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Contemporaneamente - Luci ed ombre del Millennio

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Gli Dei del DNA e la Psicologia dell'Errore

Psicologia dellErroreSorseggio il mio caffè macchiato mentre rileggo i commenti della psicologa analista Simonetta Putti al mio precedente articolo “Creare il mammufante ma eliminare l’elefante: la nostra epoca borderline”. La collega scrive:
Si evidenzia la preponderanza - nel nostro tempo - di una marcata Onnipotenza che trova sostegno in una Tecnica che pare avanzare ignorando il confronto con un sano senso del Limite. Il potenziale della tecnica, come ci ricorda Hans Jonas, ovvero la capacità di mettere a rischio la sopravvivenza del genere umano o di danneggiare la sua incolumità genetica, di modificare arbitrariamente e /o distruggere le condizioni che permettono una vita sulla terra, pone alla fine anche un problema metafisico. Problema riassumibile nella domanda di fondo: se e perché deve esistere una umanità? L’uomo deve mantenersi così come l’evoluzione lo ha portato ad essere? Perché si deve rispettare la sua eredità genetica? Credo che non si tratti di mettere un limite al progresso ma alle sue derive dis-umanizzanti.

Riprendo dunque le riflessioni a partire da ciò che il termine “contemporaneamente” - Contemporanea/Mente - evoca in me, ovvero l’immagine di Psiche che cammina alla ricerca di Eros in questo Spirito del Tempo, rappresentazione dell’anima umana alle prese con le ombre del mondo contemporaneo, un percorso interiore che offre all’individuo la possibilità di una presa di coscienza che dia il senso della presenza nel mondo interno ed esterno.

Sfogliando distrattamente una rivista mentre aspetto il mio turno in una sala d’attesa incappo nell’articolo del giornalista Alberto Giuliani su “Vanity Fair”. Nulla di particolarmente scientifico, è da dire, ma la divulgazione del messaggio è alta, trattandosi di un settimanale noto. L’autore si rivolge al pubblico in maniera comprensibile, portando l’argomento “manipolazione del DNA” all’attenzione di massaie, studenti, lettori occasionali del giornale, uomini e donne sui bus, in spiaggia e, appunto, nelle sale d’aspetto.

Già qualche mese fa, un suo scritto mi aveva colpita, poiché Giuliani non è nuovo a tematiche “border”, quelle che si situano nell’area nebbiosa (che a tratti si mostra alleanza e a tratti guerra) tra Natura e Tecnologia dentro la quale vado da tempo osservando per cercare non dico risposte ma per lo meno domande da stimolare nei lettori. L’articolo in questione descriveva una pratica già in uso ad esempio in Corea, ovvero la clonazione degli animali domestici d’affezione.
“La Fondazione Sooam in Corea lo sta facendo da qualche anno (anche con i gatti e altri animali). E c'è chi è disposto a pagare 100mila dollari per una «copia» del proprio animale.”1

E ancora vi si può leggere:

“Su dieci cani naturali addestrati per interventi speciali come l’antiterrorismo o il soccorso, solo due si rivelano all’altezza. Clonando il DNA dei migliori invece, siamo certi di non perdere tempo. E così il Governo Americano ha chiesto cinque copie di Trakr, l’eroico pastore tedesco delle Torri Gemelle.”

Il giornalista ammette che le parole del ricercatore “sembrano al limite della credibilità ma la possibilità di tornare indietro nel tempo pur di lenire le nostre angosce sembra affascinare molte persone. Sono più di cento i cani che qui vengono clonati ogni anno per gli uomini più facoltosi del pianeta. USA, Inghilterra e Germania sono i principali clienti ma da ogni angolo del mondo, Italia compresa, arrivano richieste di congelare il DNA del proprio fido per quando questo non ci sarà più.”

Lo Spirito del Tempo pare votato alla negazione, quando non alla difficoltà dell’accettare con naturalezza la morte (persino il decesso degli animali a noi cari diventa insostenibile, tanto da spingere le persone alla clonazione del proprio cane?), come se questo Logos del terzo millennio non sapesse fare i conti con l’imperfezione della vita. Una difficoltà che tende all’estremismo, se non vogliamo correre il rischio del cambiamento, se rifiutiamo di renderci coscienti della nostra comune condizione che è quella che ci porta a non poter controllare ogni dettaglio della realtà secondo un disegno razionale. Non vediamo la ricchezza insita nell’incertezza e non la riconosciamo come utile compagna quotidiana tra, da una parte, guerre e catastrofi, crisi economiche e politiche, inquinamento e migrazioni, scombussolamenti e, dall’altra, sempre più fini strumenti di indagine e di supporto alle umane attività, tecniche all’avanguardia, prospettive di coscienza. Relegate nell’Ombra di un comune sentire, sembrano agitarsi le eterne difficoltà degli esseri umani, le debolezze e le angosce che rendono ardua l’impresa che ci porterebbe alla coscienza del Limite. Osservando attentamente il baratro oscuro, nei sintomi del nostro corpo e della nostra mente, potremmo invece riprenderci i dubbi e portarlo con noi estraendolo come oro dall’Onnipotenza. È un invito a partecipare alla danza dubitante dell’Errore? Mettetela così, se vi pare.

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Nei paragrafi dell’articolo che leggo adesso in sala d’aspetto - “L’amore ai tempi del genoma”2 (in “Tempo di lettura” su Vaniy Fair del 19 aprile 2017) – il giornalista Giuliani affronta ancora l’argomento e lo fa sempre in modo da poter divulgare le riflessioni, non senza una certa dose di ironia che stimola il pensiero nel lettore. La prima immagine fotografica che ci offre è quella di un tortino al miglio modificato. Il dolcetto si trova nei distributori automatici della BGI – China National GeneBank di Shenzhen e la didascalia dice che questo cereale è 600 volte più nutriente del miglio naturale. Bene. Ne abbiamo bisogno? - è la mia prima domanda, mentre seguo le parole nero su bianco e mi addentro nell’operato della BGI che è uno dei nomi leader nella ricerca genetica in questa che è chiamata “Era Transomica”, nel corso della quale “i figli nasceranno in laboratorio, in modo da averli sani e su misura, e chi procreerà con il sesso verrà giudicato irresponsabile. Fantascienza? No, futuro prossimo.”

Se seguissimo la linea proposta tout-court da un certo filone della Téchne, sessualità e sentimenti non conterebbero più, poiché giudicati effimeri: la manipolazione del genoma è il dogma sottolineato dagli scienziati che pretendono di influenzare il destino umano per riscriverlo a piacimento. Se il DNA è la mappa del nostro passato, il tragitto del presente e la traccia del futuro, il leggerne le trame ci svela scenari accattivanti e indubbiamente molto utili nella conoscenza della nostra storia. Quando però la lettura diventa operazione di riscrittura, chi ne decide il Limite? Quando la conoscenza non diventa consapevolezza delle origini ma devia piuttosto nel desiderio di utilizzare ciò che si è scoperto per ricreare la vita, chi decide che cosa si possa o non si possa fare? Se persino l’amore e la “propensione alla bontà” sono caratteristiche separabili dalla totalità della narrazione di un individuo, elementi estraibili e ingredienti da miscelare a piacimento per comporre un nascituro, vien da credere che anche la cattiveria e la crudeltà senza limiti potrebbero essere caratteristiche di segno opposto da impiegare nel medesimo modo. Aggiungendo il fatto che, una volta scoperta la possibilità di scrivere un certo messaggio, lo stesso diventa replicabile all’infinito. Immaginatevi allora la goduria di un qualsiasi dittatore di fronte a un bell’esercito di crudeli soldati senza macchia e senza paura.

Aspetti etici sono da valutare quando si tirano in ballo tecniche come CRISPR-Cas9, ad esempio.3 Mappato, analizzato, rimescolato: il DNA è come gli ingredienti di un piatto, l’uomo. Che cosa ci frenerà dal combinarlo secondo le più diverse esigenze? Procedendo oltre l’utilizzo della FIVET, ipotizziamo, sarà possibile l’inserimento di un nuovo tratto genetico nell’ovulo o nello spermatozoo al fine di creare un bambino o più bambini che siano dotati delle peculiarità da noi scelte: eugenetica?4

In questo nostro Antropocene, l’uomo decide l’evoluzione. Siamo nell’Era cosiddetta Transomica e “ci” decidiamo noi. Ma fino a che punto? Per alcuni l’obiettivo di questo agire sarà di certo l’idea di un futuro migliore. Per altri questo obiettivo sarà invece l’andare a creare scenari di distopia, il provocare la distruzione e il male: qual è il messaggio sotteso in entrambe le finalità? A prima vista si potrebbe dire un certo senso del perfezionismo. Del controllo. Del prevedere tutto e troppo. Senza sviste, senza la possibilità di sbagliare che ci rende umani. Vogliamo evitare le patologie più gravi. Vogliamo addirittura scegliere il colore degli occhi e dei capelli dei nostri figli. Se non è il DNA a stabilire il nostro destino, siamo certi di poter essere noi ora a stabilire quello del DNA? Così come avviene nel laboratorio di cui sopra e nel laboratorio fondato da Stephen Hsu (vicepresidente del dipartimento per la ricerca del Michingan State University) e cofondatore del BGI Cognitive Genomics Lab, ex istituto per la genomica di Pechino. Lo scienziato afferma che tra una decina d’anni saremo in grado di gestire qualunque tipo di variante umana, anche psicologica. Ci va bene tutto questo?  La procedure CRISPR-Cas9 dal 2013 è sospesa in attesa che i nostri limiti etici siano accantonati per poter procedere a un taglia incolla di sequenze, con relative opzioni. D.T. Max, giornalista del New Yorker, ci rende noto come molti di questi studi siano finanziati dalla DARPA, Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) ente di ricerca del Pentagono. Chiediamoci perché i governi e i ministeri della difesa siano interessati all’area della procreazione.

“Sempre in movimento il futuro è”, diceva un certo saggio in Guerre Stellari. Nel frattempo, mentre osserviamo l’orizzonte, potremmo domandarci se invece non occorra tener conto anche di una psicologia del Limite e dell’Errore, chiedendoci se non tanto la curiosità umana possa essere frenata ma di certo l’Onnipotenza, poiché per addentrarsi nel regno del dubbio e del rischio, della verità oscura ci vuole eccome una buona dose di curiosità.

“Vari segni ci indicano che siamo entrati nella zona di pericolo e, una volta raggiunta la massa critica, il processo potrebbe sfuggirci di mano. Proviamo a ricordarlo...”, sottolinea con me la collega Simonetta Putti..  Nel prossimo futuro ci sarà un bell’impegno su cui riflettere!

E allora, concludendo, che cosa vogliamo? “Chi evita l’errore”, diceva Jung, “elude la vita”5, e se questa è una citazione ormai molto condivisa dalla gente che frequenta le vie nel web: chiediamoci il perché. Forse, dico io, abbiamo proprio bisogno di recuperare l’imperfezione per amare meglio la vita e per meglio curare il nostro pianeta.

 


1) https://www.vanityfair.it/lifestyle/animali/17/03/31/clonazione-cani-gatti-animali-domestici-corea 

2) Che è anche, ma l’autore dell’articolo non lo cita, il titolo di un testo di Ludovico Verde e Stefano Iacone edito da Psiconline 

3) https://www.nature.com/nbt/journal/v32/n4/full/nbt.2842.html 

4) National Geographic Italia, aprile 2017, “Oltre l’uomo” di D.T. Max. 

5) Jung Parla – interviste e incontri, Adelphi, 1999, pag. 149 

 


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Commenti

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Simonetta Putti il Mercoledì, 03 Maggio 2017 14:22
Che Prometeo non diventi il nostro Dio...

Il titolo scelto da Valeria Bianchi Mian, mi suscita una immediato pensiero / desiderio: ovvero, che Prometeo non sia il nostro Dio. A fronte della onnipotenza e della mancanza di limite che appaiono ormai come tratti dominanti buona parte della Tecnica e della ricerca, occorre andare a sottolineare la nostra responsabilità verso le generazioni future e verso il medesimo pianeta. La brevità che credo opportuna in questa sede di commento, mi porta a citare - come antidoto - quel principio di precauzione agganciato alla riflessione di Hans Jonas. Come analista junghiana, in armonia con l'ET ET che caratterizza il nostro approccio, e che prende le distanze dalle posizioni estreme - come speranza e disperazione - vedo alla base di un equilibrio, forse ancora recuperabile, il ricorso al "principio responsabilità".

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Il titolo scelto da Valeria Bianchi Mian, mi suscita una immediato pensiero / desiderio: ovvero, che Prometeo non sia il nostro Dio. A fronte della onnipotenza e della mancanza di limite che appaiono ormai come tratti dominanti buona parte della Tecnica e della ricerca, occorre andare a sottolineare la nostra responsabilità verso le generazioni future e verso il medesimo pianeta. La brevità che credo opportuna in questa sede di commento, mi porta a citare - come antidoto - quel principio di precauzione agganciato alla riflessione di Hans Jonas. Come analista junghiana, in armonia con l'ET ET che caratterizza il nostro approccio, e che prende le distanze dalle posizioni estreme - come speranza e disperazione - vedo alla base di un equilibrio, forse ancora recuperabile, il ricorso al "principio responsabilità".
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