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narcissisticcovert

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  1. Osti....non credo che una ragazza cui piaci ti giudichi. Forse si sentirebbe pure lusingata di essere la prima in assoluto. Sul fatto della verginità, dubito che tu ne trovi una illibata....ma puoi sempre accontentarti.... Poi sappi che io vedo il mondo con gli occhi di una schizoide paranoide, perciò non faccio testo.
  2. NOn ho capito chi è reduce da cosa. In pratica tu ti sei fidanzato e tua mamma pensa che la tua ragazza sia la bambina perduta?
  3. Mah, le cose che ha fatto quando non eravate assieme non ti riguardano (anche se, al tuo posto, mi sarei sentita ancora più ferita). Comprendo il dolore. Accoglilo e metti un punto. Occupa il tempo, per quanto possibile, imparando una cosa nuova e ripetiti che sei nel momento presente (funzionava pure per me. Se sei qui, adesso, consapevole, non c'è passato e non c'è futuro. Non soffri). Farai una fatica bestia all'inizio, però quel punto aprirà nuove e meravigliose opportunità. Una sola cosa: purtroppo l'amore evolve assieme alle persone e non è costante. Non è con cattiveria che si fanno le cose. Alle volte i sentimenti "cambiano". (e me ne dolgo perché ho sempre sperato che ci fosse il per sempre felici e contenti). Buon lavoro e coraggio.
  4. Ciao, mi sono laureata (100 alla triennale, 110 alla magistrale). Non so come. Non so un ca..o. Non so applicare. Mi vergogno. Ho buttato gli ultimi due anni di liceo e la triennale dietro a un xxxxxxxx. Sono diventata prima anoressica, poi bulimica (pensavo che fosse un problema di aspetto il fatto che l'unico uomo disposto a stare con me fosse così schifoso e mi trattasse così male). Quando mi ha lasciata sono rimasta sola e ho buttato gli altri anni dietro a deficienti (cercavo disperatamente di compiacerli). Ora sono sola e non cerco persone. Ho avuto l'occasione della vita per il lavoro, ma non sono in grado di farlo. Non so cosa fare. HO paura di essere licenziata. Mi hanno suggerito un farmaco antipsicotico, perché risulto schizoide paranoide. Non lo voglio prendere. Tanto ho già buttato 10 anni che non tornano più. Ora è inutile stordirmi. Che faccio? Grazie
  5. Salve, ieri mi hanno dato il risultato dell'ennesimo test di personalità di approfondimento (il primo è risultato nel modo seguente: un disturbo alimentare presentissimo e grave e tutti i tratti di disturbo possibile, solo soprasoglia) e ne è risultato: -paranoide -evitante -schizoide -con tratti borderline Ero sollevata, perché, seppur nella filosofia di pensiero Reichiana lo schizoide paranoide è narcisista, nella psicoterapia convenzionale questa corrispondenza non c'è. Per un attimo mi sono sentita meno una merda. La gente non mi capisce, ma non sono narcisista. Questo basta. Lo psichiatra però ripete che sono narcisista, anche se questo non risulta dai test ed è impossibile che non risulti. Io non so che dire. Obiettivamente mi sono lamentata con di capo e colleghi (la situazione è che ho una laurea magistrale in ambito scientifico, per cui delle vaghe competenze le ho anche io e hanno deciso di darmi una "opportunità di crescita" mettendomi in produzione, dove, si fanno i conti con la calcolatrice e si scrive il risultato nella cella di Excel. Per me è stato umiliante e ho fatto di tutto per uscirne con le mie forze, per crescere, per acquisire le conoscenze che credevo di dover possedere per ambire a un lavoro che avesse a che fare con quel che ho studiato. Lo so che è sbagliato, che tutte le persone hanno dignità, che ognuno ha una intelligenza diversa e che da questi posso e devo imparare, che ci sono persone più pratiche, che c'è chi nemmeno ha i soldi per comprarsi il pc, chi ha avuto problemi in famiglia per cui non ha potuto studiare. Non mi azzardo nemmeno a giudicare i miei colleghi, però, se quella al piano di sopra, che è dov'è perché ha avuto le opportunità mi dà della deficiente, mi arrabbio). Va benissimo, ha ragione. Mi sarebbe piaciuto avere una exit strategy diversa, della serie: "è fuori come un balcone, perciò si rovina la vita e nessuno può soffrirla!". Invece no. Sono narcisista...e non ne posso più... Come se ne esce?
  6. Ingegneria. I rapporti interpersonali mi creano caos. La vanagloria. La necessita' di emergere a tutti I costi, la scarsa competenza nel mio campo e, in tutto questo, l'incapacita' di imparare osservando.
  7. CIao, mi è capitata la stessa cosa. Solo che, non riuscendo, sono diventata inizialmente anoressica, poi bulimica. Alla fine mi sono laureata bene, ma 2 anni fuori corso e ho fatto fatica (faccio fatica) a lavorare bene. Non ho mollato perché non ero in grado di ammettere che non avevo abbastanza potenziale, però ho rimpianto quella decisione ogni esame cui venivo bocciata, ogni cosa che non capivo, ogni progetto che richiedeva lavoro. Ero stanca, come dici tu e demotivata, non c'ero più con la testa. Sentivo di non valere, ma volevo valere a tutti i costi. In realtà non avevo il fuoco sacro. Facevo l'indispensabile, quando, la scelta di una facoltà dovrebbe spingerti a sapere di più, capire di più, fare di più, seguire corsi/convegli/articoli ecc... Probabilmente non eri abituato alla frustrazione (non prenderla come una critica. In fondo io non mi ci sono ancora abituata). Il problema era che quel che avevo scelto mi richiedeva uno sforzo ingente che non ero mai stata abituata a fare. Pare assurdo, ma quando si è al classico si deve studiare tanto, ma ha tutto "un capo e una coda", va da pagina 10 a 500 e poi hai finito. Se hai memoria è fatta. Sono concetti semplici. Con la fisica puoi perdere pomeriggi su un esercizio. Ci sono 1000000 argomenti correlati e, almeno io, mi trovo sempre a non capire a fondo tutto (e questo mi spaventa). Ogni parola ha un significato preciso, va ricordata per quella che è. Non ci sono "cose più importanti o principali" da ricordare. E non finisce mai con quello che hai sentito a lezione. Un consiglio. Non sentirti in colpa. Trova soddisfazione in quello che fai. Se una facoltà deve impedirti di vivere tutto il resto o deve farti sentire come in croce, non è la cosa giusta per te. Probabilmente il tuo corpo e la tua mente si ribellavano a una scelta a loro non consona. Un cambiamento può essere la cosa giusta e non c'è nulla di cui incolparsi. In bocca al lupo.
  8. In un certo senso sì. Quando ero al liceo, fisicamente e praticamente ERO UNA SFIGATA SUL SERIO, ma "cognitivamente" apprendevo meglio di tutti (ho tanta memoria,). La stessa cosa mi è capitata a un lavoro, ma solo perché avevo una laurea e per quel lavoro bastava sapere usare un minimo il pc (quindi risultavo effettivamente "più dotata", pur riconoscendo di carire dal punto di vista pratico). Vorrei attenzione, sì. In particolare in quel lavoro. Non sono mai risultata "figa". Il mio narcisismo, è stato detto di "tipo intellettuale". Solo che mi sento incolpissima. In fondo non vorrei essere una m...a del genere. Tu come ti relazioneresti con una persona come me?
  9. Ciao, mi è capitato. A volte perché rimuginavo su quello che succedeva, altre, appunto per lo struggente desiderio che provavo per l'altra persona. Non ho risolto. HO trovato però un terapista bioenergetico che mi ha un po' riequilibrato e svuotato la testa:)
  10. Salve, ho 30 anni. Sono narcisista. Covert. Ma narcisista. Vivo di sensi di colpa per questo. Ho chiesto scusa alle persone che so di aver ferito (quelle più deboli, che vengono attaccate da tutti e che ho finito per attaccare anche io pur di fare branco) ma penso che nessuno mi creda. Non è che sono cattiva o godo nel fare del male agli altri, mi sento solo di valere talmente poco che tendo a isolarmi o, alternativamente, a esaltare le quattro cose che so per sentire di avere un qualcosa di buono anche io. Non mi sembra di essere insensibile o razzista, misogina o misantropa. Però entrambi gli psicologi che mi seguono hanno messo in evidenza questo narcisismo. Il primo ha voluto fare una serie di test per valutare un eventuale tratto schizoide (che, mio malgrado, so che non c'è. Io desidero le relazioni interpersonali, tantissimo. Solo che, probabilmente ponendomi male, vengo sempre rifiutata e finisco per non propormi). Il secondo lo ha affermato sicuramente, dicendo che disprezzo gli altri. Obiettivamente mi aveva chiesto di scrivere il mio vissuto, che è fatto di rifiuti e ho espresso tutta la mia rabbia, verso la stessa situazione che si è ripetuta dal secondo anno di asilo alla quinta liceo. Mi concentravo solo su chi mi rifiutava forse e ne facevo drammi. Il rifiutatore diventava la persona più importante, perché aveva un giudizio negativo di me e io avevo bisogno d'amore, di piacere, di essere accettata. In realtà non c'erano grosse differenze qualitative tra le persone che mi emarginavano e quelle che mi volevano. Eppure, la formazione di quei gruppetti da cui venivo esclusa mi faceva sentire "di serie B". Può succedere di non piacere a qualcuno. A me, però, con quei rifiuti pareva di non piacere a nessuno. Quando qualcuno mi accetta, mi commuovo, è come se mi sanguinasse il cuore. Mi stupisco che ci siano persone così buone. Sono stata chiamata sfigata talmente tante volte che ho preso la scuola come unica ancora di salvezza. Della serie: "Bene. Mi escludete, mi sparlate dietro, mi prendete in giro, io ce la farò comunque". Non ce l'ho fatta e sono definita "narcisista intellettuale". Provo risentimento verso chi mi ha fatto del male, però, non provo gioia nel farne. Non voglio vedere la gente soffrire. Non voglio perdermi in critiche inutili. Alla fine preferirei fare pace (ecco il tratto covert). Però il fare pace presuppone che l'altro si scusi, non solo io. E questo non accade, perché chi mi bullizzava pensa che io lo meriti, anzi ha detto che: "ero abbastanza grande per ignorare". Dovevo sempre ignorare. La cosa peggiore era quel continuo bisbigliare e ridacchiare che ho sentito alle mie spalle per tutto il liceo. Il fatto che rigirassero le mie parole, di non poter dire niente. L'umiliazione di lasciare anche il posto sulla panchina per chi "contava". L'attendere un "vuoi venire anche tu?" che non arrivava mai. Una volta avevano addirittura fatto una votazione a scrutinio palese per decidere chi sarebbe venuto a cena e chi no. Ovviamente io ero Nooooooooooo. Mi sono sentita come sulla rampa di un campo di concentramento, verso la camera a gas (perdonate la similitudine, so che nessuno mi stava mandando a morire e so anche che quei posti vanno nominati solo perché NON VENGANO MAI PIU' CREATI). Il tradimento del ragazzo. Con tutte. Io purtroppo non vedevo queste ragazze. Mi sembrava fossero tutte modelle e mi sentivo brutta, tanto brutta. Volevo solo dimagrire per trovare un altro. Ce l'ho fatta, ma prima sono diventata anoressica, poi, per fame, bulimica e lo sono ancora. Sono arrabbiata. Sono arrabbiata perché all'uni non sono riuscita a studiare bene. Sono stata licenziata una volta e sono finita in una depressione nerissima. Mi hanno dato una possibilità in un altra azienda. Sono finita tanto in basso da vergognarmi di parlare con gli ex compagni di corso. E' stato un anno orribile per me. Da un lato ero "all'altezza della situazione", finalmente riuscivo a fare il lavoro, ne sapevo abbastanza e potevo aspirare a fare qualcosa di più, dall'altro era un lavoro che richiedeva veramente uno sforzo minimo, per cui risultavo tracotante anche non volendo. L'ambiente mi era pesante. Mi attaccavano come al liceo (non ci ero più abituata, all'università non avevo avuto il problema, anzi era andata piuttosto felicemente da quel punto di vista), rigiravano le mie parole. E ci stavo male. Mi trattavano da sfigata perché non avevo mai fatto un lavoro così pratico, da povera stupida e io ho studiato e ristudiato. E sono arrivata a superarli e ora sono narcisista intellettuale di nuovo. Ho avuto una buona offerta presso un'altra azienda. Ho accettato (sfinita) e mi sento pure una traditrice, perché io sono narcisista, non so stare al mio posto, ho manie di protagonismo e forse mi sono creata una realtà negativa che non c'è. Che posso fare per cambiare? Voi cosa fareste al mio posto? Sono già in terapia. Non so più cosa sia vero e cosa no e mi sembra di essere un vaso di pandora che contiene tutti i mali del mondo. Se magari c'è una persona che ha passato la mia stessa situazione, può dirmi come ha fronteggiato la vergogna per essere così come sono?
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