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  1. Ciao a tutti, ho un disturbo di ansia grave che condiziona tutta la mia vita da più dieci anni ormai (ho 26 anni). Non riesco a fare niente in tranquillità, questo mi porta a stare male: non riesco a portare a termine niente (università, lavori..). Ho appena iniziato un nuovo lavoro e vorrei abbandonare tutto. Domani dovrebbe essere il mio secondo giorno e vorrei solo scappare via da tutti e non presentarmi. Non darò un futuro né a me stessa né al mio fidanzato così facendo. Io non ce la faccio più. Così non si riesce a vivere, al massimo si sopravvive.
  2. Ciao a tutti. Mi presento, sono Michela e ho 29 anni. Sono in carrozzina dalla nascita. Vorrei raccontare la mia esperienza e mi piacerebbe capire se esiste un modo per uscire dalla mia situazione e vivere davvero.... Io non ho mai vissuto bene la mia disabilità. Bullismo ed emarginazione sono state alla base della mia vita scolastica in infanzia e adolescenza. Mi considero una persona molto sensibile, facilmente impressionabile, psicologicamente debole anche se dall'esterno posso dare l'idea di essere una "persona forte". Dopo il diploma al liceo, ho iniziato a vivere un periodo molto buio in cui questa mia debolezza interiore si è fatta particolarmente sentire. Dovevo affrontare la vita adulta e non mi sentivo pronta. La vita universitaria era un inferno, anche a causa del fatto che la mia scelta è stata fatta abbastanza "a caso" e non era esattamente la strada per me. Ben presto mi sono ritrovata dentro il tunnel della depressione e dell'anoressia nervosa. Oggi, dopo quasi un decennio di battaglie contro me stessa, posso dire di essere quasi uscita da questo tunnel buio, in parte grazie alla psicoterapia, in parte grazie al fatto che ho iniziato a seguire delle passioni che avevo sempre trascurato (in particolare il canto). Eppure, non posso dire di essere felice. Mi ero illusa che stando meglio psicologicamente sarei riuscita a farmi degli amici, a vivere più intensamente, a fare esperienze. Invece non è stato così, e non riesco a capire dove ho sbagliato. Certo non sono esattamente un animale sociale, non amo i luoghi affollati, prima di uscire di casa mi faccio mille paranoie soprattutto legate alla presenza di barriere architettoniche (purtroppo sono paranoie ben fondate). Insomma uscire è un po' una fatica per me, ma non posso neanche dire di essere un riccio chiuso in sé stesso. La compagnia mi piace, se con le persone giuste e nei luoghi giusti. So aprirmi e donarmi agli altri. Mi sforzo di fare nuove esperienze e provare cose nuove, anche se non sempre i tentativi vanno a buon fine. Ma nonostante questo non sono riuscita a creare dei legami così forti con le persone da poterli chiamare "amici", nel vero senso della parola, di quelli con cui usciresti anche ogni sera, di quelli che ti cercano al bisogno e tu cerchi loro. La mia psicologa dà la colpa al fatto che alla mia età le persone non cercano amicizie, ma pensano più che altro a "sistemarsi" (convivenza, matrimonio, figli...). Ne parliamo spesso, ma lei non sembra avere molto altro da dirmi sull'argomento Io non so più dove sbattere la testa. Forse passo troppo tempo al pc, motivo per cui mi sono cancellata dai social network. Mi sento una conchiglia vuota e vorrei tanto creare delle relazioni solide, perché solo così penso che la vita sia degna di essere vissuta. Spero di non essermi dilungata troppo e ringrazio chiunque vorrà leggere il mio post.
  3. Cavallo

    L ultima spiaggia

    Credo che un po' tutti si passa dei brutti momenti ma è bastato un passo falso per me per buttare tutto nel cesso. Mi ritrovo sulla soglia dei 50 senza aver concluso nulla niente figli ne una ragazza gli amici andati anche loro con i problemi che ne conseguono solo i genitori mi rimangono e mi capiscono e alla loro età fanno i salti mortali per me ma non posso aspettarmi che campino in eterno, non so a quale Santo girarmi la tristezza e la depressione si fanno ogni giorno più pesanti ed insopportabili mi ritrovo a fissare il muro e a pensare quasi tutto il giorno agli sbagli fatti in passato e alle occasioni perdute incapace di reagire, spesso mi assalgono pensieri funesti ai quali mi sottraggo un po per paura e un po' per amore dei miei. Mi sento sospeso in un limbo consapevole che nessuno verrà a tirarmi fuori dai guai, le poche volte che esco e vedo le famiglie coi figli contenti che si divertono la cosa si aggrava ancora di più con attacchi di panico e non vedo l ora di rintanarmi nella mia solitudine.
  4. Gioele

    psicosi

    Negli anni dell'università sognavo sempre di avere un'altra donna. Non che non mi andasse bene quella che avevo, ma mi sentivo meno uomo per non aver avuto altre esperienze. Sapevo che prima o poi mi sarebbe successo di innamorarmi di un'altra. E infatti è successo nel 2012 e lei la conosceva. Mi innamorati segretamente di questa francese a un master che avevo deciso di fare con la mia ragazza di allora. Scelsi di rivelare i miei sentimenti solo l'ultimo giorno per mezzo di una lettera che consegnai a questa donna prima che partisse. In quel periodo bevevo spesso in modo esagerato e poi fumavo marijuana per aumentare l'effetto dell'alcool. Quella donna mi scrisse che non provava niente per me, ma io non accettai mai la verità e restavo convinto dentro di me che lei mi amava, ma per molti motivi psicologici non riusciva ad ammettere a sé stessa questo fatto. Successivamente, dopo che la mia ragazza se ne fu andata, vissi per un periodo di sei mesi da solo in una grande casa della riviera ligure. C'era qualcosa che non andava. Semplicemente la mia vita era ferma al palo. I miei colleghi erano andati avanti. Dopo il master avevano trovato un lavoro oppure lo stavano cercando, mentre io ero completamente assorbito dalla mia storia immaginaria con quella ragazza di cui mi ero innamorato. Un giorno ero da solo in casa ed ebbi un attacco di panico. Era come se stessi per morire. Avevo già capito che questo mi succedeva a causa del mio isolamento. Uscii subito in strada per cercare qualcuno con cui parlare e mi passò. Un'altra volta, sempre da solo cominciai a sentire la testa che mi girava, forse persi i sensi e poi chiamai un'ambulanza, ma non notarono nulla di strano e mi fecero tornare a casa. Il vero e proprio episodio psicotico lo ebbi sei mesi più tardi. Ero ancora una volta da solo e all'improvviso sentii chiaramente che sarei morto tra poco. Mi prese una grande angoscia. Mi aggiravo per la mia stanza osservando tutte le mie cose e non volevo assolutamente morire. Cominciai a scrivere le mie ultime volontà, poi pensai che non sarei morto, ma che mi avrebbero amputato braccia e gambe, che ero gravemente malato. Pensieri angoscianti si succedevano rapidamente. Ero posseduto da un demonio, avevo commesso un grave peccato e una grave offesa contro Dio e l'unico modo per uscire da quel vicolo cieco era togliermi la vita. Non riuscivo a pensare ad altro che a questo: “voglio ammazzarmi”, tiravo delle testate sul pavimento, poi andai in bagno e presi tutti i farmaci che trovai e mi sdraiai sul divano aspettando la morte, ma la morte non arrivava. Decisi di chiamare un ambulanza. Questa volta chiamarono una psichiatra che mi propose di farmi ricoverare dato che avevo tentato il suicidio. Stranamente appena entrai in ospedale tutta l'angoscia era svanita, mi sentivo tranquillo e infondo capivo che quello che stavo provando era solo il risultato di pensieri assurdi che avevo sul mio conto. Iniziarono a darmi questa pillola, senza neanche dirmi come si chiamava. Nel giro di pochi giorni ero diventato apatico, privo di interessi, tutto il mio mondo fantastico era sparito e al posto di questo c'era una realtà che non era più la mia, non era una realtà condivisa. Dentro di me c'era il vuoto. Non ero più in grado di disegnare o di scrivere, cose che mi erano sempre piaciute moltissimo ed erano un modo che avevo per esplorare la mia interiorità, cosa che ho sempre trovato divertente. Dimesso dall'ospedale cominciò l'inferno. Non avevo niente da fare. Non facevo più l'università, non avevo un lavoro ed ero circondato di persone che mi ritenevano malato. Le giornate non finivano mai. Stavo sul letto e passavo il tempo a fumare e a leggere informazioni su internet sulla psicosi. Non c'era nessuno con cui mi interessasse stare e un tratto della mia personalità si era accentuato: l'insofferenza. Non riuscivo a stare per più di mezz'ora con qualcuno senza provare un forte disagio, ma anche quando ero solo non andava meglio. Nessuno mi ha spiegato che cosa mi abbia portato a manifestare uno scompenso psicotico. Era solo un problema chimico, non aveva niente a che fare con la mia anima o con il mio vissuto. Dopo qualche tempo sono andato a fare volontariato in campagna e anche se non provavo nessun piacere ero impegnato per almeno metà della giornata, l'altra metà la impegnavo a fissare il soffitto ad ascoltare musica cristiana. Poi mi sono iscritto di nuovo all'università, questa volta a Roma. Ho continuato a prendere il farmaco per un anno, poi ho deciso di diminuirlo e infine di sospenderlo, senza dire niente al mio psichiatra, le cose sono andate avanti senza cambiamenti fino al giorno in cui ho iniziato a sentirmi di nuovo strano, avevo problemi a dormire e la mia mente era confusa. Ricordo semplicemente che ero triste e angosciato, ma non ricordo il motivo, sentivo una forte spinta ad uscire e a parlare con le persone ed è quello che ho feci, ma c'era una componente ossessiva in tutto questo, sentivo che mi sarebbe successo qualcosa di brutto se non l'avessi fatto. Mi sentivo l'anima in pezzi. Nonostante ciò ho deciso di partire comunque per Israele dove avevo programmato una vacanza studio-lavoro in un kibbutz. In Israele non mi trovavo bene, i supervisori mi avevano preso in antipatia perché ero svogliato sul lavoro e non avevo relazioni significative con nessun altro volontario. Cercai di mettermi a lavorare di buona lena, ma la loro opinione sul mio conto non cambiava. Una notte non riuscii a dormire fino alla mattina e dimenticai di andare a lavoro. I direttori del kibbutz si dimostrarono subito molto aggressivi nei miei confronti, volevano un incontro per chiarire i miei obblighi e doveri nei confronti dell'amministrazione, in quell'occasione reagii in maniera violenta urlando che dovevano lasciarmi in pace e che poteva succedere di non presentarsi a lavoro. Decisi di andarmene, ma ero molto confuso e non sapevo cosa fare e dove andare, per cui tornai lì. Una notte mi prese un attacco di follia e mentre tutti dormivano me ne andai in giro a fare danni alla struttura. Ruppi delle vetrate, sfasciai una porta e ruppi una macchina agricola. Il giorno dopo chiamarono la polizia, ma dopo qualche ora mi rilasciarono, passai ancora una giornata sulla spiaggia prima di decidere di tornare al kibbutz completamente nudo. Arrivato lì mi misi a gridare contro tutti che erano dei demoni maledetti e che io portavo la croce di Cristo nella carne. Questa volta la polizia non mi rilasciò. Ora, tornato a Roma ho ripreso a prendere il farmaco (Risperdal 2mg), ma la mia vita è vuota. E' vero che ho avuto un'esperienza strana, probabilmente sarei stato da TSO, ma ho vissuto anche momenti intensi, carichi di passione e nel periodo in cui non ho preso i farmaci ho scritto e disegnato molto. Ora non so più cosa fare, sono tornato a fissare il soffitto per ore e il tempo non mi passa mai. A volte penso che la mia malattia sia una sorte migliore per me rispetto a prendere il farmaco. Sono tra l'incudine e il martello, per quanto tempo dovrò prendere questo farmaco? La mia fantasia, perfino le mie idee strane su me stesso e su Dio sono parte di me, sono il mio mondo interiore, non posso convivere con un farmaco che mi depriva della mia identità. Voi cosa ne pensate?
  5. salve, ho un problema con l'alimentazione, ormai da troppi anni, io ne ho più di 40. ormai non so più come uscirne, pensavo tempo fa di essere guarito invece sono sprofondato. ammetto che provo enorme vergogna per questa mia debolezza, perchè tutti mi vedono come un uomo forte, in virtù anche del lavoro che svolgo. eppure questo problema della bulimia esula da tutto. sono qui per sfogarmi, chiedere aiuto, consigli, avere un confronto, con la paura cmq di essere giudicato
  6. Buonasera a tutti! Mi chiamo Gino, ho 25 anni e volevo farvi partecipe del vuoto che ho dentro. Inizio dal presupposto che sono cosciente del fatto che ciò che mi succede, non è il male assoluto, ma mi ritrovo senza voglia di affrontare il domani. Il mio tunnel è iniziato pressappoco un anno e mezzo fa, dopo essere stato licenziato (con giusta causa a detta dell'azienda, io non sono mai riuscito a sapere il perché) da il mio posto di lavoro fisso. Era un ambiente che con un po' di pazienza ero riuscito a modellarmi e mi ero circondato da persone piacevoli, e nel giro di 24 ore mi sono ritrovato con un cancello chiuso alle spalle. Ad aspettarmi fuori da quella azienda c'era la mia fidanzata, il mio primo vero amore, una storia che era già al terzo anno di vita. Una storia purtroppo malata, a causa di un mio tradimento fatto quando ero ubriaco (neanche troppo) e scoperto da lei, che non è mai più riuscita a perdonarmi. Anzi, a sua volta lei mi ha tradito, e solo lì ho capito cosa le avevo fatto provare. In questo tempo, io mi sono dato da fare per cercare un nuovo lavoro e l'ho trovato..molto difficile e pieno di nuove insidie, ma soddisfatto mi ero messo a "full", diciamo anche per non pensare al licenziamento. E più che altro per non pensare ad una situazione famigliare che vede un padre violento e malato (forse da tso) ed una madre soggiogata a questa situazione in preda anche lei ad una depressione. È qui che inizio a drogarmi, prima come una piccola evasione, poi come vera e propria forma di divertimento, poi come unico pensiero giorno e notte. Weekend passati interamente senza dormire, prelevando e spendendo molti dei miei soldi, e gli altri che spendevo li spendevo in regali o vacanze per cercare di aver dei bei momenti con la mia ragazza, anche se passato il momento di gioia magari per una settimana al mare, tornavano i dubbi e le tristezze derivati da quel tradimento, dopo che avevamo già fatto dei piani per convivere. Arriva novembre, il mio lavoro mi obbliga ad andare in trasferta e sono giorni difficili, litigo con tutti, fidanzata, genitori al telefono, colleghi. Esasperato mi chiudo in hotel e cerco qualche amico per chattare, e trovo una mia lontana amica che mi chiede il perché fossi ancora sveglio. In breve, passai tutta la notte a spiegarle cosa non andava in me, nella mia relazione, nel mio lavoro, nel mio tutto. Mi disse che voleva vedermi per parlarmi quando fossi tornato. Lei, bellissima, e affascinante.. non sono resistito, non siamo resistiti e abbiamo iniziato a frequentarci. Non pensavo, non ero neanche felice e non volevo prendermi Delle responsabilità. Ho lasciato che la mia ragazza scoprisse e senza neanche dire nulla, ho lasciato che le cose morissero così e non sape5e quanto me ne pento. Da lì ho continuato quella relazione, che si è rivelata poi un disastro, e poi altre, tutte una peggio dell'altra. Nel frattempo il mio rapporto con le dipendenze è peggiorato ancora, spendo più di quanto guadagno, chiedo prestiti a tutti e ho pure preso qualche soldo dai miei, e sono stato anche beccato. Il lavoro va sempre peggio, con contratti sempre più ridicoli, paghe misere e nessuna prospettiva mentre vedo i miei amici che hanno già le loro strade ben delineate. Così mi ritrovo ora, dopo un incidente i cui mi sono fratturato i piedi e olnon mi ricordo neanche come ho fatto, da quanto ubriaco o fatto fossi, con una dipendenza forte fortissima e con persone accanto a me che non mi aiutano ad uscirne, anzi, forse sono loro che mi ci ributtano dentro senza farlo apposta. Ormai vivo fuori casa, mi vergogno a farmi vedere in condizioni pietose o mi vergogno solo a parlare dei miei problemi. Le mie relazioni o amicizie sono così superficiali che non ho veramente nessuno a cui confidarmi, ho paura del domani, ho apatia, ho voglia di farla finita anche se razionalmente so che c'è molto peggio. Ma mi accorgo che non sono fatto per resistere, cedo facilmente alla prima difficoltà. Mi sono ispirato così tanto a furia di bugie, a volte senza neanche un fine, e la esistenza è tutta una grande presa in giro. In casa non posso parlare dei miei problemi, gli altri non devono sapere dei miei problemi in casa, sono pieno di debiti e non neanche un xxxx di hobby, se non quello di distruggermi. Quindi ora sono a letto, non posso neanche muovermi e mi chiedo cosa farò quando tornerò a lavorare, chissà per quanto poi, per fare cosa e come affrontare i mesi che verranno. Niente mi rende felice ormai da 1 anno e mezzo, e vivo di un senso d'apatia e tristezza, a volte non mi alzerei più dal letto. Ho sviluppato una forte tolleranza agli antidepressivi ormai, quindi non ho neanche quella opzione, e lo psicologo non me lo posso più permettere e comunque dovrei nasconderlo ai miei, per evidenti problemi che loro non accettano la mia condizione. Finito questo papiro, che voleva essere solo uno sfogo, mi piacerebbe sapere se qualcuno si ritrova nella mia stupida condizione, e cosa farebbe al mio posto.
  7. Ciao a tutti, mi chiamo Arianna e ho 22 anni. E' da molti anni ormai che soffro di depressione e ultimamente sto pensando al suicidio come unica soluzione. L'unica cosa che mi sta frenando è il fatto di non riuscire a trovare un metodo efficace e indolore. La mia vita è un fallimento totale.
  8. Buonasera dottori mi chiamo Federico e sono un ragazzo di 24 anni, vi racconto in breve la storia della mia vita: sono nato prematuro di 7 mesi nel 1993 dopo una gravidanza difficile alla fine è andato tutto bene (a mia madre avevano detto che non poteva avere figli), purtroppo sono figlio unico mi sarebbe piaciuto avere un fratello o una sorella (magari entrambi). Nel 1995 è venuto a mancare mio nonno (il padre di mia madre) avendo neanche due anni non me lo ricordo. Nel 1998 a mia madre hanno diagnosticato un tumore maligno all'intestino, operata d'urgenza alla fine per fortuna si è risolto tutto nel migliore dei modi (avendo 5 anni non me lo ricordo benissimo quel periodo sicuramente bruttissimo). Nel 2003 durante una vancaza in Tunisia mia madre si è sentita male accusando forte mal di testa e vertigini (io di quella vacanza mi ricordo io da solo con mia madre nel letto del hotel con un asciugamano dietro alla testa che piangeva dai dolori, questa cosa infatti mi ha segnato moltissimo, infatti da quella vacanza negli anni successivi tutte le mattine mia madre si svegliava alle sei di mattina per andare a lavorare, io mi svegliavo insieme a lei per poterla salutare, poi mi mettevo davanti al telefono ed aspettavo una sua telefonata che fosse arrivata a lavoro e che non gli fosse successo niente. Nel 2005 ho traslocato casa e dalla campagna di siamo trasferiti al paese, avendo le scuole vicino casa la mattina mia madre andava a lavororare con mio padre e questa cosa mi tranquillizzava molto (però aspettavo sempre una sua telefonata appena arrivava, altrimenti non andavo a scuola tranquillo). Nel 2006 durante la terza media ho avuto la sfortuna di avere una professoressa con cui non mi trovavo molto bene (infatti ogni volta che in classe c'era lei io o piangevo oppure preso dal panico mi dovevo far venire a prendere da mia nonna perchè a stare in classe insieme a quella persona non ci riuscivo) infatti a fine anno mi ha bocciato, tutto questo mi ha provocato molta ansia (infatti la sera prendevo alcune gocce di valeriana solo al pensiero che la mattina dovevo andare a scuola e poi per un periodo accusavo forte mal di stomaco) Nel 2010 una mattina mi sono svegliato preso da un attacco da panico, dolori al petto e tachicardia (sicuro di avere un infarto) mi sono fatto portare al pronto soccorso, dopo controlli al cuore mi hanno detto che ero sanissimo, questa cosa si è ripetuta per vari mesi e dopo prove dello sforzo, lastre toraciche ed elettrocardiogramma mi sono convinto che stavo bene, mi sono fidanzato forse non ci ho più pensato ed è passato tutto (tranne qualche extrasistole ogni tanto). Nel 2013 ho avuto una brutta esperienza con problemi che vanno avanti ancora oggi in tribunale. Arriviamo a due mesi fa il mio problema inizia con una forte diarrea, bruciore retrosternale (dietro la scapola sinistra) e perdita di peso sono andato a cercare i sintomi su internet (mi sono uscite le peggio malattie) preso dal panico ho iniziato ad avere risvegli con tremori notturni, crampi allo stomaco, bocca impastata e lingua bianca e varie fissazioni (mi pesavo 10 volte al giorno, controllavo con una lampadina il colore delle feci, mi specchiavo sempre per vedere il colore della lingua ecc) vista questa situazione sono andato dal mio medico che mi ha prescritto una pasticca al mattino di Omepranzolo per lo stomaco (secondo lui forse una gastrite), 10 gocce di Ansioten prima di cena per stare più calmo e una pasticca di Circadin (melatonina) per riuscire a dormire, dopo alcuni giorni sono partito con i miei amici per capodanno e vedendo che i sintomi erano migliorati ho smesso di prendere questi medicinali. Tornato dalle vacanze per circa dieci giorni sono stato benissimo, fino ad una mattina quando ho iniziato a risentire bocca amara e lingua bianca, bruciore restrosternale, eruttazioni frequenti, feci molle, flatulenze maleodoranti (uovo sodo), crampi alla bocca dello stomaco e tremori notturni, a questo punto ho fatto le analisi del sangue e delle urine (entrambe perfette, tranne un valore l'alfa amilasi alta, valore che ho sempre avuto alto e il dottore mi ha detto che dipende dalla saliva) a questo punto sono andato a fare una visita da un gastroenterologo che dopo una visita accurata mi ha prescritto una pasticca di Debrum ogni pomeriggio per un mese (secondo lui si trattava di colon irritabile e un po di ansia) dopo due settimane di cura stavo benissimo ero completamente rinato, mi sembrava di essere ritornato ad un mese prima quando ancora non era successo niente. Però purtroppo un'altra mattina ho iniziato a risentire la sensazione di bocca impastata (dentro di me mi sono detto speriamo che non ricomincia tutto da capo, eppure sto prendendo il Debrum e sta andando tutto bene) come non detto ho iniziato a risentire nuovamente il bruciore restrosternale, quella stessa mattina sono dovuto correre al bagno a defecare (sicuramente causato dall'agitazione che mi stava prendendo) poi per il resto della giornata sono stato bene, arrivata la notte sono ritornati i tremori notturni, ma questa volta è ancora peggio perchè ho iniziato a svegliarmi 2/3 volte a notte (facendo sogni strani e incubi, crampi forti alla bocca dello stomaco, bocca impastata la notte e la mattina quando mi alzo dal letto, sto per ore in dormi-veglia non riusciendo a dormire avendo pensieri brutti e negativi) questa situazione va avanti ancora oggi a distanza di una settimana, a questo punto a iniziato a riprendere l'Omepranzolo al mattino, le gocce di Ansioten e il Circadin prima di dormire sperando che la situazione si risolvi come è gia successo. Voi cosa ne pensate di questa situazione?
  9. Buonasera a tutti mi chiamo Amalia ho 41 anni scrivo in questo forum perché ho bisogno che i miei pensieri escano dalla mia mente , che in qualche modo qualcuno sappia che io esisto e non sono solo una delle tante persone che si muovono sul pianeta... questa è una di quelle sere dove la mia solitudine è affamata è sta quasi per inghiottirmi... la mia storia ha dei momenti cardine che forse spiegano perché sono qui a raccontarvi di me...sorella minore di 2 fratelli quasi coetanei tra loro ( legatissimi) quindi una quasi figlia unica alla costante ricerca di essere accettata ma troppo piccola sempre per esserlo, chiusa nel mio mondo di emulazione ad 11 anni un amico dei miei fratelli mi molesta, confusa e non creduta dalla mia famiglia ( pensavano che fosse una bugia per avere attenzioni) ingerisco un flacone intero di sonniferi di mio padre...ricordo ancora il mio risveglio in ospedale ,l’odore dei farmaci le voci dei medici e lo sguardo dei miei dietro il vetro un misto di paura e delusione...quell’episodio fu la prima lesione sulla mia anima. dopo pochi anni passati in continui conflitti familiari alcuni sfociati in veri atti di controllo aggressivo con cambi di scuola a metà anno scolastico, allontanamento da amicizie non gradite,uscite sorvegliate e tanto altro ancora, mio Fratello Maggiore muore all’eta Di 23 anni con un emobolia polmonare (io ne avevo 16). È inutile dire cosa fu quel momento per una ragazzina di 16 anni già con tanti problemi, l’altro mio fratello dal dolore decise di partire ed andare a vivere in America lasciandomi in balia del dolore dei miei ed il mio senso di colpa per non essere morta io alimentato dalle aggressioni verbali di mia madre che in più occasioni mi ha gridato in faccia che avrebbe preferito che fossi morta io e non lui...dopo tre anni passati a concedermi sessualmente a tanti ragazzi perché non riuscivo a dire di no rimasi incinta...decisi di abortire e quella decisione mi tormenta ancora oggi...a 20 l’età dei sogni delle speranze ho intrapreso un percorso di crescita personale , ho scelto contro il volere dei miei genitori di fare restauro , mi sono innamorata ed ho trovato tanti amici... ma purtroppo la depressione eri lì pronta ad esplodere in qualsiasi momento e così è stato, la mia fragilità era troppo prorompente ed ha rovinato gli anni più belli con profonde crisi dove non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto, periodi di forte paranoia, crisi di nervi che mi vergogno anche solo ricordare...il mio primo ed unico grande amore non ha retto a tutto questo e tanto meno il mio percorso lavorativo.. dei tanti amici solo pochi erano rimasti... affacciata ai 30 anni le cose sembravano essere migliorate, avevo ormai le mie emozioni sotto controllo , le mie relazioni erano più equilibrate, i pochi amici che erano rimasti erano accanto a me ed anche il lavoro e la famiglia sembravano aver trovato il loro giusto tassello, ma quando mi ero rilassata e proiettata verso un futuro con mille opportunità ecco che il destino si accanisce ancora una volta, il mio papà si ammala di cancro. 5 anni di sofferenze ,dove io me ne sono presa cura in tutto e per tutto perché mia madre non riusciva nemmeno a dormigli accanto, annullando la mia vita, addandonando la mia strada perdendomi nel nulla...dopo un anno dalla morte di mio padre ho scoperto di essere in meno pausa precoce all’eta Di 36 anni e l’ultimo dei miei sogni al quale mi appigliavo per non essere inghiottita dalla depressione si è infranto rompendo la mia anima per sempre... dopo questo ennesimo schiaffo mi sono chiusa totalmente alla vita... sono una persona piacevole, piena di interessi un artista anche piacevole esteticamente ma purtroppo io non esisto più, ho troppa paura di soffrire ancora... ho fatto un epurazione di amicizie me ne sono rimaste 2 forse tre ma ho paura che mi possano far soffrire anche loro... ho decisio di lasciare anche il mio lavoro di restauro per dedicarmi ad una piccola attività artigianale che mi isola ancor di più e non mi da una stabilità economica...è dal 2011 che non ho una relazione, non so più cosa significa una carezza, un bacio... ed ho paura una paura tremenda di morire sola... oggi quell’unica amica che sento più spesso mi ha detto di essere incinta... è questa notizia mi ha fatto sprofondare... mi sono sentita così vile a fingere gioia per lei quando il mio cuore annegava nel buio dello sconforto... perché ho pensato che quell’unica persona che ancora sa che esisto Non avrebbe pensato più a me povera amica sfortunata... non voglio più essere sola ma non so come fare, non so più cosa significa essere innamorati e amare... voglio disperatamente che qualcuno mi ami , che qualcuno sappia che esisto....
  10. Mi presento, sono un ragazzo semplice, studio, ho 21 anni e sono anni che soffro di depressione. Sono al secondo anno di università di informatica, non ho amici da anni, sono solo. Non esco da non ricordo nemmeno più quanto, se non in famiglia per andare dai nonni o per andare in chiesa dove faccio parte del coro suonando la chitarra ma di cui non mi sono mai sentito parte integrante se non agli albori quando entrai a far parte di tutto ciò insieme ad un amico, forse l'unico che abbia mai avuto, e di cui non so più nulla. Non c'è la faccio più, sono mesi che penso e ripenso a come farla finita, a quale sia il metodo meno doloroso, è straziante dover sopportare tutte queste pressioni, il non avere amici, il non avere una ragazza, vivere in una città in cui o sei forte oppure ti schiacciano come una mosca.. Non ho mai fumato/bevuto, sono un ragazzo semplice come ho detto ma è questa semplicità che mi rende ciò che sono ora, solo. Non ho passioni particolari, non mi piace il calcio, mi piacciono i videogiochi, non ho più la voglia di studiare costantemente, passo più del dovuto a non far nulla, a fare tutto ciò che mi possa tenere distratto dai miei reali doveri. Non mi sento appagato in nessun modo neanche facendo quello che un tempo mi piaceva fare.. Non c'è un solo motivo per cui non debba finirla qui, ora. Nessuno nella mia vita si è accorto di quanto stia male, solo perché fingo di star bene, di essere un ragazzo "normale", ma in realtà provo tante di quelle emozioni ogni giorno che vorrei esplodere. Non ho mai chiesto aiuto a nessuno, non lo farò mai, preferirei morire piuttosto. Mia sorella sta per sposarsi, io invece sono un ragazzo solo, senza un amico, non ho una carriera universitaria ottimale, anzi, da cancellare oserei dire, non ho nulla qui, in questa vita. Perché dovrei continuare..
  11. Buongiorno a tutti. Sono un ragazzo di ventisei anni che fra non molto - manca una manciatina di esami - dovrei finire la laurea triennale. Questo grosso ritardo è stato ottenuto in egual misura da una errata scelta di facoltà nei primi due anni nonché dei problemi di salute che mi hanno limitato non poco. La mia asma, per farla breve, è di tipo intrinseco perché scaturita - in maniera cronica - da una leggera compressione di una porzione di polmone a seguito di una operazione di scoliosi. Volevo chiedere, in particolare alle persone affette da depressione o disturbi simili, ambito in cui sono piuttosto ignorante, se i miei sintomi e le mie reazioni possano essere ascrivibili a qualche disturbo particolare. MI capita di fare esercizi respiratori (a casa) per 1-2-3 ore a giorno, magari immobilizzato a letto e con poca motivazione nello studiare o vedere altri membri della mia famiglia; inoltre mi sono reso conto, qua mi tocca esser sincero, che alcune volte ho paccato il mio giro di amicizie perché accampavo scuse sulle mie condizioni di salute (alle volte non stavo bene, ma in alcuni casi non ero proprio invogliato a uscire). Più volte mi è capitato di rimanere in fissa, sdraiato sul letto, e pensare agli anni "buttati" nell'università nel tentativo, tanto caparbio quanto stupido, di proseguire e cercare di chiudere il percorso. Mi sono reso conto di aver sviluppato una sorta di autodifesa contro pericoli e stimoli esterni, adottando un comportamento rinunciatario e piuttosto pessimista rispetto al carattere allegro che mostro in compagnia/pubblico; e mi è difficile accettare, pur facendolo ora in questo spazio, che dovrò convivere l'intera vita con una patologia che mi limita a livello di ore da dedicarle (gli esercizi respiratori, come detto prima) e che mi costringe, quotidianamente, a partire con un gap fisico/mentale che svuota la mia persona di motivazioni e voglia di riaffrontare la vita con il giusto piglio. Passo giorni senza riuscire a studiare con efficienza né coltivare rapporti d'amicizia con costanza. Ora non capisco se la mia mancanza di motivazione nello studio sia da imputare all'asma o se l'asma - con annessi disturbi psicologici - abbia giocato un ruolo tremendo in questo ampio lasso di tempo. Volevo sapere cosa ne pensate di questo breve quadretto ed eventuali suggerimenti. Mi rendo conto di star vivendo molto male, ma non riesco più a dare una svolta alla mia vita.
  12. Buongiorno a tutti, per l'ennesima volta neanche stanotte ho dormito e ho deciso di scrivere qua per liberarmi di un peso. Ho bisogno di essere me stesso fino in fondo con qualcuno che non mi conosce e non mi giudica. Mi sono messo con quella che al momento è la mia ex a maggio, dopo un paio di mesi di uscite e dopo essere stato rifiutato una prima volta; ma poi lei è tornata, dicendomi che era stata cieca a non accorgersi che ero quello giusto per lei, così ci siamo messi insieme. Tuttavia dopo un mese bellissimo insieme, senza dubbio il più bello della mia vita, lei aveva già cominciato a dirmi che aveva dei dubbi, che si era buttata troppo presto, che eravamo troppo diversi per stare insieme, ma nel giro di due settimane era passato tutto; diceva di essere davvero innamorata di me e che aveva fatto bene a buttarsi. Le cose però non sono mai andate benissimo, a parte il primo mese. Lei si è sempre messa un sacco di problemi, molti dei quali originano dai suoi genitori ai quali non va bene niente di lei. Questo si è riflesso su di me: qualunque cosa io facessi o dicessi, lei lo interpretava come se neanche a me andasse bene. Così ha ricominciato a dirmi che eravamo troppo diversi, che io sarei stato meglio con un'altra più simile a me, che da single non aveva tutti questi pensieri e quindi voleva lasciarmi. Tuttavia, ad ogni litigio, rimanevamo senza sentirci per qualche ora e già le mancavo; ci riappacificavamo e le cose andavano un pochino meglio. Finché lei non ha conosciuto un altro ragazzo in uno stage scolastico a settembre (dannata scuola, fare gli stage a settembre!). Una volta ci è andata in tabaccheria per farsi una ricarica, e me l'ha detto come se mi avesse appena tradito. Le ho detto di non preoccuparsi, che non era successo niente, ma lei continuava a sentirsi in colpa. Le ho detto che forse avrebbe fatto meglio a non sentirlo più, così si sarebbe sentita meglio; lei era d'accordo ma questo "non sentirsi più" sarà durato forse due ore. Nel frattempo noi continuiamo a litigare, mi chiede una pausa, non vuole più sentire nessuno dei due. A quel punto io ero veramente arrabbiato, perché tutto questo era nato dal niente ed erano mesi che litigavamo per cose che non stavano né in cielo né in terra, quindi ho acconsentito; al che lei mi ha detto "sai cosa? Facciamo che non ci sentiamo proprio più", e mi ha bloccato su WhatsApp. Allora io le ho mandato un SMS dicendole "grazie di avermi bloccato. Addio"; dopo un'ora mi scrive dicendomi "scusa, non so cosa mi è preso, quando ho letto quel messaggio d'addio sono crollata, non posso vivere senza di te". Felice che lei lo pensasse nuovamente, le chiedo se vuole continuare e mi dice di sì, e che avrebbe smesso di parlare con l'altro ragazzo. Cosa che evidentemente non è successa; soltanto due giorni dopo il tipo le ha chiesto di vedersi e lei ha acconsentito. E non è tutto: se l'è portata a casa e si sono baciati. La sera mi scrive distrutta. "Sto facendo solo delle xxxxxxx in questo periodo". Le chiedo cos'è successo e, non senza qualche difficoltà nel tirarglielo fuori, mi racconta tutto, giurandomi però che mi ama, che non prova nulla per lui e che avrebbe smesso immediatamente di sentirlo. Giuramento durato due giorni: "Non sono più confusa, ho deciso che sto meglio con lui. Addio". Lì è cominciata la mia disperazione. Mi ero detto che non l'avrei cercata, sapendo che avrebbe cambiato idea; non ce l'ho fatta, le ho scritto il giorno dopo ma lei era tutta un'altra persona, come se non fossimo mai stati insieme. Le ho scritto nuovamente il giorno dopo dicendole che ero in lacrime, che ero pronto a tutto perché la nostra relazione funzionasse ancora; ero sicuro che mi stesse pensando, ma a quanto pare non era così, perché mi ha liquidato con un "non ti dimenticherò mai perché ti ho voluto molto bene ma ora è finita e non si torna indietro". Decido di tentare il tutto e per tutto un'ultima volta: due giorni fa le mando una lettera in cui le ricordo i momenti belli e tutte le cose che abbiamo fatto insieme (nonostante lei dicesse sempre che con me non si usciva mai, siamo andati al mare, a 200 km da qui, tre volte in tre mesi, in montagna due e perfino in un outlet a 120 km altre tre volte). Lei mi dice di non rompere, che sta con un altro e che devo dimenticarla, e con un tocco di classe termina la discussione dicendo che sarà sempre più felice di me e che io sono solo uno sfigato che non troverà mai nessun'altra. Sono a pezzi. La notte non dormo più perché so che una ragazza come lei non la troverò mai più. Tutti i nostri problemi sono nati dalle "fisime" che lei si fa, e che io ho sempre cercato, invano, di farle passare. Ora che sta con un altro ragazzo probabilmente sta bene perché sente di avere "cambiato qualcosa", ma sono sicuro che presto tornerà a stare di nuovo male e questo mi fa solo stare peggio. Se tornasse probabimente la accetterei, ma ho paura che continueremmo a litigare come abbiamo sempre fatto e ci starei ancora male. Il peggio è che la amo ancora nonostante tutto, e non credo che sarò mai più in grado di frequentare una ragazza che non sia lei. Piango ogni giorno, cosa che non mi è mai successa negli ultimi anni nonostante tantissime delusioni con altre ragazze che però non erano lei. Non so che fare, ho bisogno di aiuto o finirò seriamente in depressione...
  13. Ciao mi chiamo Daniele ho 26 anni. Circa 8 anni fa mia mamma si è ammalata di SLA ed è morta dopo circa un anno e mezzo di sofferenze indicibili. Poche settimane dopo sono anche stato lasciato dalla mia ragazza (non che la biasimi particolarmente, come potete immaginare in quel periodo ero abbastanza intrattabile, anche se ovviamente ci sono rimasto malissimo). Sono caduto subito in depressione e ho smesso pian piano di vivere normalmente. Inizialmente avevo solo crisi di pianto giornaliere, poi con il passare degli anni si sono uniti attacchi di panico e insonnia devastante (ormai quasi totale). Nonostante abbia sempre cercato di lasciare la depressione a casa e comportarmi normalmente quando ero con le altre persone non sono più riuscito ad avere rapporti sani con la gente e non sono più riuscito a trovare una ragazza con cui intraprendere una relazione. Dopo qualche anno che la mia insonnia andava sempre peggiorando (a volte per riuscire a dormire e ad andare a lavoro la mattina dopo ero costretto ad ubriacarmi), circa 6 mesi fa ho avuto un crollo totale e non sono più riuscito a dormire del tutto. Sotto prescrizione medica ho iniziato ad assumere sonniferi ma non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, magari dormivo tre ore a notte ma il giorno dopo avevo effetti collaterali pesantissimi e non riuscivo più a vivere normalmente. Sono andato a sbattere in macchina cercando di andare dalla psicologa. Sono stato ricoverato al San Raffaele dove mi è stata diagnosticata ''insonnia persistente'' (e grazie) e una semi intossicazione da benzodiazepine. Ho smesso dunque gradualmente di assumere quelle sostanze ma nel frattempo ho perso tutto quel poco che mi era rimasto.Non avevo più nessuno, tanto che l'unico che veniva a trovarmi in ospedale e che mi ha riportato a casa è il mio (ex) datore di lavoro. Attualmente non ho amici, non ho un lavoro, i pochi soldi che avevo messo da parte li ho spesi per cercare di curarmi andando da vari psicologi, centri di meditazione e agopuntori. Dormo tutte le notti al massimo 1-2 ore. Ogni giorno vado in giro da solo in bicicletta e appena sono in punto isolato scoppio in lacrime. Oggi ho iniziato a piangere alle 9 del mattino, sono le 2 di notte e non ho ancora smesso. Non so cosa fare, vorrei solo tornare ad avere una vita semi-normale. Grazie a chi leggerà il messaggio e a chi avrà qualche consiglio da darmi.
  14. Ciao a tutti. Scrivo su questo forum per parlare un po' di me visto che sono completamente solo e non ho nessuno con cui aprirmi pienamente a parte lo psicologo per un ora ogni due settimane (una quando va bene). Ho 28 anni, vado per i 29, e sono depresso da un 5-6 anni. Fino ai 22 anni la mia vita andava bene, ero un ragazzo semplice che tutti ammiravano, non ho mai avuto nulla dalla vita, ne fidanzate ne altro mi dedicavo solo allo studio e ai miei doveri. E tutto sommato per quegli anni mi stava bene, anche perché pensavo solo a costruirmi un futuro e a rimandare i piaceri al dopo. Mi sono quindi laureato col massimo dei voti alla triennale di ingegneria, quando già da quei momenti le cose iniziarono lentamente a disgregarsi. Iniziarono fortissime liti a casa mia con mio padre entrato in una fortissima crisi. Non era mai stato un padre modello ma sempre scorbutico e dalla lite facile, ma le liti di quel periodo sembravano ultra eccessive anche per chi come me e mia madre (sono figlio unico) eravamo già abituate a conoscerlo. Rompeva tutto, mobili e oggetti, era inarrestabile, una ira senza fine. Per ben 2 volte abbiamo dovuto chiamare i carabinieri, cosa che lui non ci ha mai perdonato. Dopo un episodio di violenza a mia madre in mia assenza (io ero fuori sede per l'università in una città vicino) scappo di casa per evitare l'ennesimo incontro coi carabinieri, e da lì non ci ha rimesso più piede. I miei rapporti con lui all'inizio furono quasi normali, era come se ce l'avesse solo con mia madre, ma col tempo si sono incrinati sempre di più. Ha iniziato a ricattarmi dicendo di volermi rovinare la vita, distruggerci economicamente. E lo sta facendo. L'ultima volta che sono riuscito a vederlo ha fatto finta di non riconoscermi. Io non gli ho mai fatto nulla, se non il fatto che studiavo come un mulo e lo rendevo un padre orgoglioso. In tutti questi anni non sono mai riuscito a completare gli studi della specialistica, sono 5 anni fuori corso e mi sono completamente rovinato la carriera. Una intera vita dove sono stato vittima di bullismo e cyberbullismo che non vi sto a spiegare. Amici che non si sono rivelati tali, ma solo gente che mi invidiava e che ha goduto sotto sotto delle mie sofferenze. Non ho mai avuto una fidanzata, esperienze sessuali di alcun tipo, e rimpiango da morire di aver perso i ventanni, preso da problemi più grandi di me. Vorrei riviverli, vorrei vivere la spensieratezza, l'idea che c'è tanto futuro da vivere. Invece mi sento un fallito, un non più giovane di quasi 30 anni che poteva essere un ottimo elemento ma che è solo un bamboccione fuori corso, o uno sfigato come direbbe Michael Martone. Uno che non ha avuto nessuna gioia dalla vita e che si vede invecchiare, perdere i capelli, senza più una famiglia, solo con una madre depressa come lui e che non ho la forza di rialzarmi. Ve lo dico sul serio, non è un estremizzazione, io vorrei morire. Non ho nulla per cui vivere, non voglio vivere una vita con tutti questi scheletri del passato. Non la voglio. Ci tengo a me stesso, avevo dei sogni e sinceramente non ho alcuna intenzione di andare avanti in quanto non credo proprio in nulla, che nulla possa cambiare. E se mai lo farà resterà comunque un grande dolore che sinceramente non ne reggerei il peso. Forse solo una terapia farmacologica potente potrebbe aiutarmi, ma purtroppo ho provato gli ssri (Zoloft) ma mi ha creato impotenza.
  15. Ho 63 anni, e vivo a Rimini. Da sin da bambino soffro di complesso di inferiorità con conseguente isolamento, ansia e depressione maggiore. Ho frequentato alcuni psicoterapeuti ma nessuto e riuscito a sciogliermi il nodo del complesso d'inferiorità che ha radici sin dall'infanzia. Sebbene la fiducia negli psicoterapeuti sia scesa al minimo, voglio tentare un'ultima volta. Mi occorono suggerimenti per scegliere lo psicoterapeuta nel raggio di 100 km sulla base delle Vostre esperienze positive. Attendo i Vs suggerimenti/proposte sui nomi di psicoterapeuti.
  16. Premetto che non avrei nulla di cui “lamentarmi” perché so che non mi manca nulla. Una famiglia, una casa, mio padre ha un lavoro stabile ecc. Eppure sono almeno un paio d’anni a questa parte che mi sento come inghiottita dall’ombra, anche se fin da bambina mi è capitato qualche episodio simile ma mai così intenso. Sono una ragazza di 20 anni, da quel che mi sento dire di bell’aspetto; trovo sempre più difficile relazionarmi alle persone, che mi siano care o no, anche se sono circondata da persone che mi vogliono bene (tuttavia sono sempre stata introversa). Credo che peggio di sentirsi soli sia il sentirsi soli in mezzo a tanti. Soprattutto quando qualcuno a te molto vicino ti chiede cos’è che non va ed anche se in quel momento vorresti urlare e sfogarti per tutta la rabbia e il dolore che hai dentro, non riesci a dire nulla perché hai un’orribile sensazione di non essere capita. E poi mi ritrovo con le mie crisi di pianto la sera nel letto (almeno una a settimana, ma non è raro che possa succedere quotidianamente) oppure appena mi trovo da sola in casa. Esco di casa sempre più raramente e lo faccio anche con difficoltà, oppure se lo decido spontaneamente me ne pento poco dopo. Se prima odiavo il fatto di non conoscere molte persone e uscire poco, adesso provo inquietudine e ansia al solo pensiero di varcare la porta di casa. Non ho più degli hobby o passioni che avevo prima, mentre in passato mi tenevo impegnata tra studio (ho sempre avuto una media dei voti alta) e sport a livello agonistico (con qualche piccola soddisfazione a livello nazionale, avendo iniziato tardi), adesso invece mi capita di passare ore a fissare il vuoto, o dare buca a richieste di uscita per restare chiusa in casa a fare NULLA. A studiare trovo una difficoltà enorme e adesso in palestra salto diversi allenamenti (l’anno scorso poi mi sono fermata per 7 mesi). Ho paura di essere entrata in una strada senza via d’uscita e che in futuro possa commettere qualche grossa stupidaggine in preda ai miei momenti di disperazione, più il tempo passa e più peggiora la cosa. Ho pensato cose così brutte che ho paura di raccontare e mi fanno provare vergogna verso me stessa, tanto che vorrei sparire da questa terra ma non trovo la forza di fare neanche quello. Mai avrei pensato di trovarmi in questa situazione, arrivare a non sopportarmi più, e tutto questo accade in un silenzio assordante perché non riesco proprio a parlarne con nessuno, nemmeno i miei fratelli/sorelle a me sempre vicini perché odio il solo pensiero che possano provare pena per me. So di avere bisogno di aiuto ma non trovo neanche la forza di chiederlo perché già ammetterlo a me stessa è stata un’impresa eclatante, mi ripeto che prima o poi andrò da qualcuno ma continuo sempre a rimandare questa decisione. (Chiedo scusa per la lunghezza del post)
  17. Ciao a tutti! Volevo cominciare con una battuta sul fatto che è il mio primo post sul forum, ma non ci riesco. Questo è il mio problema. Prima di portare il mio caso specifico volevo fare una domanda più generale: quanto e come saper "scherzare" aiuta una persona? Io penso che sia uno strumento fondamentale per permettere a una persona di uscire da certi problemi come fobia sociale, solitudine, ed i numerosi casi di "vergini in età avanzata" che leggo nel forum (me compreso) ma se l'umorismo è bloccato o non esce spontaneo, come fare? Vi riassumo il mio caso Ho rotto circa 3 mesi fa una relazione simbiotica molto forte: circa quattro anni in cui ho fatto da supporto affettivo (e non solo) ad una ragazza con problemi emotivi molto gravi, assistendo frequentemente a crisi, litigi con la sua famiglia, racconti di vita da aborto mancato. La sua sofferenza era diventata la mia, la mia sofferenza l'avevo messa da parte. Col tempo tanto più lei migliorava emotivamente, tanto si allontanava da me, e tanto più io sentivo il cordone ombelicale fra me e lei diventare un laccio emostatico. Decisi di troncare il rapporto e di voltare pagina, di non pensare più a lei nonostante le aspettative (la salvo così lei ricambierà) poiché il nostro rapporto era diventato "ti cerco quando hai bisogno mentre io mi scopo cani e porci tranne te". L'ultimo anno e mezzo è stato un periodo partito colpevolizzandomi per le mie delusioni: perché la gente mi usava? Perché pensavi che dare fosse l'unico modo per avere, devi esere assertivo. Perché non ho mai avuto la ragazza? Perché hai scelto quelle sbagliate. Perché non ho amici? Li hai ma non li sai riconoscere. Perché i miei progetti falliscono? Perché organizzavi attività a favore di altri, dimenticando il tornaconto. Tutte queste risposte le ho ottenute studiando psicologia, ma solo dopo aver innescato il cambiamento sottoforma di rabbia autodistruttiva e abbandonando tutte le mie certezze. Dopo la rottura con la ragazza, avvenuta con forte sofferenza, pensavo di potermi considerare finalmente libero da un peso e pronto a sviluppare il meglio di me stesso in attesa di persone migliori (volevo iscrivermi in palestra, fare nuove amicizie, imparare a suonare uno strumento, provarci con varie ragazze e patentarmi il più presto possibile). Ma il peso che sentii levarmi era la terra da sotto ai miei piedi: ebbi una fase iniziale di afasia e di catalessi (non riuscivo a capire ciò che la gente diceva quando parlava, stare con gli altri mi metteva a disagio, non riuscivo a parlare, né a dormire se non sotto melatonina). Poi, non ricordo perché, peggiorò: crisi di ansia e depressione tremendi, non erano attacchi di panico (no tachicardia) ma crisi nelle quali perdevo completamente contatto con la realtà, un'angoscia terribile tingeva tutti i miei pensieri di blu e venivo trascinato in un tunnel (sensazione di vertigine) in cui mi sentivo a bordo di un ottovolante che ripercorreva sempre gli stessi pensieri "la tua vita è rovinata" "rimarrai solo a vita" "chiama uno psichiatra o non ne uscirai mai" "ti si è leso il cervello per lo stress, è un danno permanente!" La crisi mi ha terrorizzato perché non ho mai provato un'esperienza così terribile e non capivo cosa mi stesse accadendo. Pensavo per davvero che avrei sofferto di depressione ed attacchi d'ansia per sempre. Per fortuna ero già in consulenza da una psicologa due o tre settimane prima della rottura con la ragazza. Ora le crisi di angoscia sono sparite, ma il trauma mi ha lasciato guarda un po'... (1) con un'amnesia retrograda che riguarda: l'ultimo anno di vita (è come se fossi ritornato alla quinta superiore con la memoria), i ricordi riguardanti la ragazza e le credenze su me stesso e sulle altre persone (cosa mi piace? cosa gli piace? cosa facciamo insieme? ecc.) e (2) con un pensiero tendente al negativo (ricordo e noto soprattutto le cose spiacevoli, tendo ad essere ansioso). La mia spiegazione è che sto finalmente e lentamente rielaborando i miei ricordi nei nuovi schemi di "io sono ciò che mi piace (non ciò che posso dare)", "io devo crescere le mie qualità per attirare gli altri", "non sono sono sbagliato io ma la scelta delle amicizie" ecc. Tornando alla questione "umorismo e relazioni con gli altri": lo stato della mia memoria ora è totalmente invalidante. Se una volta il mio leitmotiv di relazione con gli altri era "io ti voglio conoscere per parlare dei problemi psicologici tuoi o di qualcuno" ora ho la possibilità di cambiarlo in "parliamo di cose che ci interessano, scherziamo se non troviamo nulla di serio di cui parlare, poi se ti sento vicino ti racconto di me, sempre senza aspettarmi che tu mi consoli". Cosa mi consigliereste per aiutarmi a far tornare alla mente i ricordi (per ora funzionano parlare con qualcuno che non mi fa sentire a disagio e leggere), e a ricordarli in positivo? E per imparare un po' quelle frasette tattiche e quello stile che rende una narrazione comica? Conoscete dei canali youtube, dei training sulla comicità, corsi di teatro ecc. che potreste consigliarmi? Sono molto motivato ed ho un carattere caparbio. Ho già fatto grandi passi di consapevolezza su me stesso e sulle relazioni interpersonali ma so di essere sul filo del rasoio: se trovo in me l'umorismo e la capacità di non mostrarmi debole/passivo (a causa del mio stato di convalescenza) ecc. attirerò persone che mi staranno vicine perché mi gradiscono e mi sentirò sempre più sicuro ed avrò più occasioni di approfondire rapporti interpersonali... ma se rimango in questo stato di confusione, pessimismo e ansia temo rimarrò un'esca per vampiri energetici (la gente debole si nota), tornerò ad isolarmi e manterrò comunque una percezione di me come "incapace" o "debole".
  18. feedee993

    Ansia o altro ??

    Buonasera mi chiamo Federico ed ho 24 anni. Da circa un mese accuso diversi sintomi, ma non riesco a capire se si tratta di ansia oppure altro. I sintomi che sto accusando sono lingua bianca e bocca amara, agitazione generale con le gambe che non riescono a stare ferme e tremori notturni allo stomaco, braccia e mani e quindi problemi di insonnia (mi sveglio circa 3/4 volte a notte con mille pensieri brutti e mi viene il mal di stomaco e tremori), inizialmente diarrea poi feci molli e a volte le feci sono bicolore (marrone chiaro o marrone scuro), eruttazione e flatulenze (a volte puzzano di uovo sodo), in questo mese sono passato da 67kg a 64kg, lo stomaco mi brontola spesso. Sono stato dal mio medico di famiglia e inizialmente mi ha dato l'omepranzolo pensando fosse gastrite, poi dopo alcuni giorni ci sono andato di nuovo raccondandogli tutte le mie paranoie (mi peso alla bilancia circa 10 volte al giorno e il peso è sempre diverso varia anche di alcuni chili, ogni dolore che sento cerco i sintomi su internet è quindi trovando le peggio malattie mi faccio prendere dal panico e mi autoconvinco di avere quella malattia, in un mese ho pensato di avere dalle 10 alle 20 malattie tra lingua, stomaco, fegato ecc, adesso ogni volta che vado a defecare prendo la lampadina per vedere se le feci sono marrone scuro o nere, poi ultimamente mi guardo costantemente allo specchio per vedere se sono più magro e ogni volta che vedo uno specchio guardo di che colore è la lingua, tutti i pantaloni mi sembrano che mi stanno più larghi e sono entrato nel panico quando ho visto che l'orologio mi stava un po largo al polso) a questo punto mi ha somministrato 20 gocce di Ansioten la mattina e 20 la sera ed una pasticca di Circadin prima di dormire e poi mi ha consigliato una visita da uno psichiatra parlando di ansia, ipocondria e depressione .. per sicurezza ho prenotato anche una visita da un gastroenterologo e vorrei fare le analisi del sangue, ma ho una paura tremenda perché già mi vedo tutti i valori sballati e già mi immagino il gastroenterologo che mi prescrive la gastroscopia e già mi viene l'ansia sia di quando la devo fare che di quando devo prendere il risultato. La cosa che mi da più fastidio è questa sensazione di bocca amara con lingua bianca, la paura di defecare per il colore delle feci, la paura di andare a dormire per svegliarmi alle 4 di notte con tremori e brutti pensieri. Non riesco più ad uscire da questa situazione, non riesco a capire se c'è veramente qualcosa che non va oppure se tutti questi sintomi sono colpa di questa maledetta ansia. Ieri ero convito che avevo o un ernia iatale o una gastrite o ulcera per colpa dello stomaco, oggi avendo bocca impastata e peti che puzzano di uovo marcio penso che sia il fegato. I miei genitori cercano di tranquizzarmi tutti i giorni, ma io non ci riesco e questa situazione mi pesa moltissimo perché vedo i miei preoccupati e vorrei che questa non succedesse. Quanto vorrei tornare ad un mese fa quando tutto andava bene, quando dormivo 6 ore tutte di fila, quando uscivo con i miei amici senza avere sempre in mente pensieri brutti o senza stare sempre con il cellulare in mano per vedere tutti i sintomi !! Che dite sto diventando matto?? Cosa ne pensate di tutta questa situazione ?? Sto male o si tratta di vera e propri ansia ??
  19. Marco_

    Depressione

    Salve, sono un ragazzo di 15 anni. So che a 15 anni parlare di cose come depressione e suicidio è una cosa sciocca però è quello che provo e vorrei parlarne con qualcuno. Iniziamo con il dire che vivo in una famiglia non povera ma neanche benestante. I miei genitori sono delle persone con cui non si può parlare. Mia madre beve(birra) ogni sera a casa, non so se questo abbia qualche influenza sul suo comportamento però parlare con lei è difficile perché non ti lascia parlare. Io provo a dirle che c'e qualcosa che non va però lei lo prende male e inizia a urlare senza lasciarmi spiegare. Mio padre invece si crede si essere superiore perché qualsiasi cosa lui dica deve essere vera. Lui mi insulta in modo volgare perché a scuola non sto andando bene. Io a scuola non sto andando bene, però prima mi impegnavo perché avevo dei sogni,, adesso invece vedo la scuola come un posto cattivo che porta violenza nella mia famiglia. Ho perso la volontà di andare avanti. Mi ritrovo la sera a piangere da solo dicendo che è sempre colpa mia. Probabilmente sono io che esagero però è quello che provo. Dopo un certo evento che è successo in famiglia ho iniziato a pensare al suicidio. Vedo il suicidio come la via facile per scappare,, un piccolo gesto ed è tutto finito. Non ho amici con cui parlare o chiedere aiuto però ci sono poche persone a cui voglio bene e non vorrei farle stare male, quindi ho cercato di ignorare il suicidio però è come un boomerang, anche se lancio via il pensiero dopo torna, sono andato avanti così per un anno. So che ci sono persone messe peggio di me però vorrei qualcuno che mi ascolti. Non ho nessuno con cui parlare,, i miei genitori mi prenderebbero in giro e i miei "amici" ancora di più.
  20. È stata colpa mia lo ammetto. Ho passato i miei vent’anni a difendermi, continuamente. Ci sono cose nella vita che non vorremmo mai che accadessero, ma a volte semplicemente accadono. Io per esempio, non ho mai voluto imparare a difendermi dall’assenza di un padre forse troppo menefreghista, ma l’ho fatto. Ho imparato pian piano ad escluderlo dalla mia vita. Poi ho imparato a difendermi dal compagno di mia madre, e al contempo anche da mia madre stessa. Il problema effettivo, o almeno credo, sia stato proprio questo. Mia madre ha lasciato che lui mi facesse credere realmente quanto io fossi niente. Le continue liti mi hanno persino portato a credere che forse il problema della loro famiglia sono io. E ci è riuscito perchè dopo quattro anni mi sento realmente così. Mi sento di non avere più una famiglia e nel quotidiano so che è così, perchè fisicamente ho solo mia sorella che adesso mi ospita. La cosa peggiore che mi hanno fatto o che forse mi sono fatta da sola però è l’avere paura. Ho paura di incrociare lo sguardo di qualcuno, mi sento così insulsa rispetto agli altri. Da qui, è nato il desiderio di nascondermi, così ho iniziato ad escludermi. Ho pensato ‘posso stare da sola, è più facile” e non me ne sono neanche accorta ma in poco tempo ho escluso tutti dalla mia vita. Non mi dispiace stare sola, solo che adesso non mi basta più. Perchè razionalmente ci ho pensato ed io voglio davvero morire. Non è per dire, io una ragione per alzarmi non ce l’ho, non ho niente e nessuno. E vorrei piangere ma non faccio neanche quello. Sono bloccata, completamente e so che non riuscirò mai a sentirmi adeguata a questa vita. Tutto ciò che faccio è difendermi e nascondermi. La mia vita è davvero deludente, continuo ad alzarmi la mattina solo per andare a lavoro, un lavoro che odio ma che mi fa pagare a stento l’affitto ed in qualche modo sdebitarmi con mia sorella. Poi torno a casa e aspetto che cominci un nuovo giorno. Nulla in più, nulla in meno. Mi sento davvero come se potessi decidere di uccidermi da un momento all’altro e farla finita. Sono stanca della mia vita triste. Buon compleanno a me
  21. salve a tutti, sono nuovo su questo forum e volevo iniziare con questa discussione. Cominciamo con il dire che mi odio profondamente, ho una rabbia interiore che supera la mia passata (forse) depressione e ciò posso dirlo in quanto, dopo aver visto letteralmente mia nonna e mio padre morire anni fa e da poco meno di una settimana anche mio nonno, non mi interessa più nulla e non provo assolutamente nient'altro che rabbia verso me stesso. Ho 19 anni (quasi 20) e non ho alcuna vita sociale o qualsivoglia amico vero (tanto per precisare, ho 2 amici che mi sono vicini ma li sento solo per non perdere contatti con il mondo intero), sono stato bocciato 2 volte di fila causa depressione e ad oggi non trovo nulla interessante; continuare in questo modo è difficile con il al pensiero che mi dovrò subire altri, purtroppo, decenni di vita pressoché identici... Non ho alcuna voglia di studiare come quella di andare a lavorare e la mia costanti domandi cardine, o meglio, gruppo di domande, restano sempre quelle: "quando avverrà la mia morte? quanto ancora dovrò aspettare dato che non ho coraggio di approcciarmi al suicidio data la mia paura verso il dolore? che senso ha vivere cercando di sopravvivere andando a lavorare se poi tanto muoio?". Dalla morte di mio nonno sono diventato totalmente apatico, non sono triste di ciò e nemmeno sono andato al suo funerale considerandolo una perdita di tempo (non credo nemmeno nella religione), ho solo voglia di finirla con questa rottura di scatole di vita capace solo di toglierti anche il minimo regalino che ogni tanto ti offre. Potete quindi immaginare il mio regime alimentare totalmente sballato, ci sono giornate in cui mangio troppo e altre che salto persino il dissetarmi e ultimamente evito ogni sorta di alimento se non il minimo indispensabile; E questo è nulla pensando che la mia vita scolastica è un totale inferno, ogni giorno me ne sto completamente solo nel primo banco a non pensare a nulla cercando di passare quelle interminabili 5 ore giornaliere disegnando sul mio quaderno forme astratte (anche se grazie all'inerzia della mia mente fino ad ora sono riuscito a prendere voti discreti. Ancora per quanto ci riuscirò però, non ne ho idea). Per quanto riguarda, invece, il tempo passato in casa beh.... Sono solo capace di annoiarmi e di pensare alla vita di altri guardando youtube o seguendo animazioni giapponesi a profusione e, mentre mi sento un attimo meglio, vado in un server discord (praticamente una chat scritta e/o vocale formata da varie persone) a parlare; tutto questo però, solo se non mi sento totalmente affranto poiché in questi casi mi isolo persino da internet e dormo fino a che non mi stufo anche di questo (curioso però che i miei sogni rimandino tutti verso il tema della morte, il suicidio od omicidio che sia ed ovviamente la vittima sono sempre io). Certi giorni penso a come sarebbe la mia vita con una fidanzata al mio fianco (ero solito essere molto romantico di pensiero e come azioni e forse lo sono ancora) ma alla fine tutto si riversa nelle domande che ho scritto precedentemente. Non so perché ho voluto iscrivermi a questo forum ed esprimere le mie esperienze e correnti di pensiero. Non so se ho voglia di essere aiutato o/e sentirmi meglio... Ormai non so più nulla, vorrei solo diventare una macchina senza nessuna cognizione di tempo e spazio e senza nessuna emozione; sono stufo di vivere e sono sfinito dal mio stile di vita che so per certo che non sarei capace di cambiare a causa dei miei pensieri e della mia carenza di amicizie. Questo è tutto ciò che avevo da dire... non so cosa succederà e se vorrete commentare o semplicemente leggere e mi scuso se ci dovessero essere errori ma tutto ciò l'ho scritto direttamente come mi veniva in testa.
  22. Buongiorno, La ricerca scientifica da tempo suggerisce che la riduzione o sospensione, sia graduale che brusca, di antidepressivi determina la comparsa di sintomi astinenziali, tra i quali depressione, debolezza, stanchezza, vertigini, formicolii, scosse, confusione, ansia, agitazione, insonnia, depersonalizzazione. Solitamente il paziente interpreta questi sintomi come una ricomparsa della malattia in seguito alla riduzione della terapia. Al contrario, questo fenomeno è stato descritto e studiato come causato dall’astinenza da antidepressivi. Il mio gruppo di ricerca presso l'Università degli Studi di Firenze se ne occupa da alcuni anni ed ha messo a punto un'intervista ("Diagnostic Clinical Interview for Drug Withdrawal 1 SSRI and SNRI") che consente di formulare una precisa diagnosi in merito. Se desiderate avere una valutazione gratuita, siamo disponibili a somministrare l'intervista faccia a faccia o via Skype, offrendo la possibilità di ottenere una diagnosi di certezza. Per noi sarebbe inoltre utile per raccogliere dati scientifici e progredire nella conoscenza di questo tema ancora troppo poco esplorato. Maggiori informazioni sull'astinenza da antidepressivi sono disponibili alla nostra pagina Gruppo di ricerca Smettere gli psicofarmaci - Università degli Studi di Firenze. Un saluto cordiale, Fiammetta Cosci Professore Associato in Psicologia Clinica Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Firenze
  23. Vorrei smettere di essere single ma non so come, sono molto asociale ho solo due amici ed esco poco tutto ciò mi provoca depressione e bassa autostima. Il problema è che se vado a pensare bene al perché non voglio essere single mi ritrovo alla conclusione che mi sento solo e la cosa mi rattristisce...Un'altro dei problemi è che il secondo amico è una lei conosciuta online più grande di me di tanto ed è anche madre ma mi ha rivelato che passerebbe un giorno e notte con me. La cosa che più mi irrita è che mi sento impotente non so più che fare sembra che la sfiga e la mia vita si siano alleate non ne ho più controllo o almeno non so di averlo...Ho bisogno di un aiuto
  24. Salve a tutti, sono nuovo del forum ma ho bisogno di sfogarmi con qualcuno. Mi chiamo N, non voglio dire il mio nome ma solo l'iniziale, ed ho 19 anni. Sono della Basilicata e sono al 2° anno di scienze geologiche, sono molto empatico e cerco sempre di aiutare chi ha bisogno forse perché così mi distraggo dai miei problemi. Da quel che posso ricordarmi i miei problemi con me stesso sono iniziati fine 3 media e tutt'ora sono con me. Stanno prendendo il sopravvento su di me, mi stanno schiacciando. I problemi che ho sono legati alla mia autostima e fiducia in me stesso, per farla breve mi odio, mi faccio schifo, mi sento inutile e sempre a disagio. Odio i posti con tante persone perché sapendo di fare schifo mi sentirei a disagio e starei male. In 3° superiore per l'intera estate non uscii mai di casa, nemmeno con i miei genitori a fare spesa, nulla; sempre chiuso in casa facendo finta che tutto andasse bene. Non ho più amici e quelle poche " amiche ", le quali se ne andranno come tutti, mi dicono che sbaglio a pensare cose del genere e che non sono vere. Come fai a credere a ciò se tutto il mondo ti dimostra di avere ragione su te stesso ? So di persone che lo pensano senza avermelo mai detto in faccia ed altre che me lo hanno detto in faccia. Sono innamorato di una ragazza da 2 anni e per ben 4 volte mi ha fatto soffrire prendendomi in giro ed io sono sempre tornato perché la amo ? perché sono stupido ? Non lo so. Avevamo iniziato a parlare e lei mi ha detto che voleva provare a stare insieme e parlavamo di uscire, vederci film insieme, voleva le mie magliette dato che entrambi ascoltiamo metal e rock, era tutto così bello e per me era stupendo. Dopo tutto quello che ho sopportato, dopo tutte le volte che l'ho aiutata con il suo ex che non l'amava ma voleva solo portarla al letto, dopo tutte le volte che l'ho aiutata e sostenuta con i suoi problemi finalmente ci ero riuscito. Ieri stavamo parlando, nel pomeriggio inizia a non rispondermi più e la sera mi arriva un messaggio dal suo ex che mi dice alcune cose e poi quando ho chiesto a lei mi dice già sai e quando le chiedo una spiegazione mi blocca e mi dice che non vuole più sentirmi. Ma cosa ho fatto di tanto cattivo da meritarmi tutto questo ? Ho solo sopportato delusioni da amici e ragazze, ho solo problemi con me stesso che tante volte mi hanno portato a volerla far finita, ho solo subito sofferenze e dolori come la perdita di uno dei miei migliori amici a soli 18 anni. Come si fa a capire se si è in depressione ? Alcuni amici mi hanno consigliato di andare da uno psicologo ma non voglio andarci e non so il motivo. Perché ho paura di cosa mi avrebbe potuto dire o altro ? Non lo so. C'è qualcuno che è nella mia stessa situazione o qualcuno che c'è passato e l'ha superata ? Vi prego di aiutarmi e darmi consigli, ne ho bisogno perché sono al limite e mi sto arrendendo. Scusate per il poema ma mi sono anche trattenuto. Grazie mille a tutti.
  25. odradek

    ho bisogno di aiuto

    ho 18 anni e mi è stata diagnosticata la depressione un anno e mezzo fa, ma purtroppo tutti gli aiuti medici che mi sono stati dati sono stati di poca utilità. ho assunto tavor, xanax, zoloft, venlafaxina, e adesso sto prendendo l'abilify, ma non ho avvertito cambiamenti significativi nel mio modo di affrontare la vita (se non un leggero miglioramento allo stato d'animo). ho anche provato a vivere senza e non vi è stato nessun rimbalzo. non ricordo come sia iniziato tutto, ma non riesco ad essere felice qualsiasi cosa succeda nella mia vita, non mi sento stimolata a perseguire nulla e non ho obiettivi. non sono mia ansiosa o contenta o arrabbiata, al massimo sono triste. due anni fa ero piena di passioni ed aspirazioni, ora spreco il mio tempo e quando non lo faccio mi sembra comunque di starlo sprecando perchè non ricavo nulla da nessuna attività. l'anno scorso mi sono trasferita in una città grande all'estero per perseguire degli studi che sognavo da anni, per poi abbandonare tutto a causa del mio malessere. non ho provato a socializzare, perchè lo trovavo in qualche modo insensato, mi lavavo il minimo e non uscivo mai di casa.il sottoprodotto del mio stato mentale è stato un forte senso di derealizzazione che mi porto dietro tuttora a periodi alterni: una sensazione bruttissima che il mondo abbia qualcosa di strano e di sbagliato. ora sono tornata a casa e sto decisamente meglio, ma mi sento costantemente apatica e vuota, non ho mai nulla da dire a nessuno e sento di essere diventata un peso per i miei amici. pensavo di stare bene nell'ambiente che mi ero così faticosamente creata ed a cui sono morbosamente attaccata, ma spesso provo la sensazione di non riuscire ad interagire nemmeno con le persone che mi vogliono più bene. per questo stesso motivo ho paura del mio futuro, in quanto al momento sono incapace di creare legami. la mia autostima è sempre stata fluttuante, mentre ora ha raggiunto livelli minimi. non voglio mai fare nulla, anche provare cose nuove non provoca niente in me ed anzi spesso mi fa sentire ancora peggio. avrei bisogno di consigli, di confrontarmi con chi ha avuto o sta avendo un'esperienza simile alla mia.
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