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Quando il sessuologo può essere il diavolo? Appunti da un caso clinico

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quando il sessuologo può essere il diavoloLa psicologia applicata alla clinica è sempre di più teoria della relazione e dell'emozione.

G. Lai definisce sistema relazionale

  1. lo spazio ed il tempo cui il cliente si riferisce con le parole del suo discorso (il "là e allora " del suo contesto di vita) e sistema relazionale
  2. lo spazio ed il tempo del colloquio psicologico (il "qui e adesso" della situazione di incontro): "il locutore R (cliente-paziente) trasferisce nel sistema relazionale 2° il modello del suo sistema relazionale 1°, attribuendo agli elementi del sistema 2° ruoli e caratteristiche che consentono la ripetizione della sua condizione relazionale originaria" G. Lai (1976; pag.26).

La teoria bilogica di I. M. Blanco (1975) e quella sulle funzioni dei due emisferi cerebrali e sulle loro diverse modalità percettive ed espressive di P. Watzlawick (1977) ipotizzano due modi d'essere, due realtà compresenti ed interagenti delle quali è quell'emotiva che influenza e sostiene principalmente il cambiamento.

Le due concettualizzazioni più calzanti e più adatte a qualsiasi tipo di relazione, sia consulenza sia psicoterapia, sono, d'altronde, quelle di transfert e controtransfert e di identificazione proiettiva.

Il ripercorrere con la memoria il cammino di un caso clinico, il riflettere sull'esperienza realizzata, può permettere di distaccarsi dal territorio dell'emozione e tentare di decifrare ed organizzare quello che è accaduto, di spiegare qualche dinamica della stessa relazione con qualche riferimento teorico, di proporre qualche considerazione ed ipotesi come raccordo tra il caso particolare e la costruzione generale.

Lo scrivere o il parlare di un caso è uno scambio di esperienze e di vissuti, tra chi scrive o parla e chi legge o ascolta, per trovare consonanze o dissonanze, similitudini o differenze, punti di accordo o di disaccordo tra i luoghi possibili e i momenti condivisibili della relazione e quelli della comunicazione: contesti, scene e situazioni note e diverse con azioni, movimenti e dinamiche visibili e invisibili.

La signora M. arriva al primo appuntamento, agli inizi di Novembre, affannata e sudata.

E’ salita a piedi. Con le prime parole si presenta affermando che ha dei problemi ma sarebbe difficile tentare di risolverli. E’ insoddisfatta di se stessa e delle relazioni significative, si lascia spesso andare a non far niente, gli unici momenti di conforto sono quelli in cui mangia con voracità e poi regolarmente, pentita, vomita. Per l’aspetto fisico robusto si vede non piacente, si veste semplicemente, senza truccarsi, in ogni modo non in maniera sciatta.

Ha quarant’anni, è casalinga, sposata con un uomo d’otto anni più grande di lei da diciassette anni, ha due figlie di sedici e di tredici anni, il padre ottantaduenne e la madre settantottenne sono viventi, lei è l’ultima di tre fratelli. La sorella maggiore di quarantotto anni vive in un paese vicino, il fratello di quarantacinque anni vive al Nord. Entrambi con le loro famiglie.

Durante l’incontro ad un certo momento mi dice di aver saputo che sono, oltre che psicologo, anche consulente in sessuologia ma non accenna a niente di sessuale.

Si sente come se dovesse fare un bilancio della sua vita, bilancio che giudica negativo.

Ha dei conflitti non risolti nella famiglia d’origine: madre rifiutante, padre aggressivo e distante, i fratelli che la annullavano, la trattavano come l’ultima, quella che non conta, che non capisce. Ci sono anche delle difficoltà nella relazione di coppia: mancanza di dialogo, affettività sopita, rari spazi d’incontro, accuse e svalutazioni reciproche.

Attualmente vorrebbe o mettersi in disparte e non reagire o andarsene e abbandonare tutto e tutti oppure ribellarsi e trovarsi un amante (prima aveva questo desiderio, era anche piacente, ma col tempo lasciandosi andare, non curando il suo aspetto fisico e ingrassando, è diventata brutta e quindi non attraente, tanto da non poterlo incontrare).

Si sente rifiutata, una nullità, non ha rapporti amicali e sociali.

All’inizio del secondo incontro, spontaneamente, la signora M. mi racconta quello che sarà l’unico sogno: " Sono vestita con una veste arancione o in ogni modo di colori vivaci. Vado ad una festa che si svolge in una chiesa. Prima di entrare incontro una mia amica. Deve ridarmi una chiave che le avevo prestato o dato in affidamento. Non mi ricordavo di avergliela data, ma la prendo lo stesso e la metto nella mia borsa. Alla festa nella chiesa mi ricordo che bevevo del liquido, tanto liquido strano ma buono."

Nel terzo incontro, doveva riconsegnarmi un questionario che le avevo lasciato da compilare ma non lo riporta affermando che è entrata in uno stato di panico all’idea di dover rispondere alle domande. Ripete il fatto di avere saputo (non dice in che modo) che sono anche sessuologo e ad una mia domanda sulla sua vita sessuale mi risponde, dopo un silenzio, che non ha mai provato l’orgasmo, né prima, né dopo sposata, anche se a lei o al marito andava di fare l’amore e mentre lui si eccitava e raggiungeva l’orgasmo, lei lo stesso si eccitava, lubrificandosi, ma ad un certo punto si bloccava, si fermava come accade, più raramente, nell’attualità.

In tutti questi tre primi incontri valutativi prima non voleva venire ma poi lo ha fatto.

Doveva ritornare la quarta volta ma, senza neanche avvertire, non lo ha fatto.

La caratteristica principale emersa dai dati raccolti dai colloqui e dall’osservazione del comportamento non verbale è il dissidio tra la tendenza all’apertura e alla chiusura, tra l’entrare e l’uscire.

Da una parte il tentativo di volersi mettere in discussione, di cercare di aprire una breccia, di dare valore a se stessa come donna e come persona, dall’altra la tendenza a non smuovere l’assetto della sua personalità, di lasciare le cose così come sono, di subire gli accadimenti e chiudersi timorosa e passiva in un mondo asettico e vuoto.

Un ballottaggio tra l’entrare in una dimensione in cui prendere in mano le redini della sua vita e tra l’uscire dalle esigenze e le richieste della sua "testa", del suo "cuore", del suo corpo con i relativi stati di benessere e di malessere.

Così come nel comportamento bulimico e anorgasmico c’era il primo momento in cui la bocca e la vagina, pronte e lubrificate, eccitate per l’accoglimento, permettevano l’entrata del cibo e del pene, ed il secondo momento in cui subentrava il senso di colpa, il pentimento, il rifiuto, il non andare fino in fondo (il non sapere se si stavano facendo le "cose" bene) e quindi, di conseguenza l’espulsione violenta del cibo (l’interrompere la digestione) e l’interruzione del ciclo sessuale (il bloccare totalmente il raggiungimento dell’orgasmo).

C’era una sorta di voler rimanere a ¾.

All’inizio della consulenza le avevo prospettato quattro incontri preliminari conoscitivi per prendere una decisione sul da farsi. Le sue difficoltà maggiori erano nell'affrontare l'ultimo quarto, nel percorrere l’ultimo tratto di un tragitto fisiologico. Infatti, non venne.

La signora M. ritelefona a Gennaio dicendo di volere ritornare dallo psicologo poiché ci sono dei conflitti attuali forti con la sua famiglia d’origine ed, infatti, nei tre incontri successivi parla molto delle dinamiche relazionali familiari.

Emergono delle problematiche riguardanti la difficoltà nell’accudimento dei parenti (afferma che lei da bambina è stata accudita male) e nell’autosvalutazione (afferma che i suoi genitori e i fratelli la svalutavano e la svalutano tuttora), come se in questi avesse introiettato i comportamenti subiti. Ha ricevuto un’educazione cattolica, repressiva, moralista.

In famiglia vi erano pochi scambi affettivi e pochi dialoghi. Talvolta riceveva violenza fisica.

E’ passata dall’autorità paterna a quella del marito.

Al quarto incontro le somministro il test di Rorschach da cui emergono e si confermano alcune caratteristiche di personalità tra le quali: un eccessivo formalismo con ipercontrollo sulle emozioni e sulla realtà, stereotipia e poca flessibilità intellettiva, coartazione e inibizione affettiva, prevalenza del processo secondario, tendenza all’idealizzazione, rigida rimozione fino alla negazione.

Questo in una forte e dispendiosa arginatura della parte inconscia.

L’organizzazione strutturale è improntata su un disturbo di personalità schizoide.

Il test, oltre il valore diagnostico, sembra che sia stato un valido supporto che è servito a livello della relazione ad aprire una breccia in un marcato sistema di difese e che abbia messo in campo ed in evidenza le dinamiche transferali comprese quelle relative al setting.

Infatti, nell’incontro successivo è come se ci fosse stato uno spostamento ed una proiezione sulla figura dello psicologo della parte inibita (vorrebbe che io parlassi al suo posto, le sembra che io dica "cose" strane) e si fosse fatta più chiara una tendenza alla scissione tra una parte

romantica, tendente alla spiritualità (cercata in modo eccessivo) che rifiuta e nega un’altra parte legata all’istintualità, all’animalità, alla sessualità, che evita il bisogno e il piacere legato al corpo (corpo come vergogna, corpo ripudiato, corpo trattato male).

Nel test di Rorchach c’era stato il rifiuto della tavola VI, quella sessuale per antonomasia.

Durante questi incontri si era rafforzato l’atteggiamento esplicitato nel dilemma se continuare a venire e avere il coraggio di affrontare i suoi conflitti (c’è un timore che il doverli affrontare possa far emergere una parte di se sconosciuta e rimossa) oppure se lasciare perdere e rinunciare al proponimento di fare qualcosa per se stessa chiudendosi sempre di più.

La sera stessa telefona dicendo che vorrebbe che io sia la sua guida spirituale (che la conduca alla pura spiritualità) affinché rinunci del tutto al corpo e alla sessualità.

Nell’incontro successivo con lucidità dice che si affiderebbe a me come guida, mi chiama Giovanni, per allontanarsi definitivamente dalla parte materiale umana, dal corpo e dalle sue pretese (chissà dove possono arrivare), dal suo essere donna al cento per cento.

Sta cercando un appiglio, un’estrema difesa prima della caduta, prima di andare oltre il limite e scendere nel sottosuolo della sua anima.

A questo punto del breve percorso intrapreso c’è l’entrata nell’altra dimensione dove predomina l’oscurità, la confusione, il rischio, l’emozionalità galoppante, l’imprevisto.

Non a caso ciò coincide con la richiesta esplicita di volere affrontare il problema dell’anorgasmia, ma non di coinvolgere il partner, che in ogni caso non accetterebbe da quanto lei riferito. Tale problema apre la strada verso il superamento dei controlli razionali e avvicina, appunto, alla dimensione arcaica sensoriale, nonché alla sfera inconscia.

Si fa più evidente e marcata la proiezione del suo mondo interno sulla figura dello psicologo che a questo punto è anche sessuologo. Divento allora il ricettacolo della parte cattiva, malvagia di se stessa (sostiene che potrei approfittare di lei, che metto in atto delle pratiche strane e sconosciute, afferma che la ipnotizzo, che influenzo quello che lei pensa e fa al di fuori della seduta, che le faccio vedere immagini collegate al diavolo che girano per la sua casa e per strada et…).Tale proiezione pur essendo massiccia è controbilanciata dalla necessità di vedermi ancora come un santo, come una figura che la sta aiutando, come una persona che si sta prendendo cura di se, che si occupa di lei e su cui proiettare le parti buone e accettate.

Tale alternanza di atteggiamenti, di sensazioni e di emozioni, di pensieri, di fantasie caratterizza questi incontri. Lo psicosessuologo diventa il fulcro si cui coagulare e riversare queste due parti di se forti e pregnanti che altrimenti tenderebbero alla scissione, ad escludersi a vicenda, a negarsi l’un l’altra, a scotomizzarsi con un gran dispendio di energia.

In tale modo le problematiche del cibo, del corpo e della personalità si avvicinano e si legano in trame comuni e simili da dove originano i conflitti e le sofferenze attuali.

Nella dinamica relazionale l'istinto sessuale negato, una volta emerso in maniera inaspettata, essendo a stretto contatto con l’inconscio, crogiolo energetico e trasformato capace di operare le cose più disastrose e le cose più sublimi, è stato collegato all’esperienza del diabolico (era relegato in una parte buia, con proprie leggi).

Il diavolo è una costruzione immaginaria della mente, è una rappresentazione di qualcosa d’interno, d’invisibile, d’indefinito. Esso ha un significato psicologico sia personale sia relazionale collegati alla sua sistemazione culturale transpersonale e religiosa.

E’ una credenza creduta.

In quanto rappresentazione simbolica è la parte dell’uomo contaminata dall’impurità (è sia umano sia animale), dal male, dall’istintualità che allontana, divide (suffisso dia) ma che allo stesso tempo avvicina, unisce, congiunge (è la sintesi di caratteristiche divine, umane, animali) in quanto mediatore tra lo spirituale trascendente e il terrestre immanente.

E’ un simbolo perturbante, allo stesso tempo presente e assente, noto e sconosciuto, che rappresenta la parte oscura, le forze che turbano, oscurano, indeboliscono la coscienza.

E’ il simbolo per eccellenza delle forze del male che abitano sottoterra, negli inferi, nelle tenebre oscure contrapposto ed in lotta con le forze del bene che abitano sopra la terra, nei cieli, nelle sfere di luce.

Il diavolo rappresenta e incarna un essere notturno, una mente che odia, distrugge, divora, conduce al caos rispetto ad un altro essere diurno, una mente creatrice, che conserva, ama, ordina alle cose. Questo in una prospettiva dualistica, manicheista.

Il diavolo è il simbolo per eccellenza dell’inconscio e della regressione.

Le caratteristiche essenziali dell’inconscio freudiano sono i contenuti di rappresentazioni pulsionali regolati dal meccanismo specifico del processo primario che è fortemente investito di energia pulsionale.

Le caratteristiche essenziali della regressione sono i passaggi e gli ancoraggi a modi di espressione e di comportamento precedenti a quello raggiunto attualmente nel corso dello sviluppo ontogenetico.

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Per queste due caratteristiche come immagine è legato a fasi precoci, arcaiche, sensoriali, pre-linguistiche dello sviluppo infantile quelle a più stretto contatto con le forze inconsce e con la posizione contiguo-autistica di T.H.Ogden (1989).

Il diavolo sta dall’altra parte, al di là del limite, è caduto dall’alto dei cieli al basso delle viscere del mondo, è indeterminato, indifferenziato sessualmente potendo essere sia maschio sia femmina.

Il diavolo rappresenta la sessualità androgina, bisessuale potendo avere con la persona dormiente rapporti sessuali sia come succubo e quindi con la parte femminile che riceve il seme e sia come incubo e quindi con la parte maschile che dà il seme contaminato.

Il corpo del diavolo lo stesso contaminato, è un corpo ibrido, che non ha il senso del razionale ma dell’irrazionale, è il corpo altro da sé, alieno, estraneo ma non è fuori di sé in quanto è anche il corpo fetale, arcaico, istintivo quello delle emozioni variegate e non controllabili; è il corpo asimmetrico regolato dall’inconscio messo in scena nel sogno, nell’illogicità, nella malattia, nella fantasia delle immagini mitiche, religiose, letterarie, cinematografiche.

Una delle sue caratteristiche è l’essere sfrenato, ingordo nel sesso e nel cibo, si lascia andare alla lussuria orgiastica sessuale e alimentare senza freno e senza remore, ai bisogni e ai desideri legati ai piaceri dell’apparato digestivo e del contatto epidermico.

L’incontro-scontro col demoniaco è ritrovare le caratteristiche legate alla relazione con l’oggetto primario, fonte di accoglimento e di alimentazione, capace di gratificazione ma anche di frustrazione, di dare esperienze estatiche ma anche terrifiche, è rivivere i primi conflitti passionali tra amore e odio, tra piacere e dolore, con la speranza della crescita e della differenziazione ma anche con la paura dell’annientamento e della frammentazione.

Più avanti nello sviluppo si collega all’aspetto attrattivo e repulsivo del conflitto con l’immagine paterna in quanto percepibile anche seduttiva, perversa, trasgressiva, mentitrice, ingannatrice, nella parte negativa e subdola.

Il mantenimento della relazione, pur nell’esplosione massiccia di tali problematiche, in questo momento era importante perché la costruzione della relazione imperniata sulla stabilità, sull’accettazione, sull’attaccamento può far esperire "una nuova modalità e possibilità dell’esperienza del legame" che "possa attivare processi trasformativi capaci di superare la cesura tra lo psiche-soma e la mente" Bellini-Steiner (1994; pag.14) e perché la continuazione della stessa può fare rafforzare "una funzione auto-trasformativa (processo autopoietico) attraverso l’apprendere dall’esperienza" (ibidem) implicita nella persona che chiede aiuto psicologico.

L’equilibrio raggiunto dalla signora era stato messo in discussione, era stato messo in crisi e gli effetti inattesi e disturbanti di tale sconvolgimento, legati a contenuti rimossi e arcaici erano debordati al di là dei limiti imposti. L’emersione di tali contenuti era il diabolico in se stessa ed era il diabolico proiettato sulla persona dello psicologo e sulla cornice del setting, ciò arrecava una gran dose di sofferenza poiché " la crescita psichica è dunque legata alla capacità dell’individuo di soffrire e contenere i conflitti, in altri termini all’acquisizione della capacità di sopportare il dolore mentale" Oneroso (1992; pag.256).

Il cammino, seppur tortuoso, sembrava possibile ma dopo una seduta di rilassamento con il training autogeno qualcosa di duro, un ostacolo insormontabile si era parato davanti.

Il corpo in qualche modo era stato considerato, capace di essere osservato dalla mente controllante, era stato effettivamente al centro dell’attenzione, non solo parlato, ma protagonista senza parole, si era espresso, si era autopercepito.

Il conflitto era lì presente ma anche invalicabile, temibile, il diabolico si era di nuovo espresso e questa volta nel tempo intercorrente alla seduta successiva ci fu una produzione di immagini provenienti da dentro molto forte, l’immagine del diavolo e del mostro nelle più variegate forme presente fino all’allucinazione.

Ciò era insopportabile e allora ci fu la richiesta successiva netta, decisa, di lasciare perdere il corporeo e di occuparsi di altre cose (ma questa volta dietro la richiesta era percepibile l’intreccio con le altre dinamiche conflittuali di cui il corpo sessuato era il crocevia).

Io dovevo essere solo lo psicologo che si occupa di fatti "mentali" e tenere i settori separati (il diavolo aveva ancora una volta diviso e a sua volta era stato allontanato, espulso), la scissione proiettata nel setting era mantenuta.

L’io della signora M. di fronte all’angoscia aveva attuato di nuovo il sistema di difese massiccio e rigido che questa volta difficilmente sarebbero state smantellate se non con una psicoterapia prolungata nel tempo necessaria all’assimilazione.

Il soggetto non aveva tollerato lo spazio delle contraddizioni e delle possibilità, dell’integrazione delle sofferenze necessario sulla strada dello sviluppo e del cambiamento intravisto.

L’insicurezza, la lacerazione è stata insopportabile e quindi di conseguenza la tensione (tendere verso) evitata, l’apertura occlusa.

Ho deciso così inviarla ad una collega per una psicoterapia psicoanalitica (lei ha scelto una donna) per lavorare in profondità sui suoi nuclei radicati conflittuali.

La signora M. ha accettato credendo di potere così alleviare i tormenti e le pene attuali.

Ho saputo che al primo incontro ha regalato una rosa rossa alla terapista, ho sorriso pensando che chissà…. forse un giorno anche lei sarebbe potuta diventare diavolessa o strega probabilmente…

Quando il sessuologo può essere il diavolo? Forse spesso occupandosi di consulenze e di psicoterapie che hanno come oggetto d’indagine e d’osservazione la sessualità umana crocevia dello sviluppo, della dinamica conscio-inconscio, dell’etica e della morale, del rapporto intimo con l’altro.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Barbano F.- Rei D. (a cura di), (1990): L’autunno del diavolo. Milano, Bompiani.
  • Bellini O.- Steiner M., 1994: Relazione e trasformazione. Psicoterapia Psicoanalitica, anno I, numero 1, pag.11-28.
  • Borneman E., (1984):Lexicon der Liebe. (Trad.it.1988):Dizionario dell’erotismo.Milano,Rizzoli
  • Chevalier J.-Gheerbrant A. (1969):Dictionnaire des symboles. (Trad.it.1986):Dizionario dei simboli.Milano,Rizzoli.
  • Lai G. (1976):Le parole del primo colloquio.Torino,Boringhieri.
  • Laplanche J.-Pontalis J.B. (1967):Vocabulaire de la psychanalyse. (Trad.it.1981):Enciclopedia della psicoanalisi.Bari,Laterza.
  • Matte Blanco I. (1975):The unconscious as infinite sets.(Trad.it.1981):L’inconscio come insiemi infiniti.Torino,Einaudi.
  • Ogden T.H.(1989):The primitive edge of experience.(Trad.it.1992):Il limite primigenio dell’esperienza.Roma,Astrolabio.
  • Oneroso F.(1992):Memoria Tempo Desiderio.Napoli, Idelson Liviana.
  • Pasini W.-Crepault C.-Galimberti U. (1988) L’immaginario sessuale. Milano, Raffaello Cortina.
  • Watzlawick P.(1977):Die Moglichkeit des Andersseins. (Trad.it.1980) :Il linguaggio del cambiamento.Milano,Feltrinelli.

 

Dr. Bernardino Sessa, Psicologo, Consulente in sessuologia - Baronissi (Salerno)

 

 

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