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I blog di Psiconline

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Parliamo di Psicologia insieme ai nostri amici online...

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I BES nella scuola oggi: lo stato dell’arte

I BES nella scuola oggi lo stato dellarteLa saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza.
(Gregory Bateson)

A circa quattro anni dall’emanazione della normativa sull’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali e dopo aver riflettuto sui punti di debolezza e i punti di forza della normativa il focus di questa riflessione sarà l’organizzazione delle scuole in relazione a detti alunni.

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I B.E.S. nella scuola oggi: il problema dell’individuazione

i bes nellla scuola di oggiStrumenti compensativi [e misure dispensative] non sono medicinali da prescrivere con ricetta medica, come sembra leggendo certe diagnosi, ma degli strumenti didattici con i quali, in certi casi e a certe condizioni, è possibile bilanciare (compensare significa proprio "bilanciare") un disturbo o una difficoltà…[…]

È emblematico ad esempio, l'atteggiamento verso la calcolatrice il cui impiego a scuola, che non è vietato da nessuna norma,[…]ma viene spesso ammesso solo se imposto da un'autorità sanitaria esterna, come un farmaco pieno di controindicazioni da assumere sotto rigorosa prescrizione medica.

Non è quindi agli specialisti che dobbiamo chiedere di fare un passo indietro quanto piuttosto alla scuola di farne, con decisione, almeno un paio in avanti.

(Flavio Fogarolo)

Per chiarezza cominciamo a fare un discrimine: i B.E.S. non si certificano! A dirlo è Flavio Fogarolo, formatore, vicepresidente dell’Associazione Lettura Agevolata di Venezia e collaboratore del Centro Studi Erickson.

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Luci ed ombre della normativa sui B.E.S.

luci ed ombre sui besCosta meno caro aiutare un giovane a costruirsi
che aiutare un adulto a ripararsi.
(Anonimo)

All’indomani dell’emanazione della Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 e della relativa Circolare applicativa relative a “Strumenti di intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica” si accese un ampio dibattito, tra detrattori e difensori circa le effettive opportunità offerte da tale norma.

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#Sfida Autismo

giornata mondiale autismoPiù che di “autismo” sarebbe più opportuno parlare di “autismi”, o, meglio ancora, sarebbe il rinunciare alle etichette e concentrarci su quel bambino che magari non sa giocare, comunicare, esprimere le proprie emozioni, che vive in una condizione di isolamento perché le interazioni sociali sono precluse ai diversi, ma che sa offrirci la ricchezza della sua diversità, da cui tutti abbiamo da imparare.
 (Eugenio Serravalle)1

In occasione della “Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo” che si è celebrata a livello internazionale il 2 aprile, metto in stand by la discussione che sto portando avanti sulle problematiche degli altri alunni con Bisogni Educativi Speciali, per dedicare questa mia riflessione alla sfida dell’autismo, per sottolineare quanto spesso ho affermato nei miei precedenti post: ciascuno va rispettato,  per l’intrinseco valore che porta dentro di sé, valorizzando ciò che di positivo, bello, significativo  ha da dare!

Del resto a me non è mai piaciuta la definizione “autistico”, preferisco “affetto da autismo” giacché il soggetto non è la malattia ma ben altro… In questa prospettiva è necessario riflettere su come la convivenza con i coetanei rappresenta per tutti (alunni con autismo e normo dotati) un’occasione unica per sperimentare apprendimenti funzionali con il diverso da sé,  insieme al/ai quale/i imparare a comprendere il mondo, imparandone le regole, per generalizzare via via in altri contesti le abilità apprese a scuola. Certo è un’operazione ardua e complessa, che necessita della collaborazione di tutte le figure interne ed esterne che ruotano intorno all’alunno, anche prevedendo adattamenti organizzativi dell’ambiente scolastico e un impiego di tutte le risorse disponibili.

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Pillole di … B.E.S. - Riflessioni sulla normativa

pillole di besSe si perdono i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola.
È un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
(Don Lorenzo Milani)

A più di trent’anni dall’emanazione della legge 517 la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012  e della relativa Circolare applicativa n°8 del 6/3/2013 relative a “Strumenti di intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica” propone un ripensamento di alcuni aspetti dell’intero sistema scolastico.

Sul piano culturale un’influenza rilevante è data dalla classificazione diagnostica ICF (International Classification of Functioning)1 dell’OMS, che considera la persona nella sua totalità, secondo il modello interpretativo bio-psico-sociale. In questa prospettiva il contesto ha un’importanza rilevante nella determinazione di una situazione di difficoltà, giacché ciascun alunno/a può trovarsi, anche solo temporaneamente, in un periodo critico e di questo la scuola non può non tenerne conto.


Diviene fondamentale pertanto un rafforzamento della cultura dell’inclusione, e ciò anche mediante un approfondimento delle relative competenze degli insegnanti curricolari, finalizzata a ad una più stretta interazione tra tutte le componenti della comunità educante. A tal proposito nascono i Centri Territoriali di Supporto (CTS) e i Centri Territoriali per l’Inclusione (CTI) come interfaccia tra l’Amministrazione e le scuole2.

Il riconoscimento del fatto che l’area dello svantaggio scolastico sia molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit, fa sì che la necessità di una didattica personalizzata sia attuata anche per tutti quegli alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

Come anticipavo nel post precedente3 l’area degli Special Educational Needs comprende tre sotto-categorie:

  1. disabilità
  2. disturbi evolutivi specifici (quindi anche DSA)
  3. svantaggio socioeconomico, socioaffettivo, linguistico o culturale. 

Tralasceremo in questa discussione l’area della disabilità e dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, in quanto già affrontate in post precedenti e focalizzeremo la nostra attenzione sulle altre condizioni che determinano le difficoltà per le quali è possibile rientrare nell’area degli alunni con B.E.S..

Per quanto riguarda il punto 2 la normativa, rifacendosi alla comune origine nell’età evolutiva, comprende nei “disturbi evolutivi specifici”, oltre ai DSA  anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell’attenzione e dell’iperattività, e tutte quelle condizioni di disfunzionalità che rientrano in una situazione clinica, (come ad esempio il Mutismo Selettivo) senza compromissione del funzionamento intellettivo. L’area più “spinosa” è quella del funzionamento intellettivo limite, laddove la normativa dice “può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico” sul quale mi soffermerò nel prossimo post su “Luci ed ombre della normativa sui B.E.S.”.

Per quanto riguarda il punto 3 la normativa punta lo sguardo anche su quegli alunni che si trovano in condizione di svantaggio per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta, individuato in base a elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli operatori dei servizi sociali), e a ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche. In questa prospettiva è opportuno predisporre, per gli alunni così individuati, percorsi di personalizzazione del processo di apprendimento o il Piano Didattico Personalizzato che conterrà le strategie educative e didattiche che verranno adottate per un tempo limitato. L’efficacia del PDP andrà quindi monitorata costantemente giacché, essendo una condizione transitoria, potrà essere sospeso in vista di recupero dello svantaggio.

Ulteriori indicazioni riguardano la possibilità di:

  • adottare strumenti compensativi e misure dispensative (come per gli alunni con DSA);
  • utilizzare le 2 ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria per il potenziamento della lingua italiana da parte di alunni stranieri.

Sicuramente quindi si tratta di una bellissima pagina di psico – pedagogia che aprirebbe ad ampi spazi d’intervento psicologico ma … contiene non poche criticità, sulle quali approfondiremo nel prossimo post.

 

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[1] O.M.S., (2007). ICF-CY. Trento: Erikson.

[2] Un maggiore approfondimento su CTS e CTI nel post conclusivo di quest’approfondimento sui B.E.S. “Le parole per dirlo”.

[3] Improta, A. (2017).  I BES … questi (s)conosciuti. Post del 27 Febbraio sul Blog Psicologia a scuola.

 

 

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