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    L'arte, le persone, la natura, leggere, scrivere, dimenticare cosa mi piace e riscoprirlo di nuovo.
  1. L'ho comprato attratto in maniera irresistibile da titolo ed argomento. Non vedo l'ora di iniziarlo.
  2. Conoscendo solo parzialmente la storia (ovvero solo il tuo punto di vista, eheheheheh) posso soltanto stare sul generico. I genitori sono sempre protettivi verso i figli, credo molto di più verso le figlie che sui maschietti (ma è solo un'ipotesi così su due piedi) e mi sento di dire che lo fanno per il tuo bene, magari sbagliando. Per esperienza personale posso confermarti che i genitori commettono molti errori, sono esseri umani in fondo. Ci vogliono bene, farebbero di tutto per noi anche magari arrivare a certi estremi, come gli ultimatum, che servono soltanto ad aumentare la disperazione. Mi sembra ovvio che tu debba seguire la tua strada, quella di cui sei sicura, specialmente se ne sei davvero sicura! Se tu avessi dei dubbi o dei sospetti su questa vostra relazione allora i consigli di parenti e amici potrebbero essere fondamentali, ma sembra che tu sia davvero sicura e il fatto che tu abbia 27 anni dovrebbe far capire ai tuoi che responsabile delle tue azioni. Apprezzerò sempre il "Non approvo ma ti sostengo" che secondo me dovrebbe essere un mantra genitoriale. Che dire, buona fortuna alla vostra convivenza!
  3. Quando si parla per esperienza è quasi inevitabile parlare in prima persona. Quando si parla per conoscenza o in via teorica la prima persona è più facile da schivare. Se poi l'argomento è molto caro all'interlocutore è dannatamente difficile farli schiodare dalla prima persona. In genere le persone più aperte sono più inclini nell'accettare/tollerare pensieri diversi dai propri e per questo accetteranno facilmente di parlare in generale.
  4. La tua domanda ha una dignità pari a qualsiasi altra domanda posta ma già dalla tua introduzione verrebbe da intuire che probabilmente la causa si può celare in una tua insicurezza generale. Chi è insicuro difficilmente ama essere al centro dell'attenzione, a volte non ritiene neanche di meritare regali o attenzioni. I parenti stretti sono un caso a parte, costituiscono il nido protettivo in cui ci si sente a nostro agio. Il mio consiglio è: cerca di capire se sei insicuro e nel caso tu lo sia cosa ti rende insicuro. Una volta scoperto potrai lavorarci su.
  5. Infarti e ictus sono profondamente connessi con alimentazione e consumo di droghe, alcool o sigarette. Studi seri sull'alimentazione hanno dimostrato scientificamente che soggetti a regimi alimentari con ridotti apporti di proteine animali hanno un incidenza di infarti e ictus drammaticamente inferiore. Discorso a parte meritano droghe, alcool e sigarette i cui effetti sono ampiamente documentati.
  6. Potrebbe essere un segno di un bisogno di contatto. Molte persone solitarie oppure isolate hanno bisogno di contatto e un luogo caldo e confortevole come le tasche potrebbero fare da ponte ad un gesto più profondo, come un abbraccio.
  7. Ciao Fiore, io credo che nell'aspettare ci sia speranza ma anche rassegnazione. Aspettare è un po' come sedersi ad una fermata del bus senza consultare gli orari, senza sapere quali numeri passano e se passano quando magari il tragitto a piedi è più facile e perfino più stimolante. In linea di massima aspettare è più semplice di agire ma di rado porta a risultati o cambiamenti. Inoltre spesso ci deprime. Da quello che ho letto sembra che tu stia seguendo un ritmo alternato fra malinconia/pianto e forza per combattere su tutti i fronti. Io sono sempre stato un grande sostenitore della via di mezzo, dove non si aspetta ma neanche si lotta in continuazione, dove ci si alza la mattina certi di sapere cosa vogliamo dalla nostra giornata e di portarlo fino in fondo. Per poi riuscire ad addormentarci, fieri di noi.
  8. Che rivoluzione! Complimenti :) Metti per scritto questi pensieri e portali sempre con te. Se dovessi avere indecisioni in futuro ti basterà rileggere tutto questo entusiasmo per farle passare al volo.Sono proprio contento :D Buona fortuna e buona vita!
  9. Il concetto di ritardo è un concetto prettamente umano. Siamo noi che l'abbiamo inventato. Non esiste niente in natura di simile! Vedi forse un gatto preoccuparsi di essere in ritardo rispetto a qualsiasi cosa e che guarda gli altri gatti preoccupato? Sto minimizzando lo so, ma solo perché siamo stati tutti cresciuti con degli obbiettivi in testa talmente radicati da darli sempre per scontati. "Lavoro, famiglia, figli, pensione" per esempio. Nessuno ci insegna che il nostro scopo non è il lavoro, non è la famiglia, non sono i figli e non è la pensione ma essere felici. Banale? Spesso si ritiene questa cosa banale, certo, ma tutti rincorrono tutto il resto tranne la felicità. Si ribatte facilmente con :"Per essere felice mi serve un lavoro" il che è vero e non è vero. Quello che è certo è che non siamo felici quando c'è il lavoro perchè ci saranno sempre altri problemi che lo accompagnano. Lo stesso per la famiglia, per i figli e per la pensione. Devi porti l'obbiettivo di essere felice. Il lavoro è solo uno dei mezzi ma lo scopo, il vero scopo deve essere la tua felicità. Pensaci. Quando siamo di buon'umore potrebbe anche caderci un secchio in testa e ne rideremmo. Quando siamo felici potremmo anche guadagnare 800 euro al mese e fare il tassista a spese nostre ma saremo comunque sereni. Quando siamo felici balleremo con le altre persone felici invece di invidiarle.
  10. La mente e soprattutto la memoria sono facilmente influenzabili, specialmente da noi stessi. E' possibile programmare e riprogrammare, nascondere e soprattutto cambiare. Specialmente nei casi di ossessione o di eventi traumatici, dove c'è un corto circuito fra fra realtà e ricordi, è possibile dare vita a situazioni mai esistite che, col meccanismo della ripetizione, diventano vere o perfino vive. Magari un giorno è iniziato per "gioco" ma quel gioco è diventato talmente l'ultima speranza per una possibilità, che consciamente si considera remota, e per la propria "salvezza" da generare una doppia personalità transitoria in cui quella aggiuntiva è l'angelo salvatore della propria serenità. Non serve necessariamente una fase non cosciente, per esempio il sonnambulismo, può accadere anche di giorno, perfettamente svegli dove il tamburo ossessivo della speranza annebbia e confonde. Consiglierei comunque un colloquio esplorativo da un terapista.
  11. Il sesso rilassa molto corpo e mente e quando ci si trova nella tua situazione può dipendere da una acuta fase di stress che stai affrontando a cui, come dice la tua analista, cerchi di porre rimedio con l'atto sessuale. Per fare in modo che sia davvero una fuga dallo stress, la tua mente evita a tutti i costi il coinvolgimento emotivo che sarebbe un'altra causa di stress. La domanda che dovresti porti è: sono serena? C'è qualcosa che mi turba? Da cosa sto scappando?
  12. Non mi sentirei di escludere gli antidepressivi come influenza riguardo alla tua vita sessuale, sono pur sempre dei farmaci che interagiscono fortemente col sistema nervoso anche se, ovviamente, dipende dal tipo di antidepressivo. Stai seguendo una terapia per risolvere questi stati ansiosi?
  13. Arriva sempre il momento per una madre di lasciar volare via l'uccellino che ha imparato ormai da tempo a battere le ali. Quante lo fanno? Per esperienza personale direi quasi nessuna. Sembra sia fisiologico scambiare l'amore per un attaccamento fisico mentre il vero gesto d'amore è aprire la porta e tenerla aperta, nel caso il figlio dovesse tornare per qualsiasi bisogno. Bisogna disdegnare la madre per un comportamento simile? Non credo proprio. Oscar Wilde diceva: I genitori prima si amano, poi si odiano e infine si perdonano. E' un concetto che mi ha aiutato a superare la situazione in cui sei perchè mia madre è proprio come la tua. Ormai vivo da solo da sette anni ma non c'è giorno in cui non provi a farmelo pesare. All'inizio ero distrutto ma adesso ho imparato a che è semplicemente la sua natura. Non posso sgridare un gatto che mi porta un topolino morto in casa, non capirebbe. E' la sua natura. Il mio consiglio è segui la strada che hai scelto di seguire e "perdona" tua madre. Io ci sarò sempre per lei e lei ci sarà sempre per me mentre viaggiamo per le nostre strade.
  14. Non credo sia una buona idea frequentarsi al di fuori del rapporto professionale e questo la psicoterapeuta dovrebbe saperlo a meno che non faccia parte della terapia ma lo ritengo altamente improbabile. Una figura professionale perde credibilità e/o la sua influenza si affievolisce notevolmente in questi casi, almeno secondo me. Inoltre c'è il rischio di essere sempre meno obbiettivi, da entrambe le parti. Mi sembra di aver capito che questa cosa non ti fa sentire a tuo agio. Parlagliene, chiedendo di rimanere ognuno nei suoi spazi. Ne va della tua possibilità di "guarigione". Se ci fosse anche solo una minima possibilità di far fallire una "cura", io non avrei nessun dubbio nel cercare di riportarla nei binari.
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