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federicaWEB

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  1. io credo che sia normale cercare risposte che da soli sembra non riusciamo a trovare... capita a tutti. però è anche vero che molto spesso le risposte che ci vengono date "non ci vanno mai bene" perchè non sono le nostre! è un cane che si morde la coda ma la verità forse è una sola... arriveremo a quelle risposte da soli e solo quelle che vengono da noi ci soddisferanno. certo, ci vuole taaaaaaante pazienza!
  2. io credo che a volte la seduta inizi ancor prima di varcare quella stanza... a me per lo meno succede così. mentre guido e vado alla seduta... mentre aspetto che mi chiami... la mia mente inizia ad aprirsi a tutto un mondo legato a quella situazione e quindi anche allo psicoterapeuta. per quetso credo che snoopy, il tuo guardare la psicoterapeuta in modo particolare sia già terapia... il tuo essere affascinato da lei... sono tutte cose non legate alla persona di per sè ma al ruolo che prende per te... e quindi allo specchio... a quello che tu ci proietti dentro... io nell'ultima seduta, parlando della fine della psicoterapia, ho espresso l'idea che "manchi qualcosa"... un legame più istintivo con lui, di affetto, bene... in realtà ripensandoci credo che quel legame manchi con me stessa, con le parti più "sanguigne" e istintive di me... lo psicoterapeuta secondo me è colui che ci permette di vivere emozioni altrimenti difficili traslandole su di lui... un po' come nei sogni quando magari compare una persona che somiglia ad un'altra per permetterci di accettare certe cose altrimenti difficili. si tratta comunque di difese assolutamente funzionali alla crescita della propria consapevolezza. che ne dite?
  3. salve... ho trovato ora questo topic. io sono in terapia psicoanalitica junghiana da 6 anni e ultimamente, dopo aver affrontato un paio d'anni davvero duri, mi sento molto più sicura delle mie risorse. un paio di sedute fa avevo un forte mal di testa e stavo per on andare in seduta ma poi sono andata e ho pensato "vabbè, caso mai faccio un saluto, pago e vengo via". questo pensiero secondo me ha un significato più profondo, che ancora non ho ben chiaro. ieri, nuova seduta. e mentre andavo, in auto, ho iniziato a pensare al fatto che ho ancora momenti di tristezza, non facili, dubbi, incertezze su come voglio improntare la mia vita, sulle relazioni interpersonali che coltivo... insomma mi sembra di avere un percorso ancora lungo da fare ma un percorso che ora può essere anche fatto da sola. sono sicura che avrò di nuovo momenti di dolore e difficili ma inizio a penare di avere le risorse per affrontarli. le risposte sono tutte dentro di me e la psicoterapia, il rapporto con il mio psicoterapeuta, mi ha dato un dono enorme: la capacità di ascoltarmi, accogliere e amare tutto ciò che viene da me stessa. ieri gliene ho parlato durante la seduta... l'ho sentito come una cosa molto naturale. una maturazione in corso. ecco, mi vedo ad un bivio... lui si fermerà e mi saluterà con la mano... e io gli dirò un semplice CIAO per continuare a camminare da sola. certo quella di ieri non è stata l'ultima seduta e nemmeno lo sarà la prox. magari ci vorrà un altro anno... non lo so. però ora so che non ho più l'angoscia che non finirà mai o che ho bisogno che finisca... al contrario sento profondamente che sarà un processo naturale e con serenità lascerò che si evolva con naturalezza. non so se è così che deve terminare una psicoterapia ma sento che la mia finirà così... quando sarà matura per finire.
  4. certo... ogni rapporto terapeutico è fatto di empatia ma anche di rabbia, incomprensione, distanza... tutte cose che aiutano ad avvicinarci a noi stessi. non so quante volte sono uscita da quella stanza pensando che il mio psicoterapeuta mi aveva dato poco... che non mi era stato d'aiuto... che non aveva capito le mie parole... e forse a volte è stato davvero così, in fondo è una persona diversa da me e anche questo va accettato... la profonda solitudine che c'è dentro ognuno d noi, perchè al di là di tutto siamo talmente unici che ognuno è solo con la sua unicità. quello che intendo con empatia non è solo sentirlo vicino nel dolore quando lo provavo... ma anche capacità di stare lì ad ascoltare senza dare giudizi o consigli convinto di saperne più di me... al contrario... lui è solo stato accanto a me in questo percorso così speciale e travagliato ma anche così sorprendente.
  5. certo... per loro è una professione. però io sono anche convinta che tra gli altri strumenti che utilizzano ci siano anche le loro emozioni. e ricordiamoci sempre che un bravo psicoterapeuta ha fatto a suo tempo una psicoterapia personale che sta alla base secondo me di ogni possibilità di evitare implicazioni emotive non controllate. poi credo che questi siano discorsi cmq molto complessi su cui studiosi hanno scritto libri e libri....
  6. concordo assolutamente... anch'io credo molto più nelle capacità dello psicoterapeuta rispetto a credere che ci sia un orientamento psicoanalitico migliore rispetto ad un altro... è la relazione o come la chiamano "alleanza psicoterapeutica" che fa il successo di una psicoterapia... quel legame profondo e empatico che dovrebbe forse essere alla base di ogni vita... dalla nascita fino al raggiungimento dell'età adulta e che però forse è una rarità più che la norma.
  7. le risposte del tipo "a lei cosa cambia saperlo..." oggi le prendo in modo molto diverso rispetto ad anni fa. per come la vedo io non è un modo degli psicoterapeuti di svicolare la domanda (sono sicura che ce l'avrebbero una risposta) e nemmeno vogliono sminuire la domanda... al contrario!!! la psicoterapia è secondo me uno "spazio mentale" aperto alla conoscenza di noi stessi. è molto più importante capire cosa ci spinge a fare certe domande che avere le risposte. Riflettete, quante volte fate una domanda ma poi la risposta, qualsiasi risposta, vi lascia insoddisfatti? La vera risposta ai nostri dubbi, alle cose che cerchiamo è dentro di noi e molto spesso, almeno a me è succesos così, è già dentro la domanda. Un esempio che mi riguarda, così magari sono più chiara. Io qualche mese fa ho iniziato a sentire il desiderio di avere un figlio. Beh, la mia grossa paura era di non sentirmi all'altezza (per motivi complessi che ora non sto qui a spiegare). Ero terrorizzata all'idea di chiedere al mio psicoterapeuta se secondo lui ero pronta... temevo uno sguardo di disapprovazione. Poi gliene ho parlato ed è stato chiaro che quello che temevo era una parte di me che mi metteva in discussione... io semplicemente la proiettavo su di lui... poi un giorno sono riuscita a dire "nonostante tutti i dubbi io lo voglio lo stesso un figlio" e lui ha solo sottolineato quanto quell'afferamzione fosse importante. Quel "lo voglio lo stesso" vuol dire accettare le mancanze, le debolezze, le paure, le incertezze e aprirsi alla vita. Ma è chiaro che la risposta alla domanda da cui ero partita era solo dentro di me e se lui mi avesse detto "sì, lei è pronta per un figlio" non avrei mai sentito questa cosa profondamente mia come la sento adesso. insomma... ho scritto tanto ma volevo provare a spiegare cosa sento io ogni volta che la risposta alle domande che mi pongo lascio che venga da me... certo ci vuole più tempo e pazienza nell'attesa... però poi mi sento più integra e una cosa sola con me stessa.
  8. digi... quello che scrivi è molto bello... non ti fermi mai alla prima impressione, scavi dentro di te, cerchi di capire... disposta anche ad affrontare il dolore... secondo me questa lontananza dalla tua terapeuta ti sta facendo molto bene... certo è dolorosa (e il dolore è sempre così profondamente personale e difficile) ma sta davvero dando grandi frutti!!!
  9. probabilmente l'approccio analitico è molto diverso da altri. per me il mio psicoterapeuta è una certezza, è uno spazio fisico e mentale di ascolto, non una vera persona nella mia vita... è difficile da spiegare. certo... quando stavo molto male pensavo continuamente a lui e al fatto che solo lui poteva capire quello che provavo, lo vedevo come la mia ancora di salvezza... ma non ho mai pensato che potesse entrare nella mia vita reale, quella esterna... lui era protagonista e fondamentale del mio spazio interno, dei miei pensieri, delle mie riflessioni. quando si muove per accompagnarmi alla porta lo trovo anche goffo... non è lui che mi porta in quella stanza ma l'atmosfera di accoglienza che lì respiro. certo è lui che la determina ma sono convinta che quella capacità di ascolto appartenga anche a molte altre persone. è un vero attegiamento verso la vita che lui mi ha dato modo di conoscere. non ho mai pensato che potesse diventare qualcosa di più del mio psicoterapeuta. non vorrei averlo accanto nella mia vita di tutti i giorni. quello che mi porterò per sempre dentro non è lui come persona... non so assolutamente chi sia, cosa ama, che passioni ha... mi porterò per sempre dentro quel modo di guardare, quel modo di ascoltare, di essere privo di giudizi e tutto questo potrò usarlo con me stessa per imparare ad accettare tutte le parti di me, anche quelle che non mi piacciono... ecco è questo che sarà mio per sempre e nessuno potrà più togliermelo e vale molto di più di qualche minuto di chiaccherata a prendere un caffè... resta dentro come una risorsa inesauribile.
  10. a me è successo di incontrarlo una sera nel centro della mia città e credo fosse con la moglie... l'ho volutamente evitato. sarebbe stato imbarazzante ma al max gli avrei detto un semplice "buonasera". devo dire la verità... non mi interessa affatto incontrarlo fuori dal setting. lui lì per me ha un valore, al di fuori no. è difficile da spiegare ma è come se per me esistesse solo lì dentro. pensate che mio marito più volte mi ha chiesto di far caso se ha la fede per vedere se è sposato... io penso sì, la prox volta ci faccio caso ma poi mi passa, c'è sempre qualcosa di più importante per me quando sono lì. non gli ho mai chiesto nè se ha figli nè quanti anni ha. eppure è forse la persona che ha cambiato più profondamente la ma vita. ma più che lui quello che il nostro rapporto in quella stanza mi sta regalando... la capacità di ascoltare, accettare, mettere da parte i giudizi, aprirmi a pensieri profondamente nuovi, al dolore, alla tristezza e alla paura così come alla vita. proprio ieri dopo una seduta ho sentito profondamente che più di ogni altra cosa quello che "cura" il mio dolore non è quello che dico o analizzo lì dentro, ma la grande opportunità che lì dentro ho trovato di ascoltarmi, di usare l'altro per capirmi e di riscoprire il desiderio di conoscermi. questo vale solo lì dentro perchè siamo io e lui, due persone, il silenzio, empatia e ascolto... fuori nessuna di queste condizioni potrebbe ripetersi e lo spazio dell'ascolto sarebbe impossibile.
  11. io ho avuto un'esperienza di abbandono a 5 anni molto difficile. i miei genitori sono andati via con mia sorella (causa morte di mio nonno) per 4/5 giorni e io sono rimasta da amici. erano a 500 km da me e io ho sofferto davvero tanto. il vero trauma però non è stato quello... all'inizio pensavo fosse stato così, ora capisco invece che c'era già qualcosa prima. il fatto è che io, al telefono con mia mamma, non sono riuscita a dire che mi mancava e che volevo tornassero a prendermi... un bambino che si sente sicuro dell'amore dei propri genitori non ha paura di chiedere, di mostrare i suoi bisogni. io temevo che chiedendo aiuto non mi avrebbero più voluto bene perchè non ero abbastanza brava... lì sta la vera base di sicurezza che manca, nel non sentirsi accettati per come si è. l'abbandono secondo me non è un singolo episodio ma un attegiamento continuo di abbandono del bambino alle proprie emozioni per lui difficili da gestire. nellìaccettare solo le emozini positive e rigettare quelle non belle... e il bambino lo sente, si isola con quelle emozioni così difficili da gestire ed è lì che si sente abbandonato!
  12. una cosa davvero similissima l'ho vissuta un annetto fa... quando il dolore ti attraversa profondamente ti sembra di non avere più energie, che lui prenderà la meglio, che non ce la farai... ma non è così! io mi svegliavo praticamente ogni mattina piangendo e piangevo con la bambina che sono stata. e quel dolore è venuto fuori dopo tanta tanta rabbia. ma ti assicuro che anche questa è una fase che evolve... ogni stato d'animo evolve. dopo quel periodo così buio piano piano sono riemersa e "aver fatto pulizia" vivendo quel dolore mi ha dato la possibilità di avere molto più spazio per iniziare a creare qualcosa di profondamente mio. il cammino è personale e ognuno ha il suo dolore però posso dirti che le cose cambiano sempre, non restano mai uguali a se stesse...
  13. concordo assolutamente! il mio psicoterapeuta è uno psichiatra e ho scoperto solo dopo che chi fa medicina ed è psichiatra può esercitare senza aver mai fatto psicoterapia e nemmeno una scuola di psicoterapia... quando l'ho saputo l'ho messo molto in discussione. Lui però mi ha detto che ha fatto psicoterapia a lungo indipendentemente e che sta facendo la scuola. Ma al di là degli studi io SENTO che lui è capace di ascolto, di empatia e ho sentito in molte occasioni che lui riusciva a capire quello che provavo come nessun altro nella mia vita. Questo conti più di mille titoli o per lo meno conta per me.
  14. beh... sono daccordo sul fatto che ci possono essere terapeuti non preparati ma appunto ci sono anche ingegneri o architetti o idraulici che non lo sono. comunque non credere che il percorso di studi sia così semplice. ho un amico che dopo i 5 anni di laurea ha dovuto fare il tirocinio e poi l'esame di stato e ora deve iscriversi ad una scuola di psicoterapia. è una persona in gamba e con grosse capacità, eppure ha dovuto sudare molto per andare avanti... e le crocette non bastano di certo! forse l'unica cosa che veramente richiederei ad uno psicoterapeuta è la psicoterapia personale che, se segui il percorso psicologia-esame-scuola psicoterapia (quelle più serie) è obbligatoria ma se ti laurei in psichiatria (medicina) non lo è. e allora perchè gli psicoterapeuti hanno la fama di essere spillasoldi? secondo me perchè il percorso psicoterapeutico è difficile e impervio. sono due persone che devono trovare un legame e pensate solo a quanti matrimoni finiscono!!! figuriamoci in un rapporto dove: - uno paga e l'altro sta lì ad ascoltare - uno vive la sia vita bene e l'altro soffre ogni giorno - il paziente ha una storia di mancanza di ascolto e probabilmente poca fiducia nell'"altro" Si mettono in gioco emozioni profonde e difese enormi... insomma, è chiaro che un paziente deluso (perchè comprensibilmente dopo 3 anni soffre ancora mentre sperava che in pochi mesi avrebbe risolto tutto) è più che normale. Non è che voglio difendere gli psicoterapeuti ad oltranza ma voi ci stareste 5-6 ore al giorno ad ascoltare e condividere il dolore di persone che vedono in voi la salvezza? Io no!!! E nemmeno per 5.000 euro al mese!!! ;-)
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