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Contemporaneamente - Luci ed ombre del Millennio

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Che cosa vuol dire meditare sulla morte (e fare i conti con la paura)

Che cosa vuol dire meditare sulla morte e fare i conti con la pauraMemento mori è un esercizio quotidiano.

Che cosa significa, in pratica? Essere coscienti della fine che ci accomuna tutti è vivere ogni giorno con consapevolezza. Malattia e finitudine sono all’ordine del giorno nell’esistenza animale e umana. Conoscere e comprendere la realtà della vita nelle sue luci e ombre è un modo per mantenerci in equilibrio dinamico tra gli eventi e i desideri, tra quel che dobbiamo fare ogni giorno e gli imprevisti che a volte ce lo impediscono.  

La meditazione della morte è alternativa alla rimozione della morte”, scrive Claudio Widmann a proposito dell’arcano numero XIII – l’immagine archetipica della Nera Signora che compare, indicata anche come figura ‘senza nome’, nelle lame dei Tarocchi a partire dal Rinascimento.

Meditare sulla morte è un percorso di consapevolezza utile a tutti, in questa società della Necrocultura - che è un termine perfetto ed è anche il titolo di un interessante piccolo saggio di Fabio Giovannini –Estetica e culture della morte nell’immaginario di massa, edito da Castelvecchi nel 1998.

Se invece operiamo una rimozione – individuale e collettiva – del pensiero sulla morte, facciamo in modo che la compensazione alla stessa avvenga per esaltazione. Spettacolarizzare non è una soluzione alternativa, anzi: depriviamo la coscienza del nesso con il senso della vita. Portarla in luce a livello estetico non la elimina. Promuoverla a star televisiva non la esorcizza – estraggo spunti da un mio articolo del 2012 su “Le Hermae”.

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Anche l’arte vuole la sua parte, e creare opere ‘in anima’ ispirate al macabro scheletro può essere un modo per riflettere ancora meglio sul tema. Pensiamo agli innumerevoli dipinti che attraverso i secoli ci portano dalle Danze Macabre alla modernità; osserviamo le sculture dedicate a Lei, ricordiamo le pellicole cinematografiche che ne tracciano i mille volti oscuri. A livello narrativo e poetico, le storie e i versi che la creatività umana le ha dedicato spaziando tra i generi letterari non si contano.

Ritrovare una certa sacralità nella riflessione che è ripiegamento psicologico sul tema; offrire alla nostra ‘senza nome’ il ruolo di compagna misteriosa e a volte misterica, non significa – ed ecco il dubbio che alcune persone esprimono, non sapendo bene come fare a meditare su qualcosa di così spaventoso – entrare in depressione o farsi prendere dal panico. La coscienza non ha paura: l’artista moderno s’ingegna, il poeta s’ispira alla notte densa di ombre, lo scrittore accende mondi di fantasia.

Se non dimentichiamo la semplice verità della morte - un giorno qualunque toccherà a noi, speriamo tardi – e al contempo manteniamo il focus sul significato del nostro Tempo, ritroviamo la preziosità del presente.

Questo percorso di consapevolezza va in direzione esattamente contraria rispetto ai tentativi di rendere il corpo immortale, imputrescibile, eternamente giovane.”
(Claudio Widmann)

Mi piace andare a dare un’occhiata alle lapidi nel perimetro di un cimitero di campagna. Quest’estate sono entrata nel vecchio camposanto di Triora, cittadina ligure nota per il processo alle ‘streghe’ del 1587 e oggi meta turistica incastonata tra i boschi.

Mentre passeggiavo per i sentieri tra una pietra tombale e una fotografia, ho svelato immagini dimenticate. Mi è tornata alla mente la bellissima elegia che ho amato all’epoca della mia adolescenza, della quale ricordo ancora bene le prime strofe in lingua inglese:

The curfew tolls the knell of parting day,
La campana della sera batte il rintocco del giorno che finisce. (che muore)
The lowing herd wind slowly o'er the lea,
La mandria mugghiante si snoda lentamente sul prato,
The plowman homeward plods his weary way,
L’aratore cammina (lentamente e pesantemente) verso casa il suo stanco cammino,
And leaves the world to darkness and to me.
E lascia il mondo all’oscurità e a me.

Meditare sulla morte dà un freno alla nostra ambizione, senza toglierci il gusto del desiderio. Elegy written in a country churchyard – Elegia scritta in un cimitero di campagna - è uno dei poemi più rappresentativi del gusto preromantico composta da Thomas Gray nel 1750 circa. Nel testo si alternano la descrizione del luogo sacro e momenti di meditazione sul tema della morte.

Al tramonto, il sole cede il posto al crepuscolo e, nella quiete del cimitero, il poeta osserva i nomi e i volti sulle tombe della gente umile, le persone comuni che non saranno ricordate perché hanno compiuto grandi gesta ma che meriterebbero una narrazione perché la memoria è vita che continua.

Nel cimitero di Triora ho trovato una fotografia sbiadita stampata su ceramica. Nessun nome. Nessuna traccia a raccontarmi chi fosse quella donna senza lineamenti. Mi sono seduta a immaginare un racconto, l’improbabile biografia di ‘Donna Lucia’ – noi scrittori non ci lasciamo spaventare ma, impressionandoci, lasciamo fluire le parole ed ecco che ho scoperto dentro di me una serie di idee per almeno tre o quattro futuri testi, indipendentemente dalla possibilità pratica di produrli tutti. Germinare è lecito, ed è auspicabile al di là del Tempo effettivo a nostra disposizione.

Come non citare, a proposito di biografie di defunti, la splendida Antologia di Spoon River? La raccolta di poesie è stata scritta da Edgar Lee Masters e pubblicata tra il 1914 e il 1915 sul Mirror di Saint Louis. Ogni quadro poetico racconta, in forma di epitaffio, l’esistenza campestre degli abitanti di Spoon River, immaginario borgo il cui nome deriva da quello di un fiume realmente esistente.  

Meditare sulla morte può dunque portarci a sfogliare i nostri album di famiglia, a visitare luoghi sacri, a girare nei borghi alla ricerca di storie, ad aprire conserve credenze memorie di spose e di madri, padri, nonne e nonni.

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A me, personalmente, piace inventare storie. Quel ritratto cancellato dalle intemperie mi ha fatto riportare in vita un’archetipica Lucia, donna che aveva certamente molti sogni nel cassetto, e gomitoli di lana e torte di mele e castagne. Portava qualche dolore e un male al cuore per l'amante perduto in quella guerra. Covava bagni nel fiume gelato e storie di streghe - come tutte le donne di Triora. Aveva coscienza del rosmarino e dell'alloro, Lucia, e fumi di camino nella testa tra le nuvole, almeno ogni tanto. Pregava un rosario obbligato per far fronte all'umana Natura svilita a peccato. Lucia portava occhi azzurri e un unico paio di orecchini dentro quei buchi neri della Storia, e mani candide da sposare prima che le rondini facessero l'inverno - ma poi arrivò l'inverno. Mi vengono i brividi a immaginarti, cara Lucia. Poso la tua fotografia. T’immortalo con uno scatto ma poi cancello il documento. Mi metti addosso un fantasma a portarti via con me dentro un telefono. Ti abbraccio con le parole e seguo il volo degli uccelli – dai miei appunti poetici.

La giornalista catanese Rossella Iannello, per esempio, ha pubblicato un romanzo che è nato da un magico incontro con una… mummia (La Bella Angelina, Carthago Edizioni).

La Bella Angelina è una ragazza siciliana del '900. La sua storia tragica e assurda continua nel tempo e si dipana attraverso le vicende della sua città. Nel cimitero di Catania, in una nobile cappella gentilizia, riposa il corpo di Angelina Mioccio (o Mioggio). Morta suicida con un volo dalla torre del Castello di Leucatia nel 1911, a soli diciotto anni, perché costretta a un matrimonio che non desiderava, è stata imbalsamata, bloccata nel Tempo in abito da sposa, per volere del padre. Siete curiosi? Andate a visitare la Pagina Facebook: https://www.facebook.com/misteridicatania

Mediare sulla morte apre vie creative. Vi ricollega al Presente cucendo memorie, ricordi, tracce.
Ne uscite felici di essere vivi.
Finché dura.
;)

 

 

 

 

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