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Uno psicologo di strada

uno psicologo di stradaImmagino non sia una novità che anche sulla strada, al giorno d’oggi, uno psicologo che ne abbia voglia ha molto lavoro da fare. Ovviamente lavorare sulla strada, sia di giorno che di notte, è molto diverso dallo stare dietro a una scrivania, in un luogo sicuro e riparato.

Innanzi tutto nessun collega psicologo viene con me perché è una situazione strana. Ci si deve impegnare di più sulla strada perché ci sono moltissime persone che vivono in una situazione talmente disagiata e incerta che non si sa da che parte cominciare.

Naturalmente anche l’avvicinamento e la conquista della loro fiducia non sono dati per scontati.

Io ho iniziato ad andare in Stazione Centrale facendo prima qualche giretto, insieme a un collega volontario, per vedere la situazione. Teniamo presente che nel piazzale davanti alla Stazione Centrale di Milano ci sono sempre almeno un centinaio di persone, soprattutto di giorno. Di notte magari cercano riparo in qualche anfratto.

E quindi ne rimangono molto pochi. Ma fino a mezzanotte sono lì.

Ormai, avendo un pò più di confidenza con loro , so anche dove vanno a ripararsi durante la notte. Chi in spazi rimasti vuoti, come scuole e caserme, chi nei portoni delle case vicine alla stazione, chi in tende nei parchi.

Un folto gruppo di persone resta sempre lì, altri sono di passaggio e dopo qualche giorno spariscono.

Devo dire che quasi nessuno di loro è in regola con i documenti .

In questo caso abbiamo dei buoni avvocati ai quali fare riferimento, almeno per capirci qualcosa.

Ne cito uno, Paola Ferrari; anche lei prende molto a cuore le varie situazioni.

Ma non a tutti i problemi riusciamo a trovare una soluzione.

In un secondo tempo ho cominciato a sedermi vicino a loro, e restavo lì, rispondendo ai loro saluti o ai loro bisogni. Molti sapevano che ero medico nei centri di accoglienza, per cui a volte cominciavamo con il parlare dei loro malesseri fisici e poi si passava al resto. Piano piano è diventato tutto più facile e quindi abbiamo visto che ognuno di loro ha una storia tragica, il più delle volte senza soluzione.

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E’ emersa la fragilità di ognuno. Se chiedono aiuto è perché proprio hanno toccato il fondo della disperazione. Le storie pur essendo diverse, hanno tutte qualcosa in comune, cioè l’aver perduto la strada. Sono abbandonati a sé stessi.

Il passato è sempre tragico, il presente è lì su quella piazza, il futuro viene fuori piano piano, con pazienza e delicatezza.

Dei buoni risultati si potrebbero ottenere rinviandoli al proprio paese di origine, visto che in Italia per quasi tutti loro non c’è alcuna possibilità di integrazione.

Abbiamo provato anche questo, con l’aiuto degli operatori che lavorano nel settore del rimpatrio assistito, ma devo dire che abbiamo avuto più fallimenti che liete conclusioni.

Loro dicono di voler ritornare a casa, discutiamo più volte su questa scelta e poi avviamo le procedure. Ma quando arriva il momento di andare negli uffici non si fanno trovare agli appuntamenti e si perdono. Non potendo stare con loro tutto il tempo e non potendo dare loro una protezione 24 ore su 24 ( perché nei centri non vengono accolti), non sappiamo più dove ritrovarli.

Se chiediamo notizie ai loro compagni di sventura, cioè agli altri senza tetto, ci dicono tutti la stessa cosa : “ Quello lì non ci sta con la testa”.
Ma noi non ci perdiamo d’animo.

Possiamo dire che “nessuno di loro ci sta con la testa”, chi per un motivo, chi per un altro. Altrimenti non si troverebbero in quelle condizioni.Certamente è un altro modo di fare psicologia, ma l’importante è ascoltarli, aiutarli a trovare la strada giusta, ma anche seguirli anche nelle cose più semplici, per esempio dare loro cinque euro per comperare una scheda telefonica affinchè possano parlare con la famiglia o accompagnarli in ospedale se ne hanno bisogno.

Loro sono tanti, ma anche noi volontari siamo un bel numero. C’è chi porta il cibo, chi porta i vestiti e chi come me porta le sue competenze.

A meno che non stiano per morire, nessuna istituzione si occupa di loro.

Non è un bel mondo, quello in cui viviamo!

 


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