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  3. Ciao a tutti, sono un ragazzo di 32 anni e da circa tre mesi sto vivendo un autentico incubo. Dal nulla, mentre mi trovavo in compagnia di amici ho iniziato a non stare bene: faticavo a concentrarmi, avevo la sensazione di "lasciarmi andare", di svenire, di cadere. Faticavo a rimanere concentrato e in generale mi sentivo in modo strano, come se avessi la testa vuota, leggera.Come se galleggiasse oltre che a strane sensazioni come se stessi vivendo un qualcosa di non vero, come in un videogioco. Da allora mi sono recato più volte al Pronto soccorso e ho svolto diversi esami: dall'ecocardiogramma alla TAC alla testa, passando per RX, esami del sangue, della tiroide, elettrocardiogramma ed consulto con un neurologo. Tutto negativo. I sintomi, però, continuano e tutti mi hanno indicato come possibile causa lo stress e l'ansia. Effettivamente tutto è iniziato dopo un periodo di forte stress a livello lavorativo - con diverse delusioni e arrabbiature - oltre che alla perdita di una persona a me cara che ho visto praticamente andarsene con i miei occhi. Sono una persona molto sensibile e anche molto ipocondriaca e in questi ormai tre mesi mi sono fatto mille film mentali su cosa potesse essere il problema. Nonostante i medici che mi hanno visitato mi abbiano detto che si tratta di puro stress io sono in ansia perenne, come un peso sullo stomaco, che mi fa sempre temere di avere qualcosa o di star male da un momento all'altro. Purtroppo questa situazione mi attanaglia per gran parte della giornata e non mi fa più vivere serenamente e non riesco a trovare una via di fuga da tutto questo. Ho notato questi sintomi accentuarsi in determinate condizioni come quando mi trovo in luoghi chiusi molto luminosi e con tanta gente - come un supermercato - o in luoghi chiusi e scuri come ristoranti e quant'altro - mentre sembrano diminuire e a volte sparire in ambienti aperti e luminosi come parchi e giardini o in giornate - rarissime ormai - dove mi sento particolarmente felice: i festeggiamenti del mio compleanno con tutta la famiglia, una bella gita fatta in compagnia di mia madre e dei miei cari ecc: tutte situazioni, a ben vedere, dove la mia mente è occupata da momenti felici e i pensieri non volano a questi strani sintomi. Come detto poco fa, infatti, le giornate felici per me ormai sono un lontano ricordo: la mia mente è perennemente fissata su questi sintomi e sulle possibili cause e quindi vivo sempre come se fossi in una gabbia. Da quando ho vissuto il lutto di quella persona cara, poi, ho notato che sono diventato quasi totalmente apatico: le volte che sorrido in una giornata sono rarissime o quasi nulle, non trovo più nulla che mi appassioni, che mi dia gioia. Il lavoro non mi da più stimoli, anzi, lo vivo come un fastidio. Addirittura poco tempo fa a livello lavorativo ci sono stati dei grossi errori - non da parte mai ma che comunque mi coinvolgono - che potrebbero avere grosse ripercussioni: un tempo sarei andato nel panico più totale, rimuginando sul da farsi, mentre ora il nulla più completo, come se non fosse accaduto niente, come se non mi interessasse: si può dire che il giorno dopo al "misfatto" mi ero già dimenticato di tutto. Come vedete la situazione e ingarbugliata e complessa, mi dareste qualche consiglio su come uscirne da tutto questo ?.
  4. Ospite

    Bugie

    Buongiorno a tutti, non so se questo è lo spazio giusto, ma vorrei parlare con qualcuno del fatto che dico bugie. Le dico per coprire le mie ansie, per risultare meglio rispetto a quello che sono e per giustificare il fatto che faccio ciò che voglio. Le dico al mio compagno. E vengo puntualmente beccata. Ho bisogno d'aiuto. Grazie
  5. Ultima settimana
  6. Grazie per la tua risposta. È quello che farò. Puoi essere più chiaro in questa frase? occhio perchè a lungo andare manifestare sempre il bene come fate voi si trasforma, senza rendersene conto, in qualcosa di più.. Grazie
  7. Salve mi chiamo Andrea e ho 31 anni. Convivo da 6 anni con la mia fidanzata (29anni) che ha 2 bambine da una precedente relazione fatta di aggressioni sia fisiche che mentali esercitate dal suo ex. La sua infazia è stata disastrosa, una madre divorziata che l'ha portata in giro per il mondo cambiando casa e compagno di frequente e un padre che vive all'estero troppo buono per impartire regole di vita. Nonostante queste caratteristiche che non credo possano fare di un figlio di mafia, un mafioso, abbiamo passato i primi anni della nostra storia positivamente. L'ho presentata ai miei genitori ed è stata accettata, sia lei che le figlie, con tranquillità anche se i miei "abbastanza logicamente" avrebbero preferito un percorso differente. Si sono resi disponibili nell'aiutarci con le bambine nonostante mia madre avesse un lavoro mattiniero (4:30am), andando a prendere la piccina al nido alle 16:00. In un paio di volte ha avuto un colpo di sonno in macchina per la troppa stanchezza. Passavamo spesso a mangiare dai miei e la mia fidanzata ha sempre cercato di frequentarli. A distanza di 2 anni c.a. abbiamo deciso di acquistare casa e sono comparsi i primi schrezi: i miei genitori ci hanno dato dei soldi, io ne avevo da parte, un mutuo da stipulare, la mia fidanzata non aveva soldi. Ho pensato d'intestare al 100% a me, pensando di dare una forma di tutela a chi aveva investito e non rischiare problemi con riscossori, ma questo è stato visto come una mancanza di fiducia. Premetto che la mia fidanzata ha carattere estremamente determinato e quando si pone degli obiettivi difficilmente desiste fino a raggiungerli. Ha un uso straordinario delle proprie capacità psicologiche a volte rigirando i concetti che tentavo di esprimere come atti di una mia critica nei suoi confronti. La casa ora è al 50/50 e ho saputo che ad una cena con un amico, quando non ero presente, ha riferito che se l'avessi presa al 100% io, avrebbe preparato le valige. Il problema successivo è nato con i conti correnti, considerando fondamentale una garanzia di stabilità economica per la nuova famiglia che si era creata (era la prima volta che avevo figli, anche se non miei) ho pensato di mantenere tutto diviso aprendone uno insieme per far fronte alle spese. Preciso che la mia paura principale era equitalia. Da molti anni a questa parte il mio stipendio entra sul condiviso ma lei non percepisce reddito. Molte sere nei weekend andavamo in discoteca e le bimbe (4-8anni) restavano a casa da sole, le ho detto che mi creava problemi saperle senza di noi, ma ha risposto che aveva la necessità di rilassarsi ballando e di stare con me. Ho assecondato la sua richiesta. Ha avviato delle attività in proprio (nonostante fossi scettico) senza trarne un vero profitto e ho lasciato fare. E' stata all'estero per 1 mese per rinnovare della documentazione (potenzialmente si poteva fare dall'Italia) ma ho lasciato stare perchè ritenevo dovesse avere il proprio relax dopo un percorso di vita non proprio piacevole. Io e i miei genitori abbiamo accudito le bimbe. Mentre era via è stata invitata da mia sorella, con la quale ha instaurato un gran rapporto di amicizia, ad un'esperienza con i cani che la portava via per 1 settimana c.a. dopo solo 1 settimana dal suo rientro in Italia. Anche qui non mi sono opposto per le stesse motivazioni, nonostante non fossi contento per il troppo tempo passato distante da me e le bimbe. Mia sorella mi chiamò per capire se mi desse fastidio e le ho detto come la pensavo, nonostante questo chiese un parere anche a mio padre che rispose dicendo che se fosse andata con la mia fidanzata non ci avrebbe più tenuto le bambine (atto che disse poi di non aver intenzione di fare). Al rientro in Italia la mia fidanzata fece un casino perchè riteneva che la mia famiglia avesse deciso per noi (atto che ho rimproverato a mio padre nonostante capissi per quale motivo l'avesse fatto) e che mia madre l'abbia definita una cattiva mamma (l'ho rimproverata perchè non si dice). Da qui i rapporti tra loro e la mia fidanzata si sono deteriorati e per ogni occasione importante (Natale, Pasqua, ecc) non voleva vederli e nemmeno che andassi a trovarli. "Loro hanno sbagliato e loro vengono a chiedere scusa" a me diceva "se tu vai da loro vuol dire che non mi difendi e vuoi stare con loro invece che con me". I miei genitori ci hanno invitato a cena mandandomi un sms e la mia fidanzata non ha voluto andare perchè secondo lei avrebbero potuto scrivere a lei invece che a me. Durante queste tensioni ha detto che non voleva vedere i miei e non averci a che fare e se io fossi andato avrei mancato di rispetto a lei. Alla luce di questo ha accolto (anche se non condivisa) di fare una IVG su mia richiesta (nonostante io le abbia sempre manifestato la mia voglia di avere un figlio) perchè per me eravamo ancora nel pieno della ristrutturazione, condizioni economiche instabili, attriti non risolti con i miei genitori che si ripercuotevano su di noi (le ho ammesso di aver errato). Dopo 6 mesi ha aperto un suo bar, i miei genitori, nonostante ci fossero attriti, le hanno prestato soldi e lì ha conosciuto un uomo, padre di famiglia e fidanzato, che ha asserito che per lei avrebbe mollato tutto. Hanno iniziato a vedersi in orari lavorativi, io l'ho scoperto, ne ho parlato e ha detto che non ci ha fatto nulla ma che lui le ha promesso qualcosa che non vedeva in me: "farebbe di tutto per me". Io penso che se ti tengo le bimbe come fossero nostre qualcosa lo faccio per te... Dopo qualche settimana parla con questa persona e interrompe la frequentazione. Mia sorella partorisce e andiamo in ospedale, le cose sembrano sistemarsi, tra loro si accordano su quando trovarsi per vederle a casa e il giorno fissato mia sorella mi contatta per disdire dicendo che ha troppo casino e ha bisogno di quiete. La mia fidanzata si arrabbia perchè mia sorella non contatta direttamente lei ma lo fa tramite me. Io sminuisco la cosa ma vengo visto come quello che parteggia per i miei e non capisce. Qui di nuovo si rompono i rapporti tra loro. A un pranzo mia madre mi chiede "vieni su da tua sorella?" con la mia fidanzata presente, io le rispondo di no e insiste di nuovo. A questo punto la mia fidanzata con fare aggressivo risponde che saremmo andati a trovarla solo quando mia sorella si scuserà. Qui mia madre sbotta e afferma che non verrà al nostro matrimonio in progetto a breve. Io difendo la mia fidanzata e rispondo a tono a mia madre. Si rompono i rapporti tra loro. Da lì a qualche settimana la mia fidanzata mi chiese cosa volessi fare per il matrimonio e le rispondo che avrei voluto parlare tutti insieme per risolvere la questione. Lei mi risponde che sarebbero dovuti venire loro a chiarire e che ci sposavamo solo se rinunciavo ai miei. Io ripeto la mia soluzione ma è irremovibile, il matrimonio salta. Da qui inizia un periodo pieno di rancore verso i miei, dove afferma l'indifferenza di mia madre verso di me, che se mi volesse bene verrebbe a parlare. Mia sorella una fallita. Io non mando fuori dai cxxo i miei e non difendo la mia famiglia. Arrivo a pensare che possa aver ragione nel suo ragionamento psicologico ma sentendo i miei capisco che non ce l'hanno con lei. Purtroppo la mia compagna affronta i problemi chiudendosi a riccio e in più occasioni ha mandato messaggi pieni di rancore/cattiveria ai miei genitori e mia sorella. Questi purtroppo creano chiusure. Siamo andati dallo psicoterapeuta che ha affermato che la mia compagna affronta le divergenze senza avere sfumature oltre al bianco/nero, che ha solo il suo punto di vista e tanta rabbia. Questa dott.ssa si è presa una bistecca dalla mia fidanzata perchè è stata ritenuta di parte avendo Lei 2 figli maschi. Ora ci stiamo lasciando e sono in preda ai sensi di colpa. Lei continua a scrivermi su cosa io non abbia fatto per dimostrarle il mio amore, per aver permesso agli altri d'interferire, per non averla difesa. Sua figlia più grande non sta bene con lei perchè la ritiene troppo cattiva e sebbene io non sia nessuno vuole stare vicino a me (badare che non sono permissivo). Io mi sento oppresso dai sensi di colpa... potevo fare qualcosa di diverso? La mia fidanzata nel momento in cui si scontra con qualcuno lo allontana per sempre.
  8. https://www.researchgate.net/publication/319444846_Interpersonal_Reactivity_Index_IRI
  9. LA MIA TESTIMONIANZA COME RICEVO IL MIO MARITO: Mi chiamo Rose, vengo dalla Norvegia, voglio condividere la mia storia qui online su come ho ottenuto il mio ex marito con l'aiuto di un grande uomo che mi ha lanciato un incantesimo entro 24 ore mio marito è tornato da me, il suo nome è Dott. Ade. Ho sentito qualcuno condividere la sua storia sulla Radio riguardo al dottor Ade su come quest'uomo l'ha aiutata con tutti i suoi problemi, così l'ho subito contattato per aiuto perché sono stato truffato troppe volte da persone false, ma immediatamente quando ho contattato il dott. Ade lui ho fatto un incantesimo per me e mi ha detto che mio marito tornerà da me entro 24 ore, questo è per me un miracolo, mi sono fidato di lui e ho aspettato, e in 24 ore mio marito mi ha chiamato al telefono e ho chiesto a med di perdonare Lui e oggi sono felice di dirti che mio marito è tornato da me e che viviamo entrambi felici. Per favore voglio la parola per aiutarmi a ringraziare il Dr Ade per il suo grande lavoro nella mia vita, ho fatto un accordo con lui per informare il mondo sul suo buon lavoro, è per questo che sto condividendo la mia storia per le persone che mi aiutano a ringraziarlo per quelli che ha bisogno di aiuto per contattarlo anche per aiuto, ha il potere di portare felicità e dare soluzione a qualsiasi tipo di problema lo raccomando a chiunque abbia bisogno di aiuto è al 100% originale e qui ci sono le sue informazioni di contatto per chi ha bisogno del suo aiuto . Email: adetempleofsolution@gmail.com. Chat WhatsApp o Viber: +27710187753.
  10. Earlier
  11. Ciao Fenix87, sono un tuo coetaneo...sono sollevato ma al contempo triste di incontrare una persona giovane come me su questo forum...vuol dire che stiamo male...ma siamo dannatamente giovani!! Io credo che sia maledettamente difficile accettare questa sofferenza, questo senso di continua inadeguatezza...mi sento sbagliato, malato, rotto.... E' difficile accettare questa situazione e lo è ancor di più tentare di porvi rimedio...soprattutto quando uno vede intorno a sé altri coetanei che non stanno facendo una vita così di merda... Io anche sono seguito da 8 mesi da un terapista...il mio problema è il lavoro...non mi riesce proprio di andare a lavorare...ho una laurea ma dopo essermi laureato mi sono letteralmente fermato...perchè non credo abbastanza in me stesso e mi sono fatto lasciare a casa innumerevoli volte...non c'è nulla che mi interessi fare e non mi sento in grado di are nulla... Eppure vedo i miei coetanei che fanno gli avvocati, i dentisti, i medici ecc....e io non penso di poter nemmeno sistemare degli scaffali in un supermercato senza fare casini... Tu in cosa vorresti specializzarti?
  12. Salve, non credo di essere il solo a provare, anzi, a non provare più amore ma solo bene... Spiego meglio: dopo 20 anni di matrimonio con prole ho ceduto ad un'altra donna di 14 più giovane. Purtroppo non è stata una scappatella ma la consapevolezza di esser arrivato al capolinea con mia moglie...ora ex. Ora non riesco più ad amare, pur che abbia un'altra relazione non riesco più a sentire amore. Bene si, ma amore no. La mia nuova compagna vorrebbe più attenzioni, più coinvolgimento...convivenza...io al solo nominare queste parole rabbrividisco.. Sono solo io? Qualcuno prova un qualcosa di simile come a me?
  13. Ciao, se posso, ti consiglio di interrompere con lui i rapporti sessuali per via della tua situazione sanitaria. Anche se credo che lui prenda delle precauzioni quando va con le occasionali. Capisco che è difficile a farsi, devi essere sincera e dirgli la verità, ossia che te sai. Non devi giudicarlo, devi solo pensare alla tua salute. P.S. occhio perchè a lungo andare manifestare sempre il bene come fate voi si trasforma, senza rendersene conto, in qualcosa di più. Un saluto...
  14. Ti posso consigliare di guardare i video di Jordan Peterson su youtube, a me hanno aiutato moltissimo.
  15. Buongiorno, ho 42 anni e divido un appartamento con un caro amico. Ho da poco scoperto che questa persona ha l'abitudine di fare sesso a pagamento, con le prostitute insomma, non per strada ma all'interno di locali/appartamenti, (si trovano tantissimi annunci on line). Lui non sa che io lo so. Questa cosa a me ha sconvolto, soprattutto perché qualche volta, anche se di fatto non formiamo una coppia per volere comune, finiamo per avere dei rapporti sessuali, dormiamo insieme, ci abbracciamo e manifestiamo il bene che ci vogliamo. Oltre alla preoccupazione per questa persona, che chiaramente non è esattamente chi pensavo, sussiste una preoccupazione sanitaria per questa promiscuità che ignoravo completamente, ho un problema di salute che mi costringe ad assumere immunosoppressori e quindi sono esposta maggiormente a infezioni o malattie varie. Avete consigli da darmi? Come affronto la situazione? Che persona ho davanti? Vorrei avere un punto di vista esterno. Grazie a chi mi vorrà rispondere.
  16. Sento di amarla ma per molto tempo addietro non credo di averglielo dimostrato a dovere in quanto ho sempre dato per assodato il suo sentimento nei miei confronti. Inoltre lei sostiene di non essere stata accettata per quello che è. Ora quando glielo dico e dimostro lei è fredda e spenta... Grazie per l'ascolto
  17. Buonasera, vorrei un vostro consiglio su un problema che sto vivendo da alcuni mesi a questa parte. Sono una donna di 30 anni e ho, da quasi due anni, una relazione con un uomo molto più grande di me, di 60 anni. Viviamo a distanza, perché io sono di Bari e lui di Roma. All’inizio della nostra frequentazione lui era entusiasta e mi diceva che era interessato alla convivenza. Io ho iniziato con i piedi di piombo, soprattutto perché venivo da una delusione sentimentale e avevo paura di soffrire di nuovo. L’anno scorso salivo da lui una volta al mese per 4 o 5 giorni al massimo, poi per tutta l’estate non ci siamo visti perché a casa sua stavano facendo dei lavori e non essendoci il condizionatore soffro molto il caldo. Lui mi ha chiesto diverse volte in quei mesi di salire per andare a trovarlo perché gli mancavo, ma io mi sono rifiutata e lui ci è rimasto male ovviamente. Dopo l’estate sono tornata da lui e ho scoperto che mi mancava troppo e ho iniziato a restare da lui per più giorni, una settimana o dieci. Verso Novembre gli ho espresso il mio desiderio di allungare i tempi di convivenza, anche ad un mese, perché ho sempre avuto come obiettivo finale la convivenza e ho capito di amarlo davvero. Qui sono iniziati gli scontri. A Natale mi ha concesso di stare da lui un mese, ma una volta lì abbiamo ripreso questo argomento dolente, abbiamo litigato e io, sentendomi rifiutata, sono scesa dopo una settimana mia sponte. A questo punto ho iniziato a covare sospetti sul suo scarso interesse nei miei confronti e ho insistito ancora di più su questo punto, ottenendo solo l’effetto opposto. Ora mi dice che lui non mi vuole fissa a casa sua, perché vuole i suoi spazi e per il momento è d’accordo massimo sulla mia permanenza da lui per due settimane al mese e che poi col tempo si vedrà di arrivare gradualmente ad un mese di convivenza. Forse è tutto molto confuso, anche nella sua testa perché, anche se ora mi dice che non mi vuole fissa a casa sua, in alcune occasioni mi ha detto che non si sposerebbe mai ma al massimo può convivere. Quindi l’opzione della convivenza la considererebbe eventualmente... A me del matrimonio non interessa francamente, ma vorrei sbloccare la questione convivenza e non so più come fare. Qualcuno può darmi qualche consiglio? Grazie a chiunque vorrà rispondermi.
  18. Allora io ho 39 anni lei 42. Stiamo assieme da circa 8 anni e abbiamo una figlia meravigliosa di 4. La nostra storia è stata sempre all'insegna delle novità e dell'entusiasmo. Abbiamo fatto grandi viaggi, anche con nostra figlia, vissuto esperienze intense ma soprattutto abbiamo scelto una vita unita e al di fuori dei classici schemi casa-routine-lavoro. Io per lei ho sempre rappresentato il massimo e nel corso degli anni non ha mai mancato di dimostrarmelo. Ora, circa due mesi fa, mi dice che la nostra coppia non funziona, che il rapporto non è equilibrato e che ruota troppo attorno alle mie esigenze ed ai miei umori. Lei non si sente capita ma soprattutto accettata per com'è. È stanca e non si sente bene. Preciso alcuni fattori che chiaramente hanno influito. Da 4 anni lavoriamo assieme (anche se ora abbiamo deciso di separarci lavorativamente), circa un anno fa le hanno diagnosticato una forma di epilessia che la costringe a prendere un farmaco quotidianamente. Infine abbiamo una situazione economica precaria. Io mi ero accorto ben prima che le cose non erano salde. Meno sesso, nervosismi continui da parte sua e sempre più insoddisfazione. Ora che è uscito tutto non riesco a gestire la situazione. Non facciamo sesso da due mesi, lei dice di non averne voglia, abbiamo iniziato una terapia di coppia e non so dove ci porterà. La nostra intimità è al palo. Discutiamo molto degli stessi argomenti senza fare alcun progresso. Passiamo molto tempo assieme per via della figlia ma non c'è mai serenità. Io sono diventato improvvisamente ossessionato dall'idea della fine della relazione che mi spaventa molto e, dall'altro lato, mi pare che l'unica soluzione sia mettere la parola fine alla storia. Lei dice di amarmi ancora ma che le serve tempo per rimarginare le ferite. Cosa devo fare? Accetto tutti i consigli
  19. Buongiorno Cate, capisco perfettamente la tua situazione...d'altro canto, se sono anche io qui è perchè siamo tutti sulla stessa barca... Le sensazioni che descrivi tu sono le medesime che purtroppo provo anche io spesso e volentieri al lavoro (finchè ne ho avuto uno) e grazie al mio terapeuta sono venute fuori delle risposte inaspettate... Ho passato gli anni cambiando decine di lavori...non mi sentivo mai in grado di fare nulla...l'ultima esperienza è durata 8 mesi...facevo cose che avevo sempre fatto ma le facevo male e con terrore...come ogni volta! E mi dicevo "ecco, guarda come sono idiota! Quando lavoravo nell'azienda X non ero capace di fare una telefonata o gestire la ricezione degli ordini e mi hanno lasciato a casa...ora sono nell'azienda Y, mi tocca fare le telefonate e di nuovo non mi sento in grado! A 30 anni è normale avere paura di fare una telefonata? Sarò stupido, limitato ecc...non ci sono altre soluzioni"... Da queste situazioni ne nasce un profondo senso di svalutazione e fastidio verso sè stessi... La domanda che dovresti porti (e che io solo da un paio di mesi, ovvero dopo l'ennesimo licenziamento, ho iniziato a pormi) è: ma quello che mi viene richiesto di fare MI INTERESSA? MI PIACE FARLO? HO UNA MOTIVAZIONE CHE MI SPINGE A SUPERARE L'ANSIA SOCIALE E A FARE LA TELEFONATA O STILARE IL PROGRAMMA? Io ho capito che alla fine della fiera non avevo nessun interesse a fare bene le cose...mi sentivo usato e obbligato a fare fare fare senza che me ne fregasse una mazza...ecco che allora è ovvio perchè non facevo altro che procrastinare le telefonate e i lavori in generale!
  20. Ho il tuo stesso identico problema, pensavo di essere l'unica al mondo...ti comprendo in pieno...tu hai risolto?
  21. Ciao a tutti. Scrivo perchè da alcuni mesi penso di avere un problema che, stando ai medici, è di natura psicologica. Poco meno di tre mesi fa ho iniziato a non stare molto bene: ero a una cena con dei colleghi e di colpo ho iniziato ad avvertire come un senso di smarrimento e di caos, con una sensazione quasi di svenimento. Tornato a casa ho continuato ad avere questi sintomi, fino a quando mi sono addormentato per poi svegliarmi nel cuore della notte con una grande agitazione e malessere addosso - il cuore pulsava a mille -. Spaventato da tutto questo mi sono recato al pronto soccorso, dove mi hanno fatto due elettrocardiogrammi e varie analisi del sangue: tutto negativo. Tornato a casa, spaventato dalla vicenda ho notato che questa confusione ahimè non è più passata. Non si tratta di una cosa persistente, ma che va a periodi: capita soprattutto se mi muovo e sto in piedi, o al limite seduto, e spesso le crisi più forti le ho in presenza di altre persone - colleghi, amici, conoscenti -. Spaventato da tutto questo ho svolto altri esami tra cui ecocardiogramma, analisi del sangue - tra cui diabete -, esame della tiroide, rx al torace, visita neurologica e tac alla testa: risultato ? tutto negativo. Nonostante tutto questo i sintomi continuano e, come dettomi sia dal mio medico di base sia dagli specialisti in pronto soccorso, potrebbe trattarsi di un disturbo d'ansia, legato magari alla cervicale. Il problema che nonostante queste rassicurazioni continuo ad avere questa sorta di caos, che si ripresenta più volte durante la giornata. Ho notato che nelle giornate frenetiche di lavoro, dove ho molti impegni, tendo a "dimenticarmi" del problema, non rilevando quindi sintomi, questo fino a quando ci penso e allora tornano. Inoltre ho sempre una paura recondita che le analisi che ho fatto, per un motivo o per l'altro, non abbiamo controllato a fondo il mio stato di salute, portandomi a pensare di avere chissà che malattie, soprattutto all'apparato cardiocircolatorio. Spesso al minimo dolorino intercostale, alla mano un po' più fredda del solito o al minimo starnuto - soffro di asma e allergia - siano da imputare a un problema al cuore o ai vasi sanguigni. So che sembra stupido ma la mia mente continua a correre verso quei pensieri, mandandomi in totale crash. Ho notato che nei giorni in cui avevo effettuato le visite - con tanto di rassicurazione dei medici - i sintomi erano come spariti, per poi tornare dopo qualche giorno accompagnati da questo continuo vigilare sui piccoli dolori e acciacchi che si hanno nella vita quotidiana. Secondo voi si tratta di un vero e proprio problema di ipocondria ? Sapete indirizzarmi nel caso verso qualche metodo per "guarire" o stare meglio ?. ps. Sono un ragazzo di 32 anni, fino ad ora non ho mai avuto particolari problemi fisici. L'unico è che sono un po' sovrappeso - e questo influisce sui miei timori perchè associo sovrappeso = problemi cardiaci, nonostante i medici mi abbiano detto che fisicamente sto bene -. Il cardiologo che mi ha fatto ecocardiogramma mi ha consigliato di iscrivermi in palestra - cosa a cui stavo già pensando io - per perdere peso, cosa che ho fatto e che mi sta dando soddisfazioni - nonostante la mia paura legata al cuore vado quasi ogni giorno dove faccio un po' di pesi e soprattutto allenamento con tappeto ecc e non ho mai avuto problemi, anzi quando mi alleno mi sento molto bene e propositivo -. Per farvi un esempio di quella che temo sia ipocondria ultimamente - circa 4 giorni - ho iniziato a pensare di avere problemi al cuore, dove mi sembra di avere a volte dei dolori all'altezza del petto - anche in aree che non c'entrano col cuore e che sono riconducibili a semplici fastidi muscolari - accentuati dal fatto che quando mi sembra di sentirli inizio a premere forte per sentire se "c'è qualcosa" che non va. Inoltre ho un po di mal di spalle, che penso sia dovuto alla scorretta posizione in cui dormo, andando "di peso" a premere sulle spalle. Seda una parte riesco a trovare un senso logico a questi piccolo dolori dall'altra la mia mente vola sempre fino a un "e se invece non è quello ed è qualcosa di più grave?". Prima di questi "sintomi" invece era stata la volta della testa, con la paura di avere qualcosa che non andava - questo prima di fare la tac - sentivo spesso dei dolori sopra agli occhi, alle tempie e come degli aghetti che mi punzecchiassero la testa. Come è finita ? una volta fatta la TAC e ricevuto il referto negativo non ne ho mai più sentito uno. Per quanto riguarda questo malessere che avverto posso dire che si tratta di uno stato di ansia, come se dovessi sembre star male da un momento all'altro associato a una sensazione di svenimento - che non è mai avvenuto - soprattutto se effettuo determinati movimenti, come lo sbilanciarmi in avanti, anche di poco. Il caos che provo in testa invece non saprei bene come spiegarlo: è come se, nonostante io stia vedendo normalmente con gli occhi, in contemporanea sia tutto "lontano" da me, a volte come se fosse perfino tutto irreale e io vivessi in un videogames. A volte, invece, la sensazione è quella di stare guardando qualcosa e nonostante io sappia esattamente cosa io stia vedendo, e lo stia fissando in quel preciso istante, ai miei occhi risulta come difficile da mettere a fuoco, tutto confuso appunto. Sempre per completezza posso dire che ho notato che ci sono casi dove questo avviene o non avviene in base a determinati fattori: mi trovo in un luogo ampio, aperto, luminoso e isolato - come un grande parco - magari anche in compagnia delle persone che amo e tutto sparisce. Mi trovo in un posto chiuso, scarsamente illuminato, con tanti elementi e tante persone ed ecco che il fenomeno ritorna. Allo stesso modo ho notato, infine, che se sono in presenza di persone a cui voglio molto bene - mia madre, la mia fidanzata le quali sanno di questi miei problemi - tento a tranquillizzarmi, con i sintomi che tendono a scomparire, mentre se mi trovo con colleghi, conoscenti, e in generale persone che conosco ma di cui ho sempre un po' di timore - sono molto timido e la paura di essere giudicato o non all'altezza a volte mi crea grossi fastidi - i disturbi tornano, a volte molto forti. Ultima cosa, se può servire, il tutto è cominciato dopo un periodo di fortissimo stress per me per via di diversi problemi legati alla sfera lavorativa oltre che a un granve lutto in famiglia di una persona a me molto cara, che è venuta a mancare esattamente un mese prima dell'inizio della mia odissea. Grazie a tutti per l'aiuto.
  22. Ciao! Cercando la parola solitudine in questo forum mi sono imbattuta nel tuo post e... forse io non avrei potuto scriverlo meglio...la mia identica precisa situazione!!! Scrivimi se vuoi parlare un po’!
  23. Ciao a tutti ,scrivo il mio primo post su questo forum.Ho 43 anni,sono una persona molta attiva ,faccio l'operaio,quindi sempre in piedi e in movimento.Pratico sport .Dalle 2 o 3 partitelle a calcetto con amici.In tutto questo cerco di stare attento all'alimentazione,cercando di evitare il cibo "spazzatura",nonostante questo ,ho diversi chiletti che vorrei perdere,ma mi sembra di essere arrivato ad una fase di stallo,come posso fare?,grazie
  24. Buongiorno a tutti. Mi sono iscritta al forum per ricevere qualche consiglio, sono fidanzata da circa due anni e mezzo con un ragazzo più grande di me (io 21 e lui 27), premetto che io frequento l'università da fuorisede e quindi ci vediamo solo il week end. Da quando ha cambiato lavoro a gennaio è entrato in uno stato di apatia, non prova quasi più emozioni, paradossalmente magari si commuove per alcuni film ma quando ha perso entrambi i nonni nel giro di una settimana non ha versato una lacrima. Questo mi spaventa molto, inoltre è da un mese a questa parte che ci sono problemi anche tra noi perchè non riusciamo più a parlare, mi sembra che nulla lo entusiasmi, abbiamo parlato di mollarci ma in realtà nessuno dei due lo vuole. lui mi dice che ha paura di parlare e di annoiarmi e quindi peggiorare la situazione ma io non riesco più a reggere tutto ciò, ogni volta che ci vediamo piango e vado in crisi, non riesco più a dormire senza svegliarmi almeno una volta a notte e non riesco nemmeno a prendere in mano i libri. io non so se ci sono dei comportamenti particolari che si possono tenere per aiutare una persona apatica, specifico anche che lui è in cura già da uno psicologo. Ringrazio anticipatamente per avermi dato la possibilità di confidarmi.
  25. Anche io vorrei andarmene ed ho pensato al gas di scarico della mia auto. Qualcuno si vuole aggregarsi? Luca
  26. Penso di essere depresso da così tanto tempo da scambiare la depressione per normalità. Ho dei brevi momenti di lucidità e buon umore, ma per la maggior parte del tempo sto male. Non so nemmeno da dove iniziare: alterno momenti in cui sono di buon umore e una buona forchetta ad altri dove mangio lo stretto necessario per sopravvivere (sforzandomi), con conseguente perdita di peso. La stessa altalena caratterizza il mio appetito sessuale: passo dall'essere insaziabile e sentirmi sempre insoddisfatto a periodi in cui non ci penso per nulla. Non esco di casa se non con ragazze, e più che altro perchè sento il bisogno di fare sesso. Non credo che avrei delle relazioni sociali se non fosse per soddisfare questa fame. Le mie frequentazioni femminili sono molto brevi e troncare relazioni e deludere altre persone mi fa stare molto male, penso di essere una persona molto empatica, forse troppo (anche se ovviamente le ragazze pensano il contrario). L'unica ragazza per cui ho provato un affetto vero ho dovuto lasciarla perchè aveva già un figlio da una precedente relazione. In realtà mi piaceva stare con lei e col bambino, quella famiglia improvvisa mi ha fatto stare bene per circa un anno e mezzo e forse ho fatto stare bene loro, soprattutto lei. Poi ho dovuto troncare la relazione perchè un lavoro di merda (che mi impegna tutte le notti) mi rendeva impossibile occuparmi di loro due come lei avrebbe voluto. Lei avrebbe voluto che io mollassi quel lavoro per spostarmi più vicino a lei e cercarne uno migliore, ma in quel momento pensavo che non ne avrei trovato uno migliore (lo penso tutt'ora). Non so prendermi cura di me stesso in questo momento, figuriamoci di altre due persone. Sono sicuro che prima o poi staranno meglio senza di me. Forse provo ancora dei sentimenti per lei, ma quella situazione mi provocava ansia e senso di inadeguatezza e non me la sento di tornare indietro. Comunque dopo quasi due anni dalla rottura penso ancora a lei tutti i giorni. A volte non riesco a concentrarmi e sbaglio calcoli matematici anche semplici. Il dover prendere decisioni e direzioni precise nella vita mi ha sempre terrorizzato. Dormo bene in questo periodo, ma solo perchè dormo di giorno (dalle 14.00 alle 19.30), quando ho cercato di dormire la notte ho sempre sofferto di insonnia, incubi e anche paralisi del sonno. La cosa che più mi che spaventa è il futuro, è come se avessi una spada di Damocle sulla testa. Mi immagino come una pallina che rotola su un tavolo, rotolo per inerzia e senza avere il minimo controllo su dove sto andando, l'unica cosa di cui sono certo è che prima o poi cadrò. E certe volte penso che sarebbe meglio cadere subito e chiuderla qui. Ho 36 anni, non sono mai andato in cura perchè so che questa mia condizione è altalenante e mi cullo del fatto che presto starò meglio. E poi farmi curare è un punto di non ritorno, ho paura che ammettendo di avere un problema questo si acuirebbe. E poi io ho dei motivi oggettivi che mi fanno stare male, e non voglio ignorarli per convincermi di avere una malattia quando invece è ciò che mi circonda a farmi stare così, soprattutto la paura del futuro. Se avessi un lavoro umano, stabile e soddisfacente e potessi recuperare il rapporto con la mia ex, penso che starei bene. Quindi sono davvero depresso? O la mia condizione nasce proprio dalla depressione che condiziona la mia lucidità e le mie scelte?
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