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  1. Ultima settimana
  2. C'è una differenza fondamentale fra il transfert amoroso e l'innamoramento vero. Il paziente che "si innamora" del terapeuta non conosce affatto il terapeuta in quanto persona, al di fuori del setting. Presume di conoscerlo, fa leva su ogni minimo dettaglio carpito durante le sedute per "costruire" una persona che in realtà non esiste. Questo vale anche nella vita: i "colpi di fulmine" di solito non portano mai a qualcosa di buono. Nel migliore dei casi sono un incastro di disturbi di personalità complementari o comunque compatibili. Comunque sia, il fenomeno del transfert amoroso fa parte della terapia e un buon terapeuta deve saperlo gestire, diciamo pure che è la chiave dell'evoluzione del paziente verso un assetto più funzionale.
  3. Ciao a tutti: buona Domenica!! Razionalità vs emotività: da quale parte tendi ad essere e quali sono le cose che ti contraddistinguono per avere l'una o l'altra? In altre parole, quali sono le azioni (o le non azioni) che ti fanno rispecchiare in una di queste due parti ? E magari, se sei in una condizione di equilibrio tra le due: come l'hai raggiunta? In particolare: quali sono le piccole cose che una persona estremamente razionale può fare per essere più emotiva?
  4. Ø XII EDIZIONE DEL MASTER ANNUALE: ETNOPSICHIATRIA E PSICOLOGIA DELLA MIGRAZIONE L’inizio del Master è a Febbraio 2020- Sono previsti 50 crediti ECM Il Master è rivolto a chiunque lavori in ambito interculturale o intenda impegnarsi in contesti transculturali. Il Master in Etnopsichiatria e Psicologia della Migrazione offre per i vari profili professionali competenze nuove, aggiornate e spendibili in vari contesti lavorativi interculturali. Nel corso delle 200 ore di lezione, l’enfasi verrà posta soprattutto sugli aspetti pratici della clinica e sull’apprendimento esperienziale tramite la partecipazione attiva tipica delle metodiche d’insegnamento cognitivo-comportamentali associate alla pratica etno-clinica Per le iscrizioni pervenute prima del 20 dicembre 2019 il costo del Master è scontato! Per ulteriori informazioni clicca sul link qui sotto https://www.istitutobeck.com/programma-del-master-etnopsichiatria-e-psicologia-della-migrazione-2019-2020
  5. Carissimi, scrivo per la prima volta perché ho bisogno di parlare con qualcuno: sto perdendo la testa. Ho 36 anni e sono sposata da 5 anni con un uomo fantastico che amo moltissimo, una persona brillante e pragmatica ma allo stesso tempo premurosa e affettuosa. Con mio marito il rapporto è solido, abbiamo moltissimi interessi in comune e un buon dialogo. Da due mesi però, dopo 10 anni si è fatto vivo un mio vecchio amico che conoscevo quando abitavo nel Regno Unito. Non avevamo avuto nulla più che un'amicizia quindi non è stato strano risentirlo e mi ha fatto piacere. L'ho anche detto a mio marito, non è stato strano nemmeno per lui, che è bilingue come me e conosce molti dei miei amici d'oltremanica (uno che considero il mio migliore amico è venuto al nostro matrimonio e ci fa visita quando possibile). Dunque, con quest'altro amico abbiamo cominciato a parlare ogni giorno, ci scambiamo messaggi e ci telefoniamo, parliamo delle nostre vite e del più e del meno. Ben presto però la conversazione è diventata sempre più intima, lui mi ha confessato di aver sempre provato qualcosa per me e che mi ha contattata perché non è mai riuscito a dimenticarmi, anche se quando abitavo lì lui non ha mai fatto menzione di questo sentimento, entrambi uscivamo con altre persone. Ho cominciato a pensarlo molto e ho una voglia matta di vederlo, mi chiede di andare a trovarlo, e, visto che vado spesso in UK, mi è perfino balenata quest'idea balzana in testa. Ci scriviamo tutti i giorni, controllo lo smartphone ogni momento per vedere se mi ha scritto, mi domando cosa stia facendo, se non lo sento per ore ho un peso sullo stomaco e mi sembra quasi che mi manchi l'aria. Mi sento un'adolescente con una cotta! Questa cosa mi sta facendo impazzire perché amo molto mio marito e quello che provo per lui non è assolutamente cambiato, ma trovarmi a pensare ad un altro uomo, che non vedo da 10 anni e per il quale non avevo mai provato niente, mi sta logorando. Cosa mi sta succedendo? Cosa devo fare? Vi prego aiutatemi, ho bisogno di confrontarmi con persone che hanno avuto esperienze simili. Vi ringrazio molto per il supporto, Cody
  6. In precedenza
  7. Franzi

    Dubbi università

    Salve a tutti. Premetto che sono sempre stata una brava studentessa sino alle superiori. Tuttavia, iniziata l'università e passato il primo anno di facoltà, ho perso l'entusiasmo e la voglia di studiare. Ho pensato fosse legato alla facoltà scelta. Di conseguenza, ho cambiato, scegliendo quella di Lingue, ritenendola più adatta alle mie propensioni e per i suoi sbocchi lavorativi. Ma ho cominciato a sentirmi sempre più triste ed ad odiare quello che facevo. Che mi è successo? Sono alquanto confusa.
  8. Io penso che fai bene, se tu non vuoi uscire il sabato sera nessuno ti può obbligare o si deve permettere di giudicare. Per certi versi io e te siamo simili, ho 27 anni non sono mai andato in discoteca e quando avevo la tua età non mi sfiorava nemmeno il pensiero di andarci. .
  9. Franzi

    Un saluto nuovo

    Salve a tutti e tutte!! Sono, appena adesso, un nuovo ingresso nel forum!! Spero di riuscire a condividere qui questi mio interesse e mia passione per la psicologia, e poter apprendere e comprendere di tematiche quanto complesse, quanto, allo stesso tempo, di comune diffusione (più o meno patologica) tra la popolazione. Vi ringrazio della vostra sicura accoglienza. A presto
  10. Ti ho risposto. Ma probabilmente il messaggio che ho postato ha bisogno di essere verificato e approvato. Pur non conoscendoti mi spiace molto per il modo in cui stai affrontando questa tua situazione lavorativa. E mi spiace anche che tu la viva così: Però sono dell'idea che le esperienze servano. E al posto tuo mi sentirei decisamente più ricco nel riuscire a sfruttare questa situazione per lavorare soprattutto su me stesso; in modo da non trascinarmi dietro determinate problematiche anche in un potenziale lavoro futuro. Quanto meno, pur non essendo in possesso di qualifiche e/o competenze spendibili sul mercato, (così come dici tu), al prossimo colloquio ci andrei con più sicurezza e più esperienza. Per di più, sempre se fossi al posto tuo, non dovendo far fronte alle spese necessarie per vivere da solo (dal momento che vivi con i tuoi e che oltre al lavoro staresti sempre in casa), cercherei di investire quei pochi soldi guadagnati per qualificarmi in qualcosa che mi dia modo di far ciò che più mi piacerebbe fare.
  11. Prendere gli ostacoli che si presentano lungo il nostro cammino come spunti per riflettere su cosa dobbiamo imparare da quelle determinate difficoltà. Ogni difficoltà che incontriamo porta con sé una grande lezione che ci permette di imparare una determinata ARTE per poter superare un determinato STEP. Esempio concreto: Un determinato studente ha deciso di iscriversi in una determinata università. Pertanto, oltre a studiare, è tenuto a presentarsi agli esami. Può però succedere che, per un motivo o per un altro, pur presentandosi a un determinato esame, non lo superi. Quindi il conseguimento del suo obiettivo (superare l'esame) viene ostacolato, da un qualunque motivo che non gli permetta di superarlo (ansia, poca preparazione, timore di non essere abbastanza preparato, o anche a causa di una troppa preparazione che lo mandi in confusione e possibilmente proprio per paura di sbagliare -a rispondere alle domande del prof.- sbaglia). Lì per lì, a caldo, gli risulta più sbrigativo credere e convincersi che il prof. sia stato "pessimo" avendogli fatto domande particolarmente specifiche. (Quindi gli verrà più semplice individuare il problema all'esterno; negli altri). Però, successivamente inizia a riflettere su cosa l'abbia portato a non superare quell'esame. Ci pensa, ci ripensa e poi però (piuttosto che abbandonare l'università) si rimette sui libri a mente serena e ci riprova, finché non lo supera. Perché lui è uno studente determinato a voler imparare e a volersi laureare. Allo stesso modo, la vita, ci mette nelle condizioni di dover superare determinati esami. E finché non li supereremo, potremmo anche andare dall'altra parte del mondo, ma quelle prove da dover affrontare ce le ritroveremo sempre presenti, nella stessa misura in cui ci servono a crescere.
  12. Rxx

    Perdita lavoro causa ansia e panico

    Non capisco comunque quello che intendi. Prendere gli ostacoli come punti di riflessione in che senso? Puoi fare un esempio concreto? Non sono sicuro nel come agire ma a questo punto mi vedo senza scelte quindi non vedo alternative al lasciare.
  13. Credo che finché continuerai a pensarla in questi termini, per te continuerà a essere così. Naturalmente ti auguro di ricrederti e di realizzarti. Allo stesso tempo, però, mi domando: "perché chiedere consigli all'interno di un Forum, se già sai come intendi agire?" La decisione spetta solo a te a prescindere da eventuali approvazioni o disapprovazioni da parte degli altri. Il mio non voleva essere un invito a fingere di essere simpatico e/o a essere ipocrita, ma a trovare un modo per reagire e per cercare, tra te e te, il miglior modo per affrontare e superare gli ostacoli. Prendendoli come spunti di riflessione per comprenderti e per comprendere meglio ciò che la vita può farti capire. Troverai chi ti dirà: "tieni duro" e chi ti dirà "lascia", ma non credi che in questo modo potrebbe scaturirne una maggiore confusione? Solo tu puoi sapere quello che stai attraversando. E se lasciare questo lavoro per te significa guadagnarne in salute, cosa aspetti? Secondo me hai già deciso. Ma allo stesso tempo, nonostante potrai sicuramente contare sull'appoggio dei tuoi, ti chiederai: "E dopo? Cosa farò?" Se già consideri la tua vita sociale pari a zero, come pensi che potrebbe essere dopo? Naturalmente ti auguro con tutto il cuore che tutto possa andarti per il meglio. Ma non fare l'errore di restare ad aspettare che il prossimo lavoro, oltre a essere migliore, possa caderti dal cielo. E soprattutto non rinchiuderti in casa più di quanto tu non lo faccia già.
  14. Rxx

    Perdita lavoro causa ansia e panico

    Ringrazio per i suggerimenti e il lungo post ma parte di quello che intendi ho già provato a farlo. Riguardo al punto di vista purtroppo anche con la buona volontà non riesco più di tanto a cambiarlo. Per me oggettivamente andare in quell'ambiente mi fa stare male, per questo dico che sarebbe meglio lasciare. Restare non mi sta portando a nulla mi sta solo peggiorando la vita. La carriera e tutte queste belle cose per me non esistono perché io ho sempre pensato al lavoro come un mezzo per avere i soldi per fare altro e tuttora non riesco a vedere niente di positivo nel stare a fare cose che non interessano per ore senza alcuna soddisfazione. Per me guardare il lato positivo in questa situazione equivale ad ingannarmi, a pretendere che vada tutto bene. Posso farlo per un giorno ma il giorno dopo sono di nuovo da capo. Riguardo all'antipatia dei colleghi, se gli sono antipatico non so cosa farci. Non riesco a fingere di essere simpatico, se sto male dovrei sorridere? sarei un ipocrita. Purtroppo ci sono stati dei litigi pesanti con alcuni colleghi e comunque ripeto, se sto male non è colpa loro ma, loro sono comunque concausa del problema, se mi avessero trattato meglio in passato ora forse si starebbe meglio.
  15. Buongiorno Rxx, innanzitutto, premettendo che non sono uno psicologo, mi permetto di dirti che nel caso in cui desiderassi ricevere il parere di uno specialista prova a contattarne uno (potresti per esempio servirti del servizio di consulenza psicologica gratuita messo a disposizione da www.psichehelp.it chiamando il numero gratuito 3278115091). Detto questo, mi permetto di risponderti sulla base di ciò che hai scritto, orientandomi con quella che non è altro che la mia esperienza di vita personale. Parto dall'idea che quelli che definisci attacchi d'ansia con problemi annessi dai quali ne potrebbe conseguire una sorta di depressione potrebbero essere correlati al tuo senso d'insoddisfazione nel fare qualcosa che, appunto, come tu stesso dici, non ti gratificherebbe per nulla. Di sicuro il rumore e le continue influenze negative (le urla del capo) che continui ad assorbire, non ti sono per niente d'aiuto, soprattutto in un caso del genere; anche perché non fanno altro che accentuare il tuo senso di angoscia e d'intolleranza nei confronti di questo lavoro che inizia a starti sempre più stretto. Un altro punto a tuo sfavore credo consista nel non avere una vita sociale, o comunque delle distrazioni o degli interessi a cui dedicarti oltre al lavoro. Se fossi un tuo collega, probabilmente anch'io ti vedrei come un rompiscatole; in quanto l'ansia dalla quale ti lasci divorare potrebbe arrivare a suscitare le antipatie degli altri colleghi, in quanto ne deduco che, molto probabilmente le uniche interazioni che avrai con loro si baseranno su continue lamentele ed eventuali sfoghi (verbali o non verbali che siano) in merito al modo in cui vivi questa tua situazione lavorativa. A volte basta semplicemente un volto demotivato o una semplice smorfia d'insofferenza per appesantire la giornata di qualcun altro (soprattutto la giornata lavorativa di qualcun altro). Motivo per cui ti consiglierei di non abbandonare questo lavoro, in quanto ti sta permettendo di prendere coscienza riguardo alcuni tuoi atteggiamenti mentali che ti portano a provare sensi d'insoddisfazione e di eventuale inadeguatezza. Prova a vederne il lato positivo, poiché avresti modo di lavorare anche su te stesso prendendo spunto proprio da ogni singolo generatore d'ansia. Inoltre ti consiglierei anche di concentrarti un po' di più su ciò che fai, senza cercare "scuse" esterne; per poter di conseguenza arrivare a far meglio ciò che dovresti portare a compimento (esempio, il tuo lavoro correlato al tuo bisogno di placare le tue ansie). Se riuscissi a concentrarti un po' di più in ciò che fai, a poco a poco ti renderai conto che tra i confini del tuo silenzio interiore, le urla del capo (ad esempio) inizieranno a essere sempre più sfumate e soprattutto sempre più esterne a te, piuttosto che interiorizzarle permettendo di amplificare l'eco dell'ansia. Tra l'altro, se fossi al posto tuo, strutturerei le mie giornate in modo da avere anche degli spazi di tempo per me stesso, dedicandomi a qualcosa che più mi piace fare. Ricordi quando al ritorno da scuola i genitori per indurci a fare i compiti cercavano di dare un ordine alle nostre priorità dicendoci: "prima il dovere e poi il piacere?" Bene, dopo aver lavorato concediti dei momenti di piacere (sano e gratificante). E anche dei momenti di silenzio interiore, per ricaricarti di energia. Pensare troppo può risultare dannoso e confusionario nella stessa misura in cui questo nostro "ineducato" e insano modo di pensare arriva a tradursi in confusione reale. Allo stesso tempo mettiti in moto per cercare un lavoro migliore, senza lasciare quello attuale finché non sarà il momento di salire sul gradino successivo, piuttosto che lasciarti cadere dalle scale. Credo che nella vita di ognuno di noi, ogni cosa che ci si presenti vada di pari passo con il nostro "livello evolutivo". Per adesso hai bisogno di affrontare questo step, questo esame, per poi passare a quello successivo andando avanti in quello che non è altro che il tuo personale percorso di crescita e di scoperta: la tua vita. Infine, mi sento di dirti di provare a fare un piccolo sforzo nel cercare di vedere nelle interazioni con gli altri dei riflessi che ti invitino a conoscerti meglio. Cerca di essere un po' più "simpatico" con i tuoi riflessi (e soprattutto con te stesso e con il tuo modo di pensare). Solo così, potrebbe derivarne un'immagine più nitida e più degna di essere apprezzata; in primis da te stesso. Evita di essere "negativo", perché è proprio il tuo punto di vista a determinare l'andamento degli eventi e la formazione del tuo modo di essere. Scrivendo, per esempio: non fai altro che esteriorizzare a livello conscio una tua (quasi speranzosa) previsione inconscia destinata a realizzarsi, perché in parte è come se tu volessi che ciò accada, intravedendo in questa possibilità una sorta di liberazione dalla quale potrebbe derivarne un miglioramento della tua condizione attuale. Come se le tue ansie e le tue insofferenze dipendessero esclusivamente da qualcosa di esterno (il tuo lavoro), quando in realtà non è così. Potresti anche cambiare lavoro e potresti anche trovarne uno migliore, ma finché non riuscirai a reagire capendo che chi deve fare qualcosa per te stesso sei tu e non gli altri, le cose continueranno a ripresentarsi finché non avrai imparato che il tuo punto di vista dipende solo da te, non dagli altri. Prova a pensare a una borsa il cui lato frontale è pieno di colori e quello posteriore è nero. Per adesso è come se ti stessi focalizzando nel considerare l'intera borsa di colore nero semplicemente perché la tua prospettiva ti rimanda, (per riflesso mentale), la visione del nero. Prova a cambiare punto di vista, iniziando a focalizzarti su altre angolazioni di quella stessa borsa, potresti stupirti nel ritrovarti a visualizzare un arcobaleno che non avevi mai considerato. Permettendo così al sole di potersi far largo fra le tue nuvole mentali.
  16. Buongiorno, Lavoro da qualche anno in una piccola azienda. Il lavoro l'ho avuto perché ho cercato di riqualificarmi essendo che ero disoccupato e non ho competenze spendibili sul mercato. Ho sempre sofferto il posto di lavoro, è sempre stato difficile per me andare ogni mattina a lavorare. Mi sento del tutto demotivato e quello che faccio non mi gratifica per niente, sopporto e basta. La paga è molto scarsa e non mi permette di fare nulla, non ci pago neanche l'affitto con quello che prendo e vivo a casa dei miei genitori. Soffro da molti anni di ansia e problemi connessi tra cui forse anche depressione. Attualmente non so cosa fare perché non riesco più ad andare al lavoro con continuità, ho crisi di ansia e spesso prendo giorni di malattia, prendo delle medicine prescritte dal mio medico. Al lavoro mi stanno facendo intendere che loro non possono fare nulla per me ( avevo chiesto se per cortesia potevo avere almeno una mia postazione lontano dal rumore perché l'ufficio è piccolo e io sono nel corridoio, avevo chiesto che il titolare per favore andasse a litigare in un'altra stanza e non davanti a me che non centro niente, m a io sono nel corridoio quindi devo sentire tutto e questo mi crea ulteriore ansia). I colleghi mi vedono come un rompipalle, non sono mai risultato simpatico. Fuori dal lavoro la mia vita sociale è zero, passo quasi tutto il tempo a casa. Penso che il prossimo passo sarà la perdita del lavoro, vedo che non riesco a reagire in questa situazione e nessuno può fare nulla per me. Ho provato anche a cercare un altro lavoro, ma l'ansia è stata talmente forte che ho dovuto rinunciare a colloqui che ero riuscito faticosamente a ottenere. Qualcuno ha mai avuto situazioni simili e può darmi qualche consiglio? Grazie
  17. Penso che, dalle mie parti (Sud Italia), nel 2000 (anno in cui avevo 17 anni), l'ingresso in discoteca era vietato ai minorenni; per i quali era possibile però andare al "pomeriggio giovani" (in cui non esistevano alcolici). Ma personalmente non andavo nemmeno lì. Ho iniziato a frequentare le discoteche intorno ai 26 anni di età. Non sono mai andato in discoteca con l'intenzione di "rimorchiare", ma solo per ballare e ridere in modo spensierato in compagnia dei miei amici. Ma a furia di vedere il comportamento degli altri, mi sarei solo potuto ritrovare a imitarli senza nemmeno rendermene conto; semplicemente perché mi stavo mentalmente abituando a uno stile di vita decisamente diverso dal mio. Motivo per cui ho deciso di allontanarmene. Naturalmente non ho pregiudizi nei confronti delle discoteche e nemmeno nei confronti di chi le frequenta. Anzi, credo che possano essere utili a evadere mentalmente e a scaricare tutto lo stress e tutta la tensione accumulati durante la settimana. Ma senza esagerare... E sopratutto, ogni cosa va fatta al suo tempo e con le giuste compagnie. In modo da evitare la possibilità di perdere di vista la propria carreggiata (in tutti i sensi).
  18. SensibilMente

    sentirsi solo

    Ciao BlueAngel, Ho letto con molto interesse il tuo post e trovo che sia tanto interessante quanto in grado di far riflettere su una questione attuale e in continua "disevoluzione". A parer mio, il problema dell'inadeguatezza, rapportato a questa società moderna, va a prescindere da quelle che sono le nostre capacità relazionali e varia al variare di un mondo che tende a ruotare prevalentemente attorno all'apparenza. In questo modo, chi, come te, non si sentisse spinto dal rivestirsi di superficialità ostentando le proprie collezioni numeriche e materiali, tende a provare un vero e proprio senso di inadeguatezza. Personalmente sono dell'idea che nonostante tu possa essere, o meno, dotato di una buona predisposizione nell'interagire con gli altri, quel che più ti viene a mancare sono dei veri e propri stimoli emotivi basati su princìpi totalmente diversi da quelli che stanno "dominando" la socialità moderna. Non voglio dare la colpa ai social-networks (additandone il modo in cui paradossalmente mettano in moto un insano processo anti-social); e nemmeno a chi si lasci risucchiare da un competitivo bisogno di mettersi continuamente in mostra. Anche perché il problema non sarebbe da individuare nei "Social" ma nell'uso che ne facciamo. Proprio in virtù del fatto che i "Social" non sono dotati di anima e cervello. Noi invece dovremmo esserlo. E proprio in virtù del fatto che dovremmo essere degli esseri pensanti dotati di ragione e sentimenti, se proprio dovessi individuare di colpevoli, li identificherei, più che altro, in quegli stessi meccanismi mentali, abitudinari e ripetitivi, che così come potrebbero spingerci a competere in quella che definirei essere una maratona disevolutiva, ci portano anche a sentirci soli pur avendo tutto in regola per non esserlo. Motivo per cui, prendendo spunto dalle ultime due righe del tuo messaggio, riportato qui di seguito sempre sulla base di quello che risulta essere il mio punto di vista personale, credo che la tua difficoltà nel relazionarti con gli altri dipenda proprio dal tuo considerarti solo.In primis inizierei a rivalutare il modo in cui ti consideri tu. Proprio perché credo che finché tenderai a credere di essere una persona sola e poco compresa, continuerai a esserlo.Hai mai provato a cambiare atteggiamento mentale? Hai mai provato a esporre i tuoi punti di vista, le tue idee, la tua filosofia di vita, piuttosto che tenere tutto chiuso a chiave all'interno di un cassetto della tua mente, quasi come se fosse un archivio di "tabù?" Potresti fornirlo tu lo spunto per l'inizio di una conversazione stimolante. Sono sicuro, a ragion di veduta, che inizierai a conoscere gli altri nella stessa misura in cui inizierai a farti conoscere tu. E potresti anche arrivare a meravigliarti iniziando a conoscere meglio chi credevi di conoscere già. E viceversa. Innanzitutto prova a dare modo a te stesso di non sentirti solo. Inizia a credere di non esserlo, penso possa essere un buon punto di partenza per far sì che tu possa ritrovarti circondato da amici, piuttosto che da insicurezze, dubbi e perplessità. Perché mi sembra di capire che i tuoi unici amici attuali siano rappresentati dalle tue salde e costanti abitudini mentali che ti portano a creder di essere solo. Allo stesso tempo dici di considerarti, caratterialmente, molto testardo e orgoglioso. Hai mai pensato che questo tuo modo di vederti non è altro che una bella e buona presa di coscienza? Essendone consapevole, sai già su cosa lavorare con te stesso. Il consiglio che ti do, a tal proposito, è quello di considerare i punti di vista degli altri (ad esclusione di quelli dannosi) come punti di vista accettabili all'interno di questo grande contenitore (mondo) di possibilità possibili (per quanto da te possano risultare non condivisibili).Inoltre, svolgendo un lavoro che ti porta a stare a contatto con il pubblico, dovrebbe venirti più semplice renderti conto di essere dotato di una buona predisposizione nello stare a contatto con gli altri. Non credi? Continua a confrontarti con tutti, il confronto arricchisce e permette di conoscerci meglio nella stessa misura in cui desideriamo conoscere meglio. Sentiti libero di far esprimere il tuo mondo interiore. Purtroppo al mondo esistono tante persone valide che si comportano da invalide; e, così facendo, piuttosto che permettere alla propria singolarità di esprimersi. tenderanno a isolarsi considerandosi sole all'interno di un mondo sempre più "insano". Di conseguenza, e per riflesso, le mode che tenderanno puntualmente a dominare saranno sempre basate sui nuovi atteggiamenti di massa. Pertanto ti invito a continuare a distinguerti nell'essere autentico. Pensa al lato positivo. Dovrebbe venirti ancor più semplice riuscire a trovare altri volti veri fra tutte queste sempre più palesi e omologate "maschere finte".
  19. BlueAngel

    sentirsi solo

    Salve, sono qui forse perché non so più dove sbattere la testa, mi descrivo in breve sono un uomo di 33 anni, ho un lavoro che è a contatto con la gente, vivo a Roma , ho una famiglia che mi vuole bene , situazione economica invidiabile, tempo libero a quantità, ma non mi sento sufficiente adeguato in questa epoca. sarò un uomo all'antica, vedo ormai molte donne che cercano l'apparenza anziché all'essere, uomini che puntano solo al numerico di "serate" da esibire... e perciò non riesco a legare con nessuno... mi sento solo nonostante potrei non esserlo. caratterialmente sono molto testardo ed orgoglioso, a tal punto da allontanare chiunque non rientra nella mia filosofia di vita. ho paura di restare solo, ho paura della solitudine, ho paura di me stesso.
  20. Buongiorno a tutti, è la mia prima discussione che apro. Vorrei scrivere qui un mio dubbio/problema che sinceramente ora inizia a pesarmi e mi farebbe piacere ascoltare un parere esterno. Conosco una ragazza dall età di 10 anni, ora ne ho 32 con la quale sono stato fidanzato per 13 anni, ci siamo messi insieme all età di 16 mentre lei ne aveva 19. Avevamo un rapporto splendido , siamo cresciuti praticamente insieme , un rapporto morboso eravamo innamoratissimi , eravamo affiatati , sembravamo fratelli per la chimica che avevamo. Ci siamo lasciati perché io non me la sono sentita in quel momento di affrontare un matrimonio perché avevo da poco perso il lavoro , quindi gli spiegai che forse era meglio rimandare di un anno e nel frattempo andavamo a convivere ma purtroppo non la prese bene così iniziarono i nostri problemi. Questo 3 anni fa , nei due anni successivi ci siamo visti e sentiti ma ufficialmente eravamo in pausa. Da qualche mese i nostri contatti si sono un po’ ridotti ma comunque ci siamo lasciati in buoni rapporti , lasciandoci con il dirci che ci saremmo sempre voluti bene che ci saremmo sempre stati l uno per l altra ecc . Il problema che voglio proporvi è che purtroppo 2 mesi fa ho avuto un grave problema familiare , mia madre si è ammalata gravemente , io mi sono trovato nel panico in questa situazione , e per questa situazione ho ricevuto tante dimostrazioni di affetto da amici, ma anche da semplici conoscenti , ho ricevuto dimostrazioni di affetto e vicinanza anche dalle sorelle della mia ex, ma da lei non ho ricevuto nessun messaggio, non si è interessata neanche di chiedermi come stavo io e mia madre che avevano un rapporto bellissimo essendo lei cresciuta a casa mia. Le sorelle mi hanno confermato che per la situazione lei ci stava malissimo che gli dispiaceva di quello che stavo passando ma non si è degnata di scrivermi piuttosto chiedeva alla sorella di farlo per sapere e avere notizie. Noi ora abbiamo due vite separate io frequento una persona Lei altrettanto ma siccome il nostro rapporto durava da tantissimi anni con lei avevo instaurato un rapporto di confidenza straordinario e essendo una persona molto riservata riuscivo a parlare /sfogarmi solo con lei , tanto è vero che quando stavamo insieme la mia famiglia addirittura chiedeva a lei su di me. Io sinceramente ci sono rimasto molto male, deluso, così ho iniziato a contattarla per chiedere se poteva ascoltarmi , del perché non si fosse interessata lei direttamente sulle mie condizioni ecc. A telefono siamo stati quasi 2 ore, ma alla fine mi ha dato motivazioni diverse e non ho concluso nulla. Quando gli parlavo dei miei problemi e di quello che stavo vivendo piangeva , quando provavo ad accennare alla nostro passato non voleva parlarne , mostrava molta rabbia dicendo “di noi non voglio assolutamente parlare” ma vi giuro che accennavo soltanto a quello che eravamo senza nessuno scopo preciso o meglio solo per fargli capire cosa eravamo e che ho dovuto contattare io lei per farmi ascoltare e che ci ero rimasto male che non si fosse minimamente interessata. Lei mi confermó che nonostante frequentiamo altre persone come ci conosciamo noi ancora i nostri rispettivi partner sono ben lontani e questo mi fa ancora più male.Poi gli chiedo se poteva in qualche modo starmi vicino perché avevo bisogno di parlare in questo periodo ma ho ricevuto un bel no e una porta chiusa in faccia. Sono rimasto a dire la verità incredulo , non potevo credere a tutta questa cattiveria e freddezza nei miei riguardi. Sembrerà una cosa assurda e stupida ma a me questa cosa ha fatto profondamente male per la durata del nostro rapporto, per il rapporto che avevamo. Io sinceramente come credo molti di noi, se veniamo a sapere che una persona a cui vogliamo un bene sincero, sta male credo il passo verso quella persona lo facciamo noi e non aspettiamo neanche che viene a chiederci un eventuale aiuto. Se poi è lei a chiedere aiuto come si fa a rifiutare una persona che abbiamo amato alla follia, e che ora credevo non ci fosse nessun rancore o altro. Io lo trovo assurdo sinceramente , e premetto che gli avevo assicurato che la mia intenzione non era quella di un ritorno ma solo esclusivamente come un bisogno di sfogo con l unica persona che attualmente riesco ,ancora oggi ,ad essere me stesso al 100% e che purtroppo con la persona che frequento adesso ancora non mi viene naturale. Grazie per avermi ascoltato
  21. Se hai paura di quel che penserebbero i professori, pensa a tutte le persone intorno a te, non hai mai conosciuto studenti più vecchi di te? Magari sui trent’anni o quaranta? A chi importa la tua età? Chi ti conosce davvero? Di certo non un professore che ti vede una volta per fare esame. Non fossilizzarti su quello che potrebbero pensare gli altri, anche i più critici sono da ignorare, perché non ti conoscono e vali più degli anni in cui ti prendi una stupida carta che certifichi le tue conoscenze. Fatti forza, so che non è facile, credimi, lo capisco e ti sono vicina. Ma pensa a quel che vuoi, se desideri continuare, mettici tutta te stessa e fallo per te. Non per uno stupido voto, ma per la tua conoscenza, per il tuo futuro, per quel che desideri diventare. In bocca al lupo per qualsiasi cosa. Te lo auguro di tutto cuore.
  22. Ti prego, pensa a te stessa. Pensa a crearti una stabilità economica tutta tua, per non dipendere mai da nessun altro se non te. Credo sia piuttosto chiaro che il vostro rapporto sia strettamente passionale, intenso ma forse poco profondo. State bene e male separati, ma forse è il caso di sopportare un po' di dolore per ritrovare la tua libertà? che ne pensi? Mi dispiace ti senta in questo modo. Ma se non stai realmente bene con tutta questa situazione, trova il modo di uscirne. Sono del parere che non bisogni mai rinunciare al proprio bene, qualsiasi cosa voglia significare, anche voltare le spalle a chi ci vuole bene, non possiamo farci nulla, la verità è il miglior segno di rispetto nei confronti di chi abbiamo davanti, chiunque questo sia. Non credo ci sia nulla di male nell'aver una relazione aperta, o con qualcuno di più grande o con figli, ma questo va bene quando stai bene in prima persona, se tutte queste dinamiche possono farti soffrire anche solo un minimo allora devi lasciar andare questo rapporto, perché forse rischia di diventare tossico. Un giorno potrebbe voltarti le spalle e farti andare via, quando davvero non avrai più chance di farcela da sola ed autosostenerti. Adesso puoi fare ed avere tutto ciò che desideri. Non rinunciare alle tue necessità soggettive.
  23. Secondo me sei una persona forte, ci vuole coraggio a capire cos'è che ci fa paura ed il perché. Credo possa aiutarti riprendere la consulenza, non avendo altri con cui sentirti a tuo agio pienamente per parlare del macigno che senti dentro, ma ti consiglierei di tutto cuore di iniziare con qualcuno online piuttosto che in qualche studio di persona per sentirti più al sicuro, ci sono diverse compagnie molto affidabili, che ti permettono anche ti provare con un colloquio iniziale prima di pagare la consulenza. Compilando dei questionari iniziali il tuo profilo viene definito sempre più nel dettaglio e successivamente vieni direzionato ad un esperto che potrebbe essere più affine con te stessa. Potrebbe funzionare magari, te lo auguro davvero. Se posso essere sincera con te, non capisco il senso di molte cose in questo folle, folle mondo. Ma non credo tu abbia qualcosa che non vada, e mi dispiace che sia così sensibile da non riuscire a vedere che da sola puoi vivere benissimo, con ciò non fraintendermi, non nego che i rapporti sociali siano importanti. Credo solo che tu non sia riuscita a trovare le persone giuste per te, ed a volte è meglio aspettare piuttosto che farsi andare bene quello che ci capita. Sono convinta che comprendere questo possa esserti ulteriormente di aiuto, ma capisco non sia facile. Nonostante tutto, non sei sola. E' pieno di persone splendide come te che aspettano di essere solo conosciute. E se senti di esser troppo "vecchia" e di esserti persa la vita fino ad adesso, ricorda che hai solo ventidue anni, studiare è importante, capire chi sei è importante. Focalizzati su te stessa prima che sugli altri. C'è sempre tempo per iniziare e provare qualsiasi cosa.
  24. Mi dispiace immensamente per questo tuo sentimento. Non credo assolutamente tu abbia qualcosa di sbagliato, e forse dovresti iniziare a convincertene. So quanto sia difficile e all'apparenza impossibile. Ma la tua vita dipende solo da te, soprattutto avendo la fortuna di esser riuscito, in un mondo come quello odierno a raggiungere una stabilità che ti permetta di non farti mancare economicamente nulla. Questa situazione tuttavia credo che ti abbia portato a riflettere eccessivamente su quella che è la tua relazione. Le tue insicurezze sicuramente nascono da dei traumi infantili che sicuramente non sono facili da sconfiggere, ma in questi casi penso sia necessario imparare a conviverci, non smettendo mai di pensare che non è una tua colpa, non scegliamo di nascere, da chi o dove. Siamo quel che siamo anche grazie alle nostre scelte, ma è un privilegio aver il permesso di scelta. Forse sto andando un po' fuori tema, mi dispiace, spero comunque che il messaggio che voglio darti ti risulti chiaro: Non c'è un modo di risolvere in maniera assoluta le cose (ogni cosa), devi lavorarci pian piano, e devi sfogarti con la tua compagna, aprendoti esattamente come ti sei aperto qui, senza accusarla di alcunché o facendole alcun interrogatorio. Se state insieme è perché ti ha scelto, e se le cose dovessero mai finire, un altro uomo per lei o un'altra donna per te non sarebbero mai il motivo della separazione ma solo l'ennesima conferma che sia tutto finito. Perché per mettere gli occhi su qualcun altro ed abbandonarvisi significa non avere un porto sicuro al ritorno dal proprio partner "ufficiale". Capisco anche che l'umanità abbia una natura poliamorosa in verità, che ci stimoli il nuovo, il proibito, altre persone, tuttavia in un rapporto così duraturo e senza incomprensioni come il vostro c'è fiducia, e se lei volesse una relazione differente, magari aperta, penso che te ne parlerebbe o che te ne avrebbe parlato in passato. Dopo dieci anni c'è quella confidenza tale da poter parlare di qualsiasi cosa. Credi in te stesso. Non hai nulla che non vada. Sarai figlio dei tuoi genitori, ma non sei loro, non lasciarti influenzare da ciò che ti hanno costretto a vivere. Prendi respiro e ricomincia dai loro errori, tu per primo conosci le conseguenze a cui portano. Sii forte. Non sei solo.
  25. Laura2607

    Riprendere la terapia?

    Ciao a tutti!Sono una ragazza di 22 anni, ho sofferto di attacchi di panico per molti anni. Sono iniziati all’età di 11 anni e non so per quale motivo. Mia madre decise di portarmi da una psicologa ma io non parlavo, passavamo l’ora in silenzio e quindi dopo due incontri la psicologa decise di sospendere, ci riprovai dopo qualche anno con un’altra psicologa ma il finale fu lo stesso.All’ età di 16/17 anni, dopo un forte attacco di panico, fui io a chiedere a mia madre di andare in terapia.Anche con questa volta non riuscivo a parlare ma lui non mi chiuse la porta in faccia dopo 2 sedute, andammo avanti per parecchio tempo, voleva davvero aiutarmi.Le sedute erano monologhi, lui mi parlava e io ascoltavo, provava a farmi delle domande ma io niente, non riuscivo a rispondere a domande che riguardassero la mia sfera personale, le uniche domande a cui rispondevo riguardavano la scuola. Pensavo che la terapia avrebbe dovuto farmi stare meglio, invece uscivo di lì ogni volta peggio.Dopo 1 anno circa ho deciso di non andare più.Per alcuni anni ho visto questa scelta come un fallimento, sentivo di aver perso del tempo e di aver fatto perdere dei soldi ai miei genitori. Provavo rabbia, ero arrabbiata col mondo intero e soprattutto con lo psicologo perché le cose che mi avevano detto mi risuonavano in testa continuamente anche se ormai non ci vedevamo più.Da un po' di tempo gli attacchi di panico sono spariti e non mi capita più di svegliarmi nel cuore della notte perché sento la tachicardia. Questo è quello che pensavo di voler ottenere con la terapia, ma invece ho capito che l’ultimo psicologo aveva ragione, il problema non era l’ansia, il problema era il fatto che io non fossi felice e che non riuscissi a parlare con nessuno.Aveva ragione, sono sola e non sono felice, la mia vita è fatta solo di studio. Non ho delle vere amiche, non ho mai avuto un fidanzato, non ho una persona con cui confidarmi… Ho pensato che gli attacchi di panico siano spariti proprio perché ho preso consapevolezza delle cose che mi diceva quando andavo in terapia.Oggi ho capito che a 17 anni avevo paura, avevo paura di trovarmi sola e senza amici e di scoprire di essere fuori di testa, avevo paura di quello che potevo scoprire di me stessa se mi fossi guardata dentro. Davo la colpa allo psicologo come se ciò che veniva fuori dalla terapia era colpa dell’analisi ma la verità è che quei problemi erano già dentro di me e io avevo soltanto paura di vederli.A volte sento il bisogno di tornare da lui e provare a dirgli queste cose, da troppo tempo aspetto che le cose cambino ma non cambiano mai, a volte penso che per far cambiare le cose debba partire proprio dal parlare con qualcuno e per questo vorrei ricominciare.Però ho paura che la storia si ripeta per l’ennesima volta, spesso arrivavo in terapia che avevo tantissime cose da dire e invece niente mi bloccavo. So che sarebbe così anche se decidessi di tornare, quando ho davanti qualcuno non riesco a parlare di me. Forse perché mi vergono, a volte mi chiedo come si faccia ad avere una vita così a 22 anni, sempre a casa e senza mai aver avuto un fidanzato.Cosa mi consigliate?
  26. Buongiorno. Lui è molto più grande di me, da qualche messe vivo praticamente acasa sua, con la mia chiave e le mie cose in bagno. Lui separato con i figli già grandi. L’altra settimana ho scoperto che ha iniziato a corteggiare un’altra donna. Due cene in ristoranti di lusso, rosse. Tra di noi non ci sono stati problemi grossi , apparte qualche scenata di gelosia mia dovuta alla ingerenza continua delle sue ex. Lui è molto molto aggiato quindi è molto cercato da donne di poca sostanza. Quando ho saputo del nuovo corteggiamento mi è cascato il mondo addosso. Sapevo che non mi amava ma la speranza che potrebbe cambiare idea mi ha sempre fatta andare avanti in questa pazzia. Adesso capisco che tutto ciò non capiterà mai. Non abbiamo mai ufficializzato il nostro rapporto, non ne abbiamo parlato della natura di questa relazione ma pensai che tutte le sue attenzioni, la sua presenza, la sua cura nei miei confronti fosse qualcosa di più. Abbiamo discusso e lui vedendo quanto stessi male cerco di tranquillizzarmi. Mi scrisse il giorno dopo dicendomi che sta bene con me ma lui nei rapporti è irrequieto e curioso e che la nuova donna è pura curiosità. Che non vuole un’altra storia adesso perché in primis ci sono io, che dovrei pensare alla differenza d’età e che dovrei farmi una famiglia un giorno ma non con lui perché il suo l’ha già dato, che per me lui c’è e che mi aiuta e che mi vuole tanto bene. Cercai di andarmene ma lui mi fermo . Fu lui sempre a cercarmi nella giornata dopo ed anche serata ed a preoccuparsi del perché non ero già rientrata quando lui arrivò acasa . Io dipendo da lui al momento, emotivamente ed anche economicamente . Senza sto male. Ho sempre avuto rapporti di dipendenza emotiva ed adesso mi sento intrappolata. Non so cosa fare, non so come comportarmi, l’idea che potrei perderlo mi fa star male a tal punto di pensare di accettare il fatto che lui va a frequentare altre donne. Sto andando in tilt. Vi prego aiutatemi.
  27. Buongiorno, scrivo un sunto del tutto:ho 29 anni, sono fuoricorso da 5 anni, a giurisprudenza...Non sono mai stata bocciata agli esami, ma non ho più studiato, non ho più avuto stimoli obiettivi nè voglia dal 2° anno in cui ho dovuto affrontare vari problemi personali anche di salute, da lì ho iniziato a bloccarmi, prima dando poche materie in un anno, per poi darne una, e così via sino ad arrivare a non fare più nulla.Vorrei darmi una smossa ma mi sento bloccata a livello psicologico, penso ai prof che vedrebbero che al 5° anno fuori corso devo ancora sostenere materie del 2° anno, provo vergogna e sono intimorita da questi giudizi, quindi mi blocco e non ho stimoli per presentarmi agli esami, e forse neanche per studiare.. penso di essere troppo grande, penso non troverei lavoro, penso che non mi realizzerei proprio perchè già quasi trent'enne...vorrei tanto ritrovare gli stimoli, perchè vorrei avere un bel lavoro, magari non da avvocato o notaio, ma un lavoro soddisfacente che mi dia una vita "tranquilla".. voglio a tutti i costi essere indipendente economicamente, non sono una di quelle che vorrebbe sposarsi e fare casalinga e mamma, vorrei una vita mia, anche per una questione di orgoglio personale e per non dare delusione ulteriore alla mia famiglia, già delusa per i miei insuccessi.. Ho sempre voluto e pensato ad una vita in carriera, è ciò che ho sempre sognato, ma ora mi sembra tutto sfumato e mi sento una vera fallita.. Capisco il mio sia un problema psicologico e non so come affrontarlo nè come superarlo..
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