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PURAMENTE BIANCO

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Kandinsky 1923 Sul bianco

di Valeria Bianchi Mian e Valentina Marra

Un viaggio attraverso i colori, svelando miti, fiabe, simbologie dell’anima. La purezza del bianco esalta l'ascesa della mistica sposa nell’opus alchimistica. Luna che splende nel cielo notturno, bianca Unio Mentalis. Nella nostra cromoterapia archetipica, bianca è la salute, quando cominciamo a essere consapevoli della necessità di prenderci cura di noi stessi/e.

L’oca bianca è la sposa

di Valeria Bianchi Mian

L'oca bianca richiama "l'uccello di Ermete" e, così come il cigno bianco, ha a che fare con la simbologia della congiunzione degli opposti. È la sposa in albedo - la mistica Regina pronta all'unione con il principio maschile, sulla strada che porterà al colore rosso, la rubedo.

L'esagramma numero 53 del Libro dei Mutamenti è Tsienn-Lo Sviluppo (Il Progresso Graduale). L'immagine del segno è un albero che sorge e cresce lentamente sulla cima del monte. L'albero "non cresce a vista d'occhio come le piante di palude, bensì la sua crescita avviene gradatamente".

L'oca regale è il simbolo che nello sviluppo rappresenta il vincolo coniugale. Di lei si dice che "dopo la morte dello sposo essa non si unisce più ad alcun altro". Lungo tutte le linee del segno, l'oca si alza in volo dall'acqua alle alture evolvendosi gradatamente fino a raggiungere le alte nubi.

Le penne cadute sulla terra a questo punto vengono usate per le Sacre Danze e qui "la vita è conclusa".

"L'opera sia compiuta davanti a noi. Alta nel cielo si eleva la via che si percorre come il librarsi del volo delle oche reali quando esse hanno abbandonato ogni contatto con la terra. Ed esse volano e mantengono l'ordine del volo formando figure dalle linee severe".

Per l'alchimista Gerardus Dorneus, la fase del colore bianco corrisponde all'Unio Mentalis, quando l'anima si unisce allo spirito nella sublimazione.

(da E. Edinger, The Mysterium Lectures)

L’oca bianca mi rammenta il meraviglioso volo di Nils Holgersson. In lingua svedese, Nils Holgerssons underbara resa genom Sverige è un romanzo per bambini, una bella favola pubblicata nel 1906 dalla svedese Selma Lagerlöf. La scrittrice tre anni dopo l'uscita del romanzo sarebbe diventata la prima donna a fregiarsi del Premio Nobel per la letteratura. Insegnante elementare, Selma pensò inizialmente a un libro didattico di geografia da utilizzare nelle scuole, grazie alla felice fusione di fantasie popolari tipiche della Svezia con realtà etologiche in un tomo di accattivante lettura. Il risultato andò oltre ogni aspettativa e il libro divenne un classico della letteratura per l'infanzia.

Dalla storia di Nils è tratto anche un cartone animato molto bello, ben noto a chi come me è stato bambino negli anni Ottanta.

Lo stesso Konrad Lorenz vanta tra i propri imprinting proprio la lettura delle avventurose peripezie del fanciullo volante.

La storia è ambientata all'inizio del XX secolo. Nils ha dieci anni e vive con i genitori a Vesvemmenhög, un villaggio della Scania, regione a sud della Svezia. È un monello, è crudele, si diverte a maltrattare e a fare scherzi pesanti agli animali che vivono nella fattoria dei genitori. Un giorno però ne combina una di troppo: vede un coboldo che sta facendo il bagno in una bacinella e fa l'errore madornale di catturarlo con un retino per farfalle. Lo gnomo, per vendicare l'affronto subito, con un incantesimo trasforma Nils in una creatura piccolissima capace di capire il linguaggio degli animali. Qualcosa di simile alla qualità insita nel Peter Pan di James Matthew Barrie.

Il ragazzo potrà finalmente capire che cosa mormorano gli animali del cortile, proprio quelli che aveva sempre tormentato, e cosa pensano di lui; ora che è così piccolo tutti desidererebbero vendicarsi. Arriva l'autunno e alla fattoria giungono le oche migratrici, le quali invitano le oche domestiche ad unirsi a loro per dirigersi in Lapponia, invece di finire in padella. Anche l'oca Martin sente il richiamo e Nils che tenta di fermarla viene trasportato in volo...

Nils inizia un fantastico viaggio alla scoperta del mondo e della natura, tra mille avventure vissute in tanti luoghi del Nord Europa. È senza dubbio anche un viaggio interiore, un'occasione per crescere e per maturare. Si tratta, dopotutto, di un romanzo di formazione. Nils riuscirà a diventare grande dopo che, ritornato a casa, compirà un estremo gesto di amicizia, tale da convincere lo Gnomo ad annullare la magia. Alla fine della storia Nils saluterà le oche selvatiche, le quali nel frattempo sono diventate sue amiche, anche se purtroppo non riuscirà più a comprendere le loro grida di saluto. Il bambino è ormai diventato grande e ai grandi è preclusa la capacità di parlare agli animali. Peter Pan, Nils Holgersson, Mary Poppins hanno una qualità in comune: la comprensione del verbo animale è un dono del Puer e della Puella, il linguaggio dei linguaggi dell’anima.

Bianco è il colore delle oche, delle spose mistiche, della Luna. Albedo alchemica che indica un momento magico, dunque, quello che ci unisce alla natura. La carta dei Tarocchi che associo a questo colore, oltre alla Luna, è la Papessa (arcano II), controparte terrena della capacità di ascolto della poesia del silenzio notturno.

Il bianco bianco

di Valentina Marra

Con il suo contrario, il nero, il bianco si colloca alle due estremità della scala cromatica. Si colloca, pertanto, all’inizio e alla fine della vita diurna e del mondo manifestato, ma il momento della morte è transitorio, è una cerniera del visibile e dell’invisibile; è, quindi, un altro inizio. È così, che il bianco, candidus, è il colore del candidato, ovvero di chi sta per cambiare condizione. Nella colorazione dei punti cardinali, come ricorda Chevalier, è comprensibile che la maggioranza dei popoli ne abbia fatto il colore dell’Est e dell’Ovest, cioè dei punti estremi e misteriosi, dove ogni giorno nasce e muore il sole. Il bianco dell’Ovest è un bianco opaco che assorbe l’essere e lo introduce nel mondo lunare. Porta all’assenza, il vuoto notturno, alla scomparsa dei colori diurni. Il bianco dell’Est è quello del ritorno: è il bianco dell’alba in cui appare la volta celeste, ancora priva di colori ma ricca di potenziale ove macrocosmo e microcosmo si sono incontrati durante il passaggio nel ventre notturno. E così, come scrive il noto pittore Kandinsky: “Il bianco, che molti considerano spesso un non-colore, è come il simbolo di un mondo nel quale sono spariti i colori in quanto proprietà delle sostanze naturali… il bianco opera sulla nostra anima come il silenzio assoluto. Il silenzio non è morto, trabocca di possibilità vive…È un niente pieno di gioia giovanile o, per meglio dire, un niente antecedente alla nascita, antecedente all’inizio. Così è forse risuonata la terra, bianca e fredda, nei giorni dell’epoca glaciale.”

James Hillman, nel testo, Sul mio scrivere, accenna a tre tipi di bianco:  il primo si riferisce alla bianchezza dei cieli, ovvero al bianco percepito attraverso la prospettiva archetipica del padre che è nei cieli, spirituale, simbolo che ben conosciamo nella religione Cristiana. C’è un bianco che è bianco dell’innocenza; noi abbandoniamo il padre archetipo nei cieli per il bambino candido, semplice e puro. Infine, c'è un bianco di Anima, riferito alla fase di Albedo alchemica.

Concludo con una poesia di Pessoa:

La neve pose una tovaglia silenziosa su tutto.
Non si sente se non ciò che accade dentro casa.
Mi avvolgo in una coperta e non penso neppure a pensare.
Sento un piacere d’animale e vagamente penso,
e m’addormento senza minor utilità
di tutte le azioni del mondo.

Fernando Pessoa, Un’affollata solitudine

Testi:

  • I King. Il libro dei mutamenti, Gli Adelphi
  • Jung C. G., Mysterium coniunctionis, Bollati Boringhieri
  • Pessoa F., Un’affollata solitudine, Ed. Bur
  • Chevalier e Gheerbrant, Dizionario dei simboli, edizioni Bur
  • Hillman J., Sul mio scrivere, Edizioni Magi

 

Credits Immagine: Kandinsky 1923, Sul bianco

 

 

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