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Psicologia delle Migrazioni

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Medico chirurgo, specialista in psicologia, psicoterapeuta.Mi sono sempre occupata di profughi. A partire dai paesi dai quali loro provengono, fino al loro arrivo a Milano. Gli ultimi due progetti hanno riguardato la salute mentale nei campi profughi, prima del Mali e poi del Sud Sudan. Nel mezzo c’è stato anche Mare Nostrum, quindi ho... lavorato nell’accoglienza sulle navi nel Mediterraneo. Dal 2002 collaboro con L’Associazione Medici Volontari Italiani e lavoro con i profughi anche in Italia. Sia con i richiedenti asilo che con i profughi transitanti, siriani ed eritrei, nei centri di accoglienza di Milano.Attualmente lavoro come medico e psicologa in 7 centri di accoglienza in provincia di Varese.Ho insegnato nella Scuola di Psicoterapia Transculturale fondata a Milano dalla prof.ssa Rosalba Terranova Tutto

Una storia speciale, per un profugo speciale

un profugo specialeTutti i giorni ci capita di ascoltare o leggere storie di profughi. Ora, dopo gli accordi dell’Italia con Libia e Niger, sono ovviamente tutte storie tragiche.

E sembra che la gente scopra solo adesso quanto sono terribili le situazioni che i profughi hanno dovuto affrontare, sopra tutto in Libia. Invece no.
Morte e torture, sono presenti da anni, e sono emerse in maniera un po’ più chiara fin dal 2014.

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Je suis mort

je suis mortOggi parliamo di Barry, uno dei tanti profughi che è riuscito a passare dall’idea di essere morto a quella che vale la pena di iniziare una nuova vita.

Barry non ha mai voluto parlare di quello che ha subito, ma i segni che portava sul corpo parlavano per lui: cicatrici, fratture, bruciature da corrente elettrica….

Quando è arrivato faceva molta fatica a camminare, leggere, parlare, dormire.
Non si collocava in nessun tempo perché la sua mente preferiva non ricordare.

La sua memoria arrivava solo al giorno dell’arresto, al suo paese, e finiva lì.

Je suis mort.

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Uno psicologo di strada

uno psicologo di stradaImmagino non sia una novità che anche sulla strada, al giorno d’oggi, uno psicologo che ne abbia voglia ha molto lavoro da fare. Ovviamente lavorare sulla strada, sia di giorno che di notte, è molto diverso dallo stare dietro a una scrivania, in un luogo sicuro e riparato.

Innanzi tutto nessun collega psicologo viene con me perché è una situazione strana. Ci si deve impegnare di più sulla strada perché ci sono moltissime persone che vivono in una situazione talmente disagiata e incerta che non si sa da che parte cominciare.

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Il Club di aiuto, davanti alla stazione

club aiuto stazione milanoLa Stazione Ferroviaria è un punto nodale nella vita quotidiana dei migranti.

Essa è per loro un rifugio, un centro di accoglienza, un luogo dove incontrare gli amici e ritrovare un po’ il mondo che ormai si sono lasciati alle spalle.

Parlo di Milano perché è la città dove io vivo ma immagino che tutte le stazioni delle grandi città possano avere più o meno i problemi che abbiamo noi.

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L’abisso che ci separa dall’Africa

abisso africaPassano i mesi, passano gli anni. E anche le nostre idee sull'immigrazione si trasformano.

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