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darknight

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  1. infatti la cosa che più mi dispiace è proprio che questa sua insicurezza lo porti a dire che se ho altri confidenti vuol dire che non mi fido di lui e quindi lui non si può fidare di me... mi dispiace perché io nell'ultimo anno ho avuto una specie di scatto, uno di quei momenti della vita in cui improvvisamente metti meglio a fuoco quello che sei e quello che vuoi, e sarebbe bello poter far crescere insieme il nostro rapporto... mentre lui in questa mia crescita, che mi ha portato serenità, accettazione di me e in modo naturale, anche alla vicinanza di altre persone (perché quando stai bene, le persone ti si avvicinano, e sei nella giusta condizione per farle avvicinare), vede una minaccia, un allontanamento, quasi un tradimento del nostro rapporto che non è più "esclusivo". io non devo insegnargli come vivere, secondo me trovando altre persone fidate starebbe meglio, ma se a lui va bene anche così, non sarò certo io a criticarlo; però deve capire che il suo modo di vivere a me va stretto, che io affronto la mia insicurezza e la scarsa stima che ho di me stessa circondandomi di persone che amo, che mi amano, e che mi dimostrano con il loro affetto che sono una persona a cui vale la pena di voler bene (cosa che nei mometni più neri di tristezza, a volte, metto in dubbio). non riesco a mettere la mia felicità nelle mani di una sola persona, è troppo pericoloso... e carica quella persona di una responsabilità ingiusta. poi come dici tu, io cerco un rapporto sano e che mi faccia stare bene... non una persona con cui dormire e con cui passare le ferie. purtroppo quello che ho capito in questi ultimi mesi è che nel nostro rapporto la comunicazione è carente, e se vogliamo portarlo avanti, per me è necessario lavorarci su...
  2. ti riporto le frasi che ho sentito più vere.... mi hai tolto le parole di bocca! "tenersi le cose per se' aiuta a vivere meglio, perche' meno la gente ha spunti per parlare e meno problemi possono esserci" ecco questa è proprio la sua filosofia, ovvero spesso nelle discussioni mi è capitato di sentirmi dire "non avresti dovuto dire questo o quello, perché fornisci appigli alle persone per attaccarti etc"... questo può essere vero con i conoscenti, ma non certo con amici e familiari! (nota bene che io non ho molti amici che considero tali, li conto sulle dita di una mano, ma di quei pochi mi fido in maniera cieca ovvero, per me è una certezza che non mi dovrò mai difendere da loro, e che non mi farebbero mai del male volontariamente o con intento cattivo; per cui il problema dell'appiglio non si pone, perché una persona che per me è amica non cercherà mai appigli ai miei danni!). questo stare continuamente sulla difensiva mi stanca un sacco, perché non è il modo di vivere e di stare al mondo, io sono riservata con la maggior parte delle persone, ma ho quelle 3-4 persone del mio cuore con cui sono completamente a mio agio e mi spoglio di tutte le maschere... anche con lui sono così, ma lui vorrebbe che lo fossi SOLO con lui e non mi sta bene! "spesso la gente dimentica che noi non siamo loro e che quindi quello che a loro sembra ottima come soluzione, per noi e' molto difficile da mettere in pratica, e quindi quel metodo non puo' funzionare in quei casi." ecco questo è l'altro grosso scoglio: soprattutto lui ha un carattere molto esuberante e quindi è sempre convinto che la sua ottima soluzione sia la migliore di tutte, e non esita a fartelo notare ("non dovevi fare così, ma piuttosto così"; "in questa circostanza dovresti fare così e così" etc), e quindi oltre al giudizio c'è anche questa tendenza a "organizzarmi le giornate" che proprio mi va stretta, infatti ci scontriamo spesso (io non sono nemmeno un bel caratterino... manco i miei mi dicevano cosa dovevo fare, figurati se me lo deve insegnare lui!) "ma ci sono anche altre persone che non diresti mai che sono insicuri in apparenza, ma che guardandoli attentamente nei loro molteplici atteggiamenti o discorsi, lasciano intendere di avere una grande paura dentro di loro riguardo a qualcosa" lui è una di queste persone! io sono una del primo tipo, ovvero, un po' timida (anche se ora da adulta sono diciamo "sbocciata" come personalità e infatti ho molti meno problemi a fare amicizia e relazionarmi con le persone), sempre a mettere in dubbio i sentimenti degli altri x me, ma non per cose loro, ma perché metto in dubbio il mio valore come persona, se una persona mi doveva chiamare e non lo fa, istinto mi fa pensare "ho forse detto qualcosa che non dovevo?" perché appunto, la mia autostima sta crescendo da grande ma da piccola faceva schifo (per cause familiari che non sto a descrivere); lui invece sembra solare, esuberante, al centro del palcoscenico ma a ben guardare, è insicuro eccome; se lo critichi o lo prendi in giro, pensa subito che tu lo stia attaccando sul piano personale e si difende come se dovesse difendersi dall'attacco di pearl harbour, e questo fa male al dialogo di coppia, perché finisce che io ingoio tutto per paura di sollevare sempre discussioni infinite.... in realtà basterebbe semplicemente che lui mi ascoltasse, frenando la sua tendenza a dovermi risolvere i problemi a modo suo, lasciandomi invece il tempo e l'opportuinità di fare, sbagliare, e imparare, perchè io mi confidassi più con lui che con gli amici... perché alla fine mi piacerebbe avere questo tipo di dialogo che invece nel nostro rapporto è un po' "zoppo"
  3. cosa lo abbia portato a doversi difendere non lo so sinceramente, è capitato di parlarne a più riprese e quello che traspare è proprio che lui pensa che sia giusto così, ovvero non sente il bisogno di avere un confidente di qualsiasi genere che non sia il partner (non so come abbia fatto nei momenti in cui non aveva una fidanzata!), in realtà non ama molto parlare dei problemi in generale, le parole gliele devi cavare di bocca... mentre io non sono così, amo parlare, discutere, analizzare... son proprio fatta così. e siccome lui non ama parlare, e oltretutto quando lo facciamo spesso da i suoi consigli in maniera un po' aggressiva quindi mi sembra che più che consigliarmi, voglia giudicarmi o comunque spiegarmi lui come dovrei fare le cose perché io non sono capace, finisce che io ho bisogno fisiologico di sfogarmi con le amiche... perché a volte uno ha voglia di sfogarsi e basta, senza che tutte le volte arrivi la paternale su avresti dovuto dire, avresti dovuto fare.... anche a me dispiace per lui che sia così, sia perché vive isolato, sia perché si attacca così morbosamente a me, un po' come il primogenito geloso quando nasce il secondo figlio... sia perché tanto non potrà MAI avere tutto sotto controllo quindi è destinato a soffrire, essere ferito etc etc
  4. vorrei tanto capire anche io meglio i suoi motivi, anche se temo di conoscerli già... semplicemente abbiamo un'idea del rapporto di coppia che non coincide. per lui non esiste avere confidenti all'esterno, qualsiasi problema o questione riguardante noi due (in singolo o in coppia) deve restare all'interno, io non dovrei confidarmi con chicchessia, se ho un problema devo parlarne solo con lui, se ho un dubbio, una paura, un malumore non devo dirlo a nessuno che non sia lui, altrimenti la gente cosa penserà di lui etc etc. la cosa che mi disturba oltre a questa mania di controllo è il fatto che dia per scontato che se parlo di lui, di noi con qualcuno, lo faccia per denigrarlo o comunque parlare male di lui; non capisce che se mai lo faccio, è magari per avere una prospettiva diversa del problema, per capire se sto prendendo le cose da un'angolazione sbagliata...quindi con l'intento opposto a quello che dice lui. se una cosa non la puoi risolvere, è inutile parlarne con chiunque! quindi quando lui parla di segreti si riferisce a questo: chissà cosa vai a raccontare di me ai tuoi amici/amiche e invece a me le loro confidenze non le racconti... ho sentito frasi del tipo "vorrei sapere cosa dici a tizio e caio quando parlate, se non hai niente da nascondere dimmi cosa ti raccontano etc etc"... boh non so cosa pensare...
  5. buongiorno a tutti, vorrei descrivere un comportamento del mo compagno che sta mandando in crisi me, e di conseguenza la nostra coppia... ovvero... fin dove arriva la condivisione in una coppia, si deve spingere fino alle confidenze degli amici oppure esistono spazi di privacy che vanno rispettati? nel dettaglio, la questione di oggi (ma si è riproposta più volte nel corso degli anni, e quindi mi sta facendo riflettere su questo lato per me poco piacevole del suo carattere) è... una mia amica mi parla di un amico comune con cui deve vedersi in questi giorni; lui mi sta stressando perché vuole sapere lei cosa mi ha detto ma io, anche conoscendo il soggetto (una persona estremamente riservata) gli ho detto "non ti dico quello che mi ha detto una mia amica in confidenza, chiedi semmai al tuo amico o direttamente a lei, se muori dalla curiosità". lui si è offeso a morte, sostenendo che fra noi non ci dovrebbero essere segreti, e questo mio comportamento vuol dire che di lui non mi fido.... ma dico io.... di quali segreti sta parlando??? ovvio che non ci sono segreti fra noi in quello che riguarda noi, ma qui si parla di altre persone... delle confidenze di altre persone.... a me sembra una cosa fuori dal mondo che se la prenda per questo. io non mi permetterei MAI di chiedergli di raccontarmi le confidenze fatte a lui da un'altra persona.... sono strana io??? datemi qualche parere!
  6. ho evidenziato le parti che più mi hanno colpito... perché mi aiutano a convincermi che non sono io, quella sbagliata. nel mio caso, oltre al fatto che ho ricevuto meno "considerazione" perché ero forte e sapevo cavarmela, si è aggiunta anche la beffa che, quando mi sono lamentata di questa differenza di tratatamento, la risposta è stata "è colpa tua che vuoi fare tutto da sola"... quindi anche per me, mai una volta che il mio essere indipendente sia stao elogiato, o almeno, mai in rapporto all'essere "dipendente" di mio fratello. perché lui, bisognoso, è stato quello che le ha permesso di mettere in pratica la maternità come lei voleva, io non ero come si aspettava e non sapeva cosa fare...quindi mi ha messo lì, senza farsi troppe domande su cosa pensassi. la cosa peggiore è che per buona parte della mia vita ho inseguito il suo affetto e la sua attenzione, senza riuscire mai a fare la cosa giusta... anche a me mia madre dice "vedrai quando sarai madre" e io (che ancora non lo sono) penso solo che quando sarò madre, capirò ancora meglio il male che mi ha fatto, sentirmi "esclusa" dall'affetto dei genitori. la cosa strana è che sono sempre stata io schiva nei suoi confronti, quando lei invece, in vecchiaia, mi vorrebbe più affettuosa...e mi sono chiesta spesso "cavolo, ma perché deve sembrarmi così forzato abbracciare la mia mamma?" solo che ripensandoci, nemmeno io ricordo gesti affettivi palesi, come abbracci, baci, carezze, almeno da piccola... credo che questa cosa mi abbia segnato molto...
  7. il problema non è vivere da soli in generale, ma capire di essere soli rispetto alla famiglia; ci sono momenti in cui mi sento come un ubriaco in mezzo alla strada, che non riesce a seguire la linea di mezzeria. e qualcuno (i miei per primi) mi potrebbe dire che è una scelta mia, che questa lontananza è una cosa che mi sono autoinflitta... fisicamente è così, ma solo perché ho visto chiaramente che sono sempre stati distanti, anche quando ero in casa loro. ho amici, amiche che si sentono perfettamente a loro agio con la propria famiglia, al sicuro: io mi sono sempre sentita come se camminassi sulle uova... mai del tutto rilassata. come se dovessi sempre controllare quello che facevo e dicevo, per cercare di essere all'altezza. e non è che me lo chiedessero, non a parole: ma vedevo come guardavano mio fratello, e volevo che fosse così anche per me. ora mi sento terribilmente spaesata, e stranita, ma anche più libera...i colori della vita sono quelli autentici, e non quelli dello spot del mulino bianco che dovevo sempre far finta di vedere.
  8. fatti forza, devi sempre pensare che se sono in questa situazione, è responsabilità loro, e non tua! questo è quello che mi ripeto io ogni volta che mia madre prova a tornare all'attacco piagniucolando circa il mio allontanamento e quanto sono cattiva a tenerla alla larga dalla mia vita... il senso di colpa mi stringe lo stomaco ma poi faccio un bel respiro, e penso "questa è una conseguenza delle sue azioni. non saremmo a questo punto se non si fosse comportata così. deve accettare quello che ne consegue, cioè la mia lontananza" anche a me non fa piacere pensare ai miei tristi e addolorati dal mio allontanamento, ma non posso fare diversamente: è il mio amor proprio che me lo chiede. vogliono fare come dicono loro? bene, ma devono sapere che anche io sono capace di tenere una posizione, anche se si tratta di loro. secondo me è questo che per i genitori è dura da digerire, il fatto che tu possa anche fare a meno di loro... non ti credono capace finché non lo fai... e a volte neanche in quel caso un abbraccio a te e alla tua famiglia, per fortuna abbiamo al nostro fianco persone molto valide!
  9. ti sono vicina, è una nuova tradizione, una tua tradizione, che inizi nella TUA famiglia... anche per me è stato strano lo scorso anno non vedere i miei per Natale. mi sentivo un po' estraniata, come se non potessi vivere bene lo spirito delle festività per via di questa situazione... quest'anno mi sono detta "ma chi l'ha detto che devi per forza stare con i tuoi familiari per natale? io voglio una tradizione diversa per me" infatti penso che ce ne andremo, il mio compagno e io, in vacanza, dal 24 al 2 gennaio, e tanti saluti a tutti... mi godrò in questi giorni i miei amici e la famiglia del mio lui, e poi.... ci si rivede l'anno prossimo :-) non cedere mai al senso di colpa, come se non avessi diritto a stare bene perché con loro non sei in buoni rapporti, come se non dovessi essere felice perché non stai facendo il "bravo bambino"... per me è stata (è tuttora, talvolta) molto dura uscire da questo condizionamento...ma un passo dopo l'altro ce la possiamo fare! poi tu hai tuo figlio, che rende sicuramente tutto più facile!
  10. no, tranquillo, non sei frainteso, alla fine conforta anche me sapere di non essere la sola, aiuta ad accettare il fatto che non siamo noi figli cattivi e ingrati, ma c'è qualcosa di sbagliato nel comportamento dei genitori... purtroppo si sceglie di fare dei figli (almeno in linea di massima) ma non di nascere, i genitori (specie quelli di una certa età) si sentono in dovere di esigere una quantità di cose dai figli dicendo "abbiamo fatto tanti sacrifici per te" ma alla fine, i sacrifici li hai accettati quando hai deciso di fare un figlio... fanno parte dei doveri di un genitore... brutto a dirsi, ma a un genitore, un figlio non deve niente, per diritto stabilito. invece i genitori (almeno i miei, perché ad esempio, i miei suoceri sono molto diversi) si aspettano eterna fedeltà, diciamo, nonostante tutti gli errori che possano fare. quante volte mi sono sentita dire "potremmo aver sbagliato senza volerlo, ma alla fine siamo i tuoi genitori" come se questo li ponesse al di sopra della possibilità di allontanarli da me. e invece non è così... io sto male quando penso al mio inesistente rapporto con loro; soprattutto mi fa rabbia che con mio fratello, invece, siano e siano sempre stati così diversi. ma non posso farci nulla per questo, e allora, prendo in mano me stessa e mi pongo a distanza, in modo da difendermi "fisicamente" dal male che mi fanno. è straziante doverlo fare: per questo capisco in pieno il tuo stato d'animo... e non sei sbagliato. è la vita che va così, per tante tante persone, solo che non tutte (anzi quasi nessuno direi) ha il coraggio che abbiamo avuto noi, e quindi si perpetuano relazioni familiari malate, in cui si deve fare quello che non si vorrebbe perché sennò quello si offende...etc etc etc
  11. solo una cosa ancora, per sorridere un po': guarda che io l'ho visto, il mulino bianco; era un vero vecchio multino nelle campagne toscane non lontano da casa mia. vuoi sapere cosa ho visto? davanti, tutto bianco, bello e risistemato.... dietro, c'era ancora il castro del maiale! e ho detto tutto !!! (con rispetto parlando per il maiale....) :-)
  12. anche su questo mi sento molto vicina a te: anch'io ho pensato di essere passata dalla sudditanza nei confronti dei genitori, a quella nei confronti del compagno; ho pensato "ora è lui che mi sta ricattando? sto allontanandomi da loro per non perdere lui?" ... ma alla fine, nemmeno io accetto il loro atteggiamento di dover a tutti i costi "patronizzarmi" perché "tu non hai figli, non puoi capire, quando sarai mamma la penserai come me"... rifiutandosi di mettersi in discussione nelle cose fondamentali. tua moglie ha il grande merito di averi dato la spinta decisiva a prendere coscienza di una situazione che già di suo non era salutare (cioè il tuo essere accondiscendente e non dire mai di no), non certo la colpa di volerti manipolare...
  13. in queste tue parole rivivo in sintesi la mia vita degli ultimi anni... noi non abbiamo ancora un figlio (per fortuna, non oso immaginare a che punto saremmo arrivati in quel caso: per fortuna sono scoppiata prima). i problemi con i miei sono legati a problemi di ricatti morali (a parole, mi adorano, ma c'era sempre una parolina detta o non detta, un sospiro, un'espressione, che mi faceva sentire inadeguata o in colpa per le scelte che facevo che non erano quelle che si aspettavano) e di disparità fra fratelli (perché invece le scelte di mio fratello, quelle sì, erano sempre giuste; se facevano qualche favore a lui e non a me, non era vero, o, se messi di fronte all'evidenza, era perché io mi pongo nel modo sbagliato e quindi ottengo meno da loro)... in questo tunnel è entrato anche il mio rapporto di coppia (io e il mio compagno stiamo insieme ormai da sei anni), in quanto le disparita si sono assai divaricate quando siamo entrati nel "gioco delle coppie": ovviamente, coppia di mio fratello, quella perfetta, ideale, casa e chiesa e fai contenta mamma a ogni costo (tipo un we sì e uno no a casa loro perché non hanno, probabilmente, di meglio da fare???), palesemente favorita in ogni modo anche e soprattutto economicamente; come se loro, fossero una famiglia vera mentre noi, che pure viviamo insieme eh, però essendo più "giramondo", siamo visti come "fidanzatini" (nonostante più che trentenni). non sto a riportare tutta la storia: alla fine, dopo anni di tira e molla strazianti, dove cercavo di fare l'elastico fra lui, che non ne voleva più sapere , e i miei, che facevano le tragedie perché a detta loro, non stavo dalla loro parte, mi sono strappata: e inevitabilmente, sono rimasta attaccata dalla parte di lui, del mio presente e futuro. mi rivedo in tutto quello che hai scritto: nella mancanza di maturità che mi ha portato a tardare nel prendere coscienza che il centro del mio mondo ora è il mio compagno e non i miei, nel raccogliere i cocci della mia vita coniugale che è ancora sotto perenne stress per questo motivo (non possiamo parlare dell'argomento senza che le cose si facciano molto molto tese), nel dispiacere per aver troncato il rapporto con i miei, che non avendomi mai visto dire di no, sono ancora sotto choc, e rifiutano l'evidenza. pensa che mia madre, dopo che sono volate veramente parole grosse, tanto che non li vedo da più di un mese, comunque una volta alla settimana mi chiama così "per chiacchierare": non si rende conto di quanto si sia deteriorato il mio rapporto con lei. e a me dispiace pensarli lì, dispiaciuti, e dispiace non poter avere un rapporto sereno e disteso con loro, ma proprio, non è il caso: parlare con loro è come ascoltare un disco rotto. ti capisco, soprattutto capisco il tuo malessere che si sente nel dover rinunciare alla vicinanza dei tuoi: troppo spesso ci si lamenta dei suoceri, ma dover rinunciare ai genitori è veramente dura. purtroppo a volte è necesario per mantenere sana la propria famiglia, e se è così, ingoia l'irrazionale senso di colpa, e guarda avanti! un abbraccio
  14. la casa paterna fisicamente l'ho lasciata da un pezzo (dai 19 anni, università fuori sede e poi sono sempre rimasta per conto mio) ma psicologicamente...beh, la cosa più dura è stata capire e accettare che, nonostante facessi quella matura ed emancipata, in realtà dentro il cervello abitavo dentro a casa loro e alle loro regole! guarda, è stata veramente dura. ma la vita ha assunto colori inimmaginabili!
  15. caro Giacobbe, io ho rotto con i miei genitori a 33 anni per lo stesso motivo. in casa non mi è stato mai fatto mancare nulla, ma mio fratello è sempre stato visto come più bisognoso. lui ha un carattere diverso, si dispera di fronte alla sola ipotesi di dover affrontare un probolema, e i miei si fanno in quattro (materialmente e economicamente) per risolverglielo senza che lui nemmeno provi a fare da se. io piuttosto che chiedere aiuto, potrei morire di fame...per fare un esempio. così, nel tempo si sono accumulate differenze, da loro sempre negate dietro un "ma se tu lo avessi chiesto, lo avremmo fatto anche per te, è che a te piace fare da sola" quindi in pratica la colpa era mia che non chiedevo. in tutto questo il comportamento di mio fratello, incapace di pulirsi il naso se non lo aiutava mamma, è sempre stato elogiato, a scapito mio che, per voler essere indipendente, ero quella che faceva dispiacere ai miei, perché non erano partecipi della mia vita. (quindi cornuta e mazziata!) curioso come alla fine, anche i miei abbiano detto "tu sei solo gelosa di tuo fratello" quindi di nuovo pur di non ammettere che anche avendo buone intenzioni, HANNO SBAGLIATO a fare quello che hanno fatto (e stanno continuando a fare), danno la colpa a me. io la valigia e la porta, le ho prese da sola. penso che, per quanto faccia male, sia l'unica soluzione possibile. magari la tua amica, essendo ancora adolescente, può ancora farcela a fare cambiare prospettiva ai suoi...
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