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Ste

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messaggi di Ste

  1. Purtroppo sì, è normale. Non nel senso che è la norma che la gente si comporti così, ma nel senso che non è raro incappare in persone che si comportano così, soprattutto in ambienti gerarchici. Se la direzione fa il pesce in barile (come spesso fanno), le cose da fare sono essenzialmente due: lavorare sulle proprie capacità di reggere l'urto della situazione, e nel frattempo guardarsi in giro in cerca di lidi migliori (a volte basta un cambio di ufficio e di capo).

    Ci sono ovviamente altre possibilità, tipo combattere per far valere i propri diritti, cercare solidarietà nei colleghi, unirsi per cercare di migliorare l'ambiente ecc, ma queste sono vie molto più difficili e rischiose di quel che sembrano (e già lo sembrano tanto), e raramente ne vale la pena.

    In bocca al lupo.

  2. Ciao, non dare troppo peso ai voti. Sembra una pillola di saggezza da bar, ma davvero, non hanno tutta quell'importanza che sembrano avere quando si studia. Sono importanti solo nel caso in cui costituiscono uno sbarramento, per esempio se è richiesta una determinata media per accedere, chessò, ad un dottorato o a una determinata posizione lavorativa, o per mantenere una borsa di studio, cose così, ma a parte questo alla lunga (cioè col passare del tempo dopo che avrai finito gli studi) realizzerai che un 18 aveva lo stesso valore di un 30 e guardandoti indietro ti dirai "ma perché ci davo tanto peso?!".

    Come sicuramente avrai già capito, da quel che racconti, l'esito di un esame dipende oltre che dalla tua preparazione e dalle tue capacità espositive anche da tante cose che sono rilevanti solo il giorno dell'esame ma che passato quel giorno non contano più niente, tipo la luna con cui vi siete alzati tu e l'esaminatore, la fortuna (o sfortuna) di beccare una domanda su un argomento che sai meglio (o peggio) eccetera. Quello che conta davvero è imparare ragionevolmente la materia, e superare l'esame per andare avanti.

    Se ti può aiutare, al mio primo anno di università il prof di chimica ci fece un discorsetto che ancora oggi trovo essere molto saggio. Ci disse che l'università non è una gara di salto in alto, bensì una corsa ad ostacoli. Nel primo caso lo scopo è superare bene l'ostacolo (l'asticella messa sempre più in alto) senza farlo cadere, mentre nel secondo lo scopo è arrivare alla linea del traguardo superando gli ostacoli, possibilmente saltandoli ma se necessario anche abbattendoli. Se li si supera saltandoli con bello stile e senza toccarli, tanto meglio perché si va più veloci, si guadagna in confidenza, si fa bella figura e così via, ma se ogni tanto uno lo si abbatte maldestramente, poco male... l'importante non è tanto come si supera l'ostacolo, ma che questo non ti blocchi impedendoti di proseguire verso il traguardo (che poi è la linea di partenza verso altre mete).

  3. Per fare mobbing bisogna essere in più di uno.

    A parte questo, non esiste nella tua azienda qualche responsabile al quale far presente problemi come questo?

    Se non esiste, o se esiste ma per qualche motivo è meglio non rivolgercisi, significa che il tuo vero problema non è la tua collega ma il posto dove lavori.

    Dico questo perché decisioni fuori dal tuo controllo, come quella di affiancarti quella collega, ce ne saranno altre. Ed è inevitabile che ogni tot decisioni ne venga presa una sbagliata, che rovina la vita a qualcuno. Se il qualcuno in questione (in questo caso tu) non ha modo di farlo presente e deve arrangiarsi a risolvere problemi che sono fuori dal suo controllo, allora più che un posto di lavoro è una roulette russa.

     

     

  4. ... e il testo mantiene la promessa.

    Ci ho trovato esposte diverse delle conclusioni alle quali ero arrivato anche io dopo esser finito come i jeans del logo levi's tra la teoria e la pratica del mondo del lavoro. Magari sono conclusioni sballate (la teoria del tipo è aneddotica, non scientifica) ma anche fosse, trovare che qualcuno arriva alle tue stesse conclusioni aiuta a sentirsi meno folli....

  5. Oh, finalmente una notizia riportata in maniera sensata (purtroppo questo la rende 'particolare').

    Azienda investe milioni in macchinari ad alta tecnologia senza prima sondare se è in grado di dotarsi del personale necessario per utilizzarli, poi scopre di non esserlo. Management licenziato in tronco: "Ha idea sbagliata del lavoro gestionale. Non servono più gli operai addetti alla catena di montaggio come nell'immaginario di una fabbrica del primo Novecento, dove bastava mettere un annuncio ché si poteva presentare chiunque, ma figure con competenze nuove, che sarebbe da deficienti dare per scontato di poter trovare facilmente."

    http://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/02/news/lavoro_azienda_padovana_cerca_dipendenti_ma_non_li_trova_mancano_le_competenze_-182803912/

  6. 43 minuti fa, Lis dice:

    "Gates comunque non si è preso la colpa da solo. Gran parte della scelta, non comodissima a suo avviso, è colpa degli ingegneri di IBM" :icon_mrgreen:

    Per i manager è sempre colpa degli ingegneri (pure il diesel gate...)

    Avessero fatto la sciocchezza di scegliere qualcosa di più comodo come farebbe lui a posteriori, avrebbe dato loro la colpa di infiniti arresti rapidi accidentali e conseguenti improperi degli utenti...............

  7. 1 ora fa, Lis dice:

    Anche io ho questa impressione. Soprattutto quando la "positività" è ostentata a tutti i costi. Alla fine, se uno è felice e soddisfatto, che bisogno ha di manifestarlo al mondo intero?

    Gli va giusto bene che non ci crede nessuno, se no farebbe una brutta fine..................................................

  8. Ha tutta l'aria di essere un 'bot', non un utente con dietro una persona reale.

    Purtroppo la pubblicità su internet sta diventando sempre più invadente, e alla faccia della tanto smenata intelligenza artificiale, pure sempre più stupida e inopportuna...

  9. 1 ora fa, Lis dice:

     

    Essendo una paranoica e teorica dei complotti, mi trovo spesso a pensare che le persone agiscano dietro un preciso tornaconto perciò, se alla base del progetto che è piovuto in testa al nostro amico c'è solo aria fritta un motivo ci sarà, e io non lo cercherei nella trascuratezza dei colleghi dimissionari ma in qualcosa di più lucroso...

    Cosa ci sia dietro di preciso in questo caso ovviamente non lo possiamo sapere, dico solo che questa cosa dei progetti con requisiti irrealistici combinata a superiori che non sentono ragioni è molto diffusa, proprio perché il tornaconto c'è, e ci sono le condizioni ambientali che permettono di praticarla impunemente.

    Soprattutto in attività dove un paio di persone ragionevolmente capaci, lavorando molto, possono rendere più di 10 persone faticosamente coordinate (es: sviluppo software), sia all'azienda che al cliente che ha commissionato il progetto conviene fissare requisiti irrealistici e mettere chi farà il lavoro sotto pressione e in condizione tale da essere criticabile (i.e. in debito) comunque vada. Quando contrattano lo sanno benissimo che i termini del progetto sono irrealistici, li fissano irrealistici loro apposta. Sono connivenze tra aziende e clienti, ma non sono complotti... sono semplicemente pratiche convenienti, comode, e che a non adottarle si perde di competitività rispetto a chi le adotta (a meno di non avere capacità manageriali eccezionali, che però per definizione sono appunto... eccezioni).

  10. 1 minuto fa, Lis dice:

    Quindi, se ho capito bene, l'azienda per la quale lavori, ha venduto la realizzazione di un qualcosa impossibile da realizzare, a prescindere dal tempo e dalle risorse? E nessuno, oltre te, se ne è accorto?

    Sono cose all'ordine del giorno. Non è che vendono qualcosa di impossibile da realizzare, semplicemente aziende e clienti si promettono a vicenda la luna ("per ieri"), e poi scaricano la pressione del raggiungere gli obiettivi su chi non ha voce in capitolo, facendogli credere che se non ci riesce è la fine del mondo e facendo (letteralmente) orecchie da mercanti alle sue obiezioni. Di solito della luna in realtà non glie ne frega molto... se le cose non vanno per il meglio, un accomodamento tra di loro lo trovano. L'importante è avere molte cose in ballo (molti progetti) per l'azienda, e buone condizioni per il cliente. Una offre più di quello che sa di poter dare, l'altro chiede più di quello che gli serve, e alla fine sono contenti entrambi (ed esaurito il malcapitato che ci finisce in mezzo).

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