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Psicologi a scuola

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Annamaria Improta.
Psicologa Clinica di Comunità e Psicoterapeuta presso il Centro di Psicologia Clinica Territoriale essebi di San Giorgio a Cremano e lo Studio Multidisciplinare per l'infanzia l'adolescenza e la famiglia di Portici. Formatrice, Pedagogista Docente di sostegno e Coordinatrice delle attività per l’Inclusione presso I.C. 1° “Don...

Annamaria Improta.
Psicologa Clinica di Comunità e Psicoterapeuta presso il Centro di Psicologia Clinica Territoriale essebi di San Giorgio a Cremano e lo Studio Multidisciplinare per l'infanzia l'adolescenza e la famiglia di Portici. Formatrice, Pedagogista Docente di sostegno e Coordinatrice delle attività per l’Inclusione presso I.C. 1° “Don Bosco – Melloni” di Portici (NA). Coordinatrice per l’Italia del Modello Educreando© Binazionale - Vicepresidente Associazione Tanos. Docente a contratto presso l'Università degli Studi di Salerno e Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Autrice del libro Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi. Strategie per la costruzione dell’intervento e curatrice dell’e-book EMOZIONARIO… per la DaD. Isolamento sociale e approccio soggettivo. Guida per insegnanti, psicologi e genitori, editi da Edizioni Psiconline.

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I BES … questi (s)conosciuti

bes improta1Anche chi zoppica procede in avanti.
Ma chi è agile e forte,
non zoppichi davanti allo zoppo,
stimandosi cortese.
(Kahlil Gibram)

Nella scuola sono sempre esistiti degli alunni “speciali” che, al di là delle disabilità certificate e anche nella scuola trasmissiva tradizionale, necessitavano di interventi personalizzati, tuttavia non c’era una normativa che ne garantisse e tutelasse gli interventi. Per questi alunni quindi “la scuola buona”, quella degli insegnanti motivati e attenti, esisteva già prima della 107i e si occupava di tali alunni favorendone il successo formativo, attuando percorsi di studio personalizzati. Purtroppo però affianco a “la scuola buona” esisteva un altro tipo di scuola, più rigida e meno attenta a chi era in difficoltà e se eri un alunno/a problematico/a e capitavi nella scuola rigida … erano dolori!!!

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L’inclusione possibile degli alunni diversamente abili (DA): Le Parole per dirlo

le parole per dirloCome anticipato nel primo1 e nel precedente post di quest’approfondimento in questo post intendo fornire una bussola terminologica per orientarsi negli acronimi più spesso utilizzati nella scuola. Spesso infatti vengono utilizzati tout court tra gli operatori (insegnanti, psicologi, riabilitatori, neuropsichiatri, etc…) e diventa difficile, per chi non è del settore, comprendere di cosa si sta parlando, e si sa, se non si è consapevoli, talvolta, non si è nemmeno capaci di far valere i propri diritti.

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La prospettiva della scuola: gli alunni diversamente abili (DA)

La prospettiva della scuola gli alunni diversamente abiliL’integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo. La scuola italiana, infatti, vuole essere una comunità accogliente nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. La piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso una intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorioa.

A partire dalla 517 del 1977b, che ha caratterizzato lo spartiacque tra una normativa escludente e una inclusiva, i disabili fanno parte delle classi comuni affiancati dall’insegnante di sostegno: una figura rivoluzionaria per l’epoca e con enormi potenzialità … purtroppo spesso disattese.

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L’inclusione possibile: L’importanza del contesto

importanza del contesto“… una persona non può essere globalmente disabile e al variare dei contesti e delle richieste può manifestare abilità o disabilità… pur essendo vero che le menomazioni continuano ad essere presenti (un danno uditivo per esempio esiste anche quando la persona che ne soffre è impegnata in una gara di corsa)
le disabilità invece compaiono solo quando è necessario emettere specifiche prestazioni la disabilità visiva di fatto non esiste quando la persona sta ascoltando un brano musicale, così come non è disabilitante una menomazione agli arti inferiori quando uno si trova a partecipare, seduto, ad una gara di scacchi….”
(Salvatore Soresi, 2002)1

Riprendo il discorso sull’inclusione delle diversità. Vorrei partire dal pensiero di Salvatore Soresi citato in apertura per comprendere il peso che il contesto ha nel determinare la condizione di disabilità.

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L’inclusione possibile. L’incontro con gli altri: la scuola

inclusione possibileChi sarei se potessi essere
di Montobbio & Lepri (2000)

Riprendo la riflessione del post precedente focalizzandomi, come anticipato dal titolo, sugli anni di scuola, come occasione possibile di crescita per tutti, nell’ottica della valorizzazione delle diversità, tutte!!!

L’approfondimento proposto in questi post è focalizzato sull’area del deficit ma io ritengo che le diversità, tutte, arricchiscano la possibilità di crescita di tutta la comunità educativa, in quanto rappresentano la possibilità di confrontarci col proprio senso del limite … per cercare di superarlo.

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