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farfalla62

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messaggi di farfalla62


  1. ho 32 anni ed ho da poco chiuso con molto dolore una relazione che durava da 2 anni, negli utlmi mesi abbiamo vissuto insieme. è un mese che vivo sola e da 1 anno vado in analisi.

    il problema è che la mia terapista è in ferie ed ora stò per andarci anche io. ho paura delle giornate lunghe e della solitudine che queste comporteranno, ero dipendente da quell'uomo, che comunque mi trattava male, mi umiliava e mi denigrava spesso, probabilmente era anche infedele. aveva un debole per le donne ed era una fotografo. la sua passione erano le foto erotiche ed il porno. io facevo di tutto per assecondarlo e renderlo felice, cercavo di essere più bella, più sensuale, più intelligente, più disponibile, insomma, più tutto. ma non bastava mai. sembrava che mi odiasse. non sono più riuscita a far finta di niente e sono stata costretta ad andare via. amavo tutto di lui, il suo viso, la sua voce, anche la sua pancia.

    il fatto è che nonostante il male che mi faceva non riesco a dimenticarlo, spesso piango e non sò che fare, sento di volervo sentire ma sò che sarebbe peggio e mi fermo, a volte mi assale la rabbia per come mi sono fatta trattare.

    la mia situazione familiare è la seguente: mia madre è andata a vivere con un uomo quando avevo 18 anni (era comunque alcolizzata), lasciandomi con mia zia di 9 anni più grande di me, ma anche lei alcolizzata e tossicodipendente, ho usato droghe anche io in quel periodo. poi per uscirne mi sono chiusa in camera per un anno.

    mio padre è sempre stato latitante, un uomo che aveva molto successo con le donne comunque.

    per chiudere questa storia ho per la prima volta in vita mia chiesto il suo aiuto, sono riuscita a riprendere un contatto con lui e questo in effetti mi ha molto aiutata.

    solo che adesso non sò che fare. stò per andare in ferie ed ho paura della solitudine che sentirò, delle giornata lunghe e senza uno scopo. per la prima volta in vita mia non ho un uomo a cui aggrapparmi, e in ogni caso ho ancora dentro lui. sò che nessuno può far niente per me, ma io ci provo lo stesso. sento il bisogno di un pò di serenità, vorrei riuscire a vivere la vita con gioia, ma è difficile. cosa mi succederà in questi giorni di ferie?

    Ciao Francesca, volevo solo dirti che tu sei molto più forte di quello che credi e che sei stata BRAVISSIMA: hai detto basta ad una relazione malata perchè consapevole che ti stava distruggendo. Guarda che ci sono donne che ci mettono una vita a farlo e altre che non lo faranno mai...ecco perchè sono convinta che, anche con l'aiuto della tua terapeuta, ne uscirai prestissimo...le risorse ce le hai eccome. Nei prossimi giorni di vacanza dedicati a te stessa: leggi, scrivi ( bellissima l'idea di prendere appunti su ciò che senti e pensi in vista dei futuri incontri con la tua terapeuta, una specie di diario ), coccolati...e vedrai che tra poco ti renderai conto che quello che pensavi fosse amore, in realtà non lo era: l'amore fa star bene, non male. Come ho già avuto modo di scrivere in un altro topic: se qualcuno ti fa del male - ripetutamente, non occasionalmente - non ti ama e tu non ami lui...è soltanto attaccamento, dipendenza. Una volta capito questo, un giorno ti innamorerai di un uomo sano...come Nello

    Un abbraccio

    :Shame On You:


  2. :Shame On You:

    In taluni passi mi rivolgo a S., in altri ha coloro che hanno iniziato il topic.

    Non travisiamo: fra di noi si determinò un concatenamento di eventi spiacevoli che alimentarono altri eventi. Ogni volta che lui cerca di scusare o meglio analizzare i propri errori, rinvanga i miei come se i miei fossero una concausa dei suoi.

    Questa è una mia conclusione, nel senso che personalmente la recepisco in questo modo e invece di sentirmi "gratificata" di veder finalmente riconosciuta la mia ragione, m'arrabbio poichè non mi sembra il caso di ritrovarmi l'elenco delle miei peccati.

    Forse semplicemente questa mia conclusione è determinata dalla perdita di fiducia nei suoi confronti.

    E' mia opinione che se, ad un certo punto, ci fossimo seduti davanti ad una tazzina di caffè per discutere senza andare oltre, invece che scriverci, telefonarci, accusarci, ci saremmo feriti molto meno, è mia opinione che se non fossi stata tanto debole nell' accettare la pausa invece che chiudere com'era mia intenzione (non molto forte però) avrei avuto un ottimo psicoterapeuta da ricordare e meno problemi.

    Infondo ogni esperienza per bella o brutta che sia ci porta a crescere, almeno spero!

    Lui è un ottimo psicoteraputa, ma è anche un essere umano, ha sbagliato, ma sono sicura che il suo lavoro lo svolge bene e con passione. Penso che accada più sovente commettere errori soprattutto a coloro che ci mettono troppa passione.

    Fai solo attenzione farfalla62: innamorarsi è già un rischio, innamorarsi del proprio psicologo è un doppio rischio........pensa prima a te stessa e auguri!

    Grazie Liliana, è davvero bello che tu voglia condividere la tua esperienza con noi...è vero: tutti siamo esseri umani e fallibili e tutti abbiamo diritto alla comprensione e alla " compassione " ( qui è il mio io buddista che parla )...quindi anche il tuo expsi...ma un conto è comprendere la sua umanità e il suo coinvolgimento nei tuoi confronti, un conto è giustificare il fatto che lui non sia pienamente consapevole della sua debolezza tanto da giustificare quest'ultima con i tuoi presunti errori.

    Così non va...davvero! Adesso capisco il tuo consiglio a tagliare immediatamente...ettecredo!!!

    :Shame On You:


  3. Scusa S. ho estrapolato solo alcune parole dal tuo post e quindi ho compreso erroneamente quello che intendevi esprimere.

    Mi sono permessa di formulare un consiglio nonostante non desideravo più partecipare al forum, comunque affinchè non venga travisata la mia storia e per amore di verità vorrei precisare alcuni punti:

    1. non ero e non sono innamorata del mio expsic, verso di lui ho provato affetto come lo provo nei confronti dei miei amici e amiche, non ho mai lontanamente avvertito attrazione fisica nei suoi confronti nonostante in quel periodo avessi la necessità di una conferma della mia femminilità: ero e sono sposata e allora avevo una pseudo storia (tanto per chiudere quei cerchi che ricorrono spesso nella mia vita) con il mio ex ragazzo, troncata da me sul nascere;

    2. dopo un anno di terapia proficua ho avuto il sospetto che l'innamorato fosse lui e lo chiesi direttamente senza tanti giri di parole, decisi pure di chiudere l'analisi, ma fui convinta a prendermi solo una pausa di 4 mesi, poi durò ancora 1 anno saltuariamente e spesso mi sentii investita del suo ruolo. Le sue risposte e giustificazioni furono molto confuse e passarano dal inno al mistero, ad altre in contraddizione.

    3. lui apparentemente agì secondo la corretta deontologia: "lei", nessun incontro all'esterno dello studio, anche se ricevetti regali e lettere (lo scambio fu reciproco);

    4. non mi sono mai sentita dipendente dalla sua figura, quello che dovevo risolvere era stato risolto in un anno, avevamo interessi comuni di natura intellettuale;

    5. ritengo che in una relazione terapeutica esista una dualismo di "aiutare e ricevere aiuto", di "gratificare e sentirsi gratificati", è necessario che questo dualismo sia perfettamente bilanciato, lo squilibrio creerebbe solo danni. L'io egocentrico/narcista dello psicologo, anche il tuo S., per quanto possa conoscerti dal tempo in cui venimmo pesantemente attaccate, è particolarmente spiccato. E' il lato che compensa un lavoro molto duro dal punto di vista emozionale per una persona, per la sua stabilità;

    6. personalmente pecco anch'io di un io egocentrico/narcisista , pecco pure di testardaggine nel verificare l'esattezza delle mie opinioni;

    7. il rapporto terapeutico è un campo saponato, i limiti per quanto stabiliti dalla deotologia sono molto labili, basta poco per valicarli e in quel caso imputo una maggior responsabilità al terapeuta non al paziente, spetta al terapeuta non commettere errori che finirebbero per creare danni anche gravi nel paziente;

    8. si può usare il "Lei", non incontrarsi al di fuori del contesto nel quale nasce il rapporto, ma il paziente in quanto tale (la sofferenza arcuisce il sentire) percepisce lo stato confusionale del proprio terapeuta, non vedo nulla di male, se il rapporto è sano, incontrarsi all'esterno,

    9. non è mia intenzione mettere in croce una persona che con me si è dimostrata debole, mentre può essere stata e sicuramente è un ottimo terapeuta con altre.

    10. ciò che non sopporto è il riconoscimento dei suoi errori giustificandoli sempre con i miei

    anche a distanza di anni, non ultimo alcuni mesi fa. Questo mi fa incazzare di brutto! Sono consapevole dei miei errori non occorre che mi vengano rifacciati come concausa di errori altrui: infondo ero una paziente.

    Desideravo portare la mia eperienza affinchè altre non commettessero gli stessi errori: ho sbagliato, è giusto non lasciarsi influenzare e seguire la propria strada.

    Tu ti rivolgi a S. Scusa, non sono lei ma vorrei capire una cosa...spero di aver capito male: cioe, LUI ha giustificato i suoi errori e la sua mancanza di trasparenza, ributtando la responsabilità di questi ultimi su di te?!!! No, perchè se è così, è semplicemente inqualificabile e hai ragione a incazzarti di brutto!


  4. Non lo so, farfa, questo lo sai tu...

    io mi limitavo a rimuginare sulla mia esperienza, più che in specifico riferimento a qualche utente particolare...

    :Batting Eyelashes:

    Hai ragione! Mi hai fatto capire che tendo a riportare tutto ciò di cui si parla nel topic all'interno del recinto della mia esperienza...non sarò un po'...narcisa?!!

    Nooootte!

    :im Not Worthy:


  5. mumble...

    capisco e condivido sia Liliana che S. , e in effetti mettere in conto l'opportunità di interrompere la terapia è "salvifico" il alcune circostanze.

    Penso anche che l'elaborazione del transfert in analisi potrebbe essere un'occasione d'oro per conoscersi, se il setting è ben gestito e lo consente.In fin dei conti quel che effettivamente conta è chiedersi perchè e come mai in un dato momento si scatenano nel paziente certe tempeste emozionali, come mai queste assumono/ vengono confuse con.. le caratteristiche dell'innamoramento,che cosa che prima era bloccato adesso riprende a fluire oppure che cosa che dovrebbe fluire in una certa direzione adesso è rimasto bloccato nel transfert erotico...

    Quando qualcosa del genere (molto vagamente del "genere" chè io il mio expsi lo avrei affettato volentieri..)è capitata a me ho subito pensato che stavo attraversando una fase: avevo preso ad andare lì bloccata e contratta in mille difese e diffidenze e iniziavo a fidarmi di qualcuno che pareva remasse a mio favore, che stava dalla mia parte, e che mi stava davvero aiutando.La mia paresi emotiva prendeva a sciogliersi "per mezzo" di quella persona, lui era solo lo strumento a servizio di qualcosa che accadeva dentro di me, e che era profondamente mio , sintomo di una vitalità che rinasceva in quella singolare sala parto dell'anima e che si predisponeva a essere investita fuori, nella mia vita vera...

    alla confusa sensazione di invaghimento si andò sostituendo un senso di gratitudine..

    Ho come l'impressione che a volte noi abbiamo una fonte affettiva che sgorga dentro di noi ma non defluisce al di fuori poichè rimane "senza oggetto", senza qualcuno su cui riversarsi e finisce per implodere e bloccarsi, un po' come quando dopo un lutto non riusciamo a disinvestire affettivamente la persona che abbiamo perduto e tanto meno riusciamo a reinvestire di quella carica alcun altro finendo con il trattenerla dentro di noi: io ho visto quel mio ex psicologo come un depotenziatore del mio blocco e un tramite per far scorrere la corrente fuori...

    Tutto perfetto Ila, condivido in pieno. Il terapeuta è un tramite, chiamamolo " un apripista "...aiuta

    a sbloccare le tue correnti emotive e ti prepara a un nuova dimensione nel vivere i rapporti...credi che non ne sia consapevole? Credi che non mi chieda mai se quello che sento è " soltanto " questo? Il contrario: non smetto mai di interrogarmi ed è proprio perchè mi interrogo e mi rispondo che non posso ignorare la vocina dentro di me che mi dice che questa è un' altra cosa. E' proprio in questo che sta la consapevolezza di cui parlo: il riuscire a distinguere, il sapere anche che se da questa cosa nascesse un rapporto " sano ", vero , non sarebbe altro che l'eccezione che conferma la regola. Io in realtà sono d'accordo sia con S. quando dice che, secondo lei e difficile che un rapporto del genere sia plausibile (difficile, non impossibile), sia con Turbociclo quando dice che il rapporto tra persone è altrettanto importante che il ruolo terapeuta-paziente. Tenderei a dire che l'eccezione non inficia la norma e che è importante sapersi ascoltare.

    Liliana parla della predisposizione al mistero del suo terapeuta e del suo aderire a questa predisposizione come si ascolta il canto di una sirena...ma questa non è la mia esperienza: io non pendo dalle sue labbra, non " bevo " tutto quello che dice, non dipendo da lui per stare bene, prova ne è il fatto che tra tre giorni parto, non lo vedrò per un mese e la cosa non solo non mi crea problemi, ma ne sono felice perchè credo proprio che mi divertiro con i miei amici e compagni di viaggio!

    Quello che sento io per lui e che credo lui senta per me è un innamoramento allo "stato nascente", una fase in cui tutto è possibile...anche che nulla di ciò che spero si realizzi...non ne morirei di certo. Uno "stato nascente" di un rapporto è veramente troppo poco perchè si possa soffrire più di tanto per la sua mancata realizzazione! Io ho alle spalle una relazione di vent'anni andata in fumo e so bene cosa vuol dire il lutto per la fine di un amore e tutte le conseguenze che ne derivano...per cui, per come sono fatta io, tendo a pensare che non si possa portare il lutto a lungo per una cosa che non è stata...

    E' vero quello che si dice normalmente e cioè che alcune delle regole del setting devono necessariamente essere rigide per la tutela della parte più debole nella relazione terapeutica - cioè il paziente - ma è altrettanto vero ciò che dice Turbociclo e cioè che, in alcuni casi e in alcune fasi, il grado di consapevolezza del paziente è altrettanto elevato di quello del terapeuta...e penso che questo è ciò che sta capitando a me...anzi, a dire il vero ,- lo so, sembrerà assurdo - sento che in questo momento sono io ad essere la più forte tra i due ed è lui ad essere il più impaurito perchè sa che c'è in gioco tanto e perchè sta mettendo in discussione la sua professionalità, la sua rettitudine etica, la sua capacità di aiutare le persone...è per questo che mi allontano volentieri...per permettergli di trovare un equilibrio tra la sua professionalità e ciò che credo senta per me...

    Ieri una mia amica, sua collega, mi ha detto che non è affatto preoccupata per me...che sarebbe stato molto grave, secondo lei, se lui fosse stato più vecchio - magari un bel po' - di me, che in quel caso sarebbe veramente stato un abuso di potere e che purtroppo questo tipo di situazione è molto più frequente di quanto si pensi ( !!! ) . Invece la rassicura molto il fatto che lui sia più giovane di me ( di 8 anni ) e che io non sono la povera sfigata che si innamora del primo uomo che le regala un po' di attenzioni... e ha ragione: accidenti se ne ho detti di "no" in questi anni di singletudine!!! Io non sono una che si innamora facilmente...anzi! e anche per questo sento essere così prezioso ciò che provo per lui. Insomma, secondo lei, quello che ha più da perdere tra i due è lui...

    Insomma, amici, vi invito a riflettere sul fatto che, veramente ogni storia è unica e irripetibile...

    Un abbraccio

    :icon_rolleyes:


  6. sono daccordo, io mi sarei fatta adottare dalla mia psicologa, se me lo avesse chiesto all'inizio, dipendevo troppo da lei, che per la prima volta non mi faceva sentire così strana ma normale e apprezzata, quel "lei" ogni volta che si rivolgeva a me però, mi faceva rinsavire , col tempo poi ho cominciato a prendere fiducia in me stessa e a vederla con altri occhi, meno velati dall'ammirazione e ho ringrazito la sua professionalità, perchè ha saputo rendermi indipendente....poi è normale che non si può escludere nulla nella vita....ma credo anche che penny abbia già deciso prima di cominciare a scrivere in questo topic, l'unica cosa che mi sento di dirle è di stare molto attenta e soprattutto di cambiare terapeuta se dovesse decidere di intraprendere un rapporto affettivo con il suo....in bocca al lupo comunque...

    Io invece non sono dipendente da lui. E' stato proprio lui ad aiutarmi a non essere più didendente emotivamente da niente e da nessuno ma a vivere la mia vita pienamente, a scegliere e non a essere scelta. Sono pronta a lasciarlo andare se è questo che vuole. In ogni caso sabato parto e per un mese non ci vedremo. Sono convinta che farà bene ad entrambi. Ah dimenticavo: anche lui mi ha sempre dato rigorosamente del lei. Giusto così.

    Nooootte!!! :fool:


  7. Non saprei esattamente a chi rivolgermi se a farfalla62 o a penny, però, nonostante non ami dispensare consigli, mi sento in dovere di esprimerne uno qui: (ho visto che esistono ben due topic sullo stesso argomento + o -) :rofl:

    "Rompete ogni tipo di contatto con simili terapeuti, può anche essere, anzi, credo che agiscono in buona fede e non preterinzionalmente, ma vi troverete ferite. In questa relazione siete la parte più debole, per quanto possiate sentirvi forti, la loro cecità vi distruggerà e quello che di buono la terapia ha prodotto sarà vano e aleatorio, solo un'illusione. Posso comprendere il loro essere umani, profondamente umani con tutto il corollario di debolezze, ma non è giusto che siate voi a pagare lo scotto di quest'umanità e.....lo pagherete a vita! Vi comprendo, una simile esperienza l'ho vissuta pure io, anche se da parte mia e posso parlare solo per me sentivo più un'affinità d'interessi.

    Nessun tentennamento, nessun altra seduta.........è la soluzione migliore! Lo dico con tutto il cuore, quasi un decennio dopo ne subisco ancora le conseguenze! Non siate deboli, miopi come lo sono stata io.........chiudete!"

    Auguri :icon_confused:

    Non sono d'accordo con te. Non rinuncio a una cosa che potrebbe - e dico: potrebbe ( condizionale ) - essere bella per paura. L'ho fatto in passato e non ho nessuna intenzione di ripetere l'errore. Non voglio rimpianti su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Tu hai detto : " non siate deboli, miopi come lo sono stata io ", ma io non sono nè debole, nè miope. Ripeto che sono ben consapevole di essere su un campo minato...ma tra le cose che lui mi ha insegnato c'è quella di non farmi gestire la vita da situazioni e persone ma di essere io a scegliere sempre...e anche in questa cosa scelgo di darmi una possibilità anche se non mi faccio illusioni: so che è una cosa difficile, complessa... ma se anche ci fosse una solo possibilità su un milione - quindi, per la legge di Murphy, nessuna, ovvero: perchè proprio a me ? cosa sono? una miracolata? - io so che ne varrebbe la pena.

    Baci

    :cry:


  8. ho provato anche questo però in modo diverso, avevo paura che nessuno si accorgesse del problema, che fosse sottovalutato e mi sentivo come l'ultima ruota del carro; gli altri avevano la precedenza perchè più gravi o più importanti, o magari era gente che già conosceva e avevo paura che ogni persona che vedevo lo avrebbe portato via....:Love:

    Se ti ha fatto sentire così non era la persona giusta x te

    Baci


  9. nelle relazioni non ci si può buttare,

    si devono costruire nel tempo e per fare questo si deve stare sempre ad una certa distanza, è normale,

    la cosa non è contraccambiata perchè per gli altri ci vuole tempo :wink:

    Brava Penny, approvo in pieno: cioè, è vero che avvengono degli incontri in cui accade una specie di " riconoscimento " dell'altra persona, ma poi l'importante è costruire :Love:


  10. io manderei Nicole la mia ex migliore amica /sorella acquisita... voi ?

    Anch'io ho un'ex migliore amica/sorella da mandare a quel paese! La mia si chiama Paola...però mi ritengo comunque fortunata: é l'unica amica che mi ha deluso...tutte le altre e gli altri sono fantastici! Se non ci fossero stati loro negli ultimi 3 anni mi sarei buttata da un ponte ( e non scherzo )


  11. Ciao farfalla,

    non lo so: la rigidità è implicita nel codice deontologico il quale vieta gli agiti legati al transfert e controtransfert...e non penso si tratti di "moralismo" ma di professionalità, penso si tratti di una tutela importante del paziente. Poi, come ti ha già detto qualcuno, niente si può escludere, siamo umani e in quanto umani siamo fragili, aperti a mille contraddizioni...

    D'altra parte io credo che la teoria psicoanalitica abbia ampiamente analizzato la casistica dei sentimenti legati al transfert riconducendoli a molte spiegazioni; da questo punto di vista quella del sentimento autentico ne rappresenta una, una fra tante altre possibili.

    Poi, forse ( e sottolineo "forse" perchè non posso che parlare per me stessa), nel modo in cui ciascuno di noi ti risponde c'è anche un desiderio di "proteggerti" e di proteggere chi legge questo tipo di discussioni da predisposizioni rischiose...

    Quanto alla gelosia verso gli altri pazienti...condivido la sensazione di Penny..ma perchè temo sempre che con me l'analista possa annoiarsi, che altri pazienti possano portare questioni più coinvolgenti, possano essere più originali, più divertenti ecc.ecc.....anche se mai, finora, ho colto atteggiamenti di stanchezza dell'analista verso di me...anzi non mi ha mai fatto mancare l'attenzione di cui ho avuto bisogno.

    Ma dai Ilaria è bellissimo quello che hai scritto e che cioè in molti di voi c'è - forse - il desiderio di proteggermi! Grazie!

    Però...tranqui! So di essere su un campo minato...ne sono assolutamente consapevole! Però penso anche che l'unico vero rischio nella vita è di non voler correre alcun rischio!

    :Love:


  12. ho partecipato anche anche a terapie di gruppo, e cmq già avevo intuito, e vedevo quei pazienti aspettare il dott. ; pendere da ogni segno, da ogni mossa e andare anche sfacciatamente da lui a chiedere, si intromettevano, facevano domande e chiedevano, pendevano dalle sue parole come assetati,

    confesso che ero gelosa, di tutti, era indifferente se maschio o femmina, giovane o vecchio, paziente o tirocinante

    e lo ero perchè io non mi permettevo quella confidenza che gli altri invece avevano :nea:

    e suelle tirocinante avrei anche altro da dire, era tutto un allisciarsi, supervisore, professori e allieve,

    sembrava una specie di arem, ed era così per tutti quelli che vedevo,

    oche giulive e i grandi psichiatri che ragionavano altro che con la testa :bad:

    e vederli mi convinceva sempre di più che l'amore non esiste :wink:

    Ma sì che esiste Penny! Solo che è moooolto difficile da trovare! Quello vero, autentico...non quel tipo di amore che ci fa soltanto camminare uno accanto all'altro, sfiorandoci talvolta, regalandoci talvolta delle attenzioni e null'altro...invece amore è impegno, è progetto, è condivisione, è dedizione a se stessi e all'altro. Una cosa è certa: amore NON è dolore, NON è qualcosa che ci fa male...se qualcuno ti fa male Penny - se lo fa ripetutamente e non occasionalmente - , non ti ama...e tu non ami lui...è solo dipendenza, attaccamento.

    Per quanto riguarda ciò che dici sulla tua gelosia nei confronti di altre pazienti, del fatto che trovavi insopportobile il fatto che lui dedicasse agli altri ( maschi, femmine, pazienti, stagiste, assistenti... ) le stesse attenzioni che dedicava a te, io non sento assolutamente la stessa cosa. Sono invece felice che lui possa aiutare altri esseri umani come ha fatto con me e questo lo rende ancora più caro e più prezioso ai miei occhi.

    Ovviamente adesso non posso assolutamente sapere se la fase in cui sono - quella dell'innamoramento - si trasformerà mai in amore vero e proprio: perchè succeda ci deve essere una precondizione...che lui, a fine terapia, riesca a superare tutte le sue autocensure e abbia voglia di vedermi fuori dal suo studio. Solo così potrò conoscerlo veramente ed avere la conferma che ciò che intuisco con la mia anima è percettibile ai sensi.

    Sai una cosa Penny? Non è del tutto vero che mentre loro sanno tutto di noi, noi non sappiamo nulla di loro: io lo conosco molto meglio di quanto conosca persone che mi stanno accanto, che vedo tutti i giorni e di cui so vita, morte e miracoli...perchè le nostre due anime sono entrate in contatto profondo ed è questa la vera conoscenza.

    L'essenziale è invisibile agli occhi

    :Love:


  13. Carotenuto è un mito, ho adorato quell'uomo..

    e la mia analista non nasconde di certo le sue fragilità, anzi.. e sono in effetti queste sue debolezze umane, lasciate disponibili "alla vista" degli altri, che mi stanno aiutando ad accettare le mie..

    Sì Ilaria, condivido in pieno quello che dici e anch'io ho adorato Carotenuto...un vero maestro!

    A proposito dell'argomento in questione non ti sembra che ci sia una rigidità eccessiva, un giudizio morale integralista che non permette di accogliere la possibilità della nascita di un sentimento amoroso reale tra terapeuta e paziente? Insomma...aldilà dei nostri rispettivi ruoli siamo esseri umani accidenti! Io ho l'impressione che sia un vero e proprio taboo, che normalmente si consideri la cosa semplicemente come " transfert e controtransfert agito " ( come dice Siouxie )...ma non sempre è così. Quello che conta veramente è la consapevolezza, è il non smettere di farsi delle domande su ciò che si sente...solo così si può sapere se è un sentimento reale o solo una reazione transferale o controtransferale...e per piacere...smettiamola con i pregiudizi!

    :huh:


  14. la cosa più sconvolgente, che mi fa rabbia è che questi, "maestri, esperti," ancora non hanno capito che non si può conoscere la mente umana una volta per tutte come se fosse una macchina, o una equazione matematica, ognuno di loro crede o meglio ha la presunzione di capire tutto e tutti, eppure persone definite non pericolose, sane, hanno continuato ad uccidere; persone malate o semplicemente deboli si sono uccise,

    ma ognuno ha la sua teoria della mente in cui tutto deve tornare e coincidere :huh:

    che tristezza :icon_confused:

    cmq c'è un altro argomento per quello che chiedi

    E' vero quello che dici: ho degli amici che mi hanno raccontato di terapeuti tanto sicuri di sè e della loro visione di quali fossero i loro problemi e le motivazioni che li spingevano che quasi neanche li stavano ad ascoltare! Però anche qui non bisogna generalizzare: poci tempo fa ad esempio ho rivisto un'intervista a Carotenuto che diceva che se era riuscito ad aiutare qualche persona era grazie alla propria fragilità e al proprio mettersi in gioco e non sicuramente grazie ad una posizione dominante. Il mio terapeuta ad esempio non interpreta mai per primo le mie azioni, le mie relazioni, i miei sogni, i miei pensieri: lascia che sia io a farlo e poi casomai interviene dicendomi " non potrebbe essere cosi?..." oppue " può darsi che mi sbagli ma io ho questa idea... " oppure " se esagero me lo dica ", cioè è sempre molto interlocutorio e valorizza sempre i miei punti di vista

    Buona Domenica

    :huh:


  15. non vedo dove sia la contraddizione, farfalla. so bene che i casi citati,in cui si suscitano ed usano sentimenti romantici e/o erotici sono rari, ma mi sembra giusto citarli.ovviamente dietro situazioni del genere c'è non solo una totale mancanza di professionalità, ma anche qualche serio problema.

    che poi tra paziente e terapeuta possano nascere dei sentimenti amorosi *veri*, non lo metto in dubbio; non essendomi mai capitato, nè da un lato nè dall'altro della "barricata", non ho sufficienti strumenti per esprimere un giudizio, ma la mia impressione è che, anche quando non ci sia solo il transfert, ma un rapporto reale tra due persone reali, sentimenti del genere possano essere in qualche modo viziati da una situazione che è comunque atipica, sbilanciata.

    non escludo a priori che ci si possa innamorare davvero, e che si possa anche portare avanti una storia (magari dopo aver interrotto la terapia...), ma così a occhio, la vedo come una cosa un pò complicata.

    Sì certo che è complicato, non dico di no, sì certo che sarebbe un rapporto sbilanciato, asimmetrico...ma tu quanta gente conosci che ha relazioni non complicate, bilanciate e simmetriche? Io...nessuna!!!

    :huh:


  16. :Batting Eyelashes:

    no, S, non ti preoccupare e grazie del pensiero.

    io ho sempre trovato persone oneste da quel punto di vista ma ciò non mi mpediva di pensare continuamente a loro; volevo capire la differenza con la dipendenza... ed anche se amore platonico e transfert sono la stessa cosa,

    trovare qualcuno empatico è raro per la mia esperienza personale e mi chiedevo se poteva capitare di confondersi in particolari casi, anche per quello che avevo letto di farfalla :ola (2):

    No Penny, ti assicuro che non c'è possibilità di confondersi...se sei abituata ad ascoltarti: sono due emozioni completamente diverse


  17. Spesso sono semplicemente degli uomini, e per questo abusano del loro potere (e delle pazienti). Questo forum è pieno zeppo di torbide storie di sesso medico-paziente. Qualcuna sarà anche inventata, ma sono troppe per far finta di niente.

    Secondo me Farfalla32 stai generalizzando un discorso che riguarda te, non tutti i terapeuti sono belli, bravi e, soprattutto, buoni.

    Ciao Bello e Impossibile...mi sta sorgendo un dubbio: non è che sei tu che hai avuto un'esperienza negativa con un terapeuta e adesso stai generalizzando? Perchè, a parte la mia esperienza personale, io ho delle amiche terapeute che sono delle bravissime persone e ho moltissimi amici e conoscenti che, per molteplici ragioni, sono o sono stati in terapia e non ho mai sentito parlare di storie torbide o squallide...tutt'alpiù qualcuno mi ha detto che, prima di trovare una persona con la giusta empatia, aveva cambiato diversi terapeuti...io stessa ne ho mollato uno dopo quasi un anno...ma insomma niente di grave! Ci sarà anche qualche bastardo, non dico di no, ma credo proprio che siano delle eccezioni rarissime

    Nooooottte!!! :Raised Eyebrow:


  18. vorrei premettere una cosa. la nozione di transfert è di stampo freudiano, e prevede che tra analista e paziente non ci sia un rapporto *reale*, bensì basato unicamente sulle proiezioni del paziente, di figure (di solito genitoriali) importanti della sua vita.

    in altri tipi di terapie, la possibilità che il rapporto terapeuta-paziente abbia delle fasi di transfert è contemplata, ma in genere si lavora sul rapporto reale tra le due persone sedute una di fronte all'altra. il transfert non è, a mio modo di vedere, l'unica via per portare all'alleanza terapeutica ed alla guarigione; una buona alleanza, ed i conseguenti benefici, si può avere in molti altri modi.

    ciò detto, non è impossibile che il terapeuta cerchi di risvegliare nel paziente sentimenti erotici o romantici, ma in tal caso, o lo sta facendo consapevolmente, e per uno scopo preciso che ha a che fare con la terapia, oppure sta semplicemente abusando del proprio potere. o magari manca completamente di consapevolezza rispetto alle sue reazioni controtransferali.

    Spero vivamente che questo non stia succedendo a te, Penny.

    Mi sembri un tantino contraddittoria S. : prima dici, giustamente, che col superamento dell'analisi di stampo freudiano, con le terapie più recenti, si lavora sul rapporto reale tra due persone e poi arrivi a dire che se un/una terapeuta risveglia sentimenti erotici in un/una paziente, è possibile che ciò abbia a che fare con lo scopo della terapia ( e su questo sono d'accordo ) oppure che stia abusando del suo potere o che manchi di consapevolezza rispetto alle sue reazioni controtransferali ( !!! )...non dico che non sia possibile ma ti assicuro che è come minimo infrequente: i terapeuti sono generalmente dei professionisti che sanno benissimo come gestire transfert e controtransfert e per quanto riguarda l'abuso di potere...beh! può succedere certo ma solo se ci si trova davanti a una mancanza totale di professionalità...e anche questa, per fortuna, è un'evenienza rara! Non hai preso in considerazione un'altra ipotesi: che proprio perchè si parla di due persone reali, in carne ed ossa, può nascere un sentimento " reale " che porti ad una relazione " reale "...e non ci vedo nulla di male, basta ovviamente che non si portino avanti contemporaneamente entrambe le cose: terapia e relazione sentimentale. Bisogna scegliere: o l'una o l'altra.

    E poi comunque sono convinta che sia molto, molto raro che sia il terapeuta a risvegliare il transfert...è semplicemente una cosa che accade: lui/lei sono lì, ti ascoltano, si prendono cura di te, tu ti vedi attraverso i loro occhi come una persona nuova e migliore di ciò che pensavi ...per questo il transfert è una reazione piuttosto frequente. E, dal mio punto di vista, quando scatta può essere una risorsa; questo non significa ovviamente che se non c'è, il terapeuta debba cercare di farlo scattare...asssolutamente no! Semplicemente lavorerà su altre cose altrettanto efficaci.


  19. prima di tutto grazie della risposta

    poi volevo chiederti in base a cosa distingui le 2 cose?

    non hai paura ch anche per lui possa esserci una sorta di "controtransfert"?

    Ma sì certo che c'è...ma grazie al cielo quasi mai i transfert e controtransfert si trasformano in relazione sentimentale vera e propria! Altrimente sarebbe un inferno per 'sti poveri terapeuti! Io ho capito che noi stavamo andando aldilà quando durante una seduta è venuto fuori il discorso della motivazione sessuale nella relazione terapeutica e, nonostante io gli avessi detto che era opportuno parlarne e risolvere la cosa all'interno della relazione terapeutica stessa, lui mi ha risposto che era meglio " metterla da parte ". C'è da dire che la mia è una terapia breve con un numero di sedute predeterminato e che mi mancano poche sedute alla fine...resta da vedere cosa succederà poi! Quanto a te, non devi avere paura del transfert e del controtransfert...anzi! Anche se la cosa potrebbe essere imbarazzante è comunque un buon indice per la terapia: la cosa fondamentale è che se ne parli ( proprio i testi di psicologia dicono concordemente che se transfert e controtransfert vengono affrontati e risolti, costituiscono un plus, una risorsa aggiuntiva per la terapia stessa ). Quindi: tranquilla! Certo, per capire meglio quello che ti sta capitando dovrei saperne di più. Se ti va di raccontarmelo io ti ascolto...comunque non credo che tu stia correndo alcun rischio

    P.S. : se ti senti più tranquilla mandami un messaggio privato

    noooootte!!! :icon_confused:


  20. è possibile che il transfert erotico o cmq un amore platonico sia provocato dal terapeuta in qualche modo?

    Grazie a chi vorrà rispondere :Thinking:

    Il transfert è una cosa piuttosto frequente in una relazione terapeutica e io dico " per fortuna " perchè è la garanzia che la relazione funziona...e se la relazione funziona, ciò avrà sicuramente una ricaduta positiva sulla terapia a patto che si parli della questione in modo aperto. Quindi, per rispondere alla tua domanda: non è il /la terapeuta che " provoca " il transfert, sono le dinamiche che si instaurano tra terapeuta e paziente e le proiezioni del paziente sul terapeuta...altra cosa è che a un certo punto ci si innamori veramente...come è successo a me!!!

    :wub:


  21. Ciao Ilaria, ci tenevo a dirti che non sono finita in terapia come conseguenza della mia incapacità a gestire i miei casini pratici, ma i casini pratici sono una conseguenza lasciata in eredità da un uomo che mi ha fatto molto male.Sotto tutti i punti di vista: ha fatto a brandelli la mia vita dal punto di vista emotivo, pratico, di autostima, sessuale...un casino mai visto! E pensa che tutti quelli che mi conoscono bene e mi amano mi hanno sempre detto ( e lo so anch'io ) che io sono una persona forte, vitale, centrata...e nonostante questo negli ultimi tre anni ( da quando cioè la mia storia è finita )ho veramente rischiato di perdermi: niente mi toccava più, mi emozionava più...non la musica, l'arte, i libri, i film , tutte cose che amo tanto, non le persone, i miei simili per i quali ho sempre provato curiosità e voglia di condivisione, non gli uomini la cui spesso manifesta ammirazione nei miei confronti ho sempre trovato stimolante e lusingante...tutto mi appariva inutile, vuoto, spento...neanche l'amore, la stima, l'affetto, l'ammirazione dei miei amici e dei miei familiari che non sono mai mancati mi erano di un qualche aiuto. Nemmeno un anno di terapia...poi è arrivato lui e dopo un po' il mondo si è rovesciato: ora sono più forte, più bella, più coinvolta dalla bellezza della vita e degli esseri umani di quanto lo sia mai stata.

    E nonostante non abbia una lira e il mio futuro sia alquanto incerto ( devo affrontare una separazione giudiziale, vendere casa, traslocare...e non so quando e come tutto questo avverrà...tutto fa presupporre tempi lunghissimi quando io invece vorrei poter voltare pagina subito ), nonostante questo io mi sento come se avessi il mondo nelle mie mani...quando lo guardo i suoi occhi mi dicono: " Tu puoi tutto. Basta che tu lo voglia "...i miei amici lo adorano senza neppure averlo mai visto perchè nel giro di sei mesi mi ha trasformata dal fantasma che ero diventata alla creatura di luce che sono ora. Lui è un terapeuta fantastico. Lo sarebbe comunque. Anche se io non fossi innamorata di lui. Anche se non mi fossi accorta di attrarlo. Sono due piani diversi. Ed è bene che per il momento lo restino. Quello che avverrà dopo non lo so. Ma comunque vada lui mi ha dato gli strumenti per poter affrontare qualsiasi cosa

    :italian_flag:


  22. Che bella questa cosa che dici.

    In effetti credo anch'io che i casini pratici spesso non siano il vero problema ma funzionano da buoni e efficaci amplificatori (o "equivalenti simbolici") di casini interni nostri.

    E' evidente che se il rapporto di noi con noi stessi migliora, migliora anche la nostra capcità di attraversare le paludi degli aspetti pratici della vita.


  23. seppure non si verifica sempre, mi pare sia un fenomeno molto ricorrente, e non prende sempre le sembianze di un'infatuazione sentimentale.

    Io credo nel "potere curativo" della relazione terapeutica: proprio grazie a una qualitativamente diversa e nuova relazione con l'altro, a una diversa immagine che l'altro ci può rimandare di noi stessi, noi possiamo cominciare a vederci e sentirci in modo diverso.Per dirne una...

    PERFETTAMENTE D' ACCORDO!!! :italian_flag:


  24. Ciao Alessandro. Certo che sto vivendo la cosa con tutta me stessa: infatti sto benissimo!! Nonostante a livello pratico io abbia tutta una sere di casini non indifferente. Solo che prima non riusicivo a gestirli e stavo malissimo ( al punto tale che ho " progettato " seriamente di farla finita ), invece adesso li vivo con una leggerezza che mai avrei pensato di poter avere...e questo la dice lunga sulla sua bravura e sulle sue capacità di terapeuta!!! Davvero incontrarlo ha dato una svolta alla mia vita...avvenga quel che avvenga ne sarà valsa comunque la pena

    Notte

    :italian_flag:

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