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Verso Oz

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La simbologia della fiaba scelta dalle autrici di quest'articolo a due voci ci trasporta lontani, fuori dal ciclone delle emozioni, sulla strada dorata, alla scoperta dei talenti e delle competenze che non ci riconosciamo ancora. La coscienza di sé è una grande avventura, più bella se vissuta in compagnia, verso Oz.

verso ozPASSO I.

Da un mondo grigio a una terra a colori – di Valentina Marra

Quando Dorothy si fermava sulla soglia di casa e si guardava intorno da ogni lato, non vedeva altro che la grande prateria grigia (…) Il sole aveva arrostito la terra rimossa dall’aratro fino a farne una massa grigia, percorsa da piccole spaccature. Nemmeno l’erba era verde, perché il sole le aveva bruciato le punte dei lunghi fili fino a renderle dello stesso color grigio che si vedeva dappertutto. Una volta la casa era stata verniciata, ma poi il sole aveva disseccato il colore, e la pioggia lo aveva lavato, e ora anche la casa era smorta e grigia come tutto il resto.” (Il meraviglioso mago di Oz, Baum, 1900, p. 7)

La giovane Dorothy era orfana e viveva con i suoi anziani zii nella selvaggia terra del Kansas. La terra arsa dal sole che ogni colore aveva perduto. Questa è la terra psichica della giovane, una terra bruciata dal fuoco solare. Nel linguaggio alchemico il fuoco assume un significato fondamentale nel processo trasformativo.

Il Fuoco Alchemico

Il processo di riscaldamento a temperature elevate di un solido per farne uscire l’acqua e tutti i componenti che si volatilizzano corrisponde alla calcinatio.

E. Edinger afferma: “La calcinatio si effettua sulla parte d’ombra primitiva, che contiene la affamata bramosia istintuale e che è contaminata dall’inconscio. Il fuoco per questo processo viene dalla frustrazione dei desideri istintuali. Questo tormento di desiderio frustrato è una caratteristica tipica del processo di sviluppo.” (E. Edinger, Anatomia della psiche, p. 79).

Dorothy aveva conosciuto il dolore della perdita dei suoi genitori aprendo le porte alla solitudine più profonda, cercava l’ascolto dei suoi zii, voleva essere vista, ma essi erano completamente assorbiti dal lavoro. Il suo amore trovava, come unico rifugio, il cagnolino Toto.

“Lo Zio Henry non rideva mai. Lavorava sodo da mattina a sera e non sapeva cosa fosse l’allegria. Anche lui era grigio. Era Toto a far ridere Dorothy, e a impedirle di diventare grigia come tutto il resto. Toto non era grigio; era un canino nero dal pelo lungo e serico e dagli occhietti neri che scintillavano giulivi sui due lati di un buffo nasetto. Toto giocava tutto il giorno, e Dorothy giocava con lui, e lo amava teneramente.” (Baum, Il mago di Oz, pp. 7-8).

“Presto Dorothy … corri in cantina!” (Baum, 1900, p. 9)

Grida lo Zio Henry, per proteggerla dalla catastrofe imminente. Un ciclone dalla potenza distruttiva e, al contempo, trasformativa, sradica la piccola casetta degli zii trasportando con sé Dorothy e il cagnolino che, spaventati, si stringono vicini.

Il Ciclone

“In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e vuota e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. (Genesi 1,1-2.)

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Il Cosmo ha inizio con un respiro, un soffio che, increspando per la prima volta le acque primordiali, produce vita. Il respiro creatore, la ruach Elohim, che suscita la materia e la anima. In ebraico è ruach, e comprende anche l’idea di creazione e divinità, di potenza e fonte di vita, di passione. (F. Scerbo, Dizionario ebraico e caldaico del Vecchio Testamento, Firenze 1912). In greco pneuma, termine il quale, oltre al vento, serve a designare il soffio di vita, il respiro, o anemos, strettamente congiunto ad animus latino che indica il principio della vita spirituale. Marie-Louise von Franz definisce il vento con tali caratteristiche: “raffigura in moltissimi contesti religiosi e mitologici il potere spirituale; di qui l’uso della parola ‘ispirazione’” (M. L. von Franz, Le fiabe interpretate, Torino 1984, p. 61). Nella mitologia greca Eolo era il re dei venti e poteva disporne a suo piacimento, così aveva decretato Zeus. L’Odissea non lo accoglie sull’altare degli dei, malgrado il suo nome significante mobile, variegato, faccia supporre che fosse l’attributo di un dio stellare. C.G. Jung  afferma 

“Il vento che spira nell’atmosfera anima i quattro elementi; è il movimento dell’aria, attiva il fuoco (potenza dell’energia trasformatrice), sublima per erosione la terra (mate- ria di base), contribuisce all’evaporazione dell’acqua (sede del germe) per distribuire la pioggia.” Cit. da J. de La Rocheterie, La Natura nei sogni. Dizionario d’interpretazione dei simboli della natura, Como 1988, pp. 291-292).

Il vento è vita ed è sempre associato al soffio, al concetto stesso di creazione. Molti sono i miti che narrano di donne fecondate dal vento. Proprio questo vortice d’aria così fecondo trascina con sé la casa di Dorothy in un modo a colori, un terra psichica dove incontrerà tanti personaggi con i quali si confronterà proseguendo il suo viaggio lungo la strada dai mattoni gialli che la condurrà alla città di Smeraldo.

Lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta, il Leone: personaggi psichici

I compagni di viaggio della giovane Dorothy sono peculiari personaggi ognuno mancante di qualcosa. Procedendo con una lettura immaginale del racconto di Baum, ogni personaggio che la giovane incontrerà altro non è che una immagine tra le tante immagini psichiche, tutte tendenti ad un telos. Jung affermò che l’immagine è psiche e che ogni accadimento psichico è un’immagine e un immaginare.

Lo Spaventapasseri cerca un cervello, Il Boscaiolo di latta un cuore ed il Leone il coraggio.

Risaliamo all’origine delle parole e, in questo, l’etimologia ci sarà di aiuto. Spaventa-passeri deriva da ex spaventare, paura, improvviso timore e passero, da pasere, che pare si connetta, volatile. Potremmo, quindi, affermare che spaventapasseri significhi improvviso timore di qualcosa che connette, che vola. Ma cosa connette? Terra e cielo.

Marie Louise von Franz afferma: “l’uccello rappresenta l'essenza preziosa difficilmente raggiungibile, o ciò che copre questa essenza. Come tutti i simboli anche quest'uccello ha duplice aspetto: buono e cattivo. Il Sé interiore, in effetti, può esercitare anche una seduzione, contro la quale dev'essere vigile il nostro atteggiamento conscio” (cfr. da L’Individuazione nella fiaba di M. L. von Franz). Per questo ha bisogno di un cervello che non lo faccia salire troppo in alto. Il Boscaiolo di Latta d’altro canto, cerca un cuore. Boscaiolo, der. di bosco, che fa la legna nel bosco e latta, la quale etimologia non è certa, con molta probabilità, originariamente, il suo significato era asse, tavola, per poi diventare strato sottile di lamiera. Un uomo che produce energia nel bosco, poi smembrato e ricostruito in metallo, ma senza un cuore, l’organo che pulsa e lascia scorrere il sangue caldo. Infine il Leone, animale fondamentale nel bestiario alchemico. Il colore e la fulva criniera lo portarono ad essere associato al Sole, che con la sua energia illuminava e donava la vita. Una delle fatiche di Ercole consisteva nella cattura e nell’uccisione di un leone che infestava la Nemea, terrorizzando gli abitanti di quella regione. Il leone è forza, energia, eppure, il leone della storia era alla ricerca del coraggio. L’Io, anch’esso immagine tra le immagini, entra in contatto con le altre con cui verrà a congiungersi quando prenderà coscienza delle loro potenzialità. Le energie della psiche tendono, mostrando le loro mancanze, i loro bisogni, al recupero di forza.

Un viaggio che parte da lontano per poi tornare in quella casa, non più grigia, dove anche gli zii sembrano più sorridenti agli occhi della giovane Dorothy che, come Kore, è scesa nel regno infero e diventa Persefone, regina e sposa di Ade, per poi risalire dopo l’incontro con il maschile. Il tema del viaggio accompagna i nostri racconti quotidiani, la nostra vita è un viaggio, fisico e, quindi psichico che trasforma, genera, crea.

 

PASSO II.

Verso Oz – di Valeria Bianchi Mian

Ne Il mago di Oz seguiamo lo sviluppo dello spirito nella fanciulla dal piccolo mondo familiare, la solitaria "fattoria sperduta nel cuore della praterie del Kansas" alla scoperta dell'Animus composto di cuore, cervello e coraggio della propria autonomia. Il principio maschile arriva e rapisce la fanciulla sotto forma di ciclone; il dio delle tempeste è lo stesso  "uroboro patriarcale" che si presenta al primo appuntamento come fulmine inatteso,  rompendo il girotondo della fase di autoconservazione. 

Lo junghiano Erich Neumann  scrive: "Nella mitologia lo troviamo rappresentato  nei rapporti che la 'vergine' matriarcale, senza contatti con l'uomo concreto, ha con il dio che violenta  il  femminile una volta come nuvola, un'altra come vento, oppure pioggia, lampo, oro, luna, sole, ecc."  

La fanciulla scopre l'Animus e il suo essere viene "sedotto, rapito, penetrato, trascinato e portato fuori di sé." (pag. 17 ne La psicologia del femminile)

Il vento del Nord e quello del Sud s'incontrano in vortice sopra la casetta dove Dora vive  insieme agli zii e, in un incredibile  volo, trasportano l’edificio, la ragazza, il cagnolino nel mondo fatato di Oz. A proposito di venti, Robert Graves differenzia il serpente Pitone da Seth-Tifone, attribuendo al primo la caratteristica di vento del Nord distruttore ma al secondo quella vulcanica, bruciante e infuocata dello scirocco meridionale. Il vento del Nord è anche Borea, serpente fecondatore della Dea primordiale di Tutte le Cose, Eurinome, nel mito pelasgico della creazione (ne I miti greci). 

L'impatto tra due potenti energie maschili dalla coda di serpe coinvolge Dora nella fantasia e la porta alla nuova vita, la ‘inizia’. 

"Qual è la natura del ciclone?" ha scritto Strindberg: "è un fluttuare di odi, un agitarsi di passioni, uno straripamento dello spirito" (in Inferno).

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Dopo il volo, la fattoria precipita proprio sopra la testa della Malvagia Strega dell'Est, uccidendola;  la rappresentante  dell'Animus materno e della gigantessa  carceriera dei nani  (nella fiaba, i "ghiottoni") è sconfitta al primo colpo! Da questo incidente Dora ricaverà  riconoscenza da parte del piccolo popolo e un  paio di scarpe d'argento un tempo appartenute alla morta; il piede avvolto dal colore della luna è sceso dalle altezze vorticose dello spirito alle terre fatate, ritrovando i propri movimenti nel mondo immaginale.

A Oz vivono quattro streghe: Dora ha ucciso quella dell'Est e, per ringraziarla, la buona Strega del Nord, baciandola sulla fronte, segna la protagonista con un marchio "rotondo e scintillante" che l'aiuterà fino al ritorno sulla terra.

Il primo volto dell'Animus compare in qualità di spaventapasseri privo di cervello, un  priapico custode  di campi e  giardini  che cerca, forse, un pensiero  libero e in contatto con i cicli della terra; è lui Osiride del grano, incompreso dal sole Ra-ggiante e annerito del cervello patriarcale? Dora salva l'omino del campo e inizia con lui il viaggio verso la Città degli Smeraldi per chiedere consiglio e aiuto al Mago di Oz.

Il secondo compagno interiore ha le fattezze di un taglialegna di latta rimasto a lungo  "assolutamente immobile " e ormai arrugginito. L'immobilità dell'omino metallico viene sciolta con l'aiuto dell'olio e anch'egli si unisce alla comitiva sperando che il mago possa procurargli un cuore. Il cuore e i sentimenti che aveva nutrito per una giovane donna gli erano stati distrutti dalla Strega dell'Est; per colpa sua il taglialegna, un tempo umano, era stato smembrato pezzo a pezzo e aveva dovuto farsi ricostruire in latta, ma il fabbro si era dimenticato di inserire il cuore e il cervello. La sua amata viveva con una  vecchia malvagia che aveva voluto impedire ai due giovani di congiungersi. Lo spirito dei boschi è diventato un   robot, un replicante metallizzato, disegnato nella circonferenza mortale della madre uroborica.   Il compito di Dora è quello di scaldare lo spirito che ha l’anima ghiacciata, il cuore di Mercurio perduto al Polo Nord (C. G. Jung,  Lo spirito Mercurio pag. 242, nota 24)

Il terzo aspetto dell'Animus sulla strada di Dora ha il caldo sangue di un leone. In questo caso, la belva è istinto impaurito dalla sua stessa voce grossa e non sa accettare il proprio destino di Re della foresta.                                               

Dopo  varie  avventure, il gruppo  giunge alla Città degli Smeraldi, dove abitanti e visitatori  hanno l'obbligo di indossare occhiali verdi; obbedendo al volere di Oz, padrone di tutto il regno, Dora e i suoi amici si addentrano in un mondo luminoso e nuovo.  

Farsi ricevere dal  mago si  rivela impresa più  difficile del previsto: è raro che egli si faccia vedere. Vive appollaiato nella Sala del Trono, celato dietro il fumo del suo seducente potere.  Dora non si lascia scoraggiare; proprio a causa del suo passo d'argento e del marchio  rotondo impresso sulla sua fronte, suscita inevitabilmente l'interesse di Oz. Dall'alto del suo trono, lui le appare sotto forma di immensa testa, gli  occhi  della  quale  roteano  lentamente, ipnotici,  "avvolgendola  in uno sguardo penetrante". 

Dora supera la paura e pone la sua richiesta: tornare nel Kansas. 

Oz tergiversa e incita Dora a sconfiggere per lui la Malvagia Strega dell'Ovest, l'ultima figura femminile crudele presente nel regno. La richiesta viene ripetuta allo spaventapasseri, all'uomo di latta e al leone; se vorranno cervello, cuore e coraggio, dovranno meritarseli.

Il mago compare di volta in volta come  testa davanti a Dora, come  bella dama in verde di fronte allo spaventapasseri (la sua Anima del campo ), come mostro all'omino di latta  (quella madre divorante che l'ha fatto a brandelli) e sotto forma di palla di fuoco al leone pauroso (il suo stesso coraggio). Tra le varie epifanie di Oz, a Dora tocca la proiezione dell'Animus  patriarcale, la materializzazione del pensiero di Saturno e la voce fascinosa dell'autorità.   

Solo alla fine, quando la ragazza avrà fatto i conti con l'ombrosa Strega dell'Ovest, potrà scoprire il trucco. La testa, così come tutti gli altri travestimenti distanzianti di Oz, si rivela un artificio:

"Eh, sì, sono proprio un imbroglione" sussurra il mago, ormai umanizzato con aria quasi compiaciuta “ed è tutto falso. Il mio aspetto è questo. Le altre volte vi ho ingannati.".

"Dovresti vergognarti" lo rimprovera la comitiva.

La caduta del patriarca e della  corazza di freddo distacco sotto la quale egli celava il segreto segna per Dora l'inizio del riconoscimento della propria autonomia. 

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Le proiezioni crollano rivelando la realtà sotto i veli: Oz è solo un uomo, la città non è fatta di smeraldi (con gli occhiali appariva tale) e ogni personaggio resta solo a domandarsi come fare, adesso, per procurarsi cervello, cuore e coraggio, elementi necessari per andare a cominciare la vita. 

Il falso mago si era nascosto dietro il mito solare del dominio per difendersi dalla paura che nutriva nei  confronti della  vera magia, quella appartenente – da sempre – alle quattro streghe del regno. Nella favola di Baum, così come – secondo il parere di Graves – nel  passaggio dal  matriarcato (come fase psicologica, se non proprio storica) al patriarcato,  il  raggio apollineo del potere si è posato, inesorabile, sui riti, sui panieri, sul corpo, rubando  tempo e spazio alle donne, alla luna, alla terra, alle dee.

Smascherati i giochi bricconeschi e un po' sadici del grande illusionista, Dorothy si accorge del magico mondo femminile e del vero Animus: quello che, sotto  forma di spirito dei campi, dei boschi e della savana, l'ha accompagnata e protetta nel viaggio.

Svelato l'uomo reale, umano, la fanciulla trova comunque qualcosa di nuovo sotto i panni  autoritari di papà Saturno: ironico e divertente, buono e anche disponibile, Oz è un ventriloquo, ha una viva fantasia, ha viaggiato in lungo e in largo per i cieli con la sua mongolfiera ed è, tutto sommato, un uomo saggio. Il padre di piombo si è redento.

"Una sola cosa vi chiedo"

mormora Oz:

"mantenete il segreto sulla mia vera natura, e non svelate a nessuno che sono un     imbroglione." 

Ormai liberato dal peso del suo eremitaggio, il mago sceglie di tornare tra la gente comune e riprende il volo sopra il suo pallone verde. Riconciliatasi con Saturno umanizzato, chiaramente trickster e creativamente mercuriale, Dorothy può  tornare nel Kansas completa in se stessa.

 

[Disegno di Valeria Bianchi Mian]

 

 

 

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