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LE CONSEGUENZE DI QUANDO LA FAMIGLIA NON È UN NIDO SICURO

LE CONSEGUENZE DI QUANDO LA FAMIGLIA NON e UN NIDO SICURO

I danni che la violenza assistita provoca sono (…) un problema culturale: una cultura diffusa che vuole preservare, sempre e comunque, la figura del padre, nel desiderio di conservare un’idea presepiale di famiglia stereotipata dove, sempre e comunque, le figure genitoriali vanno preservate, e che ha la vista corta perché questi bambini manifesteranno con buona probabilità, non solo difficoltà nel presente, sia con gli adulti che col gruppo dei pari, ma anche nel futuro, inficiando le proprie relazione affettive adulte

(Concetta Gentili)1

Continuando il discorso del post precedente mi soffermo ora su cosa succede alle bambine e ai bambini quando in case sperimentano situazioni di violenza, assistita o subita e quali possono essere le conseguenze nelle loro relazioni successive, che possono ripercuotersi lungo l’arco di tutta la loro vita.

L’obiettivo è da un lato tracciare un percorso che parte dalla famiglia, passa dalla scuola, per avere poi risvolti più ami nella società, non per fornire un alibi ma per conoscere più da vicino un fenomeno che non è solo psicologico ma anche sociale e culturale. La prospettiva è quella di implementare, anche a scuola, attività di prevenzione primaria e secondaria, come quelle che da anni mettiamo in atto all’interno delle sperimentazioni del Modello Educreando© Binazionale2. La scuola ha infatti un osservatorio privilegiato in quanto entra nella vita di tutte le famiglie e quindi un ulteriore obiettivo è quello di cogliere precocemente i segnali in situazioni di “rischio” per riconoscerle e intervenire tempestivamente.

L'esposizione alla violenza domestica può essere alla radice di una varietà di disturbi o comportamenti a rischio. Le vittime di violenza assistita possono manifestare problemi di depressione, bassa autostima, ansia, aggressività, scarsa gestione della rabbia, stati di agitazione ed irrequietezza, competenze sociali e relazionali limitate, abilità motorie ridotte, alterazioni del ritmo sonno/veglia con disturbi del sonno come incubi o enuresi notturna, propensione alla somatizzazione, capacità empatiche compromesse, comportamenti regressivi, autolesionismo, disturbi alimentari, coinvolgimento in atti di bullismo, uso di alcol e sostanze, e un rendimento scolastico scadente, talvolta associato a problemi di apprendimento. Essi si ripercuotono sia in tenera età, sia crescendo in adolescenza, fase di per sé fase delicata che risente delle mancanze pregresse che questi figli hanno sperimentato sulla loro pelle, tramite relazioni di attaccamento verso i genitori danneggiate e disorientanti.

Uno dei principali problemi evidenziati nei bambini che hanno assistito a episodi di violenza domestica è l'impatto sull' “attaccamento”. I bambini, nel contesto della violenza domestica, possono sviluppare comportamenti precocemente adulti, prendendosi cura e proteggendo la madre maltrattata. Si verifica così una inversione di ruoli, in cui il figlio assume il ruolo di prendersi cura dell'adulto, cercando di evitare conflitti e violenze attraverso strategie come rispondere al telefono in modo selettivo. Allo stesso tempo, cercano di mantenere il controllo sulla madre maltrattata, ad esempio rifiutandosi di separarsene.

I bambini maschi cresciuti in tali contesti possono imparare il disprezzo verso le donne, gli stereotipi di genere e gli atteggiamenti negativi verso modelli maschili che non rispettano l'ideale di forza, virilità e potenza.

Le bambine, identificandosi con la madre, potrebbero sviluppare una bassa autostima, percependosi come fragili e senza valore, cercando in futuro relazioni dove sono subordinate.

Questa esperienza influisce notevolmente sui comportamenti delle coppie adolescenti, poiché i ragazzi, avendo appreso che la violenza è tollerata e accettabile nell'affettività, potrebbero manifestare comportamenti maltrattanti nei confronti delle ragazze, senza assumersi la responsabilità delle loro azioni.

Allo stesso tempo, le ragazze che hanno assistito a violenze tra i genitori potrebbero interiorizzare l'idea che una relazione oppressiva o abusiva sia normale e accettabile.

La violenza nelle relazioni intime tra genitori ha anche conseguenze sulle differenze di genere, poiché i bambini interiorizzano modelli disfunzionali basati sull'identificazione con la figura di riferimento del proprio sesso.

Sia maschi sia femmine apprendono modelli relazionali in cui l'affettività è legata alla sopraffazione reciproca, e l'uso di aggressività e violenza è considerato ammissibile e giustificato. Questo perpetua pericolosamente l'idea che la violenza sulle donne sia un modo accettabile e normale di gestire le relazioni affettive, contribuendo a radicare ulteriormente l'ineguaglianza di genere nella società attraverso le generazioni.

 

Las consecuencias de cuando la familia no es un nido seguro3

Los daños que causa presenciar la violencia son (...) un problema cultural: una cultura extendida que quiere preservar la figura del padre, siempre y en todo caso, en el deseo de preservar una idea estereotipada de la familia donde, siempre y a pesar de todo, hay que preservar las figuras parentales, y que tiene miopía porque estos niños muy probablemente manifestarán no sólo dificultades en el presente, tanto con los adultos como con sus pares, sino también en el futuro, empañando sus relaciones afectivas adultas

(Concetta Gentili)

Continuando con el discurso del post anterior, me detendré ahora en lo que les ocurre a las chicas y chicos cuando viven situaciones de violencia, presenciada o sufrida, en casa, y cuáles pueden ser las consecuencias en sus relaciones posteriores, que pueden repercutir a lo largo de toda su vida.

Se trata, por un lado, de trazar un camino que empieza en la familia, pasa por la escuela y luego tiene más implicaciones en la sociedad, no para ofrecer una coartada, sino para conocer mejor un fenómeno que no es sólo psicológico, sino también social y cultural. La perspectiva es implementar, incluso en la escuela, actividades de prevención primaria y secundaria, como las que venimos implementando desde hace años dentro de las experiencias del Modelo Educreando© Binacional4. De hecho, la escuela tiene un observatorio privilegiado, ya que entra en la vida de todas las familias y, por lo tanto, otro objetivo es captar los primeros signos de situaciones de "riesgo" para reconocerlos e intervenir a tiempo.

La exposición a la violencia doméstica puede estar en el origen de diversos trastornos o comportamientos de riesgo. Las víctimas de la violencia presenciada pueden manifestar problemas de depresión, baja autoestima, ansiedad, agresividad, mal manejo de la ira, estados de agitación e inquietud, limitación de las habilidades sociales e interpersonales, deterioro de las habilidades motoras, alteración de los ritmos de sueño/vigilia con trastornos del sueño como pesadillas o enuresis nocturna, propensión a la somatización, deterioro de las habilidades empáticas, comportamientos regresivos, autolesiones, trastornos alimentarios, implicación en acoso escolar, consumo de alcohol y sustancias, y bajo rendimiento escolar, a veces asociado a problemas de aprendizaje. Tienen repercusiones tanto a una edad temprana como a medida que crecen hacia la adolescencia, una fase de por sí delicada que se ve afectada por los fracasos que estos niños han experimentado en primera persona en su pasado, a través de relaciones de apego dañadas y desorientadoras con sus padres.

Uno de los principales problemas evidenciados en los niños que han sido testigos de violencia doméstica es el impacto en el “apego”. Los niños, en el contexto de la violencia doméstica, pueden desarrollar un comportamiento adulto precoz, cuidando y protegiendo a la madre maltratada. Así, se produce una inversión de roles, en la que el niño asume el papel de cuidador del adulto, intentando evitar el conflicto y la violencia mediante estrategias como contestar al teléfono de forma selectiva. Al mismo tiempo, intentan mantener el control sobre la madre maltratada, por ejemplo, negándose a separarse de ella.

Los niños varones criados en estos contextos pueden aprender el desprecio hacia las mujeres, los estereotipos de género y las actitudes negativas hacia los modelos masculinos que no responden al ideal de fuerza, virilidad y poder.

Al identificarse con sus madres, las niñas pueden desarrollar una baja autoestima, percibiéndose a sí mismas como frágiles y sin valor, y buscar relaciones en las que estén subordinadas en el futuro.

Esta experiencia influye mucho en el comportamiento de las parejas adolescentes, ya que los chicos, al haber aprendido que la violencia es tolerada y aceptable en la afectividad, pueden manifestar un comportamiento abusivo hacia las chicas, sin asumir la responsabilidad de sus actos.

Al mismo tiempo, las niñas que han sido testigos de violencia entre sus padres pueden interiorizar la idea de que una relación opresiva o abusiva es normal y aceptable.

La violencia en las relaciones íntimas entre los padres también tiene consecuencias en las diferencias de género, ya que los niños interiorizan modelos disfuncionales basados en la identificación con la figura de referencia de su propio sexo.

Tanto los niños como las niñas aprenden modelos relacionales en los que la afectividad está vinculada a la dominación mutua, y el uso de la agresión y la violencia se considera permisible y justificado. Esto perpetúa peligrosamente la idea de que la violencia contra las mujeres es una forma aceptable y normal de manejar las relaciones afectivas, contribuyendo a afianzar aún más la desigualdad de género en la sociedad a través de las generaciones.

 

Bibliografia

 

Supervisione alla traduzione in castellano: Carla Raschia.

 

 

Note

1. Gentili, C. (2016). Violenza assistita: riconoscerla per evitare le conseguenze. In https://www.direcontrolaviolenza.it/violenza-assistita/

2. Vedi post precedenti.

3. Clicando en el hipervínculo se accede directamente a la versión en castellano. Cliccando sul collegamento ipertestuale si accede direttamente alla versione in castellano (spagnolo).

4. Véanse los posts anteriores.

 

 

 

 

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FRANCO BASAGLIA E I MANICOMI POST DUEMILA
Quando la famiglia non è un nido sicuro
 

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