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ShawnFroste

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  1. Da quello che mi dici mi sembra di capire che il problema siano i tuoi genitori che non possono avvicinarsi a tua sorella. Beh, tieni conto che scoprire la residenza di una persona non è poi così difficile, per cui anche i tuoi genitori un giorno potranno arrivarci da soli. Chissà, magari un giorno, quando tua sorella sarà più grande, vi riincontrerete e vi riabbraccerete. Te lo auguro con tutto il cuore.
  2. Cara Sijndel, devi sapere che esiste un sistema quasi infallibile per ritrovare una persona che, nel territorio dello Stato italiano, non si trova più. Per prima cosa devi recarti in Comune, all'ufficio anagrafe. Devi sapere che tutti i cittadini italiani (e anche non italiani, a volte) sono registrati in un grande database accessibile dai dipendenti dell'ufficio. Pertanto, dando nome, cognome, data e luogo di nascita al dipendente dell'anagrafe, egli saprà dirti l'attuale residenza di tale persona. Qui però c'è un piccolo inghippo, perché non tutti i Comuni possono divulgare queste informazioni. L'anagrafe nazionale, infatti, è ancora in fase di costruzione. In compenso, però, c'è un altro sistema. Perché, se l'anagrafe informatica potrebbe non essere ancora pronta, quella cartacea lo è da molto tempo. Pertanto, basta recarsi nel comune dove tua sorella aveva l'ultima residenza a te nota e chiedere se la ragazza è ancora residente nel territorio comunale. Se la risposta è no, puoi chiedere quale sia stato il comune di emigrazione (ovvero dove si è trasferita) e ripetere la procedura, fino ad arrivare al comune in cui ha la residenza attuale. Ultimi avvertimenti: in alcuni casi, se il Comune insisterà per farti un certificato, potrebbe fartelo pagare circa sui 16 euro, causa marca da bollo. Chiedi, se possibile, di sapere i dati a voce. Inoltre, visto il tuo racconto, ti consiglio di verificare se non ti sia stato vietato di avvicinarti a tua sorella, dato che le assistenti sociali erano state così vaghe (chissà perché...).
  3. Cara Franci, Da studioso di diritto posso darti un consiglio dal punto di vista legale. Dato che sei assunta a tempo indeterminato, ti consiglio di leggerti il Titolo XXIV del CCNL Commercio (qualora la tua azienda fosse riferita al settore commercio "puro"), che disciplina l'orario di lavoro. Ti rammento che per usufruire dei benefici dei CCNL è necessario essere iscritti ad un sindacato, come stabilito dall'art. 39 della Costituzione (i sindacati registrati nell'albo nazionale stipulano contratti collettivi validi per tutti, ma siccome l'albo non esiste ancora i contratti ad oggi valgono solo per gli iscritti). Ti ricordo inoltre che il contratto di lavoro subordinato, così come concepito dal codice civile, riguarda la messa a disposizione delle energie del lavoratore a favore dell'imprenditore; a nulla vale il raggiungimento del risultato: Art. 2094. Prestatore di lavoro subordinato. È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore. In pratica, se il tuo datore di lavoro ti sottopone a turni massacranti sempre da sola, ciò non significa che tu debba garantire risultati del 100%: tu devi fare solo ciò che è nelle tue possibilità. Se evidenzi criticità la responsabilità è dell'imprenditore, non tua. Al dipendente non spetta decidere, ma eseguire. Correre, non arrivare alla meta. Tu devi fare solo ciò che è nelle tue possibilità: sono i dirigenti, assunti quasi sempre a tempo determinato, a dover garantire risultati (es. amministratori di una società per azioni, che possono sempre essere rimossi dal loro incarico previo indennizzo), non i dipendenti. Ti consiglio pertanto di rivolgerti ad un sindacato oppure ad un consulente del lavoro per esaminare il tuo contratto (che spesso nasconde sorprese, nel bene e nel male) e per valutare sotto il profilo legale le azioni che possono essere intraprese. Cordiali saluti.
  4. Cara LaLalla, mi fa piacere che tu abbia potuto sfogarti ed almeno per un attimo il tuo dolore si sia alleviato. Come ti ho già detto più volte, non sono uno psicologo professionista per cui quello che dico sono solo consigli. Mi hai raccontato la storia della tua vita cercando di scavare per comprendere l'origine della tua ansia e dei tuoi malesseri. Ci sono persone che di fronte alle asperità della vita le affrontano, altre che tendono a spaventarsi. Quando queste due tendenze si accentuano, cadiamo in due baratri paralleli: il delirio di onnipotenza (modello Hitler) e, dall'altro lato, un senso di sconfitta. Sono felice che abbandonando la sigaretta il tuo mal di testa si sia ridotto così drasticamente e ti auguro che in futuro possa addirittura scomparire. Per scalare le vette della vita non è necessario sentirsi troppo indietro. Anche io molte volte vorrei dire, fare, arrivare in quel posto sociale. Ma so che ad oggi è impossibile, bisognerà aspettare... e magari, tra un po' di tempo, anche anni, tutto accadrà quasi per caso e quella posizione che volevo sarà mia. In questi casi il tempo è un gran medico. Non avere il pieno controllo della tua mente è una sconfitta contro la vita? Forse no. Ripeto, i pensieri fastidiosi ce li avremo sempre. Dobbiamo solo cercare di far sì che non prendano il sopravvento su di noi. Forse per le persone "normali" vivere è fare questo, quello ecc. Anche io ho provato in passato a lamentarmi con me stesso perché avrei voluto essere così, cosà, ma non riuscivo a causa dei miei disturbi. Poi mi è venuta una idea. Ho capito che spetta agli altri costruire i grattacieli, io devo solo costruire la mia casetta. Non è necessario che io faccia e disfi, che io diventi l'uomo numero uno. Basta che io viva la mia vita, nel mio piccolo, al meglio. Forse per me la grande missione della mia vita non è realizzare qualche opera, ma realizzare me stesso. Forse la mia vita serve proprio a trovare un equilibrio. Nel senso che ho questo tempo a disposizione per cercare di sanare la ferita dentro di me. Può darsi che sbagli, ma momentaneamente queste sono le mie conclusioni. Penso che una persona possa sentirsi realizzata solo quando è in pace con se stessa, dentro di sé. In fondo tutti vorrebbero fare delle cose che non riescono a fare. Devo accontentarmi di ciò che mi è stato dato e ciò a cui posso arrivare. I tuoi disturbi possono essere stati provocati da una causa scatenante, da una serie di concause, da fattori genetici, da tutto messo assieme. C'è chi reagisce divenendo aggressivo ed impugnando il coltello, c'è chi cade in depressione, c'è chi soffre. Tu reagisci in questo modo. Mi fa piacere che tu abbia trovato in me una persona che per un breve lasso di tempo ti abbia fornito un po' di conforto, almeno per sopportare la tua sofferenza e che abbia voluto confidarti con me, ti ringrazio per la fiducia.
  5. Cara LaLalla, Non mi crei assolutamente alcun disturbo! Sono felice di poter confrontarmi con te. Non sono uno psicologo di professione, per cui mi permetto di dare solo dei consigli. Forse la tua visita di oggi potrà essere più esaustiva. Penso che questo tipo di disturbo possa sì essere causato da uno shock/trauma/altro, che ingenera confusione nel cervello. Penso ad esempio a tanti soldati delle guerre mondiali che tornarono in patria pieni di problemi psichici (ben più gravi). In altri casi vedo possibile anche una sorta di predisposizione (persone che hanno problemi senza alcuna causa scatenante apparente). Motivazioni genetiche, di educazione, eccetera. Ma in tutto questo ventaglio di opzioni una cosa rimane certa: che si può sempre migliorare. Magari una persona pensa "oh nooo non guarirò mai da questo disturbo noooo" ma io credo che si debba guardare ad altro. Primo, che se il disturbo è stato generato da una causa scatenante, allora non è "insito" nell'organismo e quindi vi è la speranza di farlo regredire fino alla scomparsa. Secondo, anche se il fastidio fosse di natura genetica e quindi "implicito", nulla vieta che si possa minimizzare. In sintesi, qualunque ne sia la causa la speranza della regressione del disturbo non ce la potranno mai rubare. Magari non scomparirà del tutto; pazienza, già farlo affievolire è qualcosa. E non è detto neanche che sia un bene disintegrarlo. Come ho giá affermato nei post precedenti, può darsi che questi problemi siano solo esagerazioni di tendenze psichiche naturalmente presenti nell'animo umano. Farle sparire significherebbe diventare persone fredde, atone. Senza voglia. Direi che ridurre la tendenza mi sembra più accettabile. Di fatto tutti hanno le "vocine nella testa". Forse tu le senti un po' troppo e l'obiettivo più che disintegrarle è quello di silenziarle un po'. Mi pare già più raggiungibile. Una terza considerazione. Può darsi che questi disturbi siano legati ad una fase della vita, come la crescita, l'inizio dell'invecchiamento, eccetera e quindi potrebbero anche scomparire da soli un domani. Anche io vivo in parte questa patologia come invalidante (come faccio a lavorare se mi viene una crisi?) e nonostante questo non mi danno nessuna pensione di invalidità purtroppo. Anche se... sei sicura che senza un braccio una persona possa inseguire i suoi sogni lo stesso ma con il tuo disturbo no? Prova a fare le cose che fai tutti i giorni col braccio destro legato dietro la schiena! Ad ogni modo, esiste -secondo me- una possibile soluzione. D'accordo: questo disturbo mi impedisce di essere come vorrei essere. Se riesco ad eliminarlo/minimizzarlo bene. Ma se non ci riesco? Qui allora mi si apre un'altra strada: modificare il mio desiderio. Mi rimane la possibilità di accettare questa situazione e di "rassegnarmi". D'altronde, chi non vorrebbe essere diverso da come è? Chi non vorrebbe essere così, cosà, avere più soldi, una villa al mare, essere circondato da persone simpatiche, amici sinceri? Tutti. Ma nessuno lo è. Nessuno è l'uomo perfetto che ha tutto ciò che vuole. Ognuno di noi è sempre in ricerca di qualcosa. Anche i ricchi vogliono, vogliono, anche se sono nella loro tenuta miliardaria. Anche se sono Presidente degli Stati Uniti. Presuppongo che in questo momento (25/5/2017) Donald Trump non sia l'uomo senza desideri, direi che vorrebbe assolutamente non avere tutti questi problemi con la Russia oppure di opposizione interna... E allora, cosa possiamo fare? La risposta è: accontentarci. Modificare noi stessi per non puntare troppo in alto. Se non riusciamo a scalare la montagna, possiamo sempre fermarci ad ammirare la vallata. Se riusciamo a modificare i nostri desideri e ad accontentarci di più possiamo ridurre il fastidio. Naturalmente questo non spegne la speranza della guarigione. Spero di averti dato qualche spunto in più.
  6. Caro Eye of the Mountain, Capisco il tuo problema. Io non ti conosco, quindi ti posso solo dare dei consigli e non pretendo di insegnarti verità assolute. Dalla descrizione che ti sei fatto presuppongo che tu ti senta inferiore agli altri perché non hai mai avuto un rapporto sessuale. Hai paura dal confronto con gli altri e quindi non riesci ad aprirti per timore di essere giudicato, rifiutato, schernito ecc. e quindi come soluzione -logica- hai trovato l'emarginazione: nessun contatto con il prossimo = nessun problema. Se ho ben capito (potrei anche aver ricostruito il quadro in maniera sbagliata) questa è la tua situazione. Ora, questi sono i miei consigli. 1. Tieni conto che non sei una "mosca bianca" se sei vergine alla tua età. Ci sono molti ragazzi come te che non si sentono assolutamente a disagio per questo. Forse tu sei immerso in un ambiente che non ti mette a contatto con persone di questo genere e quindi vorresti fuggire dall'ambiente che ti crea disagio. Penso sia una buona soluzione, almeno per ora, ma ti consiglio di cercare persone come te. 2. Tieni conto che non tutti dicono sempre la verità: molti (li ho incontrati anche io) parlano delle loro "grandi avventure sessuali" che in realtà non sono mai avvenute, perché per loro un semplice bacio è come un lungo rapporto. Bisogna considerare anche la millanteria. 3. Se isolarti ti fa sentire bene, perché no? Se sei sfiduciato dai rapporti umani, è una possibile soluzione. Ma sappi che i rapporti fra gli uomini sono molteplici ed estremamente diversi, quindi chi sa mai se un domani incontrerai persone con le quali ti troverai bene? 4. Non sempre è un male non comunicare con gli altri. Se gli altri non possono capirti, perché parlare con loro di ciò che non comprendono? 5. Veniamo ora ad un punto focale. A me pare -ma posso sempre sbagliarmi- che più che gli altri che non ti accolgono, sei tu che non sei come vorresti. E siccome non riesci ad essere come vorresti, ti autopenalizzi. Dalla descrizione che hai fatto mi pare che gli altri non ti prendano a calci no? Deduco questo. Ora, io ti dico: forse il lavoro da fare è accettare di essere come sei. Magari rassegnarsi. Non sei un Casanova? Va beh, nessuno ci obbliga ad esserlo. Ognuno è diverso. Chissà, forse cercare pian pianino di superare i condizionamenti potrebbe aiutarti. Anche io -ti confesso- vorrei essere diverso da come sono. Ma francamente non lo sarò mai (ho una stortura alla colonna vertebrale ed una alle costole. Difficilissime da eliminare senza conseguenze). O lo accetto, o sarò per sempre infelice. 6. Perché dici che i tuoi problemi non si possono risolvere? Molto spesso i problemi ci paiono insormontabili perché noi vorremmo eliminare una cosa particolare. Però non abbiamo il potere di farlo. Allora ci rimane una soluzione: cercare di cambiare noi stessi per accettarla. Non è semplice (parla uno che ha una "personalità rigida", quindi pensa come è per me cambiare...!). Però pian pianino si può camminare su questa strada. Non riesci ad essere come vorresti? Puoi sempre cambiare quel "vorresti" ed immaginarti diverso, magari così come sei ora. Puoi sempre focalizzarti sulla bellezza di un rapporto integro con una persona sola anziché su numerose esperienze occasionali (con persone che vedi per talmente poco che non penso ti possano comprendere). Puoi sempre focalizzare la tua attenzione su qualcosa che possa far bene a te e contemporaneamente agli altri, chissà che magari non ti aiuti ad aprirti un poco ed a farti sentire realizzato? Ecco, spero di averti un po' rincuorato. Ripeto, assolutamente, sono solo consigli e non verità assolute. La psicologia è fatta ad personam, non può lanciare granitiche certezze addosso ad una persona, per cui io sa questo lato dello schermo posso solo lanciarti degli spunti. Buon proseguimento!
  7. Ah un'altra cosa. Ti consiglio di guardare allo psicologo senza paura, come ad un amico, ad un consulente che ti può aiutare a superare il tuo problema. Talvolta c'è chi ha paura di andare da questa figura professionale perché "oh no sono malato". In realtà tutti ci circondiamo di aiutanti: se ho male al piede vado dal medico, se mi è arrivata una cartella esattoriale vado dal commercialista, se devo cambiare piano telefonico guardo su internet o chiedo in negozio... e se ho bisogno di aiuto per la psiche chiedo allo psicologo. E poi, considera che il comportamento ossessivo-compulsivo non è poi così innaturale nell'animo umano. Praticamente tutti vogliamo che le cose siano fatte "a modo nostro". Capita che alcune persone dicano "ah questo lavoro fatto da quello lì è proprio fatto male" e lo rifacciano a modo loro, poi se lo vede la prima persona pensa "ah quello come ha imbruttito il mio lavoro! Prima era molto più bello!". Questo perché sono diverse le opinioni personali di ciascuno. Quando andavo a scuola ho incontrato professori di italiano che correggevano alcune espressioni dei miei temi non tanto perché fossero errate, ma perché "potevano essere scritte meglio". Se il tema l'avesse corretto un'altra persona avrebbe corretto altre frasi e non quelle. Se ne deduce che ognuno di noi ha i suoi propri schemi mentali e vorrebbe che le cose fossero fatte a modo suo. Le compulsioni sono solo un'accentuazione di questo status, dovute alla tua situazione di malessere, quindi non sono nulla di tremendamente anormale o pazzo, ma una reazione istintiva del tuo cervello. Spero di averti fornito altri consigli utili.
  8. Cara LaLalla, anche io soffro di un problema simile al tuo: pensieri che nascono senza che io voglia, idee che mi passano per la mente ma non vorrei, così sono costretto a fare cose di natura compulsiva che possano "calmare" il mio inconscio, facendomi sentire più tranquillo. Io non ho avuto momenti di crisi e terrore, ma avvenimenti simili con dolori lancinanti e senso di svenimento dovuti anche al non poter soddisfare queste compulsioni perché in quel tal momento mi era impossibile. Beh, più o meno ci siamo. Anche io mi sento solo, perché vorrei trovare qualcuno che possa capirmi. Ad ogni modo, finita la premessa, questi sono i miei consigli. Sono solo consigli e non granitiche verità, raccomando, per cui per te potrebbero andare bene solo in parte oppure per nulla. Vorrei solo fornirti qualche spunto. Le compulsioni, per quanto a te possano sembrare cose un po' "maniache", in realtà sono un meccanismo automatico di difesa che il tuo cervello crea in ricerca del benessere. Quindi, almeno per ora, ti suggerisco di non prenderle come qualcosa che ti opprime pensando "oh ma perché sono obbligata a fare questa cosa che mi sembra di essere matta" ma "meno male che questa cosa mi calma. È un po' strana, ma meglio di niente". Questo perché -presuppongo- il problema di fondo non siano le tue compulsioni, ma il malessere di fondo che ti attanaglia. Ora, ti do un altro consiglio. Un letterato del novecento (in questo momento purtroppo mi sfugge il nome) disse che dal male di vivere si sfugge in due modi: col sogno e con la follia. Io dunque ti soggerisco di non continuare a rimuginare sui tuoi problemi "ma come mai li ho, ma se ne andranno, ma cosa mi tocca fare, oh no, ecc" ma piuttosto evadere in altre maniere: leggi un libro, guarda un film, ascolta musica... sono tutti distrattori che possono "soffocare" la tua tristezza. Anche le compulsioni hanno questo scopo. Talvolta la soluzione è combattere questo malessere, anche se io -per la mia esperienza- ho trovato maggiori benefici distraendomi. Perché continuare a rimanere lì su quelle cose le ingigantiva. Era come buttare benzina sul fuoco. Certo, non sparivano, erano sempre lì, ma perlomeno se ne stavano più in disparte. E se proprio non dovesse andare, ricorda che ci sono sempre dei farmaci che possono aiutare, li può prescrivere anche il medico di base. Spero di averti fornito un piccolo aiuto.
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