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Chiara374

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  1. Sì certo, il percorso personale è messo in conto. Qualche volta forse si può ricevere da altri qualche spunto, anche di riflessione. Grazie Gazza, in bocca al lupo per la tua terapia e per tutto!
  2. Ciao, grazie della risposta. Volevo confrontarmi proprio sugli ostacoli che s'incontrano durante le sedute. Ne sto rilevando parecchi (leggendo articoli) che ho scoperto essere resistenze: ad esempio il timore del giudizio, il desiderio di avere la sua stima (tacendo quindi alcuni miei aspetti negativi), il mio modo di parlare impersonale per evitare di arrivare al nocciolo delle emozioni, la difficoltà a parlare di argomenti troppo intimi, certi blocchi miei. Sto ancora cercando di capire se dovrebbe essere lui ad aiutarmi a superarli (in fondo sono lì proprio per affrontare le mie difficoltà), ma lo vedo un po' passivo in questo. Lascia fare a me (fra l'altro, patisco il metodo del silenzio: preferirei mille volte che mi facesse domande e che conducesse lui la seduta, ma so che non è previsto. Lui interviene e parla anche molto a volte, ma gli input devo sempre darli io. In questo modo però continuo ad eludere certi argomenti). Poi, per diversi mesi, tutta la mia attenzione era concentrata su di lui, piuttosto che sul problema che mi aveva portato nel suo studio: osservavo ogni suo gesto, espressione, tono, se era più attento o un po' annoiato (magari perché ripetevo sempre le stesse cose), insomma ogni minimo dettaglio ed ero capace di rimanerci anche molto male, quando qualche suo atteggiamento non confermava l'attenzione e la "benevolenza" (non so come definirla) di cui avevo bisogno. Ho ridimensionato il tutto pensando che, come in tutte le "frequentazioni", capitano i momenti più coinvolgenti, altri più disimpegnati, altri critici, altri un po' piatti e così via, e che non era il caso di attribuire un'importanza così cruciale ad ogni suo battito di ciglia. Rimane il fatto che desidero più confidenza con lui, quella che mi permetterebbe di affrontare certi discorsi difficili e molto personali, ma ho difficoltà a crearla (anche perchè lui, freudiano, da una parte è molto empatico, dall'altra è rigoroso sul suo distacco). Scusa se mi sono dilungata, sono in un terreno sconosciuto e sto ancora cercando la mia strada, per me è anche complicato spiegarmi. Per questo volevo conoscere i problemi degli altri, vedere sono gli stessi miei e come li hanno affrontati. (Se posso chiederti e se vuoi rispondere, a cosa sono dovute le tue pause di riflessione?)
  3. Ciao a tutti, vorrei confrontarmi con altri che hanno intrapreso questo percorso: come vi siete trovati con il vostro terapeuta, se avete facilità o difficoltà ad aprirvi (se ci sono cose che proprio non riuscite a dire e perché), com’è il vostro rapporto con lui… insomma tutto ciò che avete voglia di raccontarmi riguardo al vostro modo di relazionarvi con lui. Io sono in terapia da quasi un anno e sto cercando di capire molte cose. Grazie a tutti.
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