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I blog di Psiconline

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Parliamo di Psicologia insieme ai nostri amici online...

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L’inclusione possibile: Tra il dire e il fare … c’è di mezzo la disABILITÀ

tra il dire e il fare disabilitaIn casa di Alessandro non ci sono specchi.
La madre li ha tolti molti anni fa perché non si potesse specchiare,
non potesse vedere che “..è handicappato..”, “..è diventato brutto..”.
[…] ...la sua condizione umana potrebbe essere emblematicamente
sintetizzata in una parola; egli è l’inatteso...
da La casa senza specchi1
 di Montobbio & Grandona (1994)

In occasione della Giornata mondiale delle persone con disabilità, svoltasi il 3 dicembre, vorrei avviare una riflessione su tale condizione. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affermato che “la capacità di rispondere ai bisogni delle persone con disabilità è il metro attraverso cui si misura la nostra convivenza civile”. Egli sottolinea che “tanti passi avanti sono stati compiuti nella legislazione e nell'organizzazione sociale. Una maggiore sensibilità culturale si è sviluppata attorno al valore positivo delle diversità e alla necessità di rimuovere barriere - anche occulte - che condizionano ed escludono. Ma purtroppo tanti ostacoli devono ancora essere abbattuti: nella vita quotidiana, nelle strutture economiche e sociali, nei pregiudizi di chi si sottrae ai doveri di solidarietà”, esortando le istituzioni affinché “l'inclusione diventi realtà”2 .

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Esiste ancora “la classe degli asini? Dall’inserimento all’inclusione: lo sguardo della psicologia

Dall'inserimento all'inclusioneMirella: «Sempre di corsa, eh?»
Felice: «Da una stella cadente all’altra …»
Mirella: «Attento a non precipitare …»
Felice: «… tu conosci Kerouac1?!?…»
Mirella annuisce.
Felice: «Allora non posso far altro che offrirti la mia
confusione!!!»
Mirella: «E dove la porta questa sua confusione?»
Felice: «In un vecchio magazzino … dove abbiamo
messo su un fantastico doposcuola…»
Mirella: «Scusi ma per chi?»
Felice: «Per tutti quelli che a scuola non ci possono
andare …»
(dalla Fiction “La classe degli asini”
di Andrea Porporati, 2016).

Prendendo spunto dalla fiction trasmessa la scorsa settimana su RAI 1 vorrei avviare una riflessione sulle prospettive di inclusione nelle nostre scuole a quasi 40 anni dall’emanazione della legge 517 del 1977 che aboliva le classi differenziali nella prospettiva dell’integrazione delle diversità: una prospettiva legislativa all’avanguardia non solo per l’epoca.

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Carpe diem... rendete straordinaria la vostra vita

Carpe diem rendete straordinaria la vostra vitaO Capitano! Mio Capitano!
Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo,
l'ambìto premio è conquistato
(Walt Whitman, 1865)

Continuando la riflessione del post precedente vorrei parlare di due libri a mio avviso particolarmente significativi. Entrambi gli autori partono dalla loro esperienza di alunni che oggi definiremmo con Bisogni Educativi Speciali: il primo “ragazzo a rischio” della periferia milanese, l’altro, parigino, dislessico e disgrafico.

L’incipit della narrazione per Massimo Recalcati e Daniel Pennac è infatti la loro esperienza di “somari”, come si definiscono loro stessi, per giungere poi ad essere affamati di sapere e loro stessi insegnanti: come può avvenire una tale metamorfosi?

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Trasformare gli specchi in finestre

trasformare gli specchi in finestrePerché sono salito quassù? Chi indovina?
Per sentirsi alto.
No [...]. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso
che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti?
Venite a vedere voi stessi. Coraggio!
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.

Così affermava Robin Williams nella magistrale interpretazione del Prof. John Keating  nel film “L’attimo fuggente”. Un professore che infiammava gli animi, coinvolgeva i suoi studenti al punto da far loro vedere prospettive fino a quel momento impensabili ma che una volta scoperte fanno la differenza.

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Ricomincia la scuola: il ruolo dello psicologo scolastico

il ruolo dello psicologo a scuolaLa scuola, per l’importante ruolo che riveste nella vita e nella crescita dei bambini e dei ragazzi, costituisce un osservatorio privilegiato per l’individuazione di eventuali problematiche che vanno al di là delle competenze educative degli insegnanti.

Proprio quando si torna a scuola possono infatti emergere (o riemergere) comportamenti problematici lasciatisi alle spalle durante la pausa estiva, problemi e sintomi che possono essere causati da ansia di prestazione (connessa alle richieste del contesto con ricadute sul rendimento scolastico) o problemi sociali legati ora al contesto ora alla soggettività del singolo studente.

Scarsa autostima, eccessiva timidezza e ritiro sociale o, al contrario comportamenti eccentrici ed egocentrici, “sbruffonerie” fino ad arrivare ad un’aperta aggressività e ad atti bi bullismo sono tutti sintomi di un disagio che può essere di una portata variabile che sta al clinico, allo psicologo scolastico (quando c’è, purtroppo!) valutare.

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