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Contemporaneamente - Luci ed ombre del Millennio

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La malattia del tempo - Seneca, Bergson e storie in psichiatria

La malattia del tempo Seneca Bergson e storie in psichiatriaQuesto articolo prende in prestito il titolo di un piccolo saggio (Alzani Editore) scritto nel già lontano 1995 dall'allora Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche della zona che oggi come ieri comprende Pinerolo, cittadina del torinese, e dintorni (parte dell’area dell’attuale TO3).

Il Dottor Angelo Grillo non è più tra noi viventi da diversi anni, e chissà se dal suo spazio-tempo nell’universo ogni tanto osserva l’andamento del tempo vissuto ‘qui e ora’ da questa umanità che accelera e schizza, che corre e precipita, che scivola e gira in tondo ed entra con i botti e con vecchie e nuove idee di guerra nel 2020. Se così fosse, lui avrebbe certamente qualcosa di ironico e di saggio da dire, a tal proposito.

Mi piace rileggere brani dai suoi libri, testi che non si possono definire propriamente ‘divulgativi’ ma che conservo con affetto e curiosità, perché ogni tanto mi viene voglia di riprenderli in mano, così come ho fatto oggi, nel ricordo che ri-attualizza le parole trasportando i brani al futuro, verso coloro che leggeranno questo mio scritto senza aver mai conosciuto Angelo Grillo, simpatico colto e provocatorio professionista. Il tempo scorre, ed ecco che il lettore scopre per la prima volta un nome, un cognome, un ruolo, un titolo: è subito associazione, attraverso le frasi, dal passato sconosciuto al presente immaginato: Angelo era un uomo piuttosto alto e imponente, con la barba.

Eccolo qui, adesso.

Cos'è dunque il tempo?

Seneca ce ne descrive la preziosità, donandoci una immagine del tempo e del suo valore. “Dammi retta Lucilio”, dice, “dedicati un po' a te stesso e tieni da conto tutto per te il tempo che finora ti lasciavi portar via, o comunque perdevi.”

Tempo per me. Tempo per ognuno di noi. Elemento da conservare, tenere da parte, utilizzare.

E ancora… “Il tempo ci viene sottratto quasi a nostra insaputa, oppure ci sfugge non si sa come e la cosa più indecorosa e perderlo per trascurata leggerezza.”

Il tempo si perde, ci viene rubato. Esistono veri e propri ladri di tempo.

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E poi, ancora: “I giorni migliori fuggono, non c'è dubbio, se ci si lascia travolgere da faccende di ben poca importanza. Così la vecchiaia sorprende gli uomini quando nello spirito non sono ancora cresciuti e li coglie impreparati e inermi. Non l'avevano previsto, infatti; e ci si trovano dentro da un momento all'altro, senza aspettarselo. Non si rendevano conto che la vecchiaia si avvicinava un po' tutti i giorni. Succede anche in viaggio: chi si lascia distrarre da una piacevole conversazione o dalla lettura di un libro o da un pensiero insistente si accorge di essere arrivato prima ancora di rendersi conto che si sta avvicinando. Così pure questo viaggio della vita ininterrotto e veloce che noi facciamo sempre con lo stesso passo, da svegli e nel sonno, a chi è sempre affaccendato si manifesta solo al suo termine.”

Il tempo dunque è quando tutto scorre - panta rei - e tu ci sei così immerso, nel fiume eracliteo, che non te ne rendi nemmeno conto. A fine giornata, a fine vita, a fine amore, a fine film ti accorgi di quanta strada in “spazio del tempo” hai percorso.

“La vita umana sarà sempre chiusa in uno spazio ben limitato, ma questo spazio di tempo che per legge di natura scorre velocemente è inevitabile che vi sfugga subito.”

Un contenitore e al contempo un contenuto, il tempo - spazio di tempo.

Ho attivato da qualche tempo un corso di scrittura da me progettato. Attraverso diversi registri, dal racconto all’articolo di giornale, dalla poesia al dialogo teatrale, porto gli studenti a lavorare sulle soft skills. Si tratta delle ‘competenze trasversali’, e in italiano suona anche meglio: mi piace l’idea di un’abilità che attraversi, che transiti, che sia utile al di là e dentro le stesse competenze di base, tecniche, specifiche.

Anche il time management è annoverabile tra queste competenze che sono di aiuto nel quotidiano, nelle e oltre le hard skills.

Gestire il tempo è solo una questione razionale? Affatto. Non bastano regole da mettere in pratica all’occasione. Per acquisire una tal competenza occorre sapersi perdonare alcune distrazioni, occorre dare senso ai propri ricordi, saper trasformare i sogni in risorse e i desideri in progetti. Time management non è tanto gestione del tempo ma conoscenza dei tempi, valorizzazione. Attraverso la scrittura, con giochi ed esercizi ad hoc, lavoriamo insieme sul tempo, con il tempo. Per informazioni e proposte di conduzione del corso, scrivetemi alla mail: favolesvelte @ gmail.com

“Trovami se sei capace”, dice ancora Seneca a Lucilio, “uno che dia al tempo il giusto valore, che capisca quanto può essere importante una giornata, che si renda conto che noi moriamo un po' ogni giorno. Perché questo è il punto: noi pensiamo alla morte come a qualcosa che sta davanti a noi, mentre in gran parte è già alle nostre spalle. Tutta l'esistenza trascorsa e già in suo potere.”

Il tempo perduto è già morte. La morte è già stata, la vita è qui e adesso, e davanti a noi. La morte è con noi ogni giorno. Carpe diem e memento mori, dunque. Questo è indubbiamente il mio motto preferito.

i labirinti del tempo, le vie del tempo: tante immagini sono associabili allo “spazio del tempo” nominato da Seneca. Ma le strade temporali non sono per noi umani percorsi in-finiti.

Ricordo oggi il Dottor Angelo Grillo, con il suo modo di essere affettivo e la semplicità nel relazionarsi con i tirocinanti, con i consulenti (io ero, all’epoca, una consulente per il progetto di Diagnosi Precoce dell’Alzheimer - la malattia del tempo, davvero  - e Altre Demenze), con professori e medici. La stessa semplicità da lui agita quando, andando a trovare un professore universitario piuttosto narcisista, portò con sé una borsetta di plastica contenente qualche copia del suo saggio sul tempo (e non dimentico lo sguardo un po' superficiale e sprezzante, il senso di distacco e superiorità dell'altro, che di certo non era in grado di capire la profondità del mio amico).

Mi piace riprendere in mano oggi questo volumetto e il messaggio di calore umano che ancora porta. L'analisi dei casi arrivati in repartino e la difficoltà di tutti questi pazienti psichiatrici nel fare i conti con il concetto di tempo. Penso anche ai tempi fermi, ridondanti, dei tossicodipendenti con i quali ho lavorato in comunità. Il tempo che gira su se stesso come un Uroboro (il drago alchemico che mangia la propria coda) quando nelle dipendenze affettive e/o da sostanze il soggetto si ritrova a ri-cadere nello spazio chiuso del tempo fermo. Penso ai tempi - passato presente futuro - che scorrono all'indietro e si rimescolano quando si aprono voragini nella demenza e la figlia diventa madre e la madre è ancora lì in attesa a casa, nella casa che non esiste più se non nella mente del malato ma si riattualizza in qualche modo e si inserisce magicamente nel salotto di una RSA. Penso al tempo che precipita e cade nel buco che porta al Paese dell’Alzheimer. Ricordo il tempo che i caregiver sono costretti a tessere quando un loro caro perde la memoria - ne ho già scritto più volte in questo stesso blog.

Parlavamo di libri, con il Dottor Grillo. Lui è mancato prima che io pubblicassi il mio volume di poesie e filastrocche, ma lui non aveva dubbi che un giorno lo avrei fatto. Che avrei scritto e divulgato immagini e parole. Anche per me la memoria è un argomento chiave, il tema dei temi. Il ricorso ai ricordi che cuciono storie è filo rosso nell'antologia sulla dimora "Una casa tutta per lei" (Golem Edizioni), che ho curato con Emma Fenu, e nel noir "Non è colpa mia" (del quale Luigi di Giuseppe, direttore di questa rivista, ha scritto in questa sede una splendida recensione). La memoria è preziosa come spazio del tempo.

E ancora, la malattia del tempo. Memoria collega alla nostalgia; è, in certi casi, lo sguardo all'indietro del Puer Aeternus descritto da James Hillman, è la psicopatologia del tempo, o il tempo nelle psicopatologie, è la difficoltà a vedere oltre il limite il muro del presente. È il non cogliere per tempo l'ancoraggio.

Penso ai tempi lunghi di alcune mie pazienti: tempo dedicato per troppi anni agli altri, tempo non utilizzato per i propri bisogni, desideri, impegni gradevoli. Il proprio tempo lasciato in disparte, il tempo dei vampiri in primo piano.

C'è anche il rito, naturalmente, il tempo del rito nel nostro vivere quotidiano. il benessere che vogliamo vivere, che desideriamo, ci richiede di stare attenti ai nostri rit-m-i con rituali che ci fanno bene. Ma sappiamo riconoscere quali sono i gesti adatti a noi? C'è il rito che torna di stagione in stagione - da un Capodanno all'altro - il ritmo del rito che permette da secoli all'essere umano di ritrovare le giuste energie per affrontare il movimento verso il futuro, tenendo conto del passato.

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Quando sono a scuola (per il corso di scrittura o per le lezioni, poiché insegno Scienze Umane nel privato) arriva il momento di ‘spiegare’ Bergson, di dispiegare un’idea di tempo, ed io ne sono felice. Leggo e rileggo, mi lascio andare al pensiero condiviso, i ragazzi si infiammano e comprendono, ed è un momento vitale. Certi filosofi che toccano il mio animo sembrano poi toccare corde che ai giovani di oggi risuonano in melodia. È proprio vero: si possono trasmettere idee con passione. È il tempo soggettivo il fare i conti con il tempo degli altri nella dimensione introspettiva e relazionale: lo si intuisce che è un tema importante, lo si agisce. Lo si rinnova. Vivifica. Rivitalizza. È lo spazio coltivabile del tempo. Cultura e/è coltivazione in divenire. Se ogni forma fissa è un piccolo dominio sul divenire del tempo, se non puoi cogliere questo scorrere senza fermare un istante, se la vita è un film fatto di frame dopo frame, in progressione crei vita comunque con il vivere. Perché per la vita il tempo è creazione, imprevedibilità, ed è il movimento della nostra realtà. Lo intuiamo, e l’intuizione è l’acqua che abbraccia ed innaffia e cura la vita stessa nel giardino del tempo, il senso di scorrimento di quel fiume che, ci disse Eraclito, non è mai (più) lo stesso.

Sarà un po' tautologico, ma è più facilmente comprensibile: è solo vivendo che viviamo - è solo collaborando con il tempo che comprendiamo.

Poiché ogni inizio dell'anno segna un tempo nuovo nella nostra mente, un possibile tempo, in questo mese gennaio vi auguro di gestire al meglio le vostre ritmiche giornate, lo psico-bio-ritmo dell'essere quello che siete.

INAUGURO, inoltre, una breve APPENDICE, un piccolo spazio di tempo speciale per i miei articoli del 2020, una serie di esercizi da fare individualmente, da qui al prossimo articolo.

Buon tempo a tutti.

Esercizio/1 - GENNAIO: siediti in un luogo silenzioso, senza nessuno intorno, senza rumori; prendi una penna e un foglio (o il tuo diario, agenda) e lascia andare le parole liberamente sulla carta. Non utilizzare il computer o il telefonino. Scrivi a mano in “flusso di coscienza” senza badare alla grammatica. Scorri tu con la tua penna e scivolate insieme in stream of consciousness, a partire dalle parole chiave qui di seguito: tempo, presente, Io.

Quando hai riempito il foglio, non importa con quali frasi o parole o schizzi, prenditi una pausa. Chiudi gli occhi e respira lentamente, senza fretta.

Rileggi quello che hai scritto, ma fallo dopo cinque minuti di respirazioni e rilassamento.

Adesso intervieni in modo diretto sul foglio e sottolinea, aggiungi, scrivi i ricordi o le immagini che questa esperienza ti ha evocato.

Inviami i tuoi scritti, se vuoi. Puoi aggiungerli come commento a questo articolo o alla mail che ti ho indicato e ci aiuteranno a riflettere insieme.

 

Credits immagine: Odilon Redon - Buddha nella sua giovinezza 1904

 

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