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Psicologi a scuola

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Il progetto Educreando. Fase 1: il lavoro elaborativo

Il progetto Educreando Fase 1 il lavoro elaborativoCome si lavora con le emozioni dell’insegnante?
Come fa un insegnante a essere consapevole del perché quell’alunno le provoca rabbia o tristezza?
Di solito quando si parla di emozioni si parla di psicoterapia ma non tutti gli insegnanti ne hanno bisogno quindi come superare quest’impasse?
(Annamaria Improta)

Lavorando nel campo dell'istruzione, ci proponiamo di sperimentare e di proporre come replicabili, buone prassi educative, con una ricaduta non solo all’interno del sistema educativo ma che siano di più ampio respiro, in quanto investe la società nel suo complesso. Quello che proponiamo supera le buone pratiche di insegnamento, giacché introduce un nuovo campo di interazioni, con la gestione di progetti educativi tra le nazioni.

In questa prospettivasiamo partiti da due filoni di ricerca, realizzati tra Argentina e l'Italia, per indagare la dimensione inclusiva di realtà differenti, valorizzandone le peculiarità. In particolare un gruppo di ricerca di entrambi i paesi ha lavorato sulla soggettività del diverso da sé sia nella prospettiva di diversità culturale, sia nel panorama educativo del mondo della disabilità. La ricerca sulla soggettività della diversità culturale dei migranti nei diversi flussi migratori, ha permesso un riavvicinamento fecondo tra le due comunità per costruire percorsi educativi comuni.

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Nel primo filone di indagine si è lavorato, dunque, sull'asse delle identità locali, favorendo la conoscenza delle credenze. In un primo momento l'idea era di lavorare sull'identità locale, tanto nel luogo di partenza quanto in quello di arrivo, partendo in Argentina dalle scuole di formazione dei docenti1, dando così spazio a elaborazioni gruppali su situazioni di conflitto, approfondendo situazioni di desiderio e nostalgia nel corso del XXI secolo. Successivamente con il progetto “Il recupero della memoria collettiva2 sono stati inclusi studenti di scuola secondaria a cui migranti anziani raccontavano la loro storia, in maniera tale da offrire una forma di riscatto in entrambe le società: le memorie come processo di soggettivazione in transito. Questo approccio ha avuto il vantaggio che gli insegnanti non erano “accademici” per cui si è realizzato uno slancio affettivo (e affettuoso) tra diverse generazioni che hanno avuto la possibilità di entrare in empatia con l'altro, finalizzato contemporaneamente a costruire una conoscenza esperienziale e riflessiva, attraverso la metodologia di ricerca della memoria autobiografica di storie di vita, trasmesse per via orale.

Nel secondo filone di indagine si è lavorato, invece, all’interno del panorama educativo del mondo della disabilità nella prospettiva dell’inclusione. In Italia siamo partiti dalla lunga tradizione di inclusione delle diversità sia a livello nazionale, sia nel microcosmo dell’esperienza di scuole nel quale il modello inclusivo è da anni uno dei punti di forza del POF. In particolare la ricerca è stata portata avanti all’interno di una scuola secondaria di primo grado della provincia di Napoli, da anni impegnata per l’inclusione scolastica delle diversità, considerandole patrimonio e risorsa per l’intera comunità educativa. Le pratiche educative inclusive realizzate nel corso degli anni hanno dimostrato come la valorizzazione delle differenze può migliorare il contesto formativo per tutti gli alunni, consolidando i rapporti tra i pari. Nel corso di tale ricerca particolarmente proficue sono state l’utilizzo di metodologie quali l’analisi della domanda, l’autobiografia come narrazione e costruzione di sé, la scrittura creativa e l’approccio enativo con il coinvolgimento del corpo.

Utilizzando le molteplici esperienze dei due gruppi di lavoro la sfida dunque è dunque promuovere un cambio di mentalità del docente, una risorsa che introduce un rinnovamento nel “desiderio di insegnare e imparare”. In questo caso si tratta di un metodo pedagogico che rappresenta la creazione di spazi per il pensiero, di comunicazione e comprensione in cui docenti e studenti provenienti da diverse nazioni possono sperimentare la sensazione di essere accolti da un “ambiente potenziatore dello sviluppo e dell’apprendimento”. Gli attori sociali possono nutrirsi di un confronto ossigenante derivante dal lavoro di rete che introduce elementi di lavoro collaterali rivitalizzanti che motivano all’impegno favoriscono il raggiungimento di alti standard a livello qualitativo.

In questa fase è apparsa necessaria una formazione per tutti gli operatori coinvolti che valorizzasse la soggettività del docente nella relazione educativa, per implementare un lavoro significativo. Molto spesso si sente parlare dell’importanza dell’aspetto emozionale nella relazione educativa, come elemento cardine per rivitalizzare il processo di insegnamento-apprendimento.

Ma come si lavora con le emozioni dell'insegnante?

Come fa un insegnante a essere consapevole del perché quell’alunno le provoca rabbia o tristezza?

Di solito quando si parla di emozioni si parla di psicoterapia ma non tutti gli insegnanti ne hanno bisogno quindi come superare quest’impasse?

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Per promuovere una nuova mentalità di un docente capace di generare processi inclusivi attraverso la valorizzazione di processi intersoggettivi la nostra proposta è la realizzazione di una formazione relazionale specifica, attenta a valorizzare le narrazioni del docente, per acquisire consapevolezza del proprio percorso emozionale, attraverso una ridefinizione degli aspetti emotivi nella relazione educativa, dove ampio margine di intervento è a carico degli psicologi.

Lungi dall’essere esaustiva la riflessione qui proposta vuole essere l’apertura su una tematica che meriterebbe una più ampia articolazione, per la quale si rimanda alla bibliografia.

 Nel post successivo verranno presentate le ipotesi di lavoro.

 

Bibliografia:

 

Note

1 Corrispondenti in Italia alla Lauree in scienze della formazione e ai cicli dei corsi di Tirocinio Formativo Attivo.

2 In collaborazione con Fabio Ragone. Presidente Associazione Tanos. Phd Università di Barcellona.

 

 


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