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Contemporaneamente - Luci ed ombre del Millennio

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I tarocchi per giocare e per narrare: immagini antiche, storie moderne

I tarocchi per giocare e per narrare. immagini antiche storie moderneQuando ho ricevuto in dono i miei primi tarocchi ero una ragazzina. Le immagini di quel mazzo rinascimentale mi hanno accompagnata, insieme ad altre versioni dei ventidue arcani maggiori e dei loro compagni ‘minori’, fino alla giovinezza e oltre. Oggi i mazzi in mio possesso sono due, tre, quattro, cinque… e, a seconda delle attività che svolgo nel campo della formazione, che si tratti di laboratori di drammatizzazione o di scrittura, di performance artistiche e teatrali, scelgo di utilizzare di volta in volta i bellissimi e suggestivi Rider-Waite, gli accattivanti Crowley, i più popolari marsigliesi. Ciò che mi interessa è la pratica immaginale con le carte, la possibilità di farne strumento nella creatività quotidiana. Tra le mie ultime attività c'è “Il piccolo teatro delle carte”, una performance poetica e di teatro d’oggetti che condivido con l’attrice Marta di Giulio.

Naturalmente ho letto gli scritti di Jodorowsky, ho esplorato la versione junghiana del percorso arcano tra le pagine di Claudio Widmann, ho studiato l’analisi storica e iconografica di Giordano Berti e Andrea Vitale. Ho visitato siti, musei, fiere. Ho letto ‘il presente e il futuro’ alle amiche e ai conoscenti, per gioco e per sperimentare le doti proiettive di queste figure decisamente versatili, strutturando negli anni un mio personale approccio creativo al Matto e al Mondo.

Narrare fiabe in gruppo; inventare storie corali con i tarocchi (o con altre carte adatte al ruolo di proiettivi): si tratta in primo luogo un’esperienza divertente, un’attivazione apparentemente facile, una proposta he offre ai partecipanti (in ambito formativo e laboratoriale) il momento ludico perfetto per dare l’avvio all’incontro.

Nel 2008, insieme alla collega psicoterapeuta Monica Burato, ho condotto i primi laboratori di favole raccontate a partire dagli arcani maggiori e poi drammatizzate in sottogruppi come tante piccole compagnie teatrali.

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Nel 2012 ho cominciato a raccogliere alcune delle esperienze fatte e le tematiche emerse grazie al blog Le Hermae, sviluppando insieme alla arte-terapeuta Laura Guidetto un percorso espressivo - creazione di scatole fiabesche a partire dalle narrazioni che prendevano vita di volta in volta. L’utilizzo dei ‘personaggi’, degli ‘astri’ e delle ‘situazioni’ rappresentate nei Trionfi è una faccenda nota a molti terapeuti junghiani (principalmente) i quali, come me, tengono il proprio mazzo di tarocchi a portata di mano come stimolo alla riflessione individuale e gruppale.

I ventidue arcani, emersi dall'inconscio collettivo all'epoca delle corti Sforza/Estensi e sviluppatisi da un’idea al confine tra la didattica e il gioco - un gioco corale ma non d'azzardo, poiché al ‘popolo’ queste immagini arrivano in un secondo momento - rievocano nella mia mente le atmosfere festose dei nobiluomini e delle nobildonne rinascimentali. Nei gruppi che ho condotto in questi anni e che continuo a condurre è arrivata a farci visita l’anima creativa, fantasia di un lontano passato, i giovani che trascorrevano le sere d’inverno nel ballo trionfale della Morte o dell'Amore, attualizzando un mondo di creatività e di sogno nel quale l’inconscio può danzare per il tempo del rimescolare le carte.

Interpretare le immagini archetipiche per gli junghiani non vuole dire incasellare il simbolo in un unico punto di vista, ma aprirsi almeno ad una duplice prospettiva di lettura, una dualità che, contemporaneamente è e non è qualcosa. Solo da un rapporto aperto e vivo con l'inconscio, una relazione che tiene conto delle ambivalenze, può emergere il guizzo creativo di Hermes/Mercurio”. (Le Herme, 2012)

I giochi narrativi e di drammatizzazione con i tarocchi offrono decisamente questo tipo di spunto: si può essere La Morte giusto per il tempo di una rappresentazione, scoprendo che nella fine del Tutto c’è anche un nuovo inizio. Si può diventare L’Appeso dondolando zoppicanti e svelando nuove prospettive nella propria visione ribaltata. Un atteggiamento, questo, capace di scoprire i segreti celati tra le righe di una ricetta alchemica o negli enigmi onirici; è lo sguardo camaleontico, paradossale. Per il tempo del gioco, guardare il mondo “mercurialmente” è vivere nel paradosso collegante gli opposti nella possibilità di un'armonia, uno spazio in cui l'anima sia libera di muoversi e diventi condivisione tra carta e carta, tra i membri del gruppo, in una ‘lettura’ completamente inaspettata, perturbante, creativa e generativa di senso.

L’ambivalenza è naturale - ci insegna James Hillman; è la reazione adeguata dell'intera psiche di fronte a quelle verità complete che sono i simboli. L’Appeso è, tra gli arcani maggiori, la figura che più rappresenta l’idea della sospensione tra gli opposti, guidando la coscienza ad accogliere la necessità di una attesa di fronte alle opposizioni che si agitano nella psiche. Nel gruppo, prende vita e piede - si dondola su una gamba sola. Anche Il Bagatto è attivo; è lui l’immagine appropriata per indicare la nostra attitudine esplorativa mercuriale, camaleontica, paradossale nei confronti delle molteplicità dell’esistere e la capacità di operare con pochi ma efficaci strumenti a nostra disposizione.” (Le Hermae, 2012)

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Partendo dalle immagini archetipiche dei tarocchi, è possibile fare esercizi di visualizzazione molto emozionanti, ancor più arricchenti per coloro che non sono abituati a fare questo tipo di lavoro. Nuovi significati bussano alla porta dell’immaginazione. Sì procede con calma, un po’ come di fronte ai quadri di una bella mostra, quando ci si lascia coinvolgere da quel che si vede, si sviluppa un senso della vista e del sentire non ancora esplorato. L'immaginazione attiva solletica l'anima e nei gruppi quest’u è bene accolta. E allora c’è chi vede nella carta de La Luna un lupo bisognoso di essere accolto dal gruppo. C’è chi erra, Eremita alla ricerca della saggezza. Le persone si incontrano, si parlano, le carte regalano messaggi dedicati al gruppo. Si rimescolano camminando in cerchio, chiedono a Il Giudizio di suonare la tromba per svegliare quello che era stato dimenticato. Ogni partecipante ha uno sguardo diverso sulla storia (dal laboratorio di drammatizzazione, aprile 2018).

I “destini incrociati” sono sempre in fieri...

 

Consiglio di lettura: Claudio Widmann, Gli arcani della vita, Magi Edizioni

 

 

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