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Ruolo di genere: teorie e sviluppo

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Come si sviluppano le differenze di genere durante gli anni dell'infanzia e quali linee teoriche sono state proposte sulla base dello sviluppo del ruolo di genere? Un articolo per saperne di più.

Ruolo di genere teorie e sviluppoIl concetto di “genere” è uno degli attributi più centrali delle persone, nonché oggetto di infinito interesse in tutte le società.

Non dovrebbe quindi sorprendere il fatto che i bambini siano anche consapevoli delle caratteristiche legate al genere e che mostrino sin da piccolissimi queste qualità molto prima della loro maturità sessuale.

Ciò che sorprende è il modo in cui la consapevolezza di genere precoce emerge a livello evolutivo e quanto siano pervasivi i suoi effetti.

Il presente articolo cercherà pertanto di riassumere ciò che sappiamo su come si sviluppano le differenze di genere durante gli anni dell'infanzia e quali linee teoriche sono state proposte sulla base dello sviluppo del ruolo di genere

Sviluppo normativo del ruolo di genere

Diane Ruble e Carol Martin hanno organizzato ricerche sullo sviluppo del ruolo di genere attorno a quattro componenti principali: concetti o credenze, identità di genere o auto-percezione, preferenze di genere verbalizzate e visualizzazione di comportamenti tipizzati di genere.

Esaminando le prove, si osservò che anche nell'infanzia i bambini sono già in grado di distinguere tra i due sessi in modo rudimentale.

Per esempio, i bambini di 7 mesi rispondono in modo diverso alle voci maschili e femminili e, a 12 mesi di età, molti di essi sono in grado di operare distinzioni tra volti maschili e femminili.

Allo stesso modo, le idee sugli stereotipi di genere riguardanti le preferenze di giocattoli, attività e abbigliamento sono già evidenti dall'età di 2 o 3 anni e progrediscono rapidamente durante i successivi anni dell'infanzia e della scuola materna.

La conoscenza degli stereotipi continua ad espandersi negli anni dell'infanzia di mezzo, ma lo sviluppo cognitivo avanzato dei bambini li porta anche a pensare in modo più flessibile sui ruoli di genere man mano che maturano ulteriormente durante questo periodo di età.

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Anche la comprensione da parte dei bambini dell'identità di genere o dell'auto-percezione progredisce sistematicamente durante l'infanzia e l'età prescolare, passando da una semplice capacità di etichettare il Sè come un ragazzo o una ragazza, per capire che il sesso è stabile nel tempo – ad esempio, capire che un ragazzo potrà diventare “papà” ma non “mamma” - e infine una piena comprensione della permanenza dell'assegnazione di genere anche attraverso i cambiamenti di abbigliamento e acconciatura, che prende il nome di “costanza di genere”, raggiunta a circa 5-7 anni.

Le tendenze evolutive per le preferenze di genere verbalizzate sono parallele a quelle per la conoscenza degli stereotipi, con alcune preferenze che cominciano ad essere espresse già dai 2 ai 3 anni, e ben consolidate all'età di 5.

Infine, è stato scoperto che il gioco comportamentale di genere emerge ancora prima, tra l'uno ed i due anni.

All'età di 3 anni, entrambi i sessi mostrano una chiara preferenza per giocare con partner dello stesso sesso. La ricerca indica inoltre che le differenze di genere negli interessi e nelle attività continuano durante gli anni dell'infanzia e possono persino intensificarsi nell'adolescenza.

Cosa potrebbe quindi spiegare uno sviluppo del ruolo di genere così precoce e pervasivo?

Diverse teorie sono state avanzate per rispondere a questa domanda.

Le teorie dello sviluppo del ruolo di genere

Le teorie sullo sviluppo del ruolo di genere si dividono in due categorie principali, cioè quella biologica e quella cognitiva-sociale.

Le teorie biologicamente orientate, come quella di John Money e Anke Ehrhardt, si sono concentrate sulle molte differenze genetiche, anatomiche e ormonali tra i sessi, fornendo le basi principali per le distinzioni di ruolo di genere mostrate da maschi e femmine.

Ad esempio, le caratteristiche legate al sesso biologico evidenti dalla prima infanzia possono predisporre i ragazzi e le ragazze a favorire quelle attività tipicamente associate al loro genere - i ragazzi più muscolosi e attivi possono essere predisposti all'assunzione di rischio, all'aggressività e al gioco violento, mentre le ragazze più verbali possono essere invece predisposte verso giochi verbalmente orientati.

Allo stesso tempo, le influenze ambientali non possono essere escluse. Ad esempio, Eleanor Maccoby ha suggerito che i genitori possono giocare più bruscamente con i loro figli maschi rispetto alle femmine, con esperienze simili che contribuiscono anche allo sviluppo del ruolo di genere successivo del bambino.

La teoria bio-sociale di Money e Ehrhardt incorpora fattori sociali e biologici, sottolineando come le esperienze di socializzazione di genere si combinino con l'impatto degli sviluppi biologici prenatali, in particolare le influenze ormonali.

A sostegno di tali prospettive biologiche, la vasta letteratura empirica sulle influenze ormonali - ad esempio, femmine androgenizzate esposte ad ormoni maschili durante lo sviluppo prenatale – dimostra una vasta gamma di effetti a base ormonale, ma rende anche chiari gli effetti intrecciati dell'esperienza sociale.

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Un modello bio-psico-sociale recentemente proposto da Diane Halpern ha esteso ulteriormente la nozione di effetti interattivi a due vie, sottolineando gli impatti che l'esperienza precoce può avere sulla misura in cui si sviluppano percorso neurali in diverse parti del cervello.

Sebbene le teorie biologicamente orientate riescano a spiegare la natura delle influenze biologiche correlate allo sviluppo del ruolo di genere, per trovare trattamenti più dettagliati dei fattori di socializzazione, è necessario ricorrere alla matrice di teorie che enfatizzano le influenze socio-cognitive.

La teoria psicoanalitica di Freud sottolinea il ruolo del processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso che si svolge nello stadio fallico dello sviluppo psicosessuale (età dai 3 ai 6 anni).

Freud credeva che il bambino si identificasse con il genitore dello stesso sesso come modalità per risolvere il conflitto associato ad avere un desiderio incestuoso per il genitore del sesso opposto – il complesso di Edipo nei ragazzi, complesso di Elettra nelle ragazze.

A causa della minaccia più intensa – paura della castrazione - vissuta dai ragazzi, Freud asseriva che il processo di identificazione e la successiva adozione di caratteristiche tipizzate dal genere sarebbero più forti per i ragazzi che le ragazze.

Sebbene il lavoro empirico sia stato coerente con l'idea di Freud che i comportamenti di genere emergono nei primi anni della fanciullezza, non ha supportato molte altre caratteristiche della sua teoria.

Ad esempio, la ricerca di Sandra Bem indica che i bambini di età compresa tra i 4 ed i 6 anni non hanno una comprensione accurata delle differenze genitali tra maschi e femmine, e quindi è difficile sostenere che l'ansia di castrazione gioca un ruolo importante nel conflitto vissuto a questo livello di età.

Le teorie cognitive offrono un altro tipo di prospettiva utile sullo sviluppo del ruolo di genere. Queste teorie sottolineano tutti i modi in cui i bambini si impegnano in processi di auto-socializzazione, cioè cercano attivamente di acquisire una comprensione dei ruoli di genere e della propria identità di genere.

La teoria evolutiva-cognitiva di Lawrence Kohlberg ha proposto che i bambini progrediscano attraverso tre fasi, iniziando a mostrare una comprensione dell'identità di genere di base a circa 3 anni, arrivando poi a comprendere la stabilità del genere nel tempo e infine a comprendere pienamente l'invarianza di genere intorno ai 5-7 anni.

Ha sostenuto che era necessaria una piena comprensione cognitiva della costanza di genere prima che un bambino fosse motivato ad impegnarsi in un processo di auto-socializzazione di genere, e solo dopo aver cercato e prestando particolare attenzione agli altri dello stesso sesso.

Sebbene la ricerca empirica abbia sostenuto l'idea che i bambini progrediscono gradualmente attraverso queste tre fasi della comprensione di genere, l'affermazione che la piena comprensione è richiesta per la tipizzazione di genere non si adatta bene a ciò che sappiamo sull'ampia conoscenza e comportamento dei bambini più piccoli.

Anche la teoria cognitiva-sociale di Albert Bandura ha un'enfasi fortemente cognitiva, ma si basa anche su una vasta gamma di altri fattori, inclusi quelli motivazionali, affettivi e ambientali.

Bandura pone tre tipi principali di influenze che operano per promuovere lo sviluppo del ruolo di genere:

  • modelizzazione, osservando i comportamenti rilevanti per genere;
  • esperienza diretta, apprendimento relativo al genere correlato alle conseguenze sperimentate per le azioni del bambino stesso;
  • lezioni dirette o istruzione diretta, come affermazioni su ciò che è appropriato per ciascun sesso.

Queste componenti influenzano non solo lo sviluppo delle conoscenze e delle abilità legate al genere nei bambini, ma anche le cognizioni coinvolte a livello centrale nella regolazione del comportamento - aspettative, standard di autovalutazione e credenze di autoefficacia.

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È importante sottolineare che il bambino è visto come avente un ruolo molto attivo nello sviluppo. I bambini non sono semplicemente agiti dal loro ambiente sociale, in quanto esercitano effetti sull'ambiente e producono cambiamenti in quegli ambienti.

Nello specifico, fattori personali, comportamentali e ambientali sono tutti posti in condizione di influenzarsi reciprocamente in questo approccio, che prende il nome di “Reciprocità triadica”.

I risultati della ricerca di genere hanno fornito ampio supporto alla rilevanza dei componenti nell'approccio multidimensionale di Bandura.

Ciononostante, la questione se la teoria cognitiva-sociale sia sufficientemente completa per rimanere da sola come il quadro teorico per lo sviluppo del ruolo di genere è oggetto di dibattito, e si può sostenere che vi è ancora molto da esplorare nelle prospettive alternative.

Integrazione e direzione future

In sintesi, lo sviluppo del ruolo di genere è un dominio centrale che colpisce i bambini dall'infanzia in avanti in tutte le aree del loro funzionamento. Un tema evidente nella diversità degli approcci teorici avanzati per spiegare lo sviluppo di genere si riferisce al riconoscimento delle forzi biologiche come parte intrinseca a tale sviluppo.

Queste forze non sono viste come agenti in modo deterministico, ma piuttosto come predisposizioni basate su principi biologici che operano in un concerto intimo insieme ad influenze basate sull'ambiente.

Un secondo tema riguarda il frequente stress posto sul ruolo dei processi cognitivi. Le diverse teorie cognitivamente orientate concordano nel riconoscere i ruoli importanti che le cognizioni giocano nello sviluppo del ruolo di genere sebbene differiscano nei tipi specifici di elementi e processi.

È probabile che gli approcci integrativi che incorporano i punti di forza delle varie teorie individuali in una prospettiva eclettica complessiva servano meglio a far progredire la nostra comprensione in questo campo.

Ulteriori direzioni di ricerca sono state aperte anche dal recente lavoro di David Perry e dei suoi colleghi sulle nuove misure relative alla rappresentazioni di genere del Sè - ad esempio, la tipicità di genere, la contentezza e la forte pressione per la conformità del ruolo di genere.

In concomitanza all'uso crescente di progetti multidimensionali e longitudinali, ci si può aspettare che questi sviluppi favoriscano considerevolmente la nostra comprensione di questo argomento complesso ma infinitamente affascinante.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • Bussey, , & Bandura, A. (1999). Social cognitive theory of gender development and differentiation. Psychological Review, 106, 676–713
  • Martin, C. L., & Ruble, D. (2004). Children’s search for gender Current directions in psychological science, 13,67–70.
  • Money, , & Ehrhardt, A. (1972). Man and woman, boy and girl. Baltimore: Johns Hopkins University Press.
  • Ruble, N., & Martin, C. L. (1998). Gender development.In W. Damon (Series Ed.) & N. Eisenberg (Vol. Ed.), Handbook of child psychology: Vol. 3. Social, emotional, and personality development (5th ed., pp. 933–1016). New York: Wiley

 

 

 

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Tags: gender sviluppo maschile teoria ruolo di genere

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