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Perversioni femminili

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perversioni femminiliIl campo delle perversioni è esteso e va al di là delle note perversioni sessuali: esse si mostrano in condotte e sintomi ripetitivi e coatti, in attività di pensiero e modalità del carattere. Alcuni psicoanalisti parlano, a questo proposito, di “perversione etica” e di “assetto perverso”.

Mentre negli uomini un desiderio perverso è prevalentemente messo in atto con una condotta sessuale, nelle donne la realizzazione di un simile desiderio avviene attraverso altre modalità il cui legame con la sessualità non è immediato.

Occorre inoltrarsi nel mondo interno femminile per portare alla luce strategie perverse che si esplicano in atti quali l’infliggersi ferite, lo strapparsi i capelli in modo coatto, il fallimento sentimentale, l’anoressia, il mascherarsi con abiti e trucco, il mentire continuamente, il dominio esercitato sulla persona amata, la cleptomania, la sottomissione estrema.

Anche se nella perversione femminile l’eccitamento sessuale non è sempre al primo posto, si possono riconoscere fantasie, motivazioni e travestimenti analoghi a quelli propri delle perversioni maschili.

La chiave di volta di questa teoria pare essere un’interpretazione del “feticcio” che va al di là del solo scopo di determinare l’eccitazione. Qualità principale del feticcio è quella di creare un’illusione, ora proprio quest’aspetto dell’inganno è presente in ogni perversione. La perversione crea un “idolo” che preservi gli aspetti positivi scindendoli da quelli negativi dando l’illusione di evitare la sofferenza e il senso di colpa. L’attività erotica della donna è meno localizzabile,rispetto al maschio, in un elemento preciso e circoscritto, essa può includere varie parti del proprio corpo. Spesso per le donne il loro intero corpo è considerato come organo sessuale. Ecco perché una donna può utilizzare per la propria messinscena perversa la propria epidermide e parti del proprio corpo a cui viene attribuito un significato simbolico e feticistico, ne sono esempio le mutilazioni corporee o l’anoressia.

L’interpretazione psicoanalitica della perversione pone al centro il rinnegamento della realtà, il fingere che non esistano le differenze, la non accettazione delle diversità, dei confini che distinguono il proprio Io dagli altri, un sesso da un altro, una generazione da un’altra. Il perverso confonde passato e presente, nega i confini della separazione, ha bisogno della finzione, del dominio, della manipolazione. Perché per il perverso è impossibile accettare la separazione? Per rispondere occorre rifarsi a Freud secondo il quale l’amore è nostalgia per il primo oggetto: la madre. Nell’altro si ricerca qualcosa che possa riprodurre la protezione, l’unione, la pienezza originarie.

E’ vero, infatti, che il primo oggetto d’amore condiziona, inconsciamente, il desiderio di ciascuno, ma l’accettazione della perdita porta a reinventare il passato nel presente scegliendo un nuovo oggetto in modo creativo. Ciò non è possibile nella perversione che non ammette la rinuncia, la perdita. La nostalgia per la fusione e l’appagamento antichi può dare origine ad un feticcio da idolatrare, al quale sacrificare la propria vita affettiva. Il feticcio è il più delle volte un’immagine interna: la figura materna, ed esprime il bisogno di mantenere intatta, immutata l’antica fusione con il primo oggetto d’amore. Il perverso accetta il dolore provocato dai propri sintomi pur di non affrontare quello della differenziazione, della separazione.

Per comprendere le sofferenze della vita sentimentale femminile è, dunque, all’attaccamento primitivo alla madre che si deve guardare. In alcune donne alla base di sintomi perversi vi è il permanere, nel mondo interno, di una madre idealizzata, irraggiungibile. Con l’adorazione, queste donne si difendono dall’odio nei confronti della madre e quindi dai propri impulsi aggressivi. Il tempo viene fermato all’infanzia, alla condizione di figlia-bambina. La conseguenza di ciò è la sottomissione all’ideale materno, la convinzione circa la propria inferiorità, il timore di aver deluso la madre, il vivere nella sua ombra sacrificando affetti e carriera.

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Non accettando i confini tra il possibile e l’impossibile, sentendo come limite intollerabile ciò che potrebbe essere, ma non è, il perverso vive nell’illusione e nella menzogna. Per il perverso è indispensabile controllare la realtà e creare un mondo dove tutto sia possibile, dove ogni ostacolo sia eliminato. Contrariamente alla psicosi, però, nella perversione non si perde il contatto con la realtà per cadere nell’allucinazione, la percezione della realtà viene mantenuta.

Il perverso si avvale di trucchi, menzogne, imitazioni, imposture. Egli non accetta di avere una sola identità, privandosi delle altre potenzialità, per questo si avvale dell’imitazione, effettua furti di modi di essere, di pensieri, di atteggiamenti, di opinioni che appartengono ad altri.

Sigmund Freud indicò con il termine di “masochismo morale” i comportamenti in cui il soggetto si infligge sofferenze assumendo un ruolo di vittima senza che vi sia in ciò eccitazione sessuale. Si tratta di persone con un forte senso di colpa che le porta ad infliggersi punizioni al fine di espiare.

Nelle donne il masochismo morale trova espressione in forme di autolesionismo attraverso il ferimento con schegge di vetro o spille, la tricotillomania, l’anoressia-bulimia e compare in periodo adolescenziale. Queste donne sono inconsciamente convinte di essere state bambine cattive e sporche, indegne d’amore. Le loro madri sono spesso state incapaci di colmare il loro bisogno di essere amate, di conseguenza la collera viene trasformata in violenza autoriferita. Tali atti autolesionistici hanno il carattere della compulsività e sono seguiti da un senso di pace, di quiete interiore.

Essi sono caratterizzati da un duplice investimento aggressivo e libidico, quest’ultimo trova espressione in una sorta di eccitamento seguito dal rilassamento con evidente analogia all’attività sessuale. Esiste, cioè, una valenza erotica in tali atti masochistici. La scheggia di vetro o il coltello sono inconsciamente equiparati al pene che penetra la vagina. Del resto coloro che soffrono di queste forme di autolesionismo hanno una sessualità problematica: hanno vissuto male i cambiamenti del loro corpo e la comparsa delle mestruazioni, con un senso di passività. Esse non riescono ad accettare la perdita del loro corpo di bambina. Non avendo avuto una madre capace di elargire carezze e contatto corporeo, il corpo è da loro vissuto come un involucro freddo, contenente cose minacciose, tra cui il desiderio sessuale. La sessualità può essere vissuta come qualcosa di distruttivo, di sporco. Nel loro inconscio, inoltre, la sessualità si accompagna ad immagini perverse e a fantasie sessuali accompagnate dal senso di colpa e da un senso di impurità che vanno emendati. In conclusione si può affermare che attraverso l’autolesionismo queste ragazze esprimono rabbia, colpa, desiderio sessuale e bisogno di punizione.

Per quanto concerne la forma di autolesionismo definita tricotillomania, si è riscontrato un particolare tipo di famiglia caratterizzato da una madre potente e da un padre succube, ma in carriera. Non si tratta, come per chi si infligge lesioni, di avere una madre carente nelle cure alla figlia, ma di avere una madre possessiva, che considera la figlia una sua proprietà e ne ostacola l’autonomia. La conseguenza è un’angoscia di separazione insostenibile per la figlia, angoscia tenuta a bada con il sintomo. In questa situazione la madre rende la figlia dipendente da lei e la mette in rivalità con il padre. Strappandosi i capelli la ragazza agisce contro la propria seduttività, cerca di sminuire quella femminilità che la metterebbe in competizione con la madre. Con tale gesto (basti pensare ai significati simbolici di seduttività e potenza attribuiti ai capelli) la figlia dichiara la propria docilità e sottomissione alla madre, rinuncia a prenderne il posto divenendo ella stessa donna, al contrario mantiene una posizione di dipendenza infantile. L’indagine psicoanalitica ha riconosciuto conflitti sessuali e di genere connessi alla tricotillomania. Lo strapparsi i capelli rivela un compromesso nella compresenza di desideri maschili e femminili: agendo attivamente e provocatoriamente la ragazza dimostra di possedere la potenza maschile e, al contempo, sottoponendosi a una mutilazione estetica dimostra di rinunciare alla competizione con la madre sul piano sessuale e procreativo.

La violenza contro se stessi può anche attuarsi attraverso il cibo: mangiare a dismisura e poi vomitare può essere il modo attraverso cui esprimere la propria aggressività.

Sia le automutilazioni , sia la tricotillomania tengono sotto controllo le angosce e i conflitti dovuti al passaggio dall’infanzia all’età adulta. Si tratta di persone che, pur avendo raggiunto la maturità sessuale fisica, conservano sul piano psicologico gli ideali di genere dell’infanzia.

Nelle perversioni delle donne si possono includere atteggiamenti “femminili” esacerbati riferentisi a stereotipi femminili di sottomissione in cui si nascondono desideri di una mascolinità vissuta come proibita. Si può parlare di veri e propri mascheramenti usati in modo difensivo e riparatore nei confronti di ciò che la donna inconsciamente ritiene un furto da lei effettuato. Si può definire tale atteggiamento come “omovestitismo”, esso consiste nel desiderio irrefrenabile di confermare la propria identità sessuale esacerbandola attraverso gli abiti ed il trucco.

Questo disturbo non è facile da riconoscere dal momento che è ovvio che una donna si vesta da donna, si parla di disturbo perverso solo quando l’abito è vissuto come la risoluzione di un conflitto interno. Si tratta di donne con un’infanzia caratterizzata dall’inconscio sospetto di aver offeso i propri genitori (in particolare la madre) con l’essere nate femmine. La femminilità portata all’estremo può allora assumere il significato di una maschera il cui scopo è nascondere la propria componente maschile vissuta come trofeo sottratto al padre.

Un’altra perversione femminile è la cleptomania. Essa è la tendenza compulsiva a rubare, spesso accompagnata da eccitazione sessuale ed è presente prevalentemente nel sesso femminile. Tradizionalmente la psicoanalisi individua l’invidia del pene alla base della cleptomania che si esprime nel desiderio di impossessarsi di qualcosa che la donna ritiene le sia stato negato. Non esiste un confine netto tra feticismo e cleptomania, infatti l’oggetto rubato può essere utilizzato per eccitarsi sessualmente e non rappresenta esclusivamente il pene, ma, come il feticcio, simboleggia perdite e assenze patite nel corso dell’infanzia. Il furto concerne il riappropriarsi delle gratificazioni negate e al contempo la vendetta e il trionfo. L’oggetto rubato diviene il sostituto dell’amore e della protezione che il bambino avrebbe desiderato e previene la depressione e l’ansia.

Alla strategia perversa appartengono due aspetti essenziali: da un lato l’illusione, come si è visto sopra, di poter far accettare agli altri inganni, bugie, finzioni; dall’altro l’impossibilità di sostenere un legame paritario.

Quest’ultimo aspetto si concretizza con la necessità di dominare l’altro, nel desiderio di possesso rivolto soprattutto al proprio partner. Spesso tra le fantasie sessuali di soggetti normali sono presenti fantasie di soggiogare, possedere, essere padroni dell’altro. Ciò che differenzia il perverso è la necessità di passare all’atto, di tradurre in azioni reali tali desideri. Il perverso si difende dalla possibilità di essere “scoperto”, di rivelare aspetti di sé esercitando il proprio dominio sull’altro. Dal momento che la perversione nega i limiti e i confini, il partner non è un individuo separato, ma un oggetto da asservire. Tuttavia questa strategia perversa è destinata a fallire, poiché rivela la effettiva incapacità di entrare in relazione, di amare o di odiare realmente l’altro. Ciò che il perverso teme è il coinvolgimento negli affetti, l’avere a che fare con un oggetto vivo e non con un feticcio da poter manipolare a proprio piacimento.


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Dott.ssa Rienzo Giacomina - Psicologa, Psicoterapeuta - Torino

 

 

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Tags: sessualità sessuologia Perversioni femminili

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