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La coppia non è un obbligo ma una scelta creativa

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La coppia non è un obbligo ma una scelta creativa. Ecco una frase che io ripeto spesso e che ultimamente è diventata il motto di un bel progetto che sto portando avanti con due colleghe. Nel mondo contemporaneo, incontrarsi in amore è una sfida. Non è una prescrizione.

Nell’Occidente post-moderno si può vivere benissimo da soli/da sole, si può ambire alla single-tudine o scegliere altre strade per soddisfare le proprie esigenze affettive.

È probabile che qualcuno di voi in questo preciso momento stia storcendo il naso al pensiero di un Eros libero ma non necessariamente libertino. Le vie dell’amore oggi come oggi si diramano in ‘luoghi culturali’ di transizione e in continuo rimescolamento.

Eros e Psiche abitano in aree di confine tra posizioni individuali e collettive, spazi che si riflettono dalla e attraverso la rete sociale e dei Social. Siamo in tanti e siamo spesso insofferenti alle regole – anche a quelle del mercato, se per ogni proposta di ‘dover essere’ prende subito forma il messaggio uguale e contrario.

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Dai mass media e dal ‘conscio collettivo’  che proclama i suoi editti attraverso gli stessi, arrivano chiare e forti le voci dell’attualità: “Sposati oppure vivi viaggiando da solo/a. Fai figli, e, se non puoi averne, utilizza qualsiasi mezzo (tecnologico o umano) per ottenere lo status della genitorialità, oppure rinuncia e godi la vita come viene… ”  Insomma: fai un po’ come credi.

In questo scenario di libertà possibile la questione che resta aperta è: sei/siamo in grado di gestirla, questa… libertà?

Con due colleghe esperte in psicoterapia sistemico-relazionale, Alessandra Giordano e Cristina Moretta ci siamo interrogate e continuiamo a riflettere sull’opportunità di creare momenti di condivisione sul tema della relazione sia i singoli – partendo dall’idea che, prima di tutto, siamo tutti come minimo una ‘coppia’ dentro di noi, e questo incontro interiore con noi stessi è un po’ la conditio sine qua non di ogni rapporto affettivo. L’incontro dello psicodramma e della psicoterapia di gruppo (quel che porto nella mia valigia esperienziale e professionale) con la psicoterapia della coppie e della famiglia è per me (e anche per le colleghe) assai stimolante.

Prima di formare una coppia con l’altro siamo una coppia dentro di noi, nella nostra psiche. Siamo come minimo doppi. Non sempre ce ne rendiamo conto. Non è scontato che si stia bene insieme, che il nostro Io vada naturalmente d’accordo con le parti in ombra – con la nostra ‘Ombra’. Non necessariamente si va d’accordo con il proprio ‘Animus’ – la parte maschile nella donna, secondo Carl Gustav Jung – o con la propria ‘Anima’ – viceversa, il femminile nell’uomo.

Di certo, la relazione affettiva tra due esseri umani – la coppia – non è già definita nelle sue vicissitudini; piuttosto, è un percorso di “inquieta fratellanza” (cito Nadia Fusini, “Uomini e donne – una fratellanza inquieta”, Donzelli, 1995) che comincia nella nostra mente e che a livello sociale, a ben guardare, è ‘nato ieri’. La coppia amorosa è una creazione sviluppatasi nel tempo ed è oggi una scelta tra le opzioni a disposizione. Nessuno ci obbliga. Lo stare insieme è un percorso sempre in fieri, una danza tra contrasto e condivisione, una prospettiva di desiderio che richiede di essere nutrito con l’impegno. Un esercizio quotidiano di  ascolto nell’incontro.

Ciò detto forse partendo da questi presupposti di libertà, possiamo lavorarci davvero, insieme all’altro. Possiamo amarci. Per poter accogliere la sfida, occorre abbandonare l’idea che le cose debbano essere come gli altri le vogliono per noi – non possiamo essere come l’altro ci vuole – ma dobbiamo anche accogliere il fatto che l’amato o l’amata non indossino necessariamente l’abito-ruolo che intendiamo cucire per lui o lei.

La scelta di libertà si svolge in un terreno che è quello della relazione, un orizzonte a portata di mano  ma è anche una storia tutta da concordare, da costruire.

La coppia non è scontata nemmeno storicamente. Nelle società tribali non era e non è affatto la norma. C'è la tribù e ci sono intrecci di narrazioni individuali nel collettivo, uno scenario nel quale la donna ha spesso un ruolo subordinato. Dagli studi di antropologia culturale emerge piuttosto il ‘Big Man’, il capo scelto per la sua forza o per caratteristiche dominanti. I bambini sono tutti figli della tribù. La stratificazione di genere è forte e lo status dipende anche dal genere – maschile. Il gruppo conta più degli individui.

Oggi, in molti luoghi delle terre emerse abbiamo finalmente una libertà amorosa da gestire. Ma la libertà è impegnativa. A volte, nonostante tutto, ci scopriamo vincolati interiormente ad antichi tabù.

Figli di una cultura di stampo cattolico, non possiamo dimenticare che la Bibbia nasconde tra le sue pagine elementi archetipici intrisi di oscurità. Nelle storie del libro che molti di noi ritengono sacro, troviamo le  tracce di relazioni poligame. Abramo stesso è un esempio interessante. La sua relazione con Sara e Hagar. L’accordo per il concepimento.

Nei paesi islamici la poligamia non è una faccenda strana: è piuttosto la norma, almeno come ipotesi, se a un uomo sono concesse ben quattro mogli. In questo tipo di cultura, però, non è accolta di buon grado l’omosessualità e, relativamente agli uomini e alle donne, meno è accettato il valore della libertà femminile meno è accolta una sessualità che non stia nella norma condivisa e imposta del Corano.

Per par condicio ricordiamo che esiste anche la poliandria. In alcune zone dell’India antica e della Cina, in Tibet e in altri splendidi luoghi, così esotici e lontani da noi. In alcuni casi, diventa accettabile perché socialmente utile che una donna abbia più relazioni, come quando una moglie viene condivisa tra fratelli.

Non vi voglio fare un trattato storico. Dico solo che la coppia come la conosciamo oggi – un Io e un Tu – è in qualche modo una possibilità tra le altre, una rivoluzione, piuttosto che un limite, se la si vede in questo modo. Un qualcosa che subisce alterne vicende nelle epoche e nei vari paesi.

Comprendersi a due è d’altronde un percorso che comincia presto, ed è anche qui che nascono le basi per i più grandi rifiuti: le ombre della relazione madre-figlio/a e padre-figlio/a nel sistema famiglia . Dalla diade madre-neonato alla separazione che crea il mondo, la coppia si forma come insieme di due persone che sono però due individui. Stare insieme - per mutuo aiuto, cura, passione, soccorso, condivisione. Ora possiamo dire che si tratta di un percorso da costruire.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Luci e ombre nella coppia di oggi - analisi dei mutamenti nelle relazioni tra uomini e donne, a cura di Jole Baldaro Verde e Roberto Todella
  • Psicosociologia della genitorialità, a cura di S.A. Martini, autori vari, Golem Ed., 2017

 

Crediti immagine: Love Among the Ruins (1894) di Edward Burne-Jones

 

 


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