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Contemporaneamente - Luci ed ombre del Millennio

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L’archetipo del Pirata come spirito vitale in Robert Louis Stevenson

Larchetipo del Pirata come spirito vitale in Robert Louis StevensonChi non ha letto “L’isola del tesoro”? Se c'è qualcuno tra voi, lettori e lettrici di Contemporanea/Mente, che non conosce ancora questo capolavoro della letteratura per ragazzi, alzi la mano e, per punizione, canti: “Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto/Io-ho-ho, e una bottiglia di rum”.

Sto scherzando, naturalmente, ma il mio consiglio resta: è assolutamente necessario partire dalla locanda Ammiraglio Benbow e seguire la mappa che ci porta dall’oro del volgo all’aurum nostrum, in un viaggio di formazione immaginale e trasformazione della Prima Materia. Siamo o non siamo alchimisti nella vita? Non è l'esistenza stessa il nostro tesoro?

“Al diavolo l’oro! Quel che conta è il viaggio, il mare, l'avventura” - la vita? Così gridano i personaggi del libro, nonostante il luccichio delle monete di metallo.

Felici i fanciulli che hanno avuto l'onore di immaginare bucanieri e sognare dobloni navigando sull’onda tumultuosa dell’avventura, seguendo il racconto di Jim Hawkins, sedotti (o meno) dal fascino ambiguo di Long John Silver.

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Sì, perché l’archetipo del Pirata immaginale non ha poi tanto a che fare con il cattivo ‘vero’, con il ladrone in carne e ossa, con il furfante dei fatti di cronaca, con le storie crudeli della contemporaneità, e nemmeno con gli antichi fasti della pirateria, con quel Morgan o con Barbanera, uomini che hanno seminato morte e cattiverie nei sette mari e nelle isole a sud del mondo.

Niente di tutto ciò.

A braccetto con altri personaggi letterari, come il Corsaro Nero, il conte di Roccabruna e signore di Ventimiglia descritto dal nostrano Emilio Salgari, procede quel Long John Silver che è argento vivo, creatura mercuriale.

Silver è figura archetipica che arricchisce, incontrando - fino a scontrarsi con lui - il Puer, voce preadolescente che tutti noi udiamo, lingua che parliamo ancora quando lo spirito nostalgico dell’avventura ci coglie… ed è certo che ci coglie spesso, se siamo ricercatori dell’anima.

La sferzata di desiderio ha in serbo un bel po' di sguardi rivolti al passato; è richiamo di Pothos* che ci spinge a partire alla conquista del nuovo, ma anche ricordo di ciò che abbiamo perduto da qualche parte, forse, nelle baie che costellano i meandri del nostro tempo.

Veleggiando in compagnia del marinaio Briccone, del Pirata immaginale, dobbiamo per forza fare i conti con le ombre ancora presenti, tenere il timone nelle nostre mareggiate, nelle tempeste dell'essere vivi - che tesoro!

L'incontro tra il Puer e il Pirata è formazione, sempre.

Il bambino incontra Silver. Sì scontra. Non si può più fare sconti. È costretto a crescere. È costretto a mediare. Diventa adulto.

L'incontro tra il Puer e il Pirata è ferita alla spalla - quella che permette a Jim di sparare per salvarsi la pelle. È cicatrice, è raccolta di memorie, è scrittura che ha sempre qualcosa da raccontare.

È ciò che porta l’Io a dire “un tempo ho visto, ho vissuto”... è l’esperienza.

(*Pothos è protagonista in “Saggi sul Puer” di James Hillman)

Tusitala, ovvero storyteller: così lo chiamavano i nativi, quando lo scrittore è andato ad abitare il paradiso polinesiano nel quale ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Raccontastorie di demoni e misteri, Robert Louis Stevenson apre le pagine dei suoi libri alle voci dei Brownies che di notte gli sussurrano sogni e favole, al grande Doppio Mr Hyde che prende tutto di Jekyll solo perché l'Io-Jekyll è d'accordo - e lo era sin dal principio. Se il Dottore soccombe è solo perché “in potenza” già sapeva di essere destinato alla sopraffazione, poiché la separazione completa dal male è impossibile, mentre, al contrario, il giovane Jim è fatto per tenere testa ai filibustieri. Questione di carattere e di obiettivi. Questione di ‘pasta’ della quale siamo fatti. Questione di sfumature di nero. D'altronde, nemmeno Silver è propriamente un Hyde.

Siete più Jim o Jeckyll, voi, di fronte all’Altro oscuro?

Il male non lo puoi negare e nemmeno eliminare, ci sussurra Stevenson. Il male è integrabile solo parzialmente nel regno della coscienza, ed è giusto che sia così.

Se il nostro Silver diventasse un brav’uomo, un grasso cuoco da taverna, come ci vuole far credere all'inizio della storia, abbandonando i panni dell’eterno errante senza una gamba, non ci sarebbe più avventura. Non ci sarebbe spinta vitale.

Björn Larsson, anche lui come me innamorato dell'Argento vivo di Stevenson, ha scritto il seguito della storia, accompagnando Long John alla morte, non senza aver prima scoperto che il nostro anti-eroe è un tipo capace di riscattare gli schiavi africani, con un senso di giustizia autonomo ma seriamente attento agli altri, al quale l'ironia più volte viene in aiuto come salvavita - “La vera storia del pirata Long John Silver”.

Vittoriana e al contempo ribelle, la sensibilità di Robert Louis Stevenson potrebbe apparire lontana nel tempo e fuori moda, a distanza siderale dai nostri moderni desideri e interessi. Come può essere attuale un romantico scrittore dal gusto a noi incompatibile? Può, con la sua versatilità, un sempreverde che anticipa le conoscenze della psicoanalisi, che apre la narrazione a Doppi fantastici con i saggi sul sogno, sulla scrittura, sul tema del pellegrinaggio dell’anima. Stevenson stimola il lettore a non cedere davanti agli ostacoli, a continuare il viaggio della vita alla ricerca del tesoro.

La biografia dello scrittore è una storia di viaggi e forza d'animo. È essa stessa un inno alla ricerca dell'anima e un pellegrinaggio nel mondo interno, specchio di quel periplo esistenziale che portò Stevenson da Edimburgo alla Francia, dal Mediterraneo all'America, per ben due volte avanti e indietro, fino a trovare il paradiso, ‘seconda stella a destra’, nei mari del Sud.

Sofferente per una malattia polmonare che lo costringe spesso a letto sin da piccolo, l’autore transita da un ospedale all'altro: è questo il  motivo principale per il quale si sposta sperando di trovare quel luogo salubre ideale, più che reale, nella vivacità, vitalità che lo accompagna dentro. Gli danno qualche mese di vita ma lui resiste, parte ancora e ancora… finché morte non lo separa da se stesso, lasciando a noi una produzione letteraria unica, multiforme, variegata. La sua è una raccolta di scritti nati dal suggerimento dei sogni: è il calderone dell’alchimista, la pentola, la fucina dalla quale emergono le avventure della vita. L’avventura caratterizza tutta l'opera di questo scrittore, anche quando parla di matrimonio e, nel divertente saggio “Virginibus Puerisque”, suggerisce che "ridere insieme" sia la chiave della soddisfazione coniugale.

Il Pirata che ci resta in cuore è la forza interiore, energia che ci spinge a reagire, che non si abbatte mai nemmeno di fronte alle difficoltà. Trova strategie, vie di fuga, affettuosi inganni, accorati appelli, risate. E sa, a volte, smarrirsi nel sonno e nel sogno, nel desiderio che lo connette al fanciullo… verso Dove, fino a Quando.

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Molti degli scritti di Stevenson nascono dal sogno. Dalla terra d’origine ai mari lontani, Stevenson attinge dalla saggezza della notte e lo fa molto prima dell’Interpretazione dei sogni di Freud, prima di Jung, prima che la psicoanalisi ponga attenzione al mondo onirico generato sotto il regno di Hypnos. È un viaggio dell'anima che va a braccetto con il viaggio nel mondo.

“Io non viaggio per andare in qualche posto”,  scriveva Stevenson, procedendo lungo i sentieri del Sud della Francia a cavallo di un’asinella, “ma per viaggiare; viaggio per il piacere di viaggiare. L'essenziale è muoversi; provare un po' più da vicino le necessità e i rischi della vita, lasciare il soffice letto della civiltà e sentire sotto i piedi il granito terrestre con, a volte, la lama tagliente della selce”.

E allora, che viaggio sia. Per le terre inconsce e per i mari materiali della nostra vita. E viceversa. In compagnia del Pirata immaginale.

Per chi volesse guardare e ascoltare il Reading di TeatroLettura “Diavoli e pirati. Il sogno di Robert Louis Stevenson” con me, Valeria Bianchi Mian, e Ivo De Palma: https://www.facebook.com/SpokenNightLive/videos/298906177854521/

E ancora, un articolo tratto dal Reading con me, Valeria Bianchi Mian e Annamaria Frammartino: https://oubliettemagazine.com/2019/10/02/life-after-death-il-rapimento-di-carl-gustav-jung-da-parte-del-pirata-long-john-silver/

 

 

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