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Vita, Morte, Albero: quel che resterà di noi

vita morte alberoDa un paio d’anni seguo il progetto dell’Associazione Trees di Bologna. Ho conosciuto questa realtà anche attraverso i contest fotografici che organizzano, finalizzati alla scelta delle immagini per il calendario annuale “Diventare Alberi”. Si tratta di un concorso che Domenico Perilli e Darya Tsaptsyna propongono per coinvolgere il pubblico attraverso la creatività, facendo così conoscere il loro impegno per la realizzazione, nel territorio di Bologna, di un parco conviviale in biodiversità dove unire le ceneri di cremazione agli alberi. https://www.facebook.com/diventarealberi

La condivisione di questo desiderio di rinnovamento, un sogno che ormai sta diventando sempre più possibilità reale, è importante per tutti coloro che sostengono l’Associazione Trees, perché l’idea di operare in permacultura portando vita a partire dalla morte, è certamente ricca di anima. Si parla di “mettere a dimora” nuove piante per “nuove nascite in un contesto di comunità”. Un concetto davvero poetico. È uno sguardo carezzevole sulla natura, una restituzione di senso, una libera scelta, una possibilità alternativa per il nostro stesso “andare oltre” e per il trapasso dei nostri cari, animali d’affezione compresi.

Andare a trovare un albero anziché una lapide può essere bizzarro per alcuni, ma certamente questa opzione offre uno scenario vitale, un respiro ossigenante, dà spazio a una simbologia comprensibile anche a livello collettivo. L'anima è il soffio - ànemos - il respiro. Mediatrice, presenza vitale universale, l’anima approda alla psicologia e con Carl Gustav Jung viene associata alla psiche stessa. Il concetto neoplatonico di Anima Mundi ci collega agli elementi del cosmo – micro e macro, interno alle persone e del mondo tutto.

Jung ha esplorato e studiato i testi religiosi, approfondendo gli scritti degli antichi alchimisti, recuperando una visione secondo la quale il simbolo è ciò che dona senso alla vita. Il padre della psicologia analitica ha compiuto quel procedimento di "rivivificazione del drago" che è proprio della Grande Opera. È il lavoro degli antichi alchimisti che mira a trasformare il piombo in oro, là dove con "oro" si intende il raggiungimento della pienezza del Sé. Il centro delle cose. Il punto che connette tutti gli aspetti dell’essere umano, il senso, il significato della vita, la sua dinamica, la coscienza dell'essere noi stessi tutt'uno con l’universo intero. Questo “centro” delle cose tutte è rappresentato in molti testi alchemici e religiosi come “albero della vita” e comprende in se stesso gli opposti, a un livello di presenza animica e spirituale così potente che a quel punto la morte e la vita stessa non possono che unirsi in un procedere che connette la terra al cielo.


I fondatori dell'Associazione di Promozione Sociale "Trees" scrivono che l’albero “è un’immagine ricca di molteplici significati: il rinnovamento e la rinascita legata al susseguirsi delle stagioni”, per cominciare, “un ponte che connette il regno terreno e quello celeste, la diramazione di una stirpe umana che si rispecchia nel modo in cui si protraggono i rami nel cielo e le radici nella terra”. È la creazione.

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Presso l'Associazione si organizzano corsi e incontri sul tema della vita e della morte. Workshop di pittura, colorazione di Mandala, seminari filosofici, conferenze. Il tutto, come si può facilmente intuire, con un occhio di riguardo per la prospettiva olistica.

“Diventare un albero dopo la morte... A me piacerebbe, anche se probabilmente non mi accorgerò delle belle fronde che avrò in testa al posto dei capelli. L'idea degli uccellini che si posano tra i rami, dei bambini che giocano ai miei piedi mi dà gioia adesso che sono ancora in vita. E a voi piace l'idea di unire le ceneri del vostro corpo al seme di una quercia, per esempio? Di un pioppo. Di un pino. Un abete... Scegliere l'albero che preferiamo e andare a riposarci per sempre tra le sue radici. Tutto ciò ha un che di mitologico, di atavico. Mi vengono i brividi solo a pensarci, ma non sono brividi di paura, bensì di connessione al senso” (da un mio scritto del 2016). 

 

 


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