri aspetti,una dipendenza patologica del perverso verso di lui/lei.

Una menzione a parte merita la "perversione economica", cioe’ le modalita’ di gestione delle proprieta’immobiliari, dei soldi e dei beni materiali.

In molti casi, il perverso accentra su se’ stesso il possesso dei beni, spinto dalla compulsione a controllare oggetti e persone, anzi "le persone attraverso i beni". Infatti il perverso manipola in tal modo gli affetti, il sesso ed ogni altro aspetto relazionale appunto "per via traversa", cioe’ attraverso gli aspetti economici e materiali.

In altri casi, una iniziale condivisione di beni (un appartamento co-intestato, il conto corrente in banca , la creazione di societa’, negozi ed intese di vario tipo in due, ecc.), diventa successivamente, negli anni, un terreno di terribile conflitto e guerra.

Per quanto riguarda i figli, si possono constatare due posizioni generali, diverse tra loro. In alcuni casi, la coppia perversa non vuole fare i figli, anche qui adducendo varie motivazioni economiche, di salute, di eta’, ecc.

Soprattutto quando esiste una perversione anche sessuale, non riconosciuta, il non fare figli e’ riconducibile, a mio parere, ad una percezione subconscia della distruttivita’, che crea una sorta di remora a "mettere in mezzo" altre persone, come un figlio.

Inoltre, in alcuni casi, il figlio viene visto dal partner perverso come "un nemico persecutore", il che costringerebbe il perverso a spostarsi dalla posizione di "Salvatore" a quella di "Perseguitato".

Nei casi in cui la coppia fa figli, questi stessi vengono, purtoppo, spesso "messi in mezzo ai problemi di coppia", con un’estensione, ed una complicazione della relazionalita’ perversa di coppia.

Vi sono, inoltre, dei casi in cui il/la perverso sollecita ed induce l’altro a fare figli perche’ ha gia’ in mente la "strategia perversa" di controllare, sottomettere e manipolare il partner anche attraverso la figliolanza.

In questi casi il perverso ha spesso la fantasia delirante di prolungare il legame simbiotico con il/la partner "Incastrandolo" attraverso la nascita di un figlio, laddove invece, nella realta’, con la figliolanza si verifica l’esatto contrario, cioe’ la rottura della simbiosi di coppia.

Il figlio nato ha come modelli gli stessi genitori perversi,con i loro comportamenti complessi, al limite anche abusanti, il che puo’ costituire un grave rischio evolutivo e un danno per la personalita’ che rischia, oltre che di crescere perversa, anche antisociale e violenta (De Zulueta,1999;Blonigen e Coll., 2005; Grossman 1991).

Fase quarta. I "fuochi d’artificio", la fine della coppia.
La coppia adulta con una relazionalita’-sessualita’ perversa vede erompere tutta la propria distruttivita’ in vario modo.

Dove c’e’ un narcisista perverso, alcune volte la coppia "scoppia" spesso per tradimenti che vengono vissuti come ferite intollerabili, mentre possono costituire per il partner non- perverso una "via d’uscita", oppure una "pietra di paragone" per capire la situazione.

Ed ancora: il perverso narcisista non tollera i successi dell’altro, non sopporta cio’ che interpreta come sottrazione di amore e di ammirazione, odia che l’altra persona venga meno alla funzione di specchio di Se’ stesso. Inoltre, non tollera la differenziazione e l’individuazione, poiche’ l’altro "non viene vissuto come una entita’ autonoma e separata", e quindi e’ inconcepibile il suo distacco (Ponsi, ibidem).

"(…) Molto problematica diviene la gestione della fase di differenziazione e defusione dei partners che, dovendo gestire una ferita narcisistica rabbiosa, necessariamente si immettono nel gioco sadomasochistico di uccisione reciproca rituale… (….)" ( Dalle Luche, ibidem)

I "fuochi di artificio" finali si verificano anche frequentemente quando la perversione poggia su di un disturbo di personalita’ dissociativo, soprattutto con “ personalita’ multipla”, rilevanti inconguita’ interiori e tratti psicologici fluidi ,come una grande mutevolezza d’umore , atteggiamenti oscillanti, non- costanza nelle intenzioni, ecc ( Brenner, 1996).

Ad esempio, i soggetti con personalita’ multipla fasica, susseguente nel corso della loro vita , attuano dei periodici e radicali cambiamenti (ogni 5-10-15 anni circa).

La persona muta identita’: partner, casa, lavoro, rete sociale, idee politiche e religiose, spesso anche aspetto fisico, ecc. Si dissocia completamente dall’ identita’ precedente, con grande forza distruttiva, manifestando, durante la separazione di coppia, anche una gamma di comportamenti non rispettosi, violenti ed antisociali.

Il/ la partner diviene, in questi casi, un "contenitore" delle proiezioni negative del Se’: il perverso l’ abbandona e la "uccide", con una intenzionalita’ omicida simile alle uccisioni a seguito di violenza sessuale, che riempiono le cronache dei giornali.

In questi casi si osserva spesso un viraggio paranoico, e il partner diviene , per il perverso, un persecutore da "fare fuori".

"Finche’ c’e’, l’oggetto perverso rappresenta uno strumento difensivo formidabile, onnipotente, che garantisce la piena integrita’ narcisistica del Se’, ma quando viene meno lascia un vuoto ineliminabile, un vissuto di apatia, di tedio indifferente, di “morte psichica”, insomma la ballardiana “morte degli affetti”, oppure diviene un persecutore, quando la frammentazione della funzione simbolica ( della pellicola- schermo della rappresentazione) e dei confini dell’ Io, aprono la strada a veri e propri scompensi paranoici" (Dalle Luche, ibidem, Dalle Luche, Barontini, 1997)

Senza volere, al mostro di Firenze
abbiamo detto di non disturbarsi.
C’era la luna proprio di suo gusto,
la data era scelta bene.
Dai finestrini gentilmente aperti
per qualche inconscia sfida,
acri ondate di fieni
mentre lontana Fiesole ronfava
tra minareti o rosai di luci.
Fare l’amore, a volte,
e’ liturgia preparatoria
a un duplice reciproco omicidio
o a un suicidio per interposta persona

(M. Luisa Spaziani, “Il mostro di Firenze”)

In altri casi, in cui l’aspetto sessuale perverso e "strano" ha connotato tutta la storia di coppia, la stessa puo’ chiudersi su particolarita’ sessuali, prese "a pretesto": la non aderenza dell’altro alle proprie richieste sessuali, una esperienza particolare come un amore di gruppo, omosessuale, ecc.

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In altri casi ancora, vengono vissuti degli eventi di vita (ad esempio: aborti, vari tipi di atti autolesivi, ecc.)che mettono a nudo un particolare vuoto di contenuti e di aspetti coesivi di coppia, rivelando al contrario una sottesa distruttivita’ che, non potendo essere ignorata, apre la crisi.

Ambivalenze emergenti, paradossi sempre piu’ gravi, atti aggressivi e conflittuali che vengono utilizzati per ri-incollare la coppia (temporaneamente) completano questa fase.

Le vicende finali sono spesso, nella loro fenomenologia, menzognere e fuorvianti dalla verita’. Ad esempio, viene attribuita la colpa della chiusura della coppia ad un partner che invece e’ "incolpevole", poiche’ e’ stato manipolato ed indotto a comportarsi in un certo modo.

Vengono ricercare colpe vere o supposte di altre persone, esterne alla coppia;frequenti sono i calunniamenti, le crudelta’ perverse, le trappole, ecc. Spesso le verita’ sono nascoste, e all’opposto "delle apparenze".

In questi giochi finali hanno spesso un ruolo, a volte molto complesso, alcuni genitori/ parenti /amici, che manifestano degli atteggiamenti di collusione con il perverso, non sempre facili da cogliere.

In altri casi, questi stessi parenti ed amici "fanno le spese" della rottura della coppia perversa, caricandosi di "oneri" sia materiali che psicologici.

Come io attirai il serpente nel giardino
e poi corsi al riparo su di un albero,
lasciando mio padre ad affrontare il serpente!
E come creai dei nemici ai miei fratelli
con cui dovettero vivere e lottare, mentre io partivo
per un viaggio all’estero dove non mi potevano raggiungere!
Geni senza soggetti,
ecco un soggetto per mille pagine!
Mostrate come io bruciai la mia mondezza
nei cortili di genitori e parenti
e li lasciai nauseati, soffocati
mentre io respiravo l’aria delle Alpi !
E mostrate come io piazzai bombe maleodoranti
che esplosero dopo la mia partenza.

(E.L.Masters,"Isabel Feeling", Il nuovo Spoon River)

Talvolta nella fase finale emergono segreti e verita’: si palesano delle conoscenze veritiere, rimaste sino ad allora occulte per le manipolazioni, i nascondimenti, le finzioni.

Inoltre la persona perversa puo’ verbalizzare vissuti curiosi: "ha vissuto in coppia ma non si e’ sentito in coppia"; "era sposato, ma in realta’ si sentiva come un accompagnatore, od un compagno"; "non si e’ mai sentito un genitore del figlio, ma altro", ecc.

Questi vissuti particolari risentono, evidentemente, anche di meccanismi dissociativi interiori, occulti, che possono sorprendere le altre persone.

La fase di chiusura della coppia perversa puo’ essere, talvolta, un vero e proprio "gioco al massacro", dove il perverso gioca a "fare impazzire" l’altro, accusandolo di follia e addossandogli ogni colpa.

Possono avvenire delle vicende violente, umilianti e manipolative, con un carico di distruttivita’ e con un rischio di danni sia psicologici che materiali, soprattutto per il partner non perverso.

Tuttavia la separazione puo’ essere, sempre per il partner non perverso, una grande occasione di cambiamento, maturazione e crescita, qualora egli si renda conto degli aspetti nascosti della relazione, della personalita’ del perverso, delle proprie fragilita’ e dei motivi della collusione di coppia (Sgarro 2005).

In questa direzione si puo’ collocare l’utile intervento dello psicoterapeuta (vedi oltre).

Quando la perversione e’ causata da un trauma in eta’ infantile ed in giovinezza

In alcuni casi, l’origine della perversione sia sessuale che relazionale, che viene poi portata nella coppia adulta, risiede in un trauma vissuto in eta’ infantile, oppure in adolescenza ( Brusa, Senin, 2000; Richard e Pigle, 1999; Baldini ibidem;Spinger-Kremser e Coll. 2003; Hirigoyen, 2005; De Zulueta ibidem).

E’ noto infatti che il trauma vissuto in eta’ evolutiva altera molto spesso l’attaccamento affettivo ed emotivo con la madre e gli adulti significativi ( Van der Kolk, 1994; Lorenzini ; Sassaroli 1995; Liotti , 1993; Gunderson 1997; Guerrini Degl’Innocenti , e Coll. , 2000). Tali problemi vengono riattivati nella coppia adulta, che si trova ad essere quindi il “palcoscenico umano” fondamentale dei precedenti vissuti traumatici e delle loro conseguenze, anche perverse e perversogene.

Piu’ specificatamente, anche se il nesso trauma- perversione non e’ generalizzabile a tutti, si nota che vanno assumendo sempre piu’ interesse ed importanza clinica anche i vissuti del periodo pre-natale, della nascita e il periodo post- natale, per via di possibili vicende traumatiche e violente ( ad esempio, parto complicato con pericolo di vita del feto e della madre, ecc.) che darebbero un “imprintig” negativo (angoscie di morte) e perversogeno (istintualita’ sadomasochistica) alla psiche del bambino ed alla sua successiva relazionalita’ (Ray, Mandel, 1996 ).

Inoltre la pratica clinica sembra indicare che altri vissuti traumatici a rischio perversogeno sono:

  • i vari tipi di abusi, maltrattamenti, incurie e violenze sia fisiche che sessuali specialmente con vissuti di umiliazione, passivita’, confusione, angoscia,grave abbandono, ecc.
  • lutti e separazioni traumatiche, soprattutto se vissute in modo inaspettato e violento,
  • gravi vissuti di umiliazione, restrizione e induzione ai comportamenti devianti per poverta’ economica,immigrazioni, ecc.
  • alcuni vissuti infantili/giovanili di gravi malattie organiche, handicap ed incidenti/ infortuni che sono stati vissuti in modo pauroso, doloroso, traumatico e limitante;
  • l’essere testimone di gravi traumi, di cui sopra, compiuti su altre persone, soprattutto se parenti stretti ( ad esempio, la madre maltrattata e violentata ecc.),
  • inoltre, puo’ essere perversogeno avere delle figure genitoriali che si pongono come “ modello comportamentale”, perverso, scavalcando “ la differenza di ruoli e di sesso” ( Chasseguet –_Smirgel 1987).

Ad esempio, e’ verosimilmente perversogeno che una madre/ padre faccia assistere i propri figli a propri atti sessuali, poiche’ cio’ rappresenta una negazione della differenza di eta’ (adulti- bambini) e di ruolo (genitori- figli).

Una menzione a parte meritano le relazioni primarie seduttive, cioe’ atteggiamenti seduttivi ed incestuosi della madre/ padre verso i figli, che provocano nel bambino piccolo un rischio di frantumazione psichica, con enorme angoscia. La difesa consiste in una precoce organizzazione psichica perversa ed in un investimento sul corpo sessuato ed ( Cahn 1991; Baldini ,ibidem).

Perversi e traumatici possono essere anche considerati anche il confidare ai propri figli i problemi intimi con il marito/moglie, il chiedere loro un parere su delicate decisioni come l’aborto, la sterilizzazione, problematiche di tradimento di coppia, ecc.
Lachman ( 2005) ha proposto recentemente l’interessante concetto della “ violazione delle aspettative” ,alla base delle organizzazioni perverse.

Gli atteggiamenti seduttivi ed incestuosi di un genitore verso il figlio, ad esempio,rappresenterebbero delle violazioni delle aspettative infantili di avere accudimento, nutrimento e cure genitoriali,( non attenzioni di tipo erotico- sessuale).

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E cosi’, quando l’aspettativa di un individuo viene violata, ci sono probabilita’ che questo ultimo diventi a sua volta un violatore di aspettative.

E’ evidente, nell’insieme, che le successive perversioni in eta’ adulta esprimono la grande difficolta’, oppure l’impossibilita’ , a “ digerire” psicologicamente il trauma, ad accettarlo sia cognitivamente che emotivamente, ad assimilarlo nel Se’.

E’ “ indigesta”la componente violenta del trauma ,la confusione indotta dallo stesso la paura vissuta durante l’evento, la costrizione, la passivita’, l’abnorme sollecitazione erotica di un abuso o molestia sessuale, ecc.

I traumi sessuali e violenti sono, come e’ noto, sottoposti dalla persona stessa a tentativi di rimozione e vari processi di dissociazione, negazione, proiezione identificazione proiettiva, ri-agiti ed acting out comportamentali (Baldassarre 2000; Montecchi 1994; Fossati e Coll., 1996).

Va chiarito che la perversione e’ uno dei possibili esiti di vissuti traumatici infantili, non tutte le persone con questo tipo di vissuti risultano poi perverse.

Nella formazione iniziale di una coppia adulta, ad anni di distanza dagli eventi traumatici ,spesso il partner non e’ a conoscenza dell’abuso infantile dell’altro , e la relazione puo’ partire con una grave lacuna conoscitiva.

In altri casi, il perverso puo’ anche ricordare, del tutto o parzialmente, le vicende traumatiche, ma il partner sembra non dare loro molto peso, o comunque capire le conseguenze negative che si sono prodotte, ed i rischi anche per se’ stesso.

La letteratura clinica e scientifica rileva che i partner delle persone che hanno subito dei traumi psicologici( non soltanto sessuali o violenti, ma di vario tipo) e sofferenti di “ disturbi post traumatici”, sono a loro volta colpiti da una sorta di “ grave stress contagioso”, denominato “ traumatizzazione secondaria” ( Figley 1989: Saviantoni , Sgarro 2001 ; Sgarro 1997).

Si puo’ verificare” un trasferimento” di alcuni tipi di sintomi post- traumatici dalla persona traumatizzata al suo partner: ansia, angoscia, depressione, alcolismo/ abuso di sostanze, problemi sessuali, attacchi di panico, ecc.

Inoltre, il “ trauma- di-riflesso “ puo’ comportare dei problemi nelle relazioni sociali, come una piu’ ristretta cerchia di amici, di confidenti, di relazioni sociali, maggiori difficolta’ di contatti, ecc.

Per quanto riguarda in modo specifico il trauma sessuale, alcune ricerche scientifiche ( Rumstein-McKean, Hunsley, 2001) hanno messo in luce , per esempio, che le donne con abuso infantile presentavano, in famiglia, gravi conflitti con il marito, divorzi, disturbi sessuali, disturbati atteggiamenti coi figli, ed un piu’ alto rischio che i propri figli vengano a loro volta abusati o violentati ( modello intergenerazionale dell’abuso) sia da loro stesse, sia da altri adulti familiari ed amici. L’abuso sessuale, prima vissuto su se’ stessi e poi ri-agito sui propri figli oppure su altri bambini rappresenta un atto perverso, espressione di una distruttivita’ non controllata.

A loro volta, i partner di donne/ uomini abusati sessualmente nell’infanzia possono manifestare, nel tempo: ansia, depressione, problemi sessuali, problemi interpersonali, attacchi di panico, alcolismo, bulimia, ecc ( Journal of Marital and Family Therapy, num. monografico,1996; Pistorello, Follette, 1998).

E’ abbastanza chiaro quindi che, nel caso in cui l’ adulto perverso abbia vissuto remoti traumi infantili, l’altro partner si trova, anche a sua insaputa, a dover affrontare:

  1. una lacuna conoscitiva, o una mistificazione conoscitiva, sulla vera personalita’ (perversa) del partner;
  2. problemi conoscitivi sulle cause di tale perversione ( i traumi infantili / giovanili);
  3. un rapporto caratterizzato da una grande mistificazione/ manipolazione;
  4. un rapporto dove i traumi mal elaborati portano ad una tramatizzazione secondaria, con rischio di stress-di-riflesso sul partner.
  5. delle modalita’ di attaccamento affettivo e di relazionalita’ sessuale ereditate dalle vicende infantili traumatiche del partner.

La relazionalita’ sadomasochistica e l’ ”oggetto-feticcio”, del quale abbiamo parlato precedentemente come aspetti costitutivi della coppia perversa, rappresentano verosimilmente, in questi casi, sia delle eredita’ patologiche del trauma, sia dei modi contorti, oscuri ed estremi, per il perverso, per rielaborare all’infinito i vissuti traumatici. Pensiamo, ad esempio, ai casi di maltrattamento infantile, nei vissuti di passivita’ ed umiliazione del bambino, ed alle difficolta’ emotive e cognitive, anche nella relazionalita’con gli altri.

Le prospettive psicoterapeutiche.

Si e’ gia’ detto ( M. Sgarro 2005) che un eventuale trattamento/ psicoterapia del perverso in se’ stesso non e’ affatto facile, sia per una sua scarsissima motivazione, in genere, a tale lavoro, sia per le difficolta’ del trattamento dei sottostanti disturbi di personalita’ed alla modifica dei tenacissimi e ripetitivi sintomi e relazioni perverse (Kernberg, 1987, 1993).

Diverse invece appaiono le opportunita’ terapeutiche dei partner-non-perversi.

Questi ultimi si trovano in coppia , spesso stringendo con lui / lei delle forti collusioni e “ patti” impliciti ed espliciti, ma vivono dispiaceri e crisi profonde sia durante il “ dispiegarsi della relazione” ( vedi i paragrafi precedenti), sia nella fase finale e nel dopo- separazione.

Un lavoro di consulenza e/o psicoterapeutico con i partner-non- perversi, a mio parere, puo’ essere molto utile per:

- chiarire con questa persona la natura della sua relazione di coppia, intanto che dura ancora. Ricordiamo infatti che e’ molto difficile, per il partner, capire la vera personalita’ del perverso, il tipo del rapporto ed una serie di aspetti oscuri, anche per le forti manipolazioni, falsita’ ed occultamenti messi in atto anche da “ sostenitori” del perverso ( parenti, rete sociale ecc.)
- accompagnare il partner- non-perverso in un cammino di maturazione, crescita psicologica e liberazione dei legami di coppia, sia prima che dopo la chiusura del rapporto.

Soprattutto quando il partner non- perverso e’ “abbandonico,” prone- depresso o depresso chiaramente, la chiusura del rapporto perverso puo’ rappresentare un vero e proprio “ scoglio di vita”, cioe’ un evento rispetto al quale viene messa in crisi, con una successiva riorganizzazione , una parte importante della personalita’ dell’affettivita’ e della relazionalita’ del soggetto.

E’ fondamentale, a tale fine, aiutare a sostenere una motivazione alla rinascita ,al rispetto di se’ e allo sviluppo di valori personali sani.

L’amore piu’
non e’ quella tempesta
che nel notturno abbaglio
ancora mi avvinceva poco fa
tra l’insonnia e le smanie,
balugina un faro
verso cui va tranquillo
un vecchio capitano
(G. Ungaretti “ Il taccuino del vecchio”)

 

 

Bibliografia

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Dott.ssa Maura Sgarro - Psicologa clinica e psicoterapeuta, Roma

 

 

 

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Tags: coppia perversione partner connivente

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