voci di donnaPerché scrivere oggi un saggio corale sul complesso intreccio tra femminismo e psicologia?

Una tra le possibili risposte mi sorge immediatamente sulla punta della lingua pensando alla storia che sto leggendo proprio in questi giorni. Qualche sera fa, nel silenzio primaverile della mia quarantena, ho cominciato ad addentrarmi nella biografia di Lucrezia Borgia di Maria Bellonci.

Questa affascinante nobile signora, figlia illegittima di Rodrigo Borgia (Papa Alessandro VI), è uno degli esempi perfetti per narrare il modo in cui le donne, da sempre e volentieri, vengono travisate e interpretate a uso e consumo della Storia e delle storie umane, secondo gli interessi maschili o maschilisti del caso.

L’immagine di Lucrezia Borgia è l’emblema del pregiudizio protratto nei secoli: è il soggetto reificato, quella che è stata osservata, giudicata, e tradotta sempre e solo in chiave negativa, principalmente perché… donna originale, fuori dagli schemi del suo tempo.

Roberto Gervaso ne “I Borgia” dice di lei: “Se non fu una santa non fu nemmeno un mostro”, eppure quanti uomini e donne contemporanei ancora la definirebbero perversa, demonica, avvelenatrice? Chi era veramente Lucrezia? Forse la crudele strega dedica al piacere orgiastico o una donna colta, capace di governare le province italiane che il padre le affida, ritenendola affidabile e in grado persino di seguire gli affari del Vaticano mentre Alessandro VI si deve allontanare dal seggio pontificio? Prima donna a occupare, seppur temporaneamente, un ruolo all’interno di un mondo esclusivamente maschile, la Borgia era abituata a comportarsi in modo naturale, senza limiti di genere.

La complessità della sua biografia passa troppo facilmente in secondo piano, rispetto alla facilità con la quale una critica trova spazio e prende piede. In questo primo esempio, un tipo femminile giunto a noi dal XV° secolo, possiamo trovare qui e ora lo spunto di partenza per rispondere alla domanda iniziale.

Osservando il mondo contemporaneo viene da chiedersi quanta acqua sia passata sotto i ponti da allora e se il tempo non sia trascorso invano, senza portare il cambiamento auspicato e auspicabile. In certi casi di body-shaming, di fronte agli insulti dedicati alle donne che mostrano senza vergogna la propria libertà di spirito e di corpo, davanti agli epiteti riservati a quelle che non abbassano la testa per seguire pedissequamente i dettami della moda o le regole dell’apparenza, non mi è chiaro se, dal Quattrocento a oggi, sia poi mutato davvero questo nostro mondo. Passano i secoli e permangono le catene, le rigide categorie dentro le quali gli uomini e, purtroppo, anche molte donne chiudono le immagini del femminile e le donne in carne e ossa. Compartimenti stagni e limitanti.

Prendo in mano il libro “Voci di donna. Il complesso intreccio tra psicologia e femminismo”, un volume al quale ho partecipato io stessa con piacere, scrivendo il primo capitolo: “Sviluppo psichico di femminile e maschile” - “Sorelle mistiche, ancelle, guerriere, ribelli: miti antichi, ruoli contemporanei”.

Ma procediamo con ordine.

Nell’introduzione al saggio, Simona Adelaide Martini propone lo stesso concetto insito nella mia prima domanda, indicando come oggetti del mal-giudizio collettivo donne di estremo carisma e potere come, per esempio, Cleopatra. Creature complesse vengono dipinte nei secoli come vittime di amori impossibili, un po' sfigate persino, co-dipendenti diremmo oggi, “incapaci di gestire il fallimento amoroso, future isteriche destinate alla compassione o alle docce gelate”. Dai, lo sappiamo: è troppo facile tagliare in due le donne, strappare l’immagine a metà per fare di un intero o la vittima o il carnefice, o la vergine o la prostituta; è ormai un’abitudine incasellare il femminile in barattoli con l’etichetta, ed è certamente meno impegnativo della riflessione e dell’accoglienza del dubbio, del non classificabile, dell’oscurità e del mistero, questo modus operandi binario - o/o.

Nel mio capitolo, dunque, approfondisco lo scenario che si va aprendo per condurre  il lettore alla scoperta dei simboli da sempre associati al femminile. Esploro le figure che mutano nei secoli girando intorno alle immagini-base della vita per dire la donna e il triplice volto della luna. Cambiano gli abiti e le voci, i volti degli archetipi nel tempo, tornando a far luce su ciò che è eterno. 

Lo sviluppo psichico di maschile e femminile avviene lungo un percorso a tratti comune, con digressioni e ostacoli, con distanze e differenze ma anche con somiglianze: l’emergere del femminile dal pensiero patriarcale, come Minerva nata dalla testa di Zeus, è il bocciolo di un possibile ricongiungimento, perché, dall’inizio alla fine, l’opera alchemica che porta dal piombo all’oro si compie in due come pianta che nasce dall’incontro. Maschile e femminile vanno in tandem dentro e fuori di noi. 

Se il Novecento è stato un secolo fondamentale per i diritti delle donne, ogni giorno che passa questi diritti vengono messi in discussione. Persino nell’epoca del Coronavirus, come si evince dall’articolo di Felicia Buonomo per l’Osservatorio Diritti, i nuovi dati dell'analisi sulla correlazione tra maltrattamenti in famiglia e convivenza forzata in quarantena non sono piacevoli da leggere. Sono stati analizzati “i reati relativi alla violenza di genere e i delitti potenzialmente riconducibili a liti familiari nel periodo 1°-31 marzo 2020, confrontandoli con quelli dell’analogo periodo del 2019. Tre i reati presi in considerazione: atti persecutori, maltrattamenti in famiglia e violenze sessuali”. Si legge nel documento che “nel  2020 i valori assoluti, pur inferiori a quelli del 2019, mostrano una progressiva diminuzione nelle prime tre settimane, ed un lieve incremento nella quarta settimana (289) rispetto alla terza (278)”.

“Anche entrando nel dettaglio dei tre distinti reati, l’andamento è coerente: gli atti persecutori – che passano da 52 della prima settimana a 13 dell’ultima settimana – e le violenze sessuali (184 nella prima settimana, 59 nell’ultima settimana di marzo), infatti, registrano una costante flessione nel periodo preso in esame. Mentre quello di maltrattamenti contro familiari e conviventi subisce, dopo un’iniziale diminuzione, un incremento a fine marzo, toccando infatti quota 217 nell’ultima settimana”. Il che significa semplicemente che lo scenario d’elezione della violenza è la casa. Ancora: “La percentuale delle violenze sessuali si attesta sempre oltre il 90 per cento. Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi mostra un andamento costante sia per il numero rilevante di reati commessi (217 reati), sia per l’incidenza delle vittime donne, con una media sempre superiore al 75 per cento”. La casa, ovviamente, è sempre un luogo insicuro per le donne maltrattate.

(Violenza sulle donne e coronavirus: in anteprima i nuovi dati della Criminalpol)

Conoscere la storia dei diritti delle donne è importante per le giovani donne di oggi.

È vero che nel mondo occidentale le fanciulle possono avere nuove prospettive e strumenti utili per la propria libertà di spirito e di azione grazie alla diffusione di contenuti che le riguardano nel mare magnum del web, grazie a libri e video, scritture e gruppi online. Possono informarsi. Tantissime ragazze di tutto il mondo oggi hanno a disposizione stimoli molteplici che le riguardano direttamente, come biografie e articoli per condursi nella navigazione verso se stesse. Hashtag come #iammyownguardian sono nati così, per un (buon) contagio che ha toccato anche i paesi arabi.

Con Simona Adelaide Martini abbiamo già condiviso alcuni progetti, nati e cresciuti grazie alla rete. Un primo testo, curato da lei, sulla genitorialità contemporanea, e un secondo volume, a cura di Maria Letizia Rotolo e altre professioniste, sul tema relazioni 4.0, ci hanno condotte al terzo passaggio: il saggio corale “Voci di donna”, appena uscito per Edizioni Underground?.

Nel secondo capitolo di questa figlia corale (femmina) di carta, Cinzia D'Intino analizza gli stereotipi che permeano la nostra cultura e coinvolgono il modus vivendi dei bambini e delle bambine sin dalla più tenera età. Troppe volte, nella realtà di tutti i giorni, si categorizza rigidamente il maschile o il femminile, definendo senza appello come un maschio o una femmina debbano mostrarsi e comportarsi. O azzurro o rosa, non esiste e/e, non è data nemmeno una gamma di possibilità alternative. Il sesso biologico condiziona il genere, in logica binaria, ancora tanto, troppo spesso. L'identità sessuale, così come le altre identità - umana, personale, professionale - può essere ed è multidimensionale, e lo spazio di esplorazione della stessa non può rifarsi a vie limitanti, a regole dogmatiche che dividono i giochi in giusti e sbagliati, in scelte da maschi o da femmine, tarpando il volo del desiderio.

Proseguendo nella lettura del volume, incontriamo ancora Simona Adelaide Martini (capitolo tre), la quale racconta la storia della critica femminista alla teoria psicosessuale freudiana, partendo dagli scritti di Luce Irigaray (una delle più note e forti intellettuali femministe, filosofa e psicoanalista, linguista). La Irigaray rivisita il linguaggio patriarcale della psicoanalisi. Persino là dove dovrebbe esserci un pensiero di liberazione dal giogo della medicina attraverso lo studio della psiche, si annidano catene che relegano le donne nel triste ruolo di invidiose del pene.

“In definitiva per Freud la donna è una sorta di maschio mancato e tutte le fasi dello sviluppo della sessualità femminile sono ricalcate su quella maschile”. Per fortuna, dico io, da Freud in poi molte donne sono diventate psicoanaliste - o, dopo Jung, psicologhe analiste - portando la rivoluzione nel pensiero emerso dalla testa dei padri-Zeus.

Voci e volti del femminismo vengono toccati da Martino per raccontare come il linguaggio sia mutabile, trasformabile. Una lingua viva per vivificare il riconoscimento delle donne è una lingua cosciente.

Luigi d’Elia (capitolo quattro), unico uomo tra noi psicoterapeute e professioniste autrici del libro, racconta sogni e fantasie, vite e immagini dalla terapia con donne che vivono un “femminismo incompiuto”, il gap tra affrancamento dalla dedizione al maschile ed emancipazione. 

Molte donne si immolano al compagno piuttosto che alla propria identità: può la cura rimettere in atto ciò che non è ancora stato vissuto, ridare vita e compimento al percorso che va a toccare e muovere alcuni punti cardine, i tratti comuni che riguardano tante donne di oggi? Il mettersi sempre in secondo piano rispetto al compagno, la vergogna del corpo, la necessità di nascondere le esperienze negative e le emozioni, il votarsi all’Altro quando l’Altro è maschio, la sfiducia: questi comportamenti si aprono ad un possibile cambiamento nella stanza della psicoterapia.

Valentina Deiana (capitolo cinque) analizza gli stereotipi di genere come convinzioni di autoaffermazione personale. Osservando il sistema di valori e i modelli nella vita delle donne, l’autrice esplora come il contesto possa influenzare la vita femminile anche in vista della strutturazione della propria esperienza come successo o fallimento, tra aspettative e ambizioni. La consapevolezza “può rendere possibile” la libertà di essere complesse, di aprire strade per la realizzazione del possibile… o di ciò che si credeva impossibile.

Ylenia Greco nel capitolo sei scrive una riflessione clinica sulla oggettivazione sessuale e la auto-oggettivazione sessuale, ovvero di come le donne vengano spesso valutate soltanto in base funzione sessuale, e di tutte le conseguenze che questa reificazione comporta a livello individuale e interpersonale. Osservando la pubblicità attraverso i media, possiamo vederne ancora delle belle (si fa per dire) circa il modo in cui viene rappresentata la sessualità quando l’eros riguarda il corpo delle donne.

E ancora, Silvia Cerri nel capitolo sette scrive dell’affermazione e del riconoscimento del piacere femminile, tra antichi condizionamenti e accoglienza dell’erotismo in tutta la sua ricchezza. “Dovremmo invitare la donna a sentirsi sessuata ed orgasmica e a pensare innanzitutto di meritare il proprio piacere”.

Paola Cipriano e Barbara Donadoni (capitolo otto), analizzano una violenza non sempre presa in considerazione, ovvero quella ostetrica, che svilisce e umilia la donna nel delicato momento della gravidanza fino al parto. L’OMS riporta alcuni atteggiamenti e comportamenti da evitare, Raccomandazioni riguardanti le modalità di assistenza al travaglio, al parto e al post-partum che spesso non vengono rispettate, lasciando nelle donne cicatrici indelebili.

La violenza ostetrica si definisce come “appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario”, esprimendosi con trattamenti che vanno dal ‘disumano’ al ‘poco rispettoso’

Maria Giulia Parini, Maria Letizia Rotolo e Francesca Ursoleo esplorano nel capitolo nove un altro tipo di ‘violenza’: quella economica. Lavoro, femminismo ed economia sono in collegamento perché “è fondamentale garantire a tutti pari opportunità” per costruire economie future “dinamiche e inclusive” e “quando le donne non sono integrate, la comunità globale perde competenze, idee, intuizioni”.

La quinta parte del volume, al capitolo dieci, esplora il ruolo fondamentale delle psicologhe e degli psicologi nella rete antiviolenza. Cinzia d’Intino ne percorre le tappe di inclusione, in un percorso che accompagna le donne verso il cambiamento cognitivo, emotivo e  comportamentale alla riconquista della propria persona, per “contrastare il processo di vittimizzazione e riappropriarsi di una vita autonoma e libera dalla violenza”.

Il capitolo undici è dedicato al supporto psicologico e alla psicoterapia della donna vittima di violenza nel setting privato (Simona Adelaide Martini).

Il capitolo dodici si focalizza sul Disturbo Post Traumatico da stress nella violenza di genere (Martina Campanella).

In Appendice, progetti e documenti che riguardano i ruoli operativi delle autrici coinvolte nella stesura del saggio: i fascicoli dedicati alla sessualità per “Il viaggio delle Orchidee Danzanti”, il progetto scuole “Attente al Lupo”, il progetto emiliano “Il lavoro non è donna”.

 

Voci di donna.
Il complesso intreccio tra psicologia e femminismo.
Edizioni Underground?
AA.VV.
A cura di Simona Adelaide Martini.

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