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Psicologia delle Migrazioni

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Medico chirurgo, specialista in psicologia, psicoterapeuta.
Mi sono sempre occupata di profughi. A partire dai paesi dai quali loro provengono, fino al loro arrivo a Milano. Gli ultimi due progetti hanno riguardato la salute mentale nei campi profughi, prima del Mali e poi del Sud Sudan. Nel mezzo c’è stato anche Mare Nostrum, quindi ho lavorato...

Medico chirurgo, specialista in psicologia, psicoterapeuta.
Mi sono sempre occupata di profughi. A partire dai paesi dai quali loro provengono, fino al loro arrivo a Milano. Gli ultimi due progetti hanno riguardato la salute mentale nei campi profughi, prima del Mali e poi del Sud Sudan. Nel mezzo c’è stato anche Mare Nostrum, quindi ho lavorato nell’accoglienza sulle navi nel Mediterraneo.
Dal 2002 collaboro con L’Associazione Medici Volontari Italiani e lavoro con i profughi anche in Italia. Sia con i richiedenti asilo che con i profughi transitanti, siriani ed eritrei, nei centri di accoglienza di Milano.Attualmente lavoro come medico e psicologa in 7 centri di accoglienza in provincia di Varese.Ho insegnato nella Scuola di Psicoterapia Transculturale fondata a Milano dalla prof.ssa Rosalba Terranova

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Psicologia e razzismo

psicologia e razzismoSarà vero che la psicologia è razzista? E’ quello che sostiene Andrea Bocconi  in un articolo di qualche anno fa. L’ho letto solo perché ero incuriosita dall’associazione delle due parole: psicologia e razzismo. 

Cosa potevano avere in comune? Secondo lui moltissimo. Sostiene che noi abbiamo molto da imparare dai dispositivi di cura delle culture africane, per esempio, dispositivi che lui definisce “raffinati e complessi”. Sarà anche come dice lui, non c’è dubbio che esse possano sedurre chi cerca qualcosa di originale. A me però la prima cosa che viene in mente è che la nostra spettanza di vita è di ottantasei  anni, mentre quella media nei paesi africani è di cinquantadue anni.

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Ma quanti figli ho?

quanti figli ho 1Ho fatto i conti e ho stabilito che più o meno ho 905 figli, oltre ai due che sono nati dal mio matrimonio.

Ho fatto una media e ho pensato che dall’ottobre 2013 a oggi, almeno un profugo al giorno mi ha chiamato mamma, in tante lingue diverse.

Questa domanda me la sono posta due giorni fa quando a dirmi “grazie mamma “è stata una profuga somala di 23 anni.

Mi è stata portata in ambulatorio perché era evidente che aveva dei problemi fisici. Camminava in modo strano, impacciato, e i suoi occhi divergevano di 90 gradi.

“Ha bisogno di lei”, mi ha detto il bravo operatore, che parlava la sua lingua.

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Un medico del corpo deve essere anche un medico dell’anima

medico dell'animaOgni medico chirurgo può curare il corpo, ma non deve mai dimenticare che anche l’anima del  paziente spesso necessità delle sue cure.  In ogni situazione dobbiamo essere sensibili e attenti, specialmente nel lavoro con i profughi che di tragedie umane ne hanno vissute molte.

Invece purtroppo mi è capitato di incontrare spesso colleghi estremante terrorizzati che visitano i profughi tenendoli a una distanza di almeno di due metri, per paura di essere infettati da qualche malattia. Si rivolgono a loro con poche parole pronunciate con durezza e infine disinfettano la sedia su cui i pazienti sono stati seduti.

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Migranti coraggiosi

migranti coraggiosiMai come al giorno d’oggi si parla del disturbo da stress post traumatico, al quale nessun migrante sembra non possa sfuggire. Tutti i migranti, in teoria, dovrebbero esserne portatori. Sia quelli che arrivano a Milano provenienti dalle coste della Libia e hanno attraversato il Mediterraneo, sia quelli che hanno fatto un lungo percorso con autobus, treni, molto spesso camminando per giorni interi, e attraverso la rotta balcanica sono arrivati fino a noi.

Ora siamo fermi a un punto cruciale in cui tutto il mondo che ci circonda è destinato ancora a cambiare. Quasi tutti gli altri paesi europei hanno chiuso i loro confini mentre l’Italia non può chiudere il Mediterraneo.

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Psicologia dell’emergenza: come fare una terapia in Urdu

psicoterapia urduNon ho la minima idea di cosa si intenda ufficialmente per Psicologia dell’Emergenza. So che forse è quella di quando arrivano tanti psicologi ad assistere i sopravvissuti alle catastrofi, e va bene, ma per esempio non concordo che venga chiamata in questo modo la presenza di psicologi sulle navi che salvano in profughi nel Mediterraneo. Non mi convince, visto che lo stesso lavoro di rassicurazione, consolazione e ascolto lo sanno fare benissimo le crocerossine che quasi sempre sono presenti sulle navi stesse.

I profughi restano sulle navi pochissime ore, per cui non si ha neanche il tempo  per instaurare una relazione di aiuto vera e propria.
Quello che accadde al giorno d’oggi  però da una scossa anche alla mia creatività e immaginazione.

Mi ritrovo infatti a fare psicoterapie, cioè tutta una serie di incontri e di colloqui, con persone spesso  traumatizzate che necessitano di una presa in carico veloce e che so già si dovrà prolungare nel tempo.

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