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I blog di Psiconline

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Parliamo di Psicologia insieme ai nostri amici online...

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Non mi fido e non mi affido. Mi castro!

non mi fidoQuesto è il sogno di Consuelo.

“Vivevo in una casa di campagna e condividevo il giardino con i miei vicini.
Lì tenevamo molti animali.

Io ero preoccupata per le condizioni di un cane che mi pareva molto triste.
Così spesso stavo con lui a coccolarlo e a dargli attenzioni, tuttavia pareva non migliorare.

Chiedo consiglio a una delle vicine di casa che era veterinaria. Mi dice di fare attenzione e che era rischioso avvicinarmi troppo al cane perché da un momento all’altro poteva diventare aggressivo.

Io ero stupita, dal momento che mi sembrava alquanto mansueto. Poi, mi dice che, per risolvere i problemi di quella bestiola, sarebbe stato opportuno sterilizzarla …”

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Il cambiamento di una pulce

cambiamentoVorrei qui, con grande ammirazione, riportare uno scritto di una mia cliente, uno scritto dove lei parla del cambiamento dal suo punto di vista.
Penso che leggere le sue parole possa aiutare moltissimo chiunque abbia l’intenzione di “svolgere” uno sviluppo (come lei definisce il cambiamento) personale.

Ho trovato le parole di Aurora piene di un acume e di una intelligenza emotiva meravigliose. E’ una donna che ha avuto il coraggio di prendere la sua sofferenza fra le mani, chiedere aiuto a se stessa in primis e ad un professionista poi, per migliorarsi, come sostiene lei per vivere la vita. (Parola che da oggi in poi ho intenzione di usare come sinonimo di cambiamento. Grazie Aurora).

Buona lettura!

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Con l'aiuto dell'ipnosi

con l'aiuto dell'ipnosi« Vorrei fissare un appuntamento, dottore. Mi chiamo Maria Rossi. Le telefono da Venezia, dalla casa nella quale vivo con mio marito e mia figlia ».
« Signora… io vivo e lavoro a Roma ».
« Lo so. Lo so, dottore. Ma un mio carissimo amico mi ha parlato molto bene di lei. Io soffro di attacchi di panico da più di diciotto anni. Molti specialisti suoi colleghi hanno provato ad aiutarmi, ma non ci sono riusciti. So che lei pratica l’ipnosi… mi chiedevo… ».
« L’ipnosi non è una panacea universale, signora. Devono sussistere certe condizioni e, comunque, ha dei limiti ».
« Sì, immagino. Però si potrebbe provare… ».

Avvertivo l’urgenza e la drammaticità della richiesta della signora Rossi e, anche se scettico a causa della distanza che ci separava, non avevo l’animo di deluderla. E poi non era la prima volta che mi inventavo strategie per incontrare e lavorare con persone che abitavano lontanissimo dalla mia città. Negli anni precedenti avevo avuto un paziente che veniva da Bari, una paziente da Macerata e un altro ancora da Torino. E non sempre, alla fine, avevo dovuto optare per l’ipnosi.
« Va bene signora Rossi. Le fisso un appuntamento ».

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Il sogno e il suo fascino notturno

sogni e fascinoUn rituale del mattino che mi consta ripetersi da sempre in molte famiglie, e non solo in quelle in cui c'è qualcuno in analisi, è quello di raccontare ciò che si è sognato la notte.

Un rito divertente, socializzante e molto intimo, in cui si mette l'altro a conoscenza di una parte profonda di sé, comunque protetti da quei meccanismi mimetici di censura che lo rendono inintelligibile, almeno nella maggioranza dei casi, a se stessi e all'altro.

La verità, pura e semplice, è che quell'affiorare di fantasie apparentemente scomposte, caotiche, a volte ironiche e altre paurose, ci affascina da sempre, con la sua implicita e tentatrice seduzione di rappresentarci a noi stessi in forma di enigma. Una conoscenza intrinsecamente negata, un "dire e non dire" in cui tutto e consentito, anche se talvolta giungiamo persino a vergognarcene.

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Le voci mute

le voci muteStranamente dormii di filato. La sveglia non trillò ma mi svegliai comunque di soprassalto. Cercai un’altra presenza in quel letto grande, forse troppo ampio per una persona sola. Sono ormai trascorsi quattro anni da quando Elena mi ha lasciato. Ogni mattina allungavo un braccio con la speranza di trovarla ancora al mio fianco; un’amara illusione... perché la morte implacabilmente chiude tutte le porte e non lascia chance, altre possibilità. Smarrito, rimasi supino a guardare il soffitto. Rimasi interminabili minuti a pensare come avrei potuto trascorrere ancora un’altra giornata senza lei. Lo squillo del telefono mise fine alle mie angosce.

Era il professor Andreozzi. Mi chiamava perché il dirigente della scuola di mio figlio aveva urgente bisogno di parlare con me.
Rimasi sconcertato, senza parole. Cosa poteva essere successo? Andrea era arrivato a scuola da poco tempo.

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