Pubblicità

Contemporaneamente - Luci ed ombre del Millennio

Parliamo di Psicologia insieme ai nostri amici online...

ATTENZIONE: Per poter votare i post presenti o per lasciare un commento è necessario prima registrarsi oppure effettuare il login (puoi farlo cliccando sul lucchetto nella barra che segue). E' anche possibile accedere con il proprio account Facebook.

Creare il Mammufante ma eliminare l’Elefante: la nostra epoca borderline

Creare il Mammufante ma eliminare l’Elefante: la nostra epoca borderline

Ganesh - il mammufante e l'elefanteDi sfuggita leggo il titolo di un articolo sulla prima pagina di un giornale dimenticato in metropolitana: “Le sinapsi artificiali apprendono da sole”. Tra un impegno e l’altro sfoglio il nuovo numero del National Geographic Italia (aprile 2017) e mi perdo tra le righe di un altro articolo: “L’uomo del futuro”. Apprendo che, secondo il parere di alcuni scienziati, “l’unico ostacolo al balzo tecnologico” che ci farà umanità nuova (attraverso tecnologie come CRISPR-Cas9) sarebbe “l’uomo stesso, nel senso che potremmo decidere che non vogliamo usare pratiche eugenetiche sul nostro stesso genoma. Ma questo scrupolo ci fermerà davvero? E per quanto tempo?"1

Ma dai, mi vien da dire sorseggiando il caffè. Uno scrupolo da nulla? Un mero scrupolo ci separa dal riconoscerci ormai ereditieri del Dottor Frankenstein. E pensare che non mi è nemmeno tanto chiaro dove si voglia, tutto sommato, andare a parare. Scrivo l’articolo di oggi scegliendo, tra le varie notizie che mi hanno colpito, quella relativa alla creazione del fantastico, quasi mitologico (un nuovo mito?) “mammufante”.

Vogliono creare il "mammufante", ovvero un ibrido per metà mammut e per metà elefante - appunto. Siamo al delirio delirante oppure dentro a quel che più volte abbiamo già definito un “nuovo umanesimo”2 e, di conseguenza, una nuova epoca di generale rivoluzione animale, epoca nella quale il nostro stesso aspetto animale è sempre più sottomesso al connubio dell’anima con la Téchne?

Sarà un ibrido speciale, il piccolo mammufante. E chissà quanti piccoli mammut misti a pachidermi “errati” sono già stati creati e poi eliminati per arrivare a dire che adesso, finalmente, è possibile far nascere quello “giusto”. L’ibrido in questione trascorrerà il tempo della gestazione in un utero artificiale. L'intento è nobile; dichiarano gli scienziati: nessuna elefantessa deve essere sottoposta a rischi durante la gravidanza. Il fine dell’operazione è ancor più elevato, pare: l’obiettivo dichiarato è quello di salvare l'elefante dall'estinzione totale, dalla cancellazione. Così dichiarano gli scienziati in coro.

Ora. Parliamo di insigni studiosi dell’Università di Harvard, sia chiaro. Riportare in vita il mammut lanoso entro due anni grazie al gene editing, il 'taglia e incolla' del Dna, nuova frontiera della ricerca genetica è il loro desiderio ormai realizzabile e presto realizzato. “L'operazione, soprannominata 'dis-estinzione' è stata annunciata ai media dal Dottor George Church durante il meeting dell'American Association for the Advancement of Science (Aaas)”3 . Naturalmente la notizia è subito rimbalzata come una palla sulla stampa internazionale e viene riportata da più fonti ancora oggi. Manca poco al grande giorno: siamo tutti curiosi di assistere alla nascita del mammufante. O no?

Rifletto sulla questione, mi domando in che modo una creatura del genere potrebbe aiutare a salvare dall’estinzione i normalissimi elefanti (nella fattispecie, soprattutto quelli africani, più grandi e dotati di zanne) minacciati ogni giorno per via delle zanne in avorio.

Prendiamo l’Africa. Un continente che mi affascina, una terra che è emblema della biodiversità. Manca di certo più tempo rispetto ai mesi previsti per coccolare il nuovo ibrido creato in laboratorio, ma a breve l’Africa potrebbe veder scomparire per sempre i sempre più rari esemplari di elefante. Verrà cancellato dalla faccia della terra il mammifero terrestre più grande del mondo. Un simbolo che potrebbe avere per noi più valore se nel simbolo riconoscessimo la forza che rende lo stesso vivo.

Il simbolo è vivo, ci dice Carl Gustav Jung, quando gli elementi opposti che lo compongono sono accesi nella tensione creativa. Quando il simbolo rappresenta qualche cosa di importante per una data epoca e per le persone, allora è vivo e pulsa. Parlare di un simbolo di certo non lo può vivificare, ma parlandone e illuminando un aspetto delle cose attraverso la condivisione empatica può aiutarci a riflettere insieme e a volte può stupirci l’effetto di un battito di ala di farfalla, una briciola sul sentiero, una piccola cosa che in sinergia mette in moto risorse inaspettate.

Parliamo dell’elefante a livello simbolico. Tutti possiamo riconoscerlo animale regale, paziente, di grande saggezza, decisamente longevo – se gli si consente di vivere sereno. Un animale che crea legami familiari e sociali molto forti. Addirittura è nota la tendenza di questi animali a compiere una sorta di rito funerario, coprendo i defunti con foglie e frasche e dedicando agli stessi più visite nel corso del tempo, come una sorta di devozione agli antenati. Memoria, ricordo, connessione trans generazionale: noi umani abbiamo in comune con l’elefante questi importantissimi tratti.

Nell’induismo, Ganesha o Shri Ganesh è il dio della conoscenza, è la divinità con la testa di elefante, una delle rappresentazioni del dio impersonale più note in occidente. Primogenito di Shiva e Parvati, egli viene raffigurato come creatura con la testa di elefante e una sola zanna, che indicherebbe la possibilità di passare alla coscienza che unisce la dualità e la coscienza non è mai un percorso indolore. Secondo il mito, la testa originaria fu ridotta in polvere dallo sguardo del dio Sani (corrispondente al nostro Saturno) e successivamente riprodotta come capo di pachiderma (Brahmavaivarta Purana).

È un dio dunque sottoposto a violente trasformazioni, è stato accostato al romano Giano bifronte. Nell’iconografia induista egli è spesso seduto, con una gamba sollevata da terra e ripiegata sull'altra4 .Tutt’altro immaginario ci riporta al mammufante: un ibrido senza madre, creato artificialmente, un animale che riporta in vita l’idea di un qualcosa che c’era prima e che poi si è estinto, il desiderio di rivivificare un mondo che non esiste più, come se il ricrearlo oggi fosse un modo per dimostrare come l’uomo – simia dei – è in grado di operare come e quando vuole contro la morte, sulla Natura. Nemmeno un bambino crederebbe alla storia che racconta: “lo facciamo per salvare l’elefante”.

In Africa, gli elefanti ogni giorno vengono catturati e uccisi senza pietà. Secondo il biologo e ricercatore Malcom Ryen, che lavora in Tanzania, sono soprattutto il bracconaggio e la deforestazione (l’estensione delle aree coltivate, l’aumento delle attività umane) le cause che rischiano di provocarne l’estinzione nei prossimi cinque anni.

La pausa degli anni novanta, con la chiusura del mercato internazionale dell’avorio, non è bastata. Dal 2007 Sudafrica, Namibia, Botswana e Zimbabwe hanno ottenuto il permesso di vendere l’avorio accumulato nei vent’anni della moratoria, e dunque il bracconaggio è in ripresa, la caccia è sempre più sanguinaria, “grazie” anche alla Cina che è tra i maggiori acquirenti sul mercato nero.

È un circolo vizioso; c’è chi compra e c’è chi procura l’oggetto del desiderio: gli estremisti islamici di al-Shabaab, le milizie Janjaweed del Sudan, i guerriglieri ugandesi del Lord’s resistance army (Lra) .5

In che modo sarebbe utile un mammufante per salvare l’elefante dall’estinzione? Non è di certo il gelo la causa principale della cancellazione della specie. A che cosa serve un ibrido con del grasso sottocutaneo in più, quando il bracconaggio e la deforestazione sono la causa della decimazione di questo animale formidabile?

Forse il mammufante ci serve per non pensare, per non prendere coscienza, per sottolineare la nostra negazione del piano di realtà: stiamo tutti cooperando allegramente per distruggere il pianeta. Per dis-conoscere il problema. Shri Ganesh è gettato nel dimenticatoio? O la sua conoscenza della sofferenza e della rinuncia (alla zanna) può aiutarci a vedere dove siamo e dove stiamo andando?

La coscienza può arricchirsi se consideriamo con attenzione gli stimoli emersi dal calderone che è regno del collettivo per fare luce sull’atteggiamento collettivo contemporaneo. Questa è forse l’unica chiave per aprire gli occhi della nostra anima, per avviare l’interscambio che ci porti a riflettere sulle priorità del nostro mondo.

A riportare la lancetta e l’asse verso il piano di realtà e di necessità, ci sono persone che agiscono davvero, senza lasciarsi afferrare dal cinismo e dalla certezza che nulla ormai possa servire a riprendere il timone collettivo del senso, di un significato profondo dell’essere.

Restando focalizzati sull’argomento di oggi, ad esempio prendendosi cura degli orfani. Esplorando qua e là sono incappata in diverse associazioni e gruppi di persone che si sono attivate per fare qualcosa, ad esempio nel progetto di un medico italiano che mi ha colpito proprio perché parte dal nostro territorio: https://www.pengolifeproject.it/

“Il Pengo Life Project è un progetto no profit tutto italiano nato e sviluppatosi, per volontà del dott. Aldo Giovannella medico veterinario. Sostiene e promuove il “The David Sheldrick Wildlife Trust” fondazione anglokeniota voluta dalla in memoria del marito David una delle prime guardie forestali a cui si deve la bonifica dello Tsavo National Park (circa 22.000 Km)”.

La fondazione si dedica alla riabilitazione psico – fisica dei cuccioli orfani di elefante africano e anche del rinoceronte nero, divenuti tali a causa del bracconaggio che uccide ogni anno circa 25.000 esemplari. Questo tipo di atteggiamento significa proteggere e fare qualcosa di concreto, seppur briciola sul sentiero, seppur battito d’ala di farfalla.

Lo spirito del nostro tempo è decisamente borderline, principalmente caratterizzato da una grande instabilità e narcisismo diffuso con difficoltà relativa ai sentimenti profondi e voracità emotiva. Più volte lo si sottolinea e il termine rende perfettamente la realtà, osservando questo mondo in cui gli opposti sono contrasti troppo radicati per diventare correlazioni e congiunzioni, uno scenario in cui i valori sono diventati ideologie, nel quale la coscienza è immersa nell’Ombra e fatica a uscire fuori per illuminare la via.

In questo scenario, il compito degli analisti e degli psicoterapeuti è più che mai importante non soltanto di fronte ai pazienti singoli e ai gruppi, ma anche nell’essere in “engagement” con ciò che sono i fatti e gli eventi del nostro quotidiano per far luce sull’Ombra del collettivo, densa di difficoltà relativa ai sentimenti profondi, drago che si morde la coda in voracità emotiva. La riflessione è sempre in fieri.

A presto

Valeria Bianchi Mian

 

 

1) National Geographic Italia, aprile 2017 – “Oltre l’uomo”, di D.T. Max (scrittore e giornalista della redazione del New Yorker)

2) Bianchi Mian, V., Ceresa S.G., Putti, S., “Utero in anima”, Lithos Edizioni, Roma 2016

3)http://www.adnkronos.com/salute/medicina/2017/02/17/mammut-lanoso-rivivra-entro-anni-scienziati-harvard-pronti-creare-mammufante_oLsS0MBy4GO12ttiKvSF3I.html

4)http://www.centrostudilaruna.it/ganesha-il-signore-della-conoscenza.html 

5)http://www.huffingtonpost.it/2014/12/02/estinzione-elefante-bracconaggio_n_6254660.html

 


Pubblicità

 

 

Vota:
La delusione dopo l'arrivo
Perché questo rubrica sul Blog di Psiconline.it
 

Commenti

Simonetta Putti il Lunedì, 17 Aprile 2017 12:19
Consonanza.

Grazie all'assistenza della Redazione, riprendo il commento. Avverto consonanza con le idee espresse da Valeria Bianchi Mian, laddove si evidenzia la preponderanza - nel nostro tempo - di una marcata Onnipotenza che trova sostegno in una Tecnica che pare avanzare ignorando il confronto con un sano senso del Limite. Il potenziale della tecnica, come ci ricorda Hans Jonas, ovvero la capacità di mettere a rischio la sopravvivenza del genere umano o di danneggiare la sua incolumità genetica, di modificare arbitrariamente e /o distruggere le condizioni che permettono una vita sulla terra, pone alla fine anche un problema metafisico. Problema riassumibile nella domanda di fondo: se e perché deve esistere una umanità? L’uomo deve mantenersi così come l’evoluzione lo ha portato ad essere? Perché si deve rispettare la sua eredità genetica? Credo che non si tratti di mettere un limite al progresso ma alle sue derive dis-umanizzanti.
Trovare e ritrovare la misura adeguata, evitando le procedure che eccedono il limite, perché è dove lo sfruttamento delle risorse cresce a dismisura che si innesca il circolo della distruttività.
Occorre trovare una etica della tecnica.
Per quanto concerne l'Ambiente, non è noto un preciso limite di tollerabilità per nessuna delle molte direzioni in cui l’espansionismo umano si è incamminato, ma si può ragionevolmente stimare che alcune delle nostre catene operative tecniche abbiano raggiunto l’ordine di grandezza di quei valori limite.
Vari segni ci indicano che siamo entrati nella zona di pericolo e, una volta raggiunta la massa critica, il processo potrebbe sfuggirci di mano. Proviamo a ricordarlo...

0
Grazie all'assistenza della Redazione, riprendo il commento. Avverto consonanza con le idee espresse da Valeria Bianchi Mian, laddove si evidenzia la preponderanza - nel nostro tempo - di una marcata Onnipotenza che trova sostegno in una Tecnica che pare avanzare ignorando il confronto con un sano senso del Limite. Il potenziale della tecnica, come ci ricorda Hans Jonas, ovvero la capacità di mettere a rischio la sopravvivenza del genere umano o di danneggiare la sua incolumità genetica, di modificare arbitrariamente e /o distruggere le condizioni che permettono una vita sulla terra, pone alla fine anche un problema metafisico. Problema riassumibile nella domanda di fondo: se e perché deve esistere una umanità? L’uomo deve mantenersi così come l’evoluzione lo ha portato ad essere? Perché si deve rispettare la sua eredità genetica? Credo che non si tratti di mettere un limite al progresso ma alle sue derive dis-umanizzanti. Trovare e ritrovare la misura adeguata, evitando le procedure che eccedono il limite, perché è dove lo sfruttamento delle risorse cresce a dismisura che si innesca il circolo della distruttività. Occorre trovare una etica della tecnica. Per quanto concerne l'Ambiente, non è noto un preciso limite di tollerabilità per nessuna delle molte direzioni in cui l’espansionismo umano si è incamminato, ma si può ragionevolmente stimare che alcune delle nostre catene operative tecniche abbiano raggiunto l’ordine di grandezza di quei valori limite. Vari segni ci indicano che siamo entrati nella zona di pericolo e, una volta raggiunta la massa critica, il processo potrebbe sfuggirci di mano. Proviamo a ricordarlo...
Redazione Psiconline il Domenica, 16 Aprile 2017 17:12
Grazie per il consiglio...

Grazie per i consigli. Intanto abbiamo attivato la possibilità di inserire commenti utilizzando il proprio account Facebook e questo dovrebbe rendere le cose più semplici.
Per quanto riguarda la valutazione dell'articolo, adesso è libera (cioè possono inserire una valutazione numerica anche i non registrati al sito) e per esprimere il voto è necessario cliccare direttamente sulla stella che intendiamo votare.
In ogni caso, siamo aperti ad ulteriori consigli e/o suggerimenti.
Buona giornata.

La Redazione

1
Grazie per i consigli. Intanto abbiamo attivato la possibilità di inserire commenti utilizzando il proprio account Facebook e questo dovrebbe rendere le cose più semplici. Per quanto riguarda la valutazione dell'articolo, adesso è libera (cioè possono inserire una valutazione numerica anche i non registrati al sito) e per esprimere il voto è necessario cliccare direttamente sulla stella che intendiamo votare. In ogni caso, siamo aperti ad ulteriori consigli e/o suggerimenti. Buona giornata. La Redazione
Simonetta Putti il Domenica, 16 Aprile 2017 16:44
Procedure

Ho pensato - durante la procedura di registrazione - che occorre molta perseveranza... posso permettermi di proporre una semplificazione del sito? Poi, avendo effettuato l'accesso, e accingendomi a votare.. la registrazione del voto è partita rapidissimamente prima che potessi completare. Intendevo cliccare su tutte le stelle... come fare..? Grazie.,

1
Ho pensato - durante la procedura di registrazione - che occorre molta perseveranza... posso permettermi di proporre una semplificazione del sito? Poi, avendo effettuato l'accesso, e accingendomi a votare.. la registrazione del voto è partita rapidissimamente prima che potessi completare. Intendevo cliccare su tutte le stelle... come fare..? Grazie.,

Guarda anche...

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

informarsi sul web, quando si ha un problema psicologico

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Laurea (149314519568)

Suny, 51   Vorrei parlare di mio figlio. Ha 13 anni e ha perso il padre 3 anni fa. L'anno scorso è stato operato al cuore e adesso non pu&ograv...

Colon irritabile e ansia (1492…

F., 20       Salve. Sono ormai quasi tre anni che soffro di colon irritabile. La mia vita ormai è diventata un incubo, vivo costa...

Aiuto (148935473591)

azzurra, 17               Salve, sono una ragazza di 17 anni che sta vivendo una situazione familiare pessima, dici...

Area Professionale

Il perdono nella pratica clini…

Secondo recenti ricerche il perdono e la capacità di perdonare possono essere correlati alla propria struttura di personalità, al processo di matu...

L' odio come paura dell’altro …

Gli atti di odio sono tentativi di distrarre sè stessi da sentimenti come la solitudine, l'impotenza, l'ingiustizia, l'inadeguateza e la vergogna. L'odio...

Inaugurazione Servizio Psicolo…

La Fondazione dell’Ordine degli Psicologi dell’Abruzzo – ONLUS, in seguito al sisma che ha colpito il Centro Italia nell’ Agosto 2016, h...

Le parole della Psicologia

Xenofobia

Il significato etimologico del termine Xenofobia (dal greco ξενοφοβία, composto da ξένος, &lsq...

Limerence (o ultrattaccamento)…

È uno stato cognitivo ed emotivo caratterizzato da intenso desiderio per un'altra persona. Il concetto di Limerence (in italiano ultrattaccamento) &egra...

Desiderio

Tra Freud e Lacan: Dalla ricerca dell’Altro al Desiderio dell’Altro. Il desiderio, dal latino desiderĭu(m), “desiderare”, fa riferime...

News Letters