Pubblicità

Quando maternità non coincide con felicità

0
condivisioni

on . Postato in Relazioni, Coppia, Famiglia | Letto 2623 volte

5 1 1 1 1 1 Votazione 5.00 (4 Voti)

Il maternity blues, o baby blues, sopraggiunge due o tre giorni dopo il parto (quindi solitamente in coincidenza con il rientro a casa dall’ospedale) e si manifesta prevalentemente con un umore calante e difficoltà nel prendersi cura del neonato

Quando maternità non coincide con felicitàPer tante donne la scoperta dell’imminente maternità, e l’evento nascita, non rappresentano un momento lieto; al contrario il puerperio può diventare un periodo molto critico dell’esistenza della donna.

Si stima che, nel mondo occidentale, la depressione post-parto abbia un’incidenza del 10-15% delle donne che partoriscono; per quanto riguarda invece il maternity blues l’incidenza oscilla fra il 50% e l’80% delle partorienti. Questi dati dimostrano che la maggior parte delle donne dopo il parto deve affrontare  un periodo di squilibrio emotivo a cui spesso non si è preparati e di cui non si sospetta di poter essere vittime.

La differenza fra le due manifestazioni attiene alla durata e alla pervasività dei disturbi ad essi associati. Entrambe sono manifestazioni di malessere psico-emotivo che subentrano dopo il parto, e che in parte dipendono dallo squilibrio ormonale che segue l’evento, mentre per un’altra parte si lega ai vissuti passati e presenti della donna. Ad influire nello specifico sono: una pregressa esperienza di depressione, la stabilità della relazione di coppia nella quale nasce il bimbo, il momento emotivo che vive la donna durante la gravidanza, il rapporto avuto con la propria madre.

Il maternity blues, o baby blues, sopraggiunge due o tre giorni dopo il parto (quindi solitamente in coincidenza con il rientro a casa dall’ospedale) e si manifesta prevalentemente con un umore calante e difficoltà nel prendersi cura del neonato, facilità al pianto. Si tratta di una condizione che generalmente si risolve da sola nel giro di pochi giorni, soprattutto se la neomamma viene adeguatamente assistita, confortata e sostenuta dall’aiuto di familiari o esperti.

La depressione post-parto ha una durata maggiore, ha un esordio che si presenta fra la sesta e la dodicesima settimana dopo la nascita, si manifesta con una prevalente tristezza, maggiore irritabilità, facilità al pianto ed un generalizzato senso di inadeguatezza al ruolo di accudimento. A questi sentimenti si aggiunge un senso di colpa e vergogna, alimentato dal senso comune che vorrebbe dipingere la maternità come un evento felice e sereno in senso assoluto.

La realtà, invece, vede un 67% di donne che lamentano difficoltà di accudimento ed interazione con il proprio figlio appena nato. Tutto questo ci porta a ricordare che genitori si diventa, non è un ruolo geneticamente determinato dal solo fatto di poter generare; imparare a decifrare i segnali del proprio bambino ed avviare con lui una comunicazione ed interazione efficace è un’abilità che necessita di tempo per essere appresa ed affinata. Per alcune donne questo tempo è ridotto, per altre è più lungo. Un contesto sociale che nega questo dato di fatto e propone soluzioni facili ed altrettanto facili giudizi, non fanno altro che aggravare il senso di colpa e sofferenza della neomamma, procrastinando la soluzione dell’episodio depressivo e complicando la relazione con il neonato, con profondi vissuti di inadeguatezza.

I dati rilevati dall’Istituto Superiore della Sanità farebbero pensare che è più diffuso il malessere seguente alla nascita, piuttosto che la felicità che il senso comune narra.

La maternità è una relazione, un legame, e come tutte le relazioni ha bisogno di tempo, cura, attenzione, ascolto, amore per svilupparsi; non è sufficiente la generatività per creare il legame, ci vuole interazione, scambio, comunicazione, emozione, per crearlo. Dunque ogni donna che si sente rappresentata da queste parole non deve vergognarsi né della sua condizione, né di chiedere l’aiuto dei professionisti, c’è chi può aiutarvi senza accuse e senza giudizi a capire meglio cosa state provando, e perché state vivendo un’esperienza emotiva così destabilizzante; c’è chi può aiutarvi nelle prime e più difficili interazioni con il vostro bambino.

Non c’è vergogna nel chiedere aiuto, non c’è vergogna nelle emozioni, non c’è vergogna nello stato d’animo!

 

(Articolo a cura della Dottoressa Maria Amati, psicologa e psicoterapeuta familiare,
autrice del volume "Nella pelle del Bambino", Ed. Psiconline)

 

 

 


Scrivi articoli di psicologia e psicoterapia e ti piacerebbe vederli pubblicati su Psiconline?
per sapere come fare, Clicca qui subito!

Ti è piaciuto l'articolo che hai appena letto e vuoi essere informato sulle novità che vengono pubblicate su Psiconline.it?
Iscriviti alle nostre newsletter settimanali per essere in continuo contatto con la psicologia!

Scegli come ricevere la newsletter:
I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo
 
Pubblicità
Stai cercando un pubblico specifico interessato alle tue iniziative nel campo della psicologia?
Sei nel posto giusto.
Attiva una campagna pubblicitaria su Psiconline
logo psicologi italiani
Vuoi conoscere la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia adatta alle tue esigenze? O quella più vicina al tuo luogo di residenza? Cercala su logo.png




 

 

Tags: maternità depressione post-partum baby blues

0
condivisioni

Guarda anche...

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

Quanto sei soddisfatto del tuo lavoro?

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Vivo ogni giorno con sempre me…

  lola, 23 anni   Salve, sono una ragazza di 23 anni e soffro di molti dei settori sopra indicati..avrei davvero bisogno di sfogarmi con qualcun...

Come offrire aiuto ad una amic…

Soffice, 42 anni     Buongiorno, ho un’amica che soffre di dipendenza affettiva nei confronti del proprio compagno, da 20 anni. Abbiamo entra...

Superare un lutto [16164405522…

Caregiver, 50 anni       Buonasera Dottori, Ho quasi cinquant'anni, non ho figli e non sono mai stata sposata. Ho passato gli ultimi ven...

Area Professionale

Esame di Stato Psicologi 2021

In questo breve articolo ci soffermeremo sulla modalità di svolgimento dell'Esame di Stato (EDS) per la professione di Psicologo/a, ad un anno dall'esperienza p...

Il modello Kübler-Ross: le cin…

Nel 1969, Elizabeth Kübler-Ross, lavorando con pazienti terminali, ha ideato un modello in cui venivano presentate le cinque fasi del dolore: diniego, rabbia, c...

Sistema Tessera Sanitaria - No…

ultimi aggiornamenti sull' utilizzo della Tessera Sanitaria per psicologi.   Uno fra tutti è il cambio del termine per la comunicazione online delle sp...

Le parole della Psicologia

Bigoressia

Il termine trova la sua etimologia nell'inglese "big = grande” e nel latino "orex=appetito”, ad indicare la "fame di grossezza” Per bigoressia, vigoressia o an...

Prosopoagnosia

La prosopoagnosia (o prosopagnosia) è un deficit percettivo del sistema nervoso centrale che impedisce il riconoscimento dei volti delle persone (anche dei fami...

Narcisismo

La parola "narcisismo" proviene dal mito greco di Narciso. Secondo il mito Narciso era un bel giovane che rifiutò l'amore della ninfa Eco. Come punizione, fu d...

News Letters

0
condivisioni