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Michele Strogoff

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  1. Girando e rigirando per internet ho continuato la mia psicanalisi e mi sono imbattuto in questo scritto di Freud di cui riporto il testo, mi sono molto ritrovato nella mia situazione, soprattutto quel "lei ama me, quindi io amo lei..." solo che anche se fossi riuscito a trovare una situazione simile alla mia non saprei come affrontarla se non con uno psicoterapeuta...ditemi la vostra... "IL CASO CLINICO DEL PRESIDENTE SCHREBER - UN CASO DI DEMENTIA PARANOIDES INTRODUZIONE E PREMESSA METODOLOGICA GENESI DELLA PATOLOGIA IL SISTEMA DELIRANTE INTERPRETAZIONE DEL DELIRIO DI SCHREBER MECCANISMI GENERALI DELLA PARANOIA DATI BIOGRAFICI SUL DOTT. SCHREBER INTRODUZIONE E PREMESSA METODOLOGICA Quando Daniel Paul Schreber, Presidente della Corte di Appello di Dresda, pubblica – nell'anno 1903 – le Denkwürdigkeiten eines Nervenkranken [Memorie di un malato di nervi], Freud vi trova immediatamente ottimo materiale di lavoro per la sua indagine sulla paranoia, scientificamente indicata come dementia paranoides. L'indagine sulla patologia psichica del Dott. Schreber, dunque, è condotta sulla base delle sue dichiarazioni pubbliche; Freud descrive e interpreta il caso clinico, ma non ha mai analizzato Schreber in un setting psicanalitico. Prevedendo eventuali obiezioni ad un tale comportamento, Freud precisa che i paranoici sono gli unici ad esprimere, seppur sotto forme camuffate e fortemente deformate, ciò che altre persone affette da patologie psichiche invece tacciono. È pertanto sufficiente leggere ciò che costoro vogliono esprimere per avere elementi consistenti per condurre un'analisi accurata. GENESI DELLA PATOLOGIA Il primo sintomo di malattia si manifesta all'età di 42 anni: in lui i medici identificano un grave attacco di ipocondria, superabile, ed effettivamente superato, con sei mesi di ricovero, presso la clinica del Dott. Flechsig. Seguono otto anni di aurea mediocritas, tanto in campo professionale quanto sentimentale, grazie alle buone gratificazioni ricevute nella professione forense e alla vita coniugale e sociale globalmente soddisfacente, se si escludono i continui fallimenti dei tentativi di avere figli dalla moglie. Allorché gli viene annunciata la possibilità di un incarico di rilievo quale la Presidenza della Corte di Appello di Lipsia, alcuni sintomi riemergono: in sogno gli si presentano sensazioni dolorose, che richiamano quelle provate in occasione della sua prima malattia, cui si aggiunge la fantasia dell'essere una donna che soggiace alla copula. Dopo il secondo ricovero, ricompaiono i sintomi dell'ipocondria, arricchiti da un elemento misticheggiante: le sofferenze fisiche e le mutilazioni gli sarebbero imposte da Dio. Con il procedere della malattia, le suggestioni si articolano in un sistema estremamente coerente, dotato di una propria particolare ontologia e regolato da un preciso meccanicismo. Da evidenziare come, però, le creazioni mentali di Schreber non intacchino minimamente la sua lucidità mentale e la propria capacità di mantenere relazioni sociali sincere e di ragguardevole spessore culturale. IL SISTEMA DELIRANTE (SINTESI) Il sistema delirante è ben riassunto nella perizia del Dott. Weber redatta nel 1899, da cui traiamo alcuni elementi essenziali: Schreber si considera investito di una missione di redenzione dell'umanità, cui è chiamato a restituire la beatitudine; essa non sarebbe altro che una sensazione perenne di voluttà. Condizione necessaria per l'espletamento di questo incarico, però, è la sua trasformazione in donna: egli, tuttavia, non desidera questa mutazione, ma la accetta come premessa irrinunciabile di un piano provvidenziale, il cosiddetto Ordine del Mondo. Ogni essere umano è attraversato da sottilissimi nervi, instillati nel corpo dalla divinità al momento della nascita e destinati a ricongiungersi a Dio dopo la morte: tali nervi sono il principio costitutivo dell'intelletto umano e delle sue facoltà spirituali, nonché la sede dell'anima. Le anime sono in comunicazione tra loro, e non solo metafisicamente: si parlano in una lingua simile ad un tedesco arcaico, zeppo di espressioni eufemistiche. Dio è un'entità non perfetta: pur essendo costituito di soli nervi, qualitativamente identici a quelli che attraversano il corpo dei mortali, tuttavia gli capita di imbattersi in uomini i cui nervi esercitino su di Lui una forza attrattiva tanto intensa da minacciarne addirittura la sopravvivenza. Dio tenta di riallacciare se stesso con i nervi instillati negli uomini allo scopo di conseguirne voluttà: interessante è notare che, in tedesco, la parola selig indica tanto lo stato di voluttà quanto quello di pace post mortem. INTERPRETAZIONE FREUDIANA DEL DELIRIO DI SCHREBER Secondo Freud, il punto di partenza dell’interpretazione del delirio paranoide è il desiderio di omosessualità passiva respinto dall’Io di Schreber: in concomitanza con l’impossibilità di avere figli e l’incontro con il Dott. Flechsig, che richiama nel paziente le immagini del padre e del fratello scomparsi, la sessualità di Schreber vira verso una matrice più chiaramente omosessuale. Nell’impossibilità, per l’Ego di Schreber, di sostenere questo desiderio, esso si camuffa: Flechsig assurge alla dignità di essere divino, il rapporto carnale diviene rapporto spirituale; entrambi questi elementi, tra l’altro, soddisfano una personalità affetta da deliri di grandezza. All’interno del Dio di Schreber vengono fuse le figure del padre e del fratello: esso, infatti, ha una duplice natura (inferiore e superiore) e presenta alcuni caratteri riconducibili alla figura paterna. Il padre di Schreber, infatti, era medico di fama, elogiato come luminare ed innovatore: una figura che ben si presta ad una trasfigurazione divina. Come noto, inoltre, sulla figura paterna si rovesciano sentimenti di venerazione mista ad astio: il fatto che il Dio di Schreber sappia – generalmente – trattare solo con i morti costituisce una chiara lettura ironica, e dunque capace di liberare l’odio accumulato, della professione del padre. Inoltre, la continua richiesta di voluttà da parte di Dio sarebbe la soluzione positiva della paura di castrazione esperita da Schreber nella prima infanzia. Anche l’insistenza di Schreber sui raggi costituisce, per Freud, un simbolo della figura paterna, come testimoniato da una vasta casistica, comprendente – fra gli altri – anche il filosofo Nietzsche che, nella lirica Vor Sonnenaufgang [Prima dell’aurora], esprimerebbe null’altro che la nostalgia per un padre conosciuto solo in tenera età. Interessante notare inoltre che, a parere di Carl Gustav Jung, la ricorrenza del Sole in molte costruzioni di paranoici costituirebbe la prova della genesi psichica delle religioni. Lampante, infine, la teleologia del cosmo di Schreber: obiettivo finale della sua castrazione e della sua unione con Dio sarebbe la genesi di una nuova umanità, palese trasfigurazione del desiderio frustrato di avere figli dalla moglie. MECCANISMI GENERALI DELLA DEMENTIA PARANOIDES Nel passaggio fra infanzia ed adolescenza si passa anche dalla predilezione per l’autoerotismo a quella che in psicanalisi è detta scelta d’oggetto: la fase di transizione, fisiologica, è detta narcisismo ed in essa il soggetto osserva, ed ama, se stesso come oggetto. Per un breve tratto di tempo, dunque, la scelta investirà altri oggetti dotati dei medesimi organi genitali, ma poi si trasferirà su oggetti del sesso opposto. In alcuni casi, però, questa inversione di tendenza non si determina e il soggetto rimane ancorato ad una scelta omosessuale, evoluzione “adulta” dell’amore verso se stessi (da cui l’uso consueto, ma non precisamente corretto dell’aggettivo narcisistico). Nel caso in cui la proposizione Io (uomo) amo lui (uomo), a fondamento della scelta omosessuale, non risulti accettabile al soggetto, esso ha quattro modi per contraddirla, modi che danno luogo ad altrettante forme di paranoia. 1) Il soggetto nega il verbo della proposizione, formulandola così: io lo odio. Dal momento che si tratta però di una percezione interna, attraverso un meccanismo di proiezione, la percezione è trasferita all’esterno: la frase suonerà dunque così, egli mi odia. Da qui, i deliri di persecuzione. 2) Il soggetto nega l’oggetto della proposizione, che diviene: io amo lei. Ancora per proiezione esterna, però, la “responsabilità” del sentimento è scaricata sull’oggetto del sentimento stesso: lei mi ama, e dunque io la amo, perché – come vuole Dante – amor ch’a nullo amato amar perdona. Donde l’erotomania, cioè la percezione costante di essere desiderati e la certezza di poter sempre soddisfare le proprie pulsioni erotiche. 3) Il soggetto nega il soggetto della proposizione, sostituendolo con un altro femminile: è lei che ama lui. La proiezione non è più necessaria, il complesso si ferma a questo punto, determinandosi come delirio di gelosia. 4) Il soggetto nega tutta la frase, trasformandola in io non amo affatto e nessuno, che equivale a dire io amo solo me stesso. Da qui il delirio di grandezza, riscontrabile in quasi tutti i casi di dementia. "
  2. Grazie per le risposte, di fatti credo avrei bisogno di un periodo di analisi sono molto curioso e anche un po' spaventato...l'unico problema è che per ora la mia situazione economica non mi permette di poterlo affrontare...inoltre voglio essere sicuro di poter trovare una persona preparata...qualcuno di cui potermi fidare..e non è facile. Comunque per ora mi sono trferito qualche giorno da mio padre tanto per starmene un po per conto mio...e creo che questo sia stata un ottima mossa...e forse è quello che devo fare trovare il modo di andarmene per conto mio...staccare un po dalla vita famigliare che comincia a starmi terribilmente stretta...vedremo. Spero di continuare questa conversazione, grazie per le risposte a presto Michele
  3. Salve sono un ragazzo di 26 anni, laureato e lavoratore o almeno ci provo. I miei sono separati da quando avevo poco più di 3 anni. Mia madre è molto affettuosa nel senso che mi dice in continuazione che mi vuole bene. Risultato. Io sono diventato sempre più duro nei suoi confronti, non sopporto la sua affetuosità che vedo come vuota. Mio padre per quanto sia difficile essendo separati è stato abbastanza presente. Ha un carattere molto riservato e apparentemente molto tranquillo credo in realtà sia come me una persona compressa (ovvero io sono come lui...) parla poco e accumula molto. Ultimamente soffro anche di stati di ansia che comportano un po respiro pesante e mal di schiena in mezzo alle scapole...una sorta di morsa. Il tutto aumenta in stati di stress e quando comincio una nuova storia sentimentale. Da un po' mi vedo con una ragazza, mi piace sento una forte attrazione sessuale nei suoi confronti, ma mi piace anche la sua dolcezza, credo che questo contrasto mi attragga molto. Poi però non riesco mai a dirle nulla di carino, mi rimane tutto bloccato in gola, come se dicendo che mi piace o è che è molto bella, volesse dire qualcosa di definitivo. La sensazione è proprio quella delle parole che ti si bloccano in gola. Ora però come è già successo in altre occasioni mi sento in ansia. abbiamo fatto sesso, lo desideravo molto, mi è piaciuto, anche se a volte lei è molto esuberante e qualche volta mi sento in difficoltà. Per ultimo ogni volta che sto con una donna...mi capita spesso di guardare, casualmente, magari anche i passanti, uomini e sentire come un attrazione, il problema è che la sento come una paranoia, non riesco più a capire se i pensieri mi vengono o sono io a provocarli. Molto spesso mi capita di pensare cose scomode, ad esempio in situazioni in cui ci sono molte persone sento una voce che dice "sono gay". Il pensiero però non lo sento mio sembra provocato dalla situazione...non so come spiegarlo. Provo con una scemenza. Avete presente la storia che quando siete in chiesa vi viene in mente " e se adesso bestemmiassi?" lo so è una cavolata ma forse rende meglio dei miei mille discorsi. Non so se mi sono spiegato. E' che non è facile fermare i flussi di pensieri. grazie per l'attenzione.
  4. Le persone vuote hanno poco di cui vivere e parlare e allora si inventano storie per cercare di ravvivare la propria giornata...capisco la tua gelosia, però se hai capito che tipo di persone sono quelle che mettono in giro queste voci, lascia stare...non ne vale la pena.. ciao.
  5. Potrebbe anche essere solo un periodo di assestamento. Magari è un po' sotto stress anche per l'università, forse ha la crisi di mezzo corso, quando ti chiedi se hai fatto la scelta giusta. Anche a me aveva preso la piega un po' nichilista, non mi sentivo soddidfatto e pensavo che gli altri non mi capivano. Non so che tipo di medicine gli ha dato, ma lascierei stare gli psicofarmaci, magari una cura omeopatica potrebbe servire, è meno pesante e può dare buoni risultati se aiutata da una attività fisica. ciao! in bocca a lupo! Michele.
  6. No, forse mi sono spiegato male. Il punto su mio padre è stato più che altro una caduta della figura paterna di mio padre come autorità. La sua decisione non aveva significato nulla, visto che era stata sostituita da quella della moglie, ed era lei che aveva questo atteggiamento ostile nei confronti del mio rapporto con la mia ragazza.
  7. Lo so scusate, sono quelle cose che si scrivono di getto...non è facile sintetizzare qualcosa che si sta ancora formando nella testa...cavolo, dovrei fare una sorta di uscita settimanale, a puntate!
  8. Forse qualcuno avrà già partecipato a qualche mio altro topic. Siamo sempre li. Direi di aver attraversato una lunga fase di ricerca. tutto è iniziato quando ho cominciato ad avere problemi con la mia ragazza. Improvvisamente mi sentivo oppresso dal rapporto, sentivo l'amore per lei insufficiente a soddisfarla, mi sembrava di rubarle qualcosa di non essere sincero nei suoi confronti. In questo marasma di pensieri, qualcosa ha cominciato a scricchiolare anche dentro di me. Non riuscivo più a prendere una decisione, sentivo solo una forte ansia, un peso in mezzo al petto. Chiarmente non risucivo a dare alcuna spiegazione alla mia ragazza che mi vedeva sempre più strano e distaccato. Io continuavo a stare male e il fatto che anche lei soffrisse non faceva che amplificare il mio stato. A un certo punto ho cominciato a perdere quella che io credevo fosse la mia identità. Prima con una crescente insicurezza in ogni cosa, poi con la voglia di fuggire dal rapporto, poi con la perdità di sicurezza nella mia sessualità, non ero neanche più sicuro se fossi etero o gay. La confusione era pressochè totale. Ci siamo presi e rilasciati, ogni volta che la lasciavo (perchè alla fine la decisione era mia) stavo malissimo. Mi passava l'ansia ma sentivo un forte senso di vuoto e depressione (pianto inconsulto). Ci siamo rivisti e siamo tornati di nuovo insieme, credevo di poter affrontare la situazione, ma di nuovo, il giorno dopo sono caduto nello stesso identico stato d'ansia di prima. A questo punto il cervello è andato in pappa, come si dice in gergo. Lei chiaramente cercava delle sicurezze in me dato quello che era successo in precedenza. Io non riuscivo a dargliele, o meglio apparentemente le davo sicurezza, dicendo che volevo stare con lei (ed è quello che pensavo) ma poi dentro di me sentivo come una voce che voleva dirle di allontanarsi da me perchè le avrei solo continuato a farle del male. In queste nostre discussioni sono cominciate a venire fuori parti di me che erano rimaste per anni assopite nei meandri della mia mente. un giorno stavamo discutendo, anche un po' animatamente, lei si era innervosita perchè non riuscivo a dargli le risposte che chiedeva. In quel momento, mi sono sentito con un bambino. Ho risvegliato durante la discussione, un ricordo di me che più o meno all'età di tre anni piangevo di fronte a una lite tra i miei genitore (separati da quando io avevo appunto 3 o 4 anni). Il ricordo ha fatto scattare in me le stesse lacrime di quel evento. La discussione è finita li. un giorno poi, in piena estate l'ho lasciata. è successo tutto in fretta, da un giorno a un altro. Era l'ennesimo giorno in cui un ansia terribile (che io associavo a lei) mi attanagliava quasi fino al vomito. Non ce l'ho fatta. Le ho detto che io con lei stavo male e non facevo altro che far star male anche lei. Io ho finito nelle lacrime mentre lei (ironia della sorte) cercava di consolarmi, facendomi sentire ancora più stupido e più male di quanto già non mi sentissi. Lei mi ha detto che avevo molte cose da risolvere. I giorni successivi sono stati come attutiti, stagnanti. L'estate (peraltro quella dopo la laurea) è scorsa senza grandi eventi. Poi ci siamo rivisti per caso dopo l'estate. Vederla è stato strano, di nuovo avevo una miriade di pensieri che mi frullavano per la testa, ero in imbarazzo, cercavo un intimità che non potevo più permettermi. Poi mi sono buttato sul lavoro e non ci ho pensato più. mi sono mezzo invaghito di una ragazza (una storia già aperta e mai concretizzatasi) un nulla di fatto. Con la mia ragazza ci siamo rivisti di nuovo. Lei questa volta, a differenza del dopo estate era più fredda e controllata. Sembrava non vedesse l'ora di andare via. non si sentiva a parte qualche piccola parentesi a suo agio. Io notai questo suo attegiamento mi sono allontanato (prima continuavamo a sentirci via messaggio). Ho provato a sentirla un paio di volte, ma non ho ottenuto risposta e ho ritenuto meglio non andare oltre. Poi di nuovo ,visto che abbiamo amici in comune, ho sentito parlare di lei. Una cavolata. E ora eccomi qui a scrivere un tema su di lei. Raccontata la storia arrivo alle mie conclusioni, o meglio riflessioni su di essa. Io ho visto la fine della storia non come una rottura, ma come una fuga. Sentivo ansia, insicurezza paura. E quindi ho preferito allontanarmi da lei. E all'inizio ha anche funzionato. L'ansia si è allentata, ma le insicurezze e il senso di perdita di identità sono rimasti li dove erano prima, solo senza un capro espiatorio. Da cosa è dipesa la mia fuga? Mi sentivo profondamente attratto da lei all'inizio, è stata una cosa fulminante. Poi ho attraversato un momento di crisi, avevo ansie e perdita di un centro, che però ritrovavo stando con lei. Una volta dovevamo andare fuori a casa di mio padre. Per il suo compleanno, sembrava tutto perfetto, poi la moglio di mio padre ci vietò di andare perchè non si fidava a lasciarci casa (mio padre è risposato) La cosa non è però avvenuta in maniera limpida. Ho sentito (visto che dormo nella camera vicino) il discorso che ha portato a questa decisione, e non sono state belle parole. Mio padre aveva già dato il suo consenso però poi l'ha ritirato. La moglie continuava a dire che non ci andavo mai alla casa fuori ma "a scopare" si. Questo mi ha fatto sentire male. Improvvisamente mi ha fatto sentire come sporco. Come se stessi facendo una cosa terribile. Inoltre la decisione rigirata di mio padre mi ha dato ancora più insicurezze, anzi forse è stato l'inizio di uno stato crescente di insicurezza. La crisi con me stesso e con lei è iniziata forse li. Di lei mi era piaciuta la sua grande forza e sicurezza. Con il passare del tempo ho conosciuto anche la sua parte più debole. Lei ha cominciato ad attacarsi maggiormente a me, a dipendere da me. Alcune volte si è dimostrata gelosa in maniera esagerata nei miei confronti. Qui ho cominciato a non essere più lo stesso. ho cominciato a sentire una sorta di oppressione dal rapporto. Non riuscivo più a trovare me stesso. la mia vita cosi come era prima. Inoltre non riuscivo a sopportare il fatto che lei dipendesse troppo da me. Il fatto che non avesse molte amiche (non è della mia città ma ci vive da un bel po) e non le cercasse neanche cosi tanto. Non volevo essere il suo punto di riferimento, non riuscivo a esserlo per me stesso immaginate per qualcun altro. E ora mi ritrovo ancora a pensare a lei. Solo che ho una tremenda paura di fare errori non voglio farle del male. Vorrei poter riuscire a spiegarle tutto quello che mi è passato per la testa, ma ho sempre paura di bloccarmi, come spesso mi capita. Mi sono un po' dilungato, e forse ho anche perso il filo. Se a qualcuno andrà di leggere sarò felice di sentire il vostro pensiero.. grazie Ciao.
  9. puoi spiegarti meglio, credo di aver capito in parte ma non del tutto...vuoi dire che ero io a non voler andare troppo di fretta e che ho interrotto perchè oppresso dal rapporto o impaurito...?
  10. i tuoi racconti li conosco, e fanno parte del gioco. SOno solo due mesi che conosci questa ragazza, ancora non la conosci affondo, non sai che storie ha avuto, non sai se è veramente innamorata di te. Mi sembra di sentire i discorsi di un insicuro...anche io ho pensato le stesse cose che hai pensato tu. Facevo delle cose, senza dirle e mi aspettavo che lei facesse lo stesso, ma non puo essere cosi, è sbagliato. Cio ti porta ad avere moltissime aspettative e a leggere qualsiasi cosa in modo negativo...ti consiglio di aspettare di cercare di conoscere e capire e di limitare le tue aspettative, non ti dico di comportarti in modo diverso, ma di non aspettarti molto almeno per ora...rischi di frustrarti e rovinare qualcosa che ha bisogno di piu tempo...ciao Michele
  11. costruttivo all'inizio...poi lentamente distruttivo...nel senso che ho cominciato una mia lenta autodistruzione, mancanza di impegno in quello che facevo, testa bloccata, ansia, crisi di identità. Il problema è che questo mio malessere era una sensazione che non riuscivo neanche a spiegare a lei, a un certo punto era come se vivessi nella menzogna..e sono cominciati pure i sensi di colpa...
  12. si avevo trovato il titolo di quell libro in mezzo a vari articoli sull'argomento. il problema è che in questo momento sto pasdsando un periodo i dtransizione, mi sono lasciato con la ragazza con cui stavo circa tre mesi fa , anzi forse quattro. Ci siamo lasciati e io non capivo il perchè anche se ero io ad aver preso la decisione, avevo raggiunto, credo quella specie di limite, in cui nella mia auto fistruzione all'interno del rapporto, non riuscivo piu a resistere all'impossibilità di portarlo avanti. Piu di una volta, dentro di me sentivo di dirle di lasciarci poi quando parlavamo rimaneva tutto bloccato e cercavo invece di rassicurarlo, in alcuni casi era come se fossi sdoppiato. non ci siamo piu sentiti molto, però la penso spesso. e qualche volta lo chiamata per parlarle raccontarle di me. Ultimamente ci siamo anche visti. All'inizio ho agito di istinto, volevo vederla, poi però ho cominciato a fare il cervellotico, non volevo ferirla di nuovo, quindi ho aspettato un po. Poi ci siamo visti e siamo stati molto bene, non faccio che pensare a quello che c'è stato. non riesco a voltare pagina definitivamente. Non vorrei rientrare nel vortice di ansia che ho passato, ho paura di ridiventare come prima...
  13. per me è un processo naturale quello di volersi allontanare da casa. è sempre stato cosi, solo che ora la società non lo permette più visto che un ragazzo della tua età (e della mia, visto che ho solo un paio di anni più di te) non ha la possibilità di allontanarsi da casa, a meno che non rinuncia a quello che sta facendo. Io vivo a Roma vivo con mia madre e mia nonna, ci vogliono 500 euro per una singola e 350 per una doppia...praticamente sono incastrato...lavoro, ma non mi danno una lira...perchè chiaramente fresco di laurea non ho grosse esperienze...io oramai sopporto. Non penso che uno che se ne voglia andare di casa sia un egoista, anzi penso siano molto più egoisti i genitori che scaricano frustrazioni e mancanze sopra i propri figli, gli unici rimasti a casa..io certe volte preferisco stare tutto il giorno fuori, non pagato, che starmene a casa a vivere tensioni e incomprensioni. PEraltro credo che risolverò i problemi con la mia famiglia solo una volta che mene sarò allontanato...certe volte bisogna allontanarsi dalle cose per vederle meglio nella loro interezza.
  14. Salve a tutti, era un po che non venivo nel forum, dando un occhiata in giro ho letto un topic che attirato molto la mia attenzione.Parlava di una delusione amorosa, e di una presa di coscienza di non essere in grado di amare. Mi sono sentito molto vicino alla storia raccontata, visto che ho vissuto storie analoghe. Nel topic a un certo punto è stato fatto riferimento alla "dipendenza affettiva" o mal d'amore. Ho approfondito un po la faccenda e ho trova moltissime similitudini con la mia situazione, comportamentim, sintomi emotivi molto vicini a quelli che ho provato...l'unica cosa che mi ha stranito è che questo tipo di situazione è definita solo per il genere femminili, ovvero solo donne sono le più affette (anche se non esclude il genere maschile in forma esplicita) Quello che volevo sapere è se era possibile un atteggiamento del genere anche nel genere maschile. Non so se questo mio attegiamento può dipendere dal fatto che figlio di genitori separati (da quando avevo 3 anni...) ho sempre vissuto con mia madre e mia nonna...non lo so, mi sento molto confuso...e il topic della dipendenza affettiva l'ho trovato tremendamente somigliante alla mia situazione presente e passata...qualcuno mi illumini... ciao Michele
  15. daccordo perfettamente, il sesso ritarda i problemi, ma anch'esso a un certo punto cede (mancanza di erezione o desiderio) Mi è successo, e forse mi sta succedendo di nuovo. C'è una ragazza di cui sono solo attratto sessualmente. Un tempo mi era anche piaciuta, e credo di esserne stato innamorato, poi non è successo nulla e c'è stata una storia seria e poi finita in mezzo. praticamente non ne sono per nulla innamorato (diciamo più attratto intellettualmente) ma lo sono pperlo piu fisicamente. ALcune volte mi forzo a starla a sentire. faccio fatica, e delle volte sento un crescente senso di colpa per il fatto di volere solo sesso. Il fatto è che cmq credo di piacergli e lei è rimasta una sorta di fantasia irrisolta in mezzo a una storia importante che non sono riuscitp a tenere in piedi. Voi cosa dite? non so cosa pensare, tale pensiero di colpa, ha riportato sempre in auge l'ansia sul mio orientamento sessuale. Non fa altro che aggiungere confusione a altra confusione.
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