Pubblicità

Contemporaneamente - Luci ed ombre del Millennio

0
condivisioni

Hai paura del lupo? La simbolica di una Fiera tra distruzione e rinnovamento

Per tornare a casa attraverso il parco e mi soffermo a osservare le cornacchie. Fino a una ventina di anni fa non si vedevano né corvi né cornacchie nei parchi metropolitani, soprattutto in centro, mentre oggi la presenza di questi uccelli accanto a piccioni, merli e passeri è la norma. A Roma, i cinghiali rovistano nei cassonetti dell’immondizia. A Torino, i gabbiani si sono riprodotti sopra i tetti delle vecchie fabbriche. Le nutrie passeggiano lungo il fiume e giocano sulla riva accanto ai pescatori.

lupi mian

Entro in casa e accendo il computer per controllare la posta. Tra le mail ce n’è una del WWF dedicata a un lupo vittima di bracconaggio nei boschi in provincia di Rieti. Il 30 maggio l’animale è stato ucciso e poi impiccato. Così, a sfregio. Le fiere danno noia ai cacciatori, si sa: rompono le scatole, mangiano quel che l’uomo armato di fucile vorrebbe catturare per sé. Lupi, volpi, orsi non sono amici dei cacciatori – o forse sarebbe meglio dire il contrario, ed è per questo motivo che si sente parlare di questioni tipo la mattanza della ‘caccia in tana’ (soprattutto per le volpi).

Al contempo, quando si ritiene che una certa famiglia selvatica, quale ad esempio quella dei suidi come il cinghiale - sia numericamente superiore alla nostra capacità di sopportazione, al nostro desiderio di trovare o meno esemplari della suddetta nel cortile di casa o sulla strada – rischiando incidenti di vario genere - noi umani cominciamo a mettere in atto in cosiddetto ‘contenimento’ o abbattimento intelligente, secondo la nostra specie-specifica utilità. D’altronde, i territori occupati dagli esseri umani arrivano a dilatarsi a dismisura – siamo in otto miliardi ad abitare il pianeta – tanto da rendere difficile la sopravvivenza delle altre specie, in generale. Parlo del nostro piccolo paese ma potrei riferirmi a tutto il mondo.

Gli esempi si sprecano ma ora vorrei addentrarmi nel tema: fiere potentemente simboliche. Penso al Trentino, una regione in cui gli orsi scomparsi dai boschi sono stati reintrodotti grazie a progetti mirati (Life Ursus), con relative difficoltà – ricorderete il ‘caso’ di Daniza, l’orsa uccisa nel 2014. In Piemonte, è questione di lupi1.

Parlando con alcuni anziani cacciatori della provincia di Cuneo, tra i quali un parente di mio marito, ho ascoltato storie a metà tra la leggenda e l’ossessione. L’immagine del lupo è stata associata al Diavolo, al Male, alla calamità naturale che si ostina a distruggere gli allevatori e i loro animali (destinati, non dimentichiamolo, al nostro umano stomaco) con il supporto delle associazioni animaliste – là dove i cacciatori in primo luogo sono percepiti come ‘il Bene’ in modo assoluto. Uno spunto che ho colto al volo per le riflessioni di Contemporanea/Mente.

A “Torino Spiritualità” nel 2017 si è parlato di animali2 . Tra gli altri illustri ospiti era presente Shaun Ellis, il ricercatore inglese che ha vissuto per due anni con un branco di lupi condividendo con loro tutto, cibo compreso, e conoscendoli davvero da vicino, dall’interno. In una delle sue numerose interviste3  Ellis dice: “La nostra cultura ha prodotto una semi-demonizzazione del lupo”. Come non essere d’accordo? “The Wolf-man” Ellis ci invita alla conoscenza dell’animale oltre la proiezione del male che gli è stata cucita addosso.

“Gli animali con cui condividiamo il mondo sono importanti quanto noi”, aggiunge. Ellis parte dal lupo per comunicare al mondo una possibilità di condivisione. Anima mundi è quel filo rosso che ci connette inconsciamente con il senso profondo dell’essere viventi.  Dal modo in cui i lupi si rispettano e collaborano tra di loro possiamo imparare molto a proposito delle nostre emozioni. In un mio articolo per il sito “Le Hermae” riportai un concetto di James Hillman:

La psicologia ha un debito particolare nei confronti degli animali, se è vero che essi sono il sistema simbolico primordiale, e se la psicologia non ha completamente dimenticato che anche noi siamo animali, mangiamo con le unghie e con i denti, soffriamo la sete, ci accoppiamo e attacchiamo al seno i nostri piccoli, sporchiamo con le nostre deiezioni punti prestabiliti e andiamo soggetti a varie emozioni, al panico, alla lussuria, all’amore del nido, alla curiosità.4

La relazione dell’uomo con l’animale è da sempre contraddittoria. Sappiamo di essere vicini, affini nel corpo, ma scegliamo di schierare la nostra psiche dalla parte della neocorteccia, come se fossimo protagonisti assoluti di una battaglia apparentemente culturale, eppure incivile nei confronti del pianeta sul quale tutti coabitiamo. Seppur nati nudi, per sopravvivere siamo stati costretti a ricoprirci della pelliccia altrui, essendo troppo spesso preda facile delle fiere.

Pubblicità

Creature senza zanne e senza artigli per cacciare abbiamo costruito le nostre belle armi sempre pronte all’uso. Man mano che abbiamo acquistato fiducia, strutturando la nostra coscienza nella dimensione del potere, sul trono del dominio nella scala evolutiva, siamo diventati costruttori del mondo su misura per noi – pastori, allevatori, coltivatori, industriali, conquistatori. L’animale è rimasto per noi un oggetto animato da sfruttare, in un modo o nell’altro, senza troppi sensi di colpa.

Oggetto da uccidere senza troppe remore, sia che ci occorra indossarne le pelli, sia che decidiamo di nutrircene. Solo negli ultimi due secoli c’è stato un cambiamento nella coscienza collettiva, con la nascita di movimenti di tutela e salvaguardia delle specie in estinzione (e non solo).

Nel 1871 è Giuseppe Garibaldi il Padre fondatore della Società Reale per la Protezione degli Animali (…) Si tratta della più antica società animalista conosciuta in Europa, un gruppo di persone per vigilare l’osservanza delle leggi e dei regolamenti promuovendo al contempo la coscienza delle persone. Questo gruppo oggi si chiama ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali).

A giudicare dallo stato attuale del nostro pianeta, è tempo di rispolverare le zone ancestrali del cervello e dell’anima, di ricordare a noi stessi l’esistenza dello spirito basso, terrestre, ctonio, boschivo, vitale, sanguigno. Ricordare che siamo anche animali, nonostante tutto. Si procede, si va avanti, si sta nel progresso ma è il caso – Contemporanea/Mente – di tornare a sentire la connessione con la natura nel senso di una relazione con quel che tendiamo da sempre a relegare nella zona del diverso, dell’ombra o, peggio, del mostro, della paura.

Possiamo, come suggerisce Hillman, “salvare gli animali nella nostra ecologia psichica” anche quando parliamo del lupo? Un animale che più di tutti balza “fuori da quelle lontananze per ritrovarsi nel nostro letto al buio”.

"Amavo tutti gli animali a sangue caldo”, scrive Jung in “Ricordi, sogni, riflessioni” (Rizzoli, Milano,1992), “che hanno un’anima come la nostra e con i quali ci comprendiamo d’istinto, perché essi sono così vicini a noi e partecipano della nostra ignoranza.”
E ancora: “Siamo accomunati a essi da gioia e dolore, amore e odio, fame e sete, paura e fiducia – da tutti gli aspetti ESSENZIALI dell’esistenza, a eccezione della parola, di un’acuta coscienza e della scienza.” Già, la scienza.

Sebbene”, continua lo psicologo svizzero, “come tutti ammirassi la scienza, capivo che da essa nascevano l’alienazione e l’aberrazione”, tutte cose alle quali gli animali sono immuni. Eppure, la coscienza più profonda transita dal rapporto con l’istinto, non dalla negazione dello stesso. “Se la figura espressa dall’Ombra è caratterizzata da forze e tendenze vitali, queste dovrebbero venire assunte nell’esperienza affettiva, non represse5

L’ATAVICA PAURA DEL LUPO

Dall’uomo nudo teso alla sopravvivenza, il lupo fu temuto e – Contemporanea/Mente – ammirato più di altre fiere. Nelle società tribali gli sciamani ne vestivano le pelli, drammatizzandone le azioni. In Lapponia  e anche in Siberia si diceva che i sacerdoti della natura potessero trasmutarsi essi stessi in lupi. Nei villaggi dell’America del Nord-Ovest lo sciamano indossava con fierezza la maschera lupina.6

La mitologia norrena ci narra di Valchirie cavalcanti Fenrir, il grande lupo cosmico, figlio di Loki e di Angerboda della stirpe dei Giganti, colui che nelle proprie fauci divorerà Odino durante il Ragnarök , la battaglia finale tra la luce e il caos. Sua sorella, Hel, ha il potere sul regno dei morti.

Secondo la tradizione scandinava, i lupi appartengono alla stessa razza dei Giganti e sono definiti “Grigi Cavalli della Gigantessa”. Lei è Hyrrokkin, la femmina infuocata. I lupi Skoll e Hati inseguono il Sole e la Luna per divorarli.7

I mostri tutti si muovevano con il lupo.”    
(Völuspa)

Il cristianesimo teme il lupo e lo denigra mentre questi divora l’agnello, figlio di Dio. Ma chi è questo lupo tanto temuto? Proprio adesso su Twitter incappo nella vignetta del disegnatore satirico Ben Garrison. L’umorista americano ha disegnato un grosso lupo scuro, nelle cui fauci si dirigono di propria sponte gli agnelli, vestiti con le bandiere dei paesi europei; felici di morire, le piccole pecore dichiarano “We’re not Wolfophobic” – “Non abbiamo paura del lupo”, o meglio, non siamo “Lupo-fobici”. La fiera in questione ha il turbante e ha gli occhi spiritati. Rappresenta l’Islam. È facile, molto facile, in questo periodo storico associare al solito vecchio lupo ‘cattivo’ i sentimenti peggiori, le nostre più becere paure, il disprezzo, il terrore.

San Francesco la penserebbe diversamente, è indubbio. E ancora è d’uso comune dare del “vecchio lupo” a qualcuno o del “lupo che perde il pelo ma non il vizio” - che è quello dell’anziano vizioso, appunto. Lupo vecchio è anche quello di mare, però, colui che tante onde ha solcato e di esperienza ne ha fatta e ne ha da insegnare. “Vecchio lupo che sei” sta a indicare la furbizia, e in questo il nostro Ezechiele si apparenta alla volpe (vedi il mio articolo sul blog www.barlumidicoscienza.blogspot.it – Kitsune8). Un altro modo di dire è “in bocca al lupo”, espressione alla quale si è soliti rispondere con una speranza di morte per l’animale – “crepi il lupo!”. Ultimamente ho cominciato ad augurare “in bocca alla lupa”, ed è l’immagine di mamma lupa, l’affetto che cura, il motto al quale si risponde con un “grazie”.

Noi italiani non possiamo dimenticare come la lupa, di fatto, sia presente nell’immaginario della creazione di Roma. Gli eroi fondatori del futuro impero non avrebbero potuto incontrare una madre adottiva più nutriente e attenta. La lupa, quella vera, non si allontana dai piccoli, è premurosa, tiene i cuccioli sempre in sicurezza. La lupa romana è stata Latona per i greci, ovvero colei che, trasformata in animale, ha partorito i gemelli divini Apollo e Artemide. Astuzia e generosità, monogamia e cura del branco e della prole, intelligenza: ecco le caratteristiche associate al nostro animale. Eppure, negli aspetti oscuri, il lupo continua a richiamare in causa l’istinto brutale, la voracità, la furberia.

Homo homini lupus, ed ecco: per l’uomo, l’uomo stesso è lupo, tra gli uomini l’uomo è fiera, lupus est homo hominis, è prevaricatore. Eppure, se nelle fiabe popolari all’animale è concesso di comportarsi come fa l’uomo, dal Roman de Renard volpino in poi fino al mondo dei cartoni animati moderni, all’uomo no, la regressione non è concessa, pena la guerra - o come minimo il caos. 

Ma chi è davvero la fiera più pericolosa di tutte?

Ho tra le mani un bel libretto dedicato a bambini e adulti. “Lupetto rosso” è una favola illustrata da Amélie Fléchais (Ed. Tunué, 2016), ed è, in un certo senso, la storia di Cappuccetto Rosso… al contrario. È il piccolo lupo a dover temere gli umani, la loro brama di potere, il far degli animali pellicce e accessori, l’odio e la falsità nei rapporti. Sarà lo stesso protagonista, però, ad aiutare l’uomo, il cacciatore, a comprendere – non senza dolore – che  la sua anima è affine a quella dei lupi.

Un libro che consiglierei a coloro che amo.
“Il lupo conosce
l’ordine delle foreste.”
(canto funebre rumeno)

Il lupo è psicopompo, guida delle anime. Simboleggia determinati momenti del tempo, appartiene all’età aurea e – Contemporanea/Mente – alla decadenza; simboleggia l’uomo artefice della distruzione e della propria salvezza.

 


1) https://www.lastampa.it/2017/05/20/cronaca/torinoalps/in-piemonte-il-maggior-numero-di-lupi-RaTeSLpYJMSC5WrUyP6PvL/pagina.html

2) https://www.torinospiritualita.org/ - D’istinti animali

3) https://www.youtube.com/watch?v=UpHng7dEuRE

4) James Hillman, Animali del sogno – prefazione – Raffaello Cortina editore, 1999 – https://le-hermae.blogspot.it/2012/12/jung-amava-gli-animali.html

5) Carl Gustav Jung, “L’Uomo e i suoi simboli”, Raffaello Cortina, 1993, pag. 175Carl Gustav Jung, “L’Uomo e i suoi simboli”, Raffaello Cortina, 1993, pag. 175

6) Alessandro Meluzzi, “La via degli spiriti animali”, Gruppo Editoriale Futura, 1997 https://books.google.it/books?id=BKdM0PVqR3sC&pg=PA158&lpg=PA158&dq=sciamano+tlingit&source=bl&ots=VFd3clwc36&sig=LDHX8GfIVglwuxruDlaBfO8DRw&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjuwdTb2K7UAhUIEVAKHbu6ANQQ6AEIQTAJ#v=onepage&q=sciamano%20tlingit&f=false

7) Christophe Levalois, “Il simbolismo del lupo”, Giovanni Oggero Editore, 1989

8) https://barlumidicoscienza.blogspot.it/2016/04/psicologia-della-volpe-kitsune-e.html

 

 

Pubblicità

 

La decisione di Trump sul clima genera angoscia
I BES nella scuola oggi: lo stato dell’arte
 

Commenti

Già registrato? Login qui
Nessun commento ancora fatto. Sii il primo a inserire un commento

By accepting you will be accessing a service provided by a third-party external to https://www.psiconline.it/

0
condivisioni

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

Dopo tanto il nuovo Psiconline è arrivato. Cosa ne pensi?

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Pensiero ossessivo (1624140870…

Fabio, 34 anni     Gentile Dottoressa/Dottore! Mi chiamo Fabio e 5 anni fà ho commesso un errore di tipo erotico.Ho cominciato a scambiare dei...

Problemi con marito [162342796…

Viola, 38 anni     Buongiorno, avrei bisogno di un consulto per dei problemi con mio marito.Mio marito è molto irascibile ma oltre a urlare no...

Ansia e paura nella guida [162…

Clarissa, 22 anni       Salve, vi scrivo perchè da un paio di mesi sto facendo le guide in autoscuola ma la sto vivendo un po' male...

Area Professionale

La trasmissione intergenerazio…

Modificazioni epigenetiche nei figli di sopravvissuti all’Olocausto I figli di persone traumatizzate hanno un rischio maggiore di sviluppare il disturbo post-t...

Il Protocollo CNOP-MIUR e gli …

di Catello Parmentola CNOP e MIUR hanno firmato nel 2020 un Protocollo d'intesa per il supporto psicologico nelle istituzioni scolastiche. Evento molto positiv...

Come gestire il transfert nega…

Per non soccombere alle proiezioni negative del transfert, lo psicoterapeuta deve conoscere con convinzione ciò che appartiene alla psiche del paziente e ciò ch...

Le parole della Psicologia

La proiezione

La proiezione è un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche proprie, o parti del Sè, su altri oggetti o...

La vecchiaia

Il passaggio dalla mid-life alla vecchiaia è al giorno d’oggi più sfumato e graduale che nel passato, a causa dell’aumento della durata media della vita, del pr...

Trinatopia

In oculistica, è una rara forma di cecità per il blu e il violetto. E' uno dei quattro tipi di daltonismo più diffusi: Acromatopsia: deficit di visione di t...

News Letters

0
condivisioni