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Psicologia delle Migrazioni

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La delusione dopo l'arrivo

La delusione dopo l'arrivo

delusione dopo arrivoCome sappiamo il fenomeno migratorio sopratutto dal continente africano sta assumendo negli ultimi tempi forme molto difficili da sostenere. Sottolineo innanzi tutto che la maggior parte dei migranti non proviene da paesi in guerra, per cui sono già predestinati a non avere il permesso di soggiorno. Personalmente non saprei cosa suggerire per fermare questa interminabile catena umana. Non sono d'accordo ne' con la chiusura delle frontiere, ne' con il ritiro delle navi della Marina Militare Italiana, sostituite da quelle della guardia costiera libica.

Mi rendo però conto che l'arrivo in Italia rappresenta sia la fine dei loro sogni, sia la fine di quello stralcio di vita che avevano raggiunto al loro Paese.

In questo periodo più che mai ogni giorno le varie Prefetture ci chiedono posti letto per i nuovi arrivi. Qualche giorno fa uno di questi gruppetti si è presentato dicendo: "Vogliamo il cellulare, l'orologio e la crema per il corpo"! Venivano tutti dal Sudan.

Ora dovreste vedere cos'è il Sudan! Un paese terrificante, il più povero che io abbia mai visto, dove i sopravvissuti alle guerre muoiono di fame, di malattie, di stenti.

La responsabile del Centro che li ha accolti e' una donna gentile, capace di gestire bene tutte le situazioni, ma di fronte a queste richieste ha avuto un momento di perplessità. Poi, con calma, ha cercato di spiegare loro che tutte le tre le richieste non potevano essere esaudite.

Io non sono intervenuta, ma mi sono chiesta con chi ho a che fare e certo lo verificherò nei prossimi giorni.

Mi è sembrata comunque la punta di un iceberg. Vale a dire che loro si aspettano davvero il cellulare, l'orologio e la crema per il corpo e lo dicono in tutta tranquillità.

Sono quasi tutti ragazzi giovanissimi, al di sotto dei venticinque anni, pieni di sogni e di illusioni.

Poi quando si accorgono che il permesso di soggiorno non viene dato dopo due settimane, ma dopo due anni, ammesso che venga dato, e che la vita nel Centro richiede il rispetto di regole ben precise, compreso l'apprendimento della lingua italiana, vanno in crisi. Vorrebbero trovare un lavoro subito per guadagnare i soldi da mandare a casa, ma si scontrano con una realtà troppo difficile da affrontare. C'è chi va in crisi depressiva, chi si ribella alle regole, chi lamenta malattie non identificabili, chi cerca di andare in un altro paese europeo per poi essere rimandato indietro.

Ci muoviamo fra traumi da superare e sogni infranti, e dobbiamo aiutarli a ricostruirsi una nuova identità e una nuova vita.

 

 


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