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  1. Aver paura d'innamorarsi troppo non disarmarsi per non sciupare tutto non dire niente per non tradir la mente è un leggero dolore che però io non so più sopportare. Non farsi vivo e non telefonare parlar di tutto per non parlar d'amore cercar di farsi un po' desiderare è proprio un vero dolore Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori e non studiarsi ubriacarsi di fiducia per uscirne finalmente fuori Aver paura di confessare tutto per il pudore d'innamorarsi troppo finger che anch'io le altre donne vedo è un leggero dolor temere di mostrarsi interamente nudo e soffocare la sana gelosia e controllarsi non dirti che sei mia voler restare e invece andare via è proprio un vero dolore Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori e non studiarsi ubriacarsi di fiducia per uscirne finalmente fuori Lucio Battisti Album: Una Donna Per Amico
  2. Ciao, ti rispondo volentieri, e ti avviso intanto che è una cosa molto meno difficile di quello che sembra. L'intervento mi è durato circa mezz'ora, non di più, e mi sembra che avessero addirittura evitato l'anestesia, ma in ogni caso il dolore non è così insopportabile, è più l'impressione che suscita la cosa, e progressivamente il male si riduce a fastidio e poi il tutto si risolve. Non guardavo certo incuriosito a quello che facevano mentre intervenivano, quindi esattamente non so come proceda la cosa, ma quando ti operano, ricorrono sempre a medicazioni e bagnano le ferite, quindi anche se può un pò bruciare, è solo momentaneo, e anche se rimane un certo bruciore e sopportabile, l'abitudine fa presto a rendere non fastidiosa la cosa. Per quanto riguarda i punti, nel mio caso mi pare di ricordare addirittura che fossero fatti di un materiale bio-compatibile che si riassorbiva dopo poco tempo. O forse che l'asportazione dei punti non sia stata per niente fastidiosa. Non ricordo particolari bruciori per via della prima pipì. L'unica cosa è cercare di non muovere o spostare le medicazioni fino a che le devi tenere. Puoi far pipì quando vuoi, e anche se si sporca un pò la medicazione, non è niente di grave....del resto è un pò dura lasciare tutto puro e lindo... Il glande scoperto all'inizio rimane sensibile, ma dopo non molto tempo la pelle diventa più resistente, e non sentirai alcun fastidio a contatto con il resto. Certo, dopo l'intervento, è meglio non ammirare troppo la parte crogiolandosi per come è sistemata, è infatti gonfia e fa un pò impressione e fastidio (non dolore, certo non toccarti troppo) ma credimi, si ristabilisce tutto nell'arco di circa due settimane, e poi più lentamente puoi cominciare, non prima di un mese circa secondo me, a fare col pene quello che vuoi... Ti consiglio, ma penso te lo diranno anche gli urologi, di non avere rapporti sessuali nell'arco di un mese dopo l'intervento. I tessuti devono reintegrarsi bene del tutto. Sono andato in un ospedale a fare l'intervento, al reparto di urologia. Ciao.
  3. Ciao Froggy. Mi verrebbe da dire, un pò forse frettolosamente, che un transfert anche invalidante forse serve, proprio perchè si tocca con mano ciò che preme dentro, ci si rende conto di ciò che si vorrebbe REALMENTE comunicare, condividere con il/la psicologo/a, una volta investitogli il significato, i nostri desideri ecc...ma cercherò di leggere meglio gli interventi precedenti per capirci qualcosa di più. O forse dipende dal metodo del terapeuta...certo che se la persona da cui tu vai non è in grado di fornire una risposta utile alla comprensione di ciò che si muove dentro di te, o rigira sempre le frittate, o anzichè facilitarti nell'esplicitazione del vissuto non fa che andare in altre direzioni, allora può essere che qualcosa non funziona. Quando ho interrotto dieci anni fa quando dovevo trasferirmi, non ho particolarmente sentito la mancanza degli incontri, perchè la situazione era diventata abbastanza statica: ora, se dovessi cambiare città, andando a due ore di treno di distanza, potrei eventualmente continuare lo stesso ad andare: non lo so... Ho avuto pure io la colite alcuni mesi fa, ho dovuto un pò variare la mia dieta. Ho comunque di norma pesantezza di stomaco, mi si blocca spesso tutto lì, e tra il correre quotidiano e l'ansia, faccio fatica a limitare la cosa. Mangio di solito nervosamente, ed evito di comprare formaggi, pane, insaccati, dolci...che comunque spliluzzico a volte fuori casa, oppure uso il freezer. Dovrei prendere meno caffè, ma è dura... Non so se è così Marghe.... alla fine può essere che pur mettendo a fuoco la cosa, ciò non sia sufficiente, anzi... Forse cambiando stile di vita, o appagando i propri desideri....facile a dirsi. Mi sono sentito dire da persone un pò....così....che il mio blocco di stomaco ecc...ha a che vedere con il fatto che non riesco a mettere a fuoco problemi irrisolti: questo mi infastidisce. Forse in realtà "funzioniamo" troppo bene se il corpo ci dà così tanti segnali.... Ciao
  4. Sono qui, ciao. Non escludo di provare eventualmente con una donna, e pure di questo potrei parlare con il mio attuale terapeuta: ho scelto facendo quel che mi sentivo, da lì sono partito, poi, si vedrà... con una psicologa forse sarebbe più utile, e inevitabilmente affronterei più direttamente certe cose: mmm..... Notte, e, se posso, un abbraccio. !!!!!!!!
  5. Ciao. Confortante sapere di non essere l'unico ad avvertire il progressivo alleggerimento in denaro....grazie intanto Margherita per avermi indirizzato qui. E' la mia seconda terapia questa, iniziata da circa quattro mesi, tra poco sono a dieci sedute. La prima l'ho fatta per circa due d'anni presso un altro terapeuta, una decina di anni fa. Penso pure io, grosso modo, che un anno sia poco per un percorso terapeutico, anche se quando, come, perchè potrebbe finire, non lo so. Il mio psi mi parlava all'inizio di circa sei mesi, poi la cosa pare debba protrarsi a tempo indeterminato: la prima terapia, a circa 20 anni, l'avevo interrotta perchè stavo andandomene da casa dei miei, e dalla città dove era lo studio del primo psicologo. Adesso chi sa, potrebbe essere che analogamente la terapia prima o poi si interromperà visto che intendo cambiare lavoro e città. Lo scorso inverno ero alla ricerca appunto di un terapeuta, e uno dei primi spartiacque era il sesso: ho scelto un terapeuta maschio e non una donna. Non so se, alla luce dei miei problemi, forse andare da una psicologa mi avrebbe potuto aiutare di più. Ho anticipato quello che pensavo sarebbe potuto accadere: mi sono detto che visto che io vado a portarle tutte le schifezze che ho dentro, potrebbe essere difficile vivere una relazione terapeutica: brutalmente aggancio le mie esperienze, se così vogliamo chiamarle, di coppia, a quella che potrebbe essere la relazione terapeutica con una psicologa, e prevedendo il suo imbarazzo, disagio, o anche semplice disprezzo nonostante la comprensione, preferisco rinunciare, perchè i motivi che mi hanno spinto a ricorrere nuovamente a una terapia mi erano molto più facilmente confidabili a un uomo che a una donna. Si sarebbe potuto instaurare un transfert? Ho insomma anticipato tutto quel che non è successo, e ho scelto uno psi. Dopo circa dieci sedute, non so esattamente cosa dire circa il nostra relazione terapeutica. Ho una certa rabbia, e invidia, generalizzata verso di lui, che lui nota, che cerca di farmi dire, e che io cerco in qualche modo di esplicitargli. Dall'inizio ha insistito molto sull'importanza di instaurarsi un'alleanza, e mi ha più volte invitato a dirgli se c'era qualcosa che mi stava facendo arrabbiare, o che mi dava fastidio quando parlavo conlui. Gli dovrei dire che mi sembra un abile parolaio e imbonitore, ma questo penso sia legato a una mia diffidenza a priori. Ci stiamo lavorando su, e mi ha fatto per esempio notare alcuni miei atteggiamenti di aggressività nei suoi confronti, ovviamente senza giudicarmi per questo. Mi invita più volte a scrivere durante la settimana che passa tra una seduta e l'altra, e gli ho in questo modo riportato il mio senso di inadeguatezza verso di lui.
  6. Ok. Le vie del forum sono infinite! buona notte

  7. va bene, cercherò col tempo di andare anche un pò a ritroso nel topic, per farmi un'idea...

  8. Ok ;) Allora vieni a scrivere delle resistenze! (ce n'è una grande varietà...)

  9. Sono in cura da uno psicologo: avevo molte resistenze ad andare da una psicologa: parlare un pò anche di questo potrebbe essermi utile. Il topic mi pare sia "E se ci si innamora dello psicologo?", giusto? Anche da parte mia, scusate se abbiamo monopolizzato questo.
  10. Ciao Margherita, a parte il triplo commiato che, per quanto inconveniente da inceppamento del pc, ha dato luogo a una particolare successione di sbadigli... ritorno sul discorso che hai fatto, per quanto sia difficile mettere a fuoco le cose, ma l'ho trovato condivisibile, anch'io con i miei dubbi d'accordo... Si può forse arrivare a un punto in cui è possibile chiedere al partner un aiuto, e allora il punto sta per esempio nel come glie lo si chiede, o in cosa significa propriamente aiutare, o nel fatto di essere in grado eventualmente di rinunciare a ciò di cui si ha bisogno, perchè con il tuo peso ci sai convivere, sai stare con te stessa, sperando comunque che il supporto arrivi, perchè la richiesta è, diciamo, legittima. Inoltre il punto sta nel fatto che il partner sia la persona giusta e abbia le tue stesse aspettative, fiducia ecc... D'altronde mi pare di capire che al momento non ti si stiano presentando, come del resto succede a me, alternative allo psicologo per condividere qualcosa che ci faccia migliorare. Ho di recente conosciuto una ragazza a cui sono interessato e che mi ha fatto un discorso analogo al tuo: vedremo...faccio i miei più cari auguri anche a te. Forse, e ben venga se la terapia può servire in tal senso, si può vivere il rapporto con una coscienza per cui il rapporto può funzionare, e del resto, se il problema comunque te lo porti appresso, negarlo o scansarlo ogni volta, non facilita le cose, nemmeno per ottenere l'aiuto, perchè no, che in un modo o in un altro il partner ti può fornire. Non ho meno dubbi di quanti ne abbia tu su questo problema, ma è possibile che facendo tesoro delle esperienze, con un lavoro di analisi, e con una persona veramente interessata a te, si possa venirne fuori...senza scusarti per quello che sei, sapendosi fermare come dici tu e dicendo che in questo momento sei così e hai bisogno di aiuto.
  11. Sono molto interessanti le cose che scrivi. buona notte. una curiosità: ho esplicitato al mio terapeuta quanto mi sentissi verso di lui una palla al piede, noioso ecc...ha fatto di tutto per dissuadermi, passando a esclamazioni di estreme stima e fiducia....a volte si creano situazioni abbastanza comiche, mi viene da pensare che si arrampichi un pò come può... ma questo alla fine mi fa un pò sorridere, comunque per ora procede...
  12. Mi dispiace molto, capisco cosa significhi perdere il proprio partner in questo modo. Spero, e ti auguro tanto di vivere a pieno un giorno ciò che hai perduto, con la stessa o con un'altra persona. In bocca al lupo anche a te. Nella mia esperienza mi sono più volte ripetuto negli stessi errori: non basta esserne cosciente, anche se è un presupposto fondamentale, oltre però secondo me all'amore da parte del partner. Questa ansia di perdita, di allontanamento, o ci impedisce di esprimere il nostro amore, o porta a esplicarlo in modo ossessivo, non digeribile per il/la partner, o comunque rischia veramente di chiudere a malo modo il rapporto, ed esserne coscienti fa molto male. Penso comunque a chi, avendo questo o problemi simili, non ne è minimamente cosciente: ciò mi fa molta rabbia e non so perchè. Forse perchè capita che il partner non faccia differenza se tu ne sia cosciente o meno, ma forse questo è anche legato al fatto che non è probabilmente la persona giusta, la quale invece anche se il rapporto si interrompe, potrebbe comunque credere nelle possibilità di un miglioramento, anche se ci vuole tempo, anni. Comunque prima di tutto bisogna essere per primi noi ad essere fiduciosi nella nostra capacità di migliorare. Se dipendesse da quel che pensa l'altro, e a me è successo anche questo, non varrebbe la pena affannarsi tanto. Penso anche che quando il rapporto deve ancora cominciare, questa ansia di perdita rischia anche di impedire la conoscenza del partner. C'è rimedio: e la gratificazione è quasi inesprimibile.
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