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La gatta alienata... nei pressi di casa mia

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gatta alienata nei pressi di casa miaTRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Avevo trovato una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido.
L’avevo trovata nei pressi di casa mia, ma sapevo che aveva un padrone.
Lo chiamo al telefono ed è come se potessi vederlo. Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.
Gli dico che avevo trovato la sua gatta e lui non si mostra minimamente sorpreso.
Mi dice che era scampata a qualche catastrofe, non ricordo bene se fosse stato un incendio e che aveva fatto molta strada per arrivare fino alla mia città.
Non mi dice nulla sul fatto di venire a riprendersela e io spero che non lo faccia.
Era una gatta molto dolce e volevo tenerla con me.
Quasi mi pento di aver contattato il padrone, perché temevo che, prima o poi, mi avrebbe richiamata per riprendersela.”

Questo sogno porta la firma di Adalgisa.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Scriveva Freud: “si nasce maschi e femmine, ma si diventa maschi e femmine”. Parabola significa che la “identificazione” nel padre o nella madre porta alla “identità” psichica maschile o femminile. Prima di questo traguardo i bambini e gli adolescenti si pensano, nel maturare la “libido genitale”, non autonomi ma “destinati” ad altri, a figure maschili o femminili in omaggio al  desiderio “edipico” di appartenere al padre o alla madre. L’assimilazione ddel sesso e l’appropriazione del ruolo sono tappe importanti e segnalano il passaggio evolutivo dalla “posizione psichica fallico-narcisistica”, con i relativi investimenti autogratificanti di “libido”, alla “posizione genitale”con i relativi investimenti donativi di “libido”. Questo travaglio evolutivo avviene all’interno della “posizione edipica”, il conflitto con i genitori, nella ricerca della propria identità psichica e sessuale.

Il sogno di Adalgisa affronta ed elabora questa psicodinamica, indugiando nella fase precedente alla definitiva acquisizione di identità e di ruolo, quando ancora persiste una dipendenza edipica dal padre o dalla madre sotto forma di “intenzionalità”, direzione verso l’oggetto fascinoso e privilegiato.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Avevo trovato una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido.”

Adalgisa esordisce con una buona pulsione narcisistica:“una bellissima gatta bianca”. La “gatta” rappresenta l’universo femminile con tutto il suo corredo di caratteristiche psicofisiche, dall’intelligenza all’affettività, dalla seduzione all’autocompiacimento, dall’erotismo alla sessualità. Adalgisa precisa che si vive con il “pelo lungo e morbido”: degna di carezze, viva nella “libido” epiteliale, sensibile all’erotismo. Insomma Adalgisa si vive come una bella e sensuale femmina e con tutte le carte in regola per accostarsi all’universo psicofisico maschile.

“L’avevo trovata nei pressi di casa mia, ma sapevo che aveva un padrone.”

Infatti è roba sua. Adalgisa ha ben “introiettato” la sua identità psicofisica femminile e la sua sensualità erotica: ”nei pressi di casa mia”. Si sa che la “casa” rappresenta simbolicamente la “organizzazione psichica reattiva”, la struttura, il carattere, la personalità, la formazione psichica evolutiva.

Adalgisa ha una consapevolezza e un gusto in più, “sapevo”: la disposizione verso il maschio. Adalgisa sa di essersi identificata nella madre e di avere un’identità femminile perché ha portato a buona fine la sua “posizione edipica”, il conflitto con i genitori, e sa di esserne uscita senza lacerazioni o frammentazioni, non con le ossa rotte ma bella integra. “Avere un padrone” equivale a disposizione alla “libido genitale” e al suo esercizio con privilegio accordato all’universo maschile. Adalgisa non ha pulsioni omosessuali perché ha ben congedato la figura materna e del padre ha mantenuto il desiderio del maschio al punto che ancora non si è appropriata del suo patrimonio psicofisico, ma si vive in riferimento e in dipendenza dall’altro, il “padrone” della “gatta bianca, dal pelo lungo e morbido”.

“Lo chiamo al telefono ed è come se potessi vederlo. Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.”

La relazione con il maschio ideale è empatica e magica, supera le distanze e le leggi della Fisica. Quest’uomo è come Adalgisa l’aveva immaginato e corrisponde all’immagine che aveva formato dentro di lei nell’evoluzione che dall’infanzia l’aveva portata alla “posizione edipica”: il “fantasma del padre”.

Il pensiero “padre” e la realtà “padre” collimano, “è come se potessi vederlo”, a conferma che l’innamoramento scatta quando l’immagine interiorizzata, quella del padre, coincide con l’immagine esterna, quella dell’uomo. Questo è il cosiddetto “primo e grande amore”, quello che si aspettava e che non tutti trovano perché non hanno abbastanza fantasticato e fantasmizzato. I tratti caratteristici sono somatici e culturali: “nordico, robusto, capello e barba rossi.” “Nordico” condensa la diversità culturale e si traduce in rudemente maschile nel bene e nel male, “robusto” condensa la virilità che si rafforza nel possesso di una peluria dal colore non comune, nonché un uomo inteligente. Adalgisa ha visto nel padre un uomo speciale e lo ha, di conseguenza, fantasmizzato con tratti originali. 

“Gli dico che avevo trovato la sua gatta e lui non si mostra minimamente sorpreso.”

Adalgisa si propone all’uomo eccezionale che coincide con il modello elaborato e introiettato: “avevo trovato la sua gatta”. Adalgisa proietta la realizzazione della sua femminilità sull’uomo nordico e rustico, il quale può essere soltanto contento e appagato e quindi “minimamente sorpreso” di questa benefica scelta piovutagli dal cielo. Adalgisa ha trovato il suo uomo e gli regala “la sua gatta”, la sua femminilità.

“Mi dice che era scampata a qualche catastrofe, non ricordo bene se fosse stato un incendio e che aveva fatto molta strada per arrivare fino alla mia città.”

Adalgisa dice a se stessa che ha attraversato turbolenze emotive di grosso spessore e di alta intensità, quelle legate alla sua “posizione edipica”, per raggiungere la sua identità femminile, addirittura  “qualche catastrofe” alla quale è fortunatamente sopravvissuta, forse “un incendio”, una forte crisi di nervi e una guerra dei sensi. Aggiunge che ha “fatto molta strada” per arrivare alla consapevolezza della sua identità femminile dopo essersi identificata nella madre, il tragitto edipico classico di cui si diceva anche in precedenza.  “La mia città” è un ampliamento della “casa” psichica, uno spazio allargato al sociale prima di esibirsi nella sua identità femminile in mezzo agli altri. Si nasce femmine, ma si diventa femmine, come diceva il padre della Psicoanalisi.

“Non mi dice nulla sul fatto di venire a riprendersela e io spero che non lo faccia.”

L’uomo ideale gode della “gatta”, ma non la possiede, non è roba sua e non l’ha conquistata con travaglio, per cui Adalgisa si riappropria con titubanza in sogno di ciò che le appartiene, ma di cui ancora non è  convinta: “spero che non lo faccia” L’identità conquistata e messa al servizio del maschio, è questo il problema che Adalgisa deve affrontare. E’ necessario che si appropri della sua identità psicofisica senza metterla al servizio di nessuno, ma soltanto di se stessa.

“Era una gatta molto dolce e volevo tenerla con me.”

Per l’appunto!

Come si diceva in precedenza, Adalgisa dà a se stessa quello che le appartiene, la consapevolezza, rispetto alla prima frase, della sua identità femminile e la assorbe, la tiene con sé, la fa sua, l’assimila per la qualità della dolcezza ossia della duttilità affettiva e abilità seduttiva, quella femminilità suadente e attraente che i simboli attestano.

“Quasi mi pento di aver contattato il padrone, perché temevo che, prima o poi, mi avrebbe richiamata per riprendersela.”

Adalgisa capisce di essere “il padrone”, la padrona di se stessa e che non deve sottomettersi ai maschi, come a suo tempo è avvenuto con il padre. La situazione “edipica” si è evoluta e, adesso, non ci sono padroni in ogni senso fuori di lei. La femminilità è stata acquisita tramite la soluzione della pretesa paterna di essere il padrone e tramite l’identificazione nella nemica madre. Adesso l’identità psicofisica coincide con il suo modo di essere femmina. Il prossimo passo sarà la sicurezza e l’affidamento al maschio senza sottomissioni e servizi.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Adalgisa svolge il passaggio evolutivo dalla “libido fallico-narcisistica alla “libido genitale” con la progressiva assimilazione della propria identità femminile e la presa di coscienza dello stato di maturità e di completezza psicofisiologiche. Particolare rilievo è rivolta alla rischiosa “genitalità” del donare se stessa al maschio e all’attribuire il merito maieutico della femminilità a quest’ultimo. In effetti è tutto merito di Adalgisa e del suo processo evolutivo. Il sogno oscilla tra la dipendenza dal maschio e l’autonomia psicofisica. La “libido genitale” è anche donazione, ma esige in primo luogo la “coscienza di sé” ed esclude l’abnegazione acritica e passiva.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Adalgisa è articolato a livello di sapere psicoanalitico e comporta parecchio materiale da inquadrare.

L’istanza pulsionale profonda “Es” è presente in “gatta bianca, dal pelo lungo e morbido” e “catastrofe” e “incendio” e altro. L’istanza censoria “Super-Io” si manifesta in “padrone” e “uomo nordico, robusto”. L’istanza vigilante e razionale “Io” è esibita in “io spero” e “mi pento” e “aveva fatto molta strada”. Il sogno di Adalgisa elabora la “posizione fallico-narcisistica” in “Avevo trovato una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido”. La “posizione genitale” è presente in “Gli dico che avevo trovato la sua gatta”

la “posizione  edipica” in  “Lo chiamo al telefono ed è come se potessi vederlo. Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Adalgisa sono inclusi i meccanismi psichici di difesa della “introiezione” in “L’avevo trovata nei pressi di casa mia. La “proiezione” in “minimamente sorpreso” La “condensazione” in “gatta” e casa e  altro. Lo “spostamento” in “avere un padrone” e “aver contattato il padrone”. La “figurabilità” è evidente in “Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.” e “una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido”. La “drammatizzazione” si presenta in “scampata a qualche catastrofe, non ricordo bene se fosse stato un incendio”. I processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione” non sono presenti. Quest’ultimo rientra nella normale necessità del sogno di rielaborare l’esperienza vissuta nel corso della formazione psichica.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Adalgisa manifesta un tratto psichico “narcisistico” in progressione e avvicinamento alla “genitalità”: autostima da rafforzare come propria dimensione psichica, da esercitare in maniera libera e autonoma e da vivere come proprietà acquisita. 

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Adalgisa sono la “metafora” in “gatta” e “incendio” e altro, la “metonimia” in “pelo morbido” e altro, la “enfasi” in “catastrofe” e “incendio”. Nel sogno di Adalgisa la creatività estetica rientra nella normalità onirica.           

DIAGNOSI

La diagnosi parla chiaramente di un esercizio della “libido narcisistica” in avvicinamento alla “libido genitale”. Adalgisa mostra una dipendenza dalla figura maschile in riferimento alla sua identità femminile. Aliena in tal modo quello che le appartiene in struttura e le compete in esercizio.

PROGNOSI

Adalgisa deve rafforzare la consapevolezza delle sue conquiste psicofisiche e rassicurarsi sulla sua potenziale carica erotica e sessuale, risolvendo definitivamente la “posizione edipica” e di conseguenza la sua relazione con il maschio.   

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un persistere dell’alienazione della sua femminilità e in una dipendenza dalla figura maschile: una psiconevrosi da mancata risoluzione della “posizione edipica” di qualità isterica ansiosa ossessiva depressiva d’angoscia, quelle che sono le classiche psiconevrosi che ci perseguitano quando non abbiamo ben risolto i rapporti e i vissuti con i genitori.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Adalgisa è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante,”resto diurno”, del sogno,”resto notturno”, di Adalgisa si attesta in una riflessione sull’affettività o in una pulsione sessuale, in un ricordo o in un desiderio. Il tutto avviene nel pomeriggio antecedente il sogno.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Adalgisa è marcatamente autoreferenziale con “suspense” finale.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Adalgisa richiama una legge fondamentale della Psicologia, “l’intenzionalità della coscienza”, scoperta ed elaborata da Brentano. 

Durante gli studi universitari Freud ebbe la possibilità di seguire un corso di Psicologia tenuto da Franz Brentano, professore di filosofia all’Università di Vienna. Nel 1874 egli aveva pubblicato la sua famosa opera “Psicologia dal punto di vista empirico” dove affermava il “carattere intenzionale della coscienza” ossia la sua naturale attività di riferirsi e di dirigersi verso un oggetto esterno. Da questo concetto di Brentano si originò la filosofia fenomenologica di Husserl e gli studi sulla funzione della coscienza. Dal principio della ”intenzionalità della coscienza” consegue che i fenomeni psichici si riferiscono sempre ad altro e non a se stessi; Brentano li distinse in tre classi fondamentali: la “rappresentazione”, il “giudizio” e il “sentimento”. La “rappresentazione” è una semplice e pura immagine dell’oggetto, il “giudizio” nega o afferma la realtà di quest’ultimo, nel “sentimento” l’oggetto viene investito d’amore e di odio.

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Il principio brentaniano della “intenzionalità della coscienza” introdusse il giovane Freud alla futura concezione dinamica e oggettuale dei processi d’investimento della coscienza e ad accordare a essa una caratteristica dinamica funzionale piuttosto che statica sostanziale ed esclusivamente razionale.

Brentano era definito da Freud un tipo maledettamente intelligente, un ex prete geniale che coniugava senza drammi esistenziali e contrasti psichici la teologia e le teorie evoluzionistiche di Darwin.

Oltre alle sue teorie psicologiche empiriche di scuola aristotelica, Brentano mise in crisi l’ateismo del giovane Freud studente di medicina non più materialista ma non ancora teista, di poi Freud navigò nelle tormentate acque dell’agnosticismo.

  1. Il sogno di Adalgisa mostra chiaramente nella sua parte iniziale l’intenzionalità della coscienza onirica verso l’oggetto maschile, la figura paterna in riferimento alla “gatta”: “L’avevo trovata nei pressi di casa mia, ma sapevo che aveva un padrone.” Alienazione manifesta e dipendenza dall’apprezzamento del padre, come avviene universalmente in tutte le “posizioni edipiche” di tutte le bambine e ragazzine del mondo in attesa di rassicurazione dentro e fuori. Ecco perché è importante che il padre apprezzi la bellezza della figlia senza essere seduttivo e che non manifesti ironia quando la bambina si fa “signorina”. Il padre deve favorire il distacco della figlia rafforzandone l’autostima. Quante ragazzine non si capiscono e si vergognano della loro crescita! Il padre deve intervenire, più che la madre, perché la richiesta non è rivolta soltanto all’universo femminile, ma soprattutto a quello maschile.
  2. Il sogno di Adalgisa merita un’altra riflessione. La dipendenza dal maschio riporta culturalmente al “femminismo” o meglio al “movimento di liberazione della donna” e al famoso slogan “l’utero è mio e lo gestisco io”, una sintesi  crudamente realistica e direttamente proporzionale alla repressione culturale, politica e religiosa operata dal potere maschile sulla donna fino agli anni settanta. Il movimento femminista viaggiò sull’onda della “contestazione giovanile” del ‘68 per ottenere i suoi riconoscimenti politici e giuridici: divorzio, aborto, pari opportunità, uguaglianza retributiva e altro. Tante conquiste sono state fatte, ma il cammino è ancora lungo e arduo a causa delle sottigliezze metodologiche con cui il maschilismo si insinua e si occulta. Questo il livello culturale.

Per quanto riguarda la “Psicologia dinamica” esiste un viaggio, come descritto in precedenza, che parte dalla dipendenza e dall’apprezzamento paterno per procedere all’autonomia psicofisica della figlia.

 


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