Vai al contenuto

Pubblicità

Raber

Membri
  • Numero contenuti

    7
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

0 Neutral

Su Raber

  • Rank
    Nuovo utente

Visite recenti

Il blocco dei visitatori recenti è disabilitato e non viene mostrato ad altri utenti.

  1. hai perfettamente ragione... a prescindere da come loro mi vedono o sul perché mi apprezzano non devo farmi influenzare, devo sentirmi libera di esprimermi e di essere. a me pesa questa situazione perchè sento la pressione delle loro aspettative su di me... MA non devo farmi coinvolgere e devo affrontare il mio percorso nel modo più sereno possibile. grazie :)
  2. in effetti è difficile dare un giudizio oggettivo, perché mi rispondi guardando le cose dal tuo punto di vista... Più che un giudizio oggettivo intendevo un giudizio esterno :) So che non sono persone superficiali i genitori del mio ragazzo, so che mi vedono come una persona molto garbata, molto motivata e ci tengono che io finisca il mio percorso di studi. So che non guardano solo la preparazione culturale ma ogni volta che passo il tempo con loro sono quelli i discorsi che vengono fuori, per ciò in qualche modo ho pensato che magari fosse solo quello il loro interesse anche nei miei confronti, che io finisca gli studi, trovi un lavoro ben pagato... alla fine sto con suo figlio ed è quello che le mamme vogliono per un figlio (l'autosufficienza). Mi piace il fatto che hai menzionato Pirandello, penso che casca a pennello. Sono d'accordo, anch'io vorrei non fosse una cosa forzata, preferirei invece sia spontaneo anche se dovesse richiedere ancora del tempo. Alla fine le forzature non credo siano positive perciò voglio essere me stessa e affrontarlo con le mie tempistiche. E' vero, non sopporta chi rompe il mio equilibrio, cioè sono aperta ai cambiamenti esterni, sono una ragazza che si sa adattare ma se mi viene calpestato qualcosa non mi piace... se si tratta di principi sono aperta al dialogo ma se mi viene fatto un torto mi chiudo a riccio, trattengo rabbia e tristezza se serve, diciamo che non lo do a vedere un dispiacere. Sono sempre stata molto introversa. io credo che dalla fase adolescenziale abbia sempre seguito la mia strada, preso le mie scelte con una certa indipendenza... prima dell'adolescenza non è stato così..
  3. beh ognuno ha i suoi tempi,,, se sono saltati 3 dei tuoi obiettivi vuol dire che questo non è ancora momento per realizzarli... Capisco la tua esigenza di realizzazione, anch'io ho 21 come te... Però non preoccuparti se non si raggiungono subito gli obiettivi, ci vuole tempo e magari serve affrontarne uno alla volta. Intanto posso dirti che invidio la tua volontà di affrontare le tue problematiche, davvero (mi riferisco al fatto che cerchi di uscire con persone nuove). Le amicizie vere sono difficili da trovare, ma comunque cerca di ridurre il tempo in casa con dispositivi elettronici perché ti precludono la possibilità di stare fuori a divertirti o a impegnarti nei tuoi obiettivi. Ci vuole molta determinazione e motivazione :)
  4. ciao, ho vissuto una situazione diciamo simile per certi versi... Ho conosciuto un ragazzo in un gioco online, questo ragazzo scriveva nelle chat sempre messaggi profondi, a volte angosciosi, a volte messaggi di odio e depressi... Così mi sono preoccupata e ho iniziato a scriverli finché non ci siamo scambiati il numero di telefono... Questo ragazzo è un po' come quello che hai descritto tu, genitori separati, dice di aver tentato il suicidio diverse volte e io a volte sono rimasta la notte sveglia per parlare con lui in modo che si liberasse di qualsiasi cosa lo logorasse dentro. Ma lui continuava a dirmi che era inutile che ci provavo perché tanto non sarebbe cambiato niente. Perciò poi ho smesso di starli dietro in quel senso, e in realtà ora come ora abbiamo anche smesso di sentirci (ci conosciamo da 5 anni, e ci siamo incontrati qualche volta ma abitiamo 1000 km distanti ) . Lui l'ultima volta insisteva sul fatto che non voleva che il suo modo di essere 'negativo' compromettesse il mio stato d'animo o le mie giornate, diceva di non volermi sentire per questo. Ora non lo so, spero abbia ripreso a "vivere". Comunque l'ingratitudine non è una cosa bella, tu da parte tua non dovresti più fare niente nei suoi confronti nonostante tu voglia aiutarlo... Purtroppo noi non abbiamo il potere (credo) per quanto possiamo impegnarci... Mi auguro che il tuo amico abbia un po' di umanità per chiederti scusa e ringraziarti per essergli stato accanto.
  5. no assolutamente, mi fa solo piacere, mi serve un po' di oggettività :)
  6. wow... sei come me... IDENTICA! anch'io ho 21 anni :) Come dice Senza-Anima, io ho sempre vissuto con quelle poche persone che mi hanno dato sicurezza ma adesso vorrei un po' uscire da questo guscio...
  7. Ciao a tutti, sono nuova, ho 21 anni, mi sono iscritta per postare da qualche parte la mia luuunga riflessione, in modo che qualcuno possa darmi un giudizio oggettivo. Mi dispiace ma è venuta veramente lunga e spero che qualcuno la legga . Ormai sono 6 anni che sono fidanzata con il mio ragazzo, 4 anni fa lui si è trasferito a Milano per continuare a studiare e io (forse un po’ stupida) ho deciso di seguirlo, di studiare in un paese vicino a lui lontana dalla mia famiglia. Io sono sempre stata una persona a cui non piace stare al centro dell’attenzione, non mi piace parlare di me né far parlare di me, non mi piace litigare ed inoltre non riesco ad esternare i miei sentimenti ( tutto questo con tutti tranne che con il mio fidanzato, con il quale mi sono aperta ormai interamente ). Ho sempre represso tutto per non infuriarmi perché so di non saper gestire la rabbia, da piccola ho sperimentato i miei scatti di ira, ed essendo una persona che accumula quando esplodo combino un macello; perciò ho sempre cercato di mettere da parte me stessa per evitare ciò. Ricordo che da piccola ripetevo a me stessa: tanto non importa a nessuno ( quello che faccio, quello che dico, quello che penso). Ad oggi sono consapevole che questa frase è lì radicata nella mia testa. Quando parlo di me mi sembra di rivelarmi troppo, di espormi, di spogliarmi anche se con il tempo inizio a rivalutare, quasi inizia a piacermi. Sono stata anoressica per un anno, continuavo a ‘’mettermi da parte’’ forse un po’ troppo. Quando mi sono resa conto che mi stavo facendo del male, mi sono avvicinata ad un ragazzo che mi piaceva ( il mio attuale fidanzato) e ho provato a creare qualcosa. Ci siamo fidanzati, ma sai com’è… da ragazzi lo si fa solo per avere una ragazza e io l’ho fatto per questo e per me stessa, forse anche un po’ per gli altri perché sapevo che se mi avessero vista con qualcuno si sarebbero tranquillizzati ( le persone che conoscevo), comunque speravo che questo mi aiutasse . Durante la terapia io scrivevo molto, tuttora lo faccio quando ho troppe cose in testa perché mi aiuta a chiarirmi le idee. Devo dire, inoltre, che durante la terapia non ho mai parlato realmente con uno psicologo, cioè diciamo che parlavo di tutto tranne che dei miei reali problemi che sentivo in quel periodo. Ho sempre pensato ad accontentare gli altri, ma mentre crescevo e cresceva questo rapporto ho iniziato a sentire l’esigenza di pensare a me stessa, di avere una certa indipendenza e libertà. Ho cercato di sconfiggere la mia timidezza e la mia riservatezza ed è anche per questo motivo che, seppur con rammarico, ho voluto trasferirmi lontano da casa per potermi mettere alla prova. Posso dire dopo 3 anni di aver fatto veramente pochi progressi ma d’altra parte so di essere così e di non poter fare molto ma una cosa c’è ed è veramente assurda… il rapporto con la famiglia del mio fidanzato. Siamo fidanzati da 6 anni e li conosco ufficialmente da 4 anni. In parte mi sento ancora una ragazzina e non mi va di avere un rapporto serio e in parte questa è solo una giustificazione del mio essere bloccata nei loro confronti che fanno tanti passi verso di me e io nessuno verso di loro. In genere parlo poco, rispondo a sillabe e questa cosa ovviamente non piace a lui, soprattutto perché dice che appaio come tutt’altra persona perché quando sono con lui non smetto mai di parlare. Io mi sono sforzata ma in quella casa mi sento giudicata, è troppo silenziosa rispetto alla mia ed ho forse paura di fare passi falsi. Lì sono tutti laureati e parlano sempre e solo di università e di lavoro, mentre io vengo da una famiglia un po’ più modesta, non benestante come loro. Questo confronto mi spiazza molto. Loro ci tengono più dei miei genitori che io finisca gli studi. Con il tempo ho imparato a conoscerli e ad apprezzarli, loro d’altra parte hanno difficoltà a conoscere me ( ma io non so come fare! ).. Nell’ultimo anno però li guardo con occhi diversi: comprendendo meglio le dinamiche familiari mi accorgo che ci sono molte cose che mi fanno saltare i nervi. Il mio ragazzo è il figlio piccolo e unico maschio di casa, il padre ha una disabilità alla gamba, perciò le cose di uomo le ha sempre fatte la madre e, già da bambino, il mio ragazzo. Secondo me di questa cosa se ne sono approfittati tutti: le due sorelle chiedono sempre favori a lui e così , come è giusto che sia, anche la madre, mentre il padre paradossalmente non gli chiede mai nulla. Spesso quando usciamo mi dice ‘sto arrivando’ e poi arriva dopo 45 minuti perché gli chiedono i favori dell’ultimo minuto. Lui poi viene da me e si sfoga perché non riesce a fare niente per sé ma solo per gli altri, io gli dico di far fare qualcosa anche alle sue sorelle, “ma loro sono grandi e lui è il piccolo di casa” (questo è un mio commento, non loro). A me vederlo distrutto mi strugge e quindi ho accumulato accumulato fino a serbare un po’ di odio nei confronti della madre e delle sorelle. Allora in situazioni simili mi agito e cerco di far capire al mio ragazzo (con apparente calma) che può anche dire di no a qualcosa, non deve necessariamente farla e che può anche ribellarsi un attimino ma lui una volta mi ha detto che gli piace essere d’aiuto in casa nonostante tutto ( mi chiedo: ma come fa? io sarei esplosa). Il problema è che questa cosa innervosisce molto me e io non so se sono ancora in grado di gestirla e voglio farmela passare, di certo non voglio mettermi la sua famiglia contro, la quale riserva questa elevata opinione di me (perché sono garbata o perché sono uscita con 100 alla maturità?) I nostri ultimi litigi dipendono da questo, non manifesto nessuna disapprovazione verso la sua famiglia e non sono mai diretta, però mi arrabbio se lui non fa quello che vuole e cerco di farglielo capire
×
×
  • Crea Nuovo...

Important Information

Navigando questo sito accetti le nostre politiche di Privacy Policy.