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Trovato 17 risultati

  1. Liz

    Voglio solo morire

    Soffro di crisi ansioso-depressive ricorrenti da quando avevo circa 8 anni, e la situazione non fa che peggiorare nonostante psicoterapia e farmaci. Ora ho 20 anni, ma ne ho vissuti decentemente solo tre o quattro. Voglio andarmene. Sono sempre stata stanca di vivere. Non di stare male, non della mia vita com'è ora, ma proprio di esistere. Essere qui e vedere e respirare e sentire i miei organi muoversi è disgustoso. Edit: lo xanax non ha funzionato, spero in un "incidente" sulle rotaie o per strada, non vorrei far sembrare la mia morte un suicidio né fare del male ad altri. Se qualcuno conosce un metodo più semplice e che possa passare inosservato - l'ultima cosa che voglio è attirare attenzioni - sarò felice di ascoltare.
  2. Carissimi membri del forum, mi spiace iniziare subito in medias res ma la scorsa notte ho compiuto delle azioni che (ripensandoci a mente fredda) potrebbero benissimo essere considerabili un tentativo di suicidio (anche se spero sia solo un atto impulsivo dettato dalla rabbia cieca del momento). Soffro da anni di insonnia, di depressione e di disturbi ossessivi compulsivi. Ieri notte (alle 5) al culmine di una crisi di rabbia e frustrazione (sommerso di insulti da mia madre che mi definisce un malato di mente che vuole solo rendere la vita un inferno agli altri) ho afferrato una confezione di sonniferi e ho buttato giù dalle 5 alle 6 pillole una dopo l'altra. Si tratta di sedativi blandi che non mi hanno piombato in uno stato comatoso anche se mi hanno indotto un sonno estremamente profondo e immobile. Ciò che più mi ha colpito della folle nottata non è stato tanto il gesto in sé (ripeto più un atto di rabbiosa impulsività che di vero suicidio; sapevo che le pillole da me assunte non erano potenti sonniferi ma meri rilassanti) quanto piuttosto la frase scioccante che mi ha detto mio padre dopo essersi accorto che trangugiavo le pillole una dopo l'altra, un lapsus terrificante a dire il vero: mi ha afferrato la mano, tolto la confezione e detto "attento!! Sei impazzito ?!?!? Finirai in galer-ospedale....". Cosa pensate di questo lapsus ? Visto che negli anni passati mio padre mi ha indotto a rinunciare ad alcuni esami medici per evitare le relative spese (soffro di problemi renali) e tuttora si rifiuta di farmi fare una qualsiasi terapia psicologica, sono terrorizzato dal pensiero che mio padre, nel frangente di ieri notte, fosse stato più interessato alle conseguenze penali di avere un cadavere in casa (la GALERA era evidentemente riferita a lui, non a me) che alla salute di suo figlio che si stava intossicando di sedativi. VI PREGO AIUTATEMI, SONO MOSTRUOSAMENTE CONFUSO E DISORIENTATO, COME DEVO INTERPRETARE LA FRASE DI MIO PADRE ? Oggi nessuno si è degnato di sapere come stessi, anzi sono ripresi gli insulti e gli improperi nei miei confronti come al solito (pazzo, schizofrenico, malato di mente, ecc). Vi prego aiutatemi a copiare cosa è accaduto questa notte: devo forse pensare che a mio padre non frega nulla della mia morte se non in termini di responsabilità penale nei suoi confronti ? Devo forse pensare che l'unica paura di mio padre sia finire inquisito per istigazione al suicidio e non di perdere un figlio ? Vi prego, aiutatemi a fare chiarezza...... Saluti e grazie, Edoardo. P.S. Non ho mai tentato il suicidio prima d'ora (non sono uno tizio in cerca di attenzioni).
  3. Ciao a tutti, mi chiamo Arianna e ho 22 anni. E' da molti anni ormai che soffro di depressione e ultimamente sto pensando al suicidio come unica soluzione. L'unica cosa che mi sta frenando è il fatto di non riuscire a trovare un metodo efficace e indolore. La mia vita è un fallimento totale.
  4. Mi presento, sono un ragazzo semplice, studio, ho 21 anni e sono anni che soffro di depressione. Sono al secondo anno di università di informatica, non ho amici da anni, sono solo. Non esco da non ricordo nemmeno più quanto, se non in famiglia per andare dai nonni o per andare in chiesa dove faccio parte del coro suonando la chitarra ma di cui non mi sono mai sentito parte integrante se non agli albori quando entrai a far parte di tutto ciò insieme ad un amico, forse l'unico che abbia mai avuto, e di cui non so più nulla. Non c'è la faccio più, sono mesi che penso e ripenso a come farla finita, a quale sia il metodo meno doloroso, è straziante dover sopportare tutte queste pressioni, il non avere amici, il non avere una ragazza, vivere in una città in cui o sei forte oppure ti schiacciano come una mosca.. Non ho mai fumato/bevuto, sono un ragazzo semplice come ho detto ma è questa semplicità che mi rende ciò che sono ora, solo. Non ho passioni particolari, non mi piace il calcio, mi piacciono i videogiochi, non ho più la voglia di studiare costantemente, passo più del dovuto a non far nulla, a fare tutto ciò che mi possa tenere distratto dai miei reali doveri. Non mi sento appagato in nessun modo neanche facendo quello che un tempo mi piaceva fare.. Non c'è un solo motivo per cui non debba finirla qui, ora. Nessuno nella mia vita si è accorto di quanto stia male, solo perché fingo di star bene, di essere un ragazzo "normale", ma in realtà provo tante di quelle emozioni ogni giorno che vorrei esplodere. Non ho mai chiesto aiuto a nessuno, non lo farò mai, preferirei morire piuttosto. Mia sorella sta per sposarsi, io invece sono un ragazzo solo, senza un amico, non ho una carriera universitaria ottimale, anzi, da cancellare oserei dire, non ho nulla qui, in questa vita. Perché dovrei continuare..
  5. Ciao a tutti. Scrivo su questo forum per parlare un po' di me visto che sono completamente solo e non ho nessuno con cui aprirmi pienamente a parte lo psicologo per un ora ogni due settimane (una quando va bene). Ho 28 anni, vado per i 29, e sono depresso da un 5-6 anni. Fino ai 22 anni la mia vita andava bene, ero un ragazzo semplice che tutti ammiravano, non ho mai avuto nulla dalla vita, ne fidanzate ne altro mi dedicavo solo allo studio e ai miei doveri. E tutto sommato per quegli anni mi stava bene, anche perché pensavo solo a costruirmi un futuro e a rimandare i piaceri al dopo. Mi sono quindi laureato col massimo dei voti alla triennale di ingegneria, quando già da quei momenti le cose iniziarono lentamente a disgregarsi. Iniziarono fortissime liti a casa mia con mio padre entrato in una fortissima crisi. Non era mai stato un padre modello ma sempre scorbutico e dalla lite facile, ma le liti di quel periodo sembravano ultra eccessive anche per chi come me e mia madre (sono figlio unico) eravamo già abituate a conoscerlo. Rompeva tutto, mobili e oggetti, era inarrestabile, una ira senza fine. Per ben 2 volte abbiamo dovuto chiamare i carabinieri, cosa che lui non ci ha mai perdonato. Dopo un episodio di violenza a mia madre in mia assenza (io ero fuori sede per l'università in una città vicino) scappo di casa per evitare l'ennesimo incontro coi carabinieri, e da lì non ci ha rimesso più piede. I miei rapporti con lui all'inizio furono quasi normali, era come se ce l'avesse solo con mia madre, ma col tempo si sono incrinati sempre di più. Ha iniziato a ricattarmi dicendo di volermi rovinare la vita, distruggerci economicamente. E lo sta facendo. L'ultima volta che sono riuscito a vederlo ha fatto finta di non riconoscermi. Io non gli ho mai fatto nulla, se non il fatto che studiavo come un mulo e lo rendevo un padre orgoglioso. In tutti questi anni non sono mai riuscito a completare gli studi della specialistica, sono 5 anni fuori corso e mi sono completamente rovinato la carriera. Una intera vita dove sono stato vittima di bullismo e cyberbullismo che non vi sto a spiegare. Amici che non si sono rivelati tali, ma solo gente che mi invidiava e che ha goduto sotto sotto delle mie sofferenze. Non ho mai avuto una fidanzata, esperienze sessuali di alcun tipo, e rimpiango da morire di aver perso i ventanni, preso da problemi più grandi di me. Vorrei riviverli, vorrei vivere la spensieratezza, l'idea che c'è tanto futuro da vivere. Invece mi sento un fallito, un non più giovane di quasi 30 anni che poteva essere un ottimo elemento ma che è solo un bamboccione fuori corso, o uno sfigato come direbbe Michael Martone. Uno che non ha avuto nessuna gioia dalla vita e che si vede invecchiare, perdere i capelli, senza più una famiglia, solo con una madre depressa come lui e che non ho la forza di rialzarmi. Ve lo dico sul serio, non è un estremizzazione, io vorrei morire. Non ho nulla per cui vivere, non voglio vivere una vita con tutti questi scheletri del passato. Non la voglio. Ci tengo a me stesso, avevo dei sogni e sinceramente non ho alcuna intenzione di andare avanti in quanto non credo proprio in nulla, che nulla possa cambiare. E se mai lo farà resterà comunque un grande dolore che sinceramente non ne reggerei il peso. Forse solo una terapia farmacologica potente potrebbe aiutarmi, ma purtroppo ho provato gli ssri (Zoloft) ma mi ha creato impotenza.
  6. Ciao, ho 23 mi chiamo Francesco e sto pianificando il mio suicidio da 2 mesi, ho compilato il modulo A.I.D.O. e ho scritto una lettera per mio padre e le mie due sorelle. non per mia madre, visto che si è suicidata 3 mesi fa Sinceramente non so perchè sto scrivendo su questo forum, forse una parte del mio subconscio si rifuta di morire, forse perchè in realtà io rispetto la vita e trovo che sia una cosa meravigliosa, il modo in cui ha trovato la propria strada in questo universo ostile e pieno di ostacoli, oppure è semplicemente un primo e ultimo sfogo indirizzato a dei nickname anonimi di un sito internet, d'altronde non ho più l'ombra di un amico da ben 6 anni. beh da dove iniziare.... diciamo che io ho smesso di vivere a 17 anni, quello che ho fatto dopo è stato semplicemente osservare il tempo scorrere da dietro uno schermo mentre passavo ore e ore a giocare e a guardare serie tv. un parassita in pratica. Dunque, quando avevo 17 anni mia madre si è trasferita con mia sorella in una casa ereditata a due ore di distanza lasciando un adolescente con già poca voglia di studiare da solo e senza una figura di autorità a imporre delle regole; ponendo fine alla mia carriera scolastica. Il motivo del trasferimento sono stato anche io visto che io e mia madre non riuscivamo a vivere insieme senza litigare... ma almeno ci andavo a scuola. Da lì è iniziato il declino più totale perchè oltre alla scuola ho, in questo caso dovuto, smettere di fare Scherma, sport che ho praticato per 11 anni, sport che era la mia fonte principale di amicizie. Comunque da quel fatidico anno in poi ho sempre provato, anche se controvoglia a riprendere le lezioni, interrompendo ogni volta dopo un paio di mesi, facendo spendere soldi inutili alla famiglia. Ora ho 23 anni, ho la licenza media, e la mia unica esperienza lavorativa è stata un servizio civile per una pubblica assistenza dell'A.N.P.A.S. di 8 mesi finita giusto giusto con il suicidio di mia madre... giusto, mia madre, dovete sapere che lei minacciava spesso di suicidarsi, anche per scherzo, io provai ad aiutarla portandola da una psicologa, altro non sapevo fare, oltre magari a cercare di farle compagnia più del solito (ah si, dopo 4 anni ci siamo riuniti tutti di nuovo sotto un solo tetto e stranamente andavamo molto d'accordo) ciononostante non mi ha degnato neanche di una parola nella sua lettera, la cosa più che distruggermi mi ha fatto capire che una cosa in realtà sapevo già da sempre. Io non sono nessuno, non valgo niente, e non è un problema di autostima, è un semplice e palese dato di fatto. Insomma per una settimana ho pianto la sua perdita e poi ho iniziato a sentire come una morza al cuore, ho iniziato a notare quanto fossi solo, cosa che fino ad allora non mi aveva turbato più di tanto, e vedere i successi della mia sorellina universitaria piena di amici e con un ragazzo amorevole non aiutava. Ora sono qui che "dormo" il giorno e sto sveglio la notte per evitare mia sorella minore e mio padre, e ogni giorno piango e penso a quanto voglio morire, so che è un gesto egoistico, specialmente se la famiglia ha passato da poco un evento simiile, ma non ce la faccio, io devo morire, imperativo. Non voglio nessun tipo di aiuto perchè io non voglio stare meglio, Avrei un altro milione di cose da scrivere ma sinceramente sono quasi 24 ore che sono sveglio e le parole giungono al mio cervellino a stento.. ogni tanto mi capita.
  7. ciao a tutti! sto realizzando un progetto scolastico sull'eutanasia e ho pensato di creare qualche post in vari forum per sapere l'opinione generale della gente, voi che ne pensate a proposito?
  8. Marco_

    Depressione

    Salve, sono un ragazzo di 15 anni. So che a 15 anni parlare di cose come depressione e suicidio è una cosa sciocca però è quello che provo e vorrei parlarne con qualcuno. Iniziamo con il dire che vivo in una famiglia non povera ma neanche benestante. I miei genitori sono delle persone con cui non si può parlare. Mia madre beve(birra) ogni sera a casa, non so se questo abbia qualche influenza sul suo comportamento però parlare con lei è difficile perché non ti lascia parlare. Io provo a dirle che c'e qualcosa che non va però lei lo prende male e inizia a urlare senza lasciarmi spiegare. Mio padre invece si crede si essere superiore perché qualsiasi cosa lui dica deve essere vera. Lui mi insulta in modo volgare perché a scuola non sto andando bene. Io a scuola non sto andando bene, però prima mi impegnavo perché avevo dei sogni,, adesso invece vedo la scuola come un posto cattivo che porta violenza nella mia famiglia. Ho perso la volontà di andare avanti. Mi ritrovo la sera a piangere da solo dicendo che è sempre colpa mia. Probabilmente sono io che esagero però è quello che provo. Dopo un certo evento che è successo in famiglia ho iniziato a pensare al suicidio. Vedo il suicidio come la via facile per scappare,, un piccolo gesto ed è tutto finito. Non ho amici con cui parlare o chiedere aiuto però ci sono poche persone a cui voglio bene e non vorrei farle stare male, quindi ho cercato di ignorare il suicidio però è come un boomerang, anche se lancio via il pensiero dopo torna, sono andato avanti così per un anno. So che ci sono persone messe peggio di me però vorrei qualcuno che mi ascolti. Non ho nessuno con cui parlare,, i miei genitori mi prenderebbero in giro e i miei "amici" ancora di più.
  9. È stata colpa mia lo ammetto. Ho passato i miei vent’anni a difendermi, continuamente. Ci sono cose nella vita che non vorremmo mai che accadessero, ma a volte semplicemente accadono. Io per esempio, non ho mai voluto imparare a difendermi dall’assenza di un padre forse troppo menefreghista, ma l’ho fatto. Ho imparato pian piano ad escluderlo dalla mia vita. Poi ho imparato a difendermi dal compagno di mia madre, e al contempo anche da mia madre stessa. Il problema effettivo, o almeno credo, sia stato proprio questo. Mia madre ha lasciato che lui mi facesse credere realmente quanto io fossi niente. Le continue liti mi hanno persino portato a credere che forse il problema della loro famiglia sono io. E ci è riuscito perchè dopo quattro anni mi sento realmente così. Mi sento di non avere più una famiglia e nel quotidiano so che è così, perchè fisicamente ho solo mia sorella che adesso mi ospita. La cosa peggiore che mi hanno fatto o che forse mi sono fatta da sola però è l’avere paura. Ho paura di incrociare lo sguardo di qualcuno, mi sento così insulsa rispetto agli altri. Da qui, è nato il desiderio di nascondermi, così ho iniziato ad escludermi. Ho pensato ‘posso stare da sola, è più facile” e non me ne sono neanche accorta ma in poco tempo ho escluso tutti dalla mia vita. Non mi dispiace stare sola, solo che adesso non mi basta più. Perchè razionalmente ci ho pensato ed io voglio davvero morire. Non è per dire, io una ragione per alzarmi non ce l’ho, non ho niente e nessuno. E vorrei piangere ma non faccio neanche quello. Sono bloccata, completamente e so che non riuscirò mai a sentirmi adeguata a questa vita. Tutto ciò che faccio è difendermi e nascondermi. La mia vita è davvero deludente, continuo ad alzarmi la mattina solo per andare a lavoro, un lavoro che odio ma che mi fa pagare a stento l’affitto ed in qualche modo sdebitarmi con mia sorella. Poi torno a casa e aspetto che cominci un nuovo giorno. Nulla in più, nulla in meno. Mi sento davvero come se potessi decidere di uccidermi da un momento all’altro e farla finita. Sono stanca della mia vita triste. Buon compleanno a me
  10. Salve a tutti. Premetto che sono nuovo del forum,non so neanche se la sezione sia quella giusta. Sono un ragazzo di prima superiore,ho fatto molta fatica ad ambientarmi e a farmi nuovi amici (in verità non li ritengo neanche amici). Soffro di depressione da molti anni,solo che l'ho scoperta solo qualche mese fa,parlandone appunto con uno psicologo,non ho cure farmacologiche in corso. Non ho la forza neanche di parlare,ho sempre incubi,quando mi sdraio e provo a rilassarmi il cuore accelera e mi gira forte la testa,fino a quanto non alzo la nuca di colpo con il fiatone. Ho incubi (per fortuna non di frequente) e una forte voglia di suicidarmi.Ho paura di sentire dolore ma preferirei farla finita,so che comporterebbe gravi danni sia economici che psicologici alla mia famiglia,ma non riesco ad andare avanti. Sto iniziando a pensare di non avere altra alternativa,perfavore smentitemi,vi sconguiro. PS: Ho notato anche un aumento del peso,effettivamente mangio tantissimo.
  11. Salve, non so se questo é il forum o la sezione giusta per argomenti simili, ma ormai é da piú di 5 anni che il mio unico pensiero é quello di togliermi la vita, ci ho provato piú volte invano, nell'ultimo periodo mi ha aiutato molto la mia fidanzata addirittura una volta posso dire che mi ha salvato la vita, ma ora comincio ad essere in cattivi rapporti anche con lei. Ho 19 anni e vivo ancora con i miei, non ci rivolgiamo la parola da ormai non so quanto, quindi non riesco a chiedere aiuto nemmeno a loro... Penso ogni volta che ho una vita da vivere e non voglio che finisca qui... Ma che vita? Mi sembra di non avere giá piú nulla da vivere e di aver vissuto giá abbastanza fin troppo. Vorrei potermi consultare con qualcuno e sapere se devo e posso sottopormi a qualche cura e/o antidepressivo, grazie.
  12. Renzo96

    Perso nelle tenebre

    Salve, Sono un ragazzo di 20anni ed ho un problema. Fin da quando ero piccolo il mio sogno era diventare un soldato. Dopo due concorsi pubblici, con esiti negativi, per entrare nell'esercito, la mia vita è cambiata completamente. Ho dato tutto me stesso per il mio sogno. Mi allenavo 3-4 ore tutti i giorni, week-end compreso, seguivo una dieta, ma ho abbandonato gli amici per diversi motivi: costituivano un ostacolo (erano dei "falliti" e io avevo bisogno di vincenti, si drogavano e bevevano) e spesso ero troppo stanco, sia fisicamente sia mentalmente, per uscire. Al termine di due fallimentari tentativi mi sono ritrovato solo e con un sogno che ormai mi sembrava inarrivabile. Sono cambiato completamente: da ragazzo socievole, felice e con un sogno, sono diventato un pessimista, triste e solo. Ho passato mesi chiuso in casa forse perché mi vergognavo di me stesso. Ero ormai nelle tenebre e non riesco ad uscirne. Ora ho paura ad uscire, a stare in mezzo alla gente, sono solo come un cane e sembra che tutti mi evitino come la peste. Persino i miei genitori sembrano non interessarsi a me poiché dopo 6 mesi non sono stati ancora capaci a leggere nel mio cuore. Mi ripetono "esci", "anche stasera in casa?" e ciò mi fa stare male perché non ho nessuno con cui poter uscire. All'inizio era diverso. Sentivo che la solitudine poteva solo rendermi più forte, con il tempo questa diventò la mia unica amica e ogni qual volta qualcuno mi scriveva lo vedevo come un segno di ipocrisia. Piano piano, ho capito che non volevo essere solo, volevo qualcuno con cui ridere, litigare, uscire ma ormai era tardi. Anche volendo non riuscivo più a stare con le persone. Ad esempio, mi vergogno a dirlo, evito di passare dove ci sono gli altri, piuttosto allungo la strada di chilometri, oppure quando mi suonano alla porta faccio finta di non esserci. Ora però non ce la faccio più. Continuo a prendere in mano quel coltello sperando di riuscire a farla finita, ma non ho il coraggio. Non sono felice e dubito che la felicità esista. Forse questo è il mio destino.
  13. Salve. Vorrei esporvi un fatto che sta avvenendo in questo momento nel mio reparto e che causa a me è ai miei colleghi diverse discussioni e che interferisce anche nel nostro modo di vedere il nostro lavoro. Una paziente è da anni affetta da una sindrome muscolare provocata da un effetto collaterale sconosciuto di un farmaco al quale non c'è rimedio è per la quale si trova a dipendere per alcuni momenti della giornata da un ventilatore meccanico e a non poter usare più le braccia e quindi a non essere più totalmente indipendente. In questi giorni ha pertanto deciso di porre fine alla sua esistenza... Evitando di bere e mangiare e aspettando la sua sorte. Fin qui non ci vedo nulla di strano. É una decisione importante e personale, ma molto del come stanno avvenendo i fatti ci fa riflettere. É una donna relativamente giovane, che ha avuto sempre una vita attiva e con la presenza di molte persone intorno che continuano a visitarla spessissimo e del marito, che tutt'ora divide quotidianamente il suo tempo con la moglie ed é sempre presente. Ha sempre curato il suo aspetto fisico e attualmente si preoccupa ancora che la sua pancia non sia piatta e di essere truccata per poter poter apparire al meglio durante le terapie. Così come per quanto riguarda i parametri delle analisi del sangue o delle emogasanalisi. Se i valori sono minimamente al limite della norma sono motivo di discussioni e pensieri. Assume integratori alimentari e farmaci per la menopausa. Ciò che mi ha raccontato una collega mi ha lasciato basito. La paziente beve volentieri una tazza di caffè ogni mattina, e proprio ieri mattina ha domandato: " dovrei bere il caffè se devo affamarmi?" (non abbiamo noi preso la sua decisione del suicidio xD) Ora, una persona che vuole il suicidio, non mi pare che preceda l'evento da proclami, la necessità di un aiuto di un medico-assistenziale (e se dovesse venire a mancare penso lascerebbe perdere), ponga certe domande e si preoccupi della pancia piatta e del seno sodo. Ha pianificato di morire per fame e per sete e non é un processo immediato e pare non avere credenze o persone di riferimento (preti, amici, psicologi quanto meno...) Cosa ne pensate? Un parere di un esperto mi sarebbe d'aiuto.
  14. Soffro di depressione ed ansia da più di un anno , la mia vita e divenuta inutile, non sono più di nessun aiuto alla mia famiglia , anzi credo proprio di essere un peso per loro, credo sarebbe megli per tutti se io non ci fossi più. Questo pensiero mi termonta dal mattino appena sveglio fino alla sera, Mi manca solo il coraggio , sono anche un vigliacco
  15. da un'anno che non sento il gusto di vita tutto era iniziato dalla Terza media Non ho piu interessi, mi pesa fare tutto, non ho piu voglia di uscire, non mi importa piu di vestirmi in modo carino. Infilo una tuta, o la prima cosa che mi capita ed esco E se esco e per andare a scuola. A scuola sono andato a parlare con una psicologa per questi sentimenti e lei mi ha consigliato di andare fare una (visita psicologica). Sono andato a fare la visita pero hanno bisogno del consenso dei miei genitore perchè non sono qua tornano fra un mese. Non lo so cosa voglio, ho solo voglia di dormire per non pensare o magari di non svegliarmi. Perche se mi sveglio ricomincio a pensare a tutto quello che sono. Ecco quello che faccio durante il giorno penso e vegeto. Devo studiare ma non sai quanto mi pesa! Vorrei solo rimanere sdraiato a dormire e spegnere il cervello. Mi vedo uno schifo. Quando esco e incontro qualcuno che conosco, preferisco cambiare strada o far finta di non vederla. Non vedo lora di tornare a casa e guardare il mondo dietro lo schermo del pc. Invidio il mondo che vive, perche la gente ce la fa a vivere, io no, ho paura di vivere. Ho paura di un altro giorno. Io sto male, ma sono cosi codardo da non avere il coraggio di vivere. Perche secondo me vivere vuol dire anche essere coraggiosi. E io non lo sono. Meglio andare da questo mondo. Sto male, di questo me ne rendo conto. Ma preferisco non fare niente che affrontare sta vita. Scusate, ma dovevo urlare qualcosa a qualcuno.
  16. Salve a tutti, ho bisogno di aiuto. Sono un ragazzo di 17 anni, con una buona famiglia, una situazione scolastica normale. Da un anno è come se mi fossi bloccato. Prima avevo la mia compagnia di amici, una ragazza, uscivo e trasmettevo sempre positività, tanto che uscivo molto e conoscevo sempre persone nuove. E bastato un anno... Non riesco più a relazionarmi con gli altri, tanto che ho perso in poco tempo tutti i miei amici. Ho smesso di uscire. Con i compagni di classe, ogni volta mi sento un estraneo. Ho paura del giudizio della gente e sono continue paranoie. Sono cambiato e non so quale sia il motivo. Sono solo, non ho una persona con cui parlare ( coi miei genitori non se ne parla) e ho sempre pensieri strani. Ho paura del futuro, di rimanere solo, senza una famiglia. Sono sempre costretto ad apparire felice, con falsi sorrisi ma dentro sto male. Piango e mi sento strano. E assurdo. Ho paura, ho pensato e penso tutt'ora al suicidio, perchè no? basta soffrire. Ho pensato di cercare qualche farmaco depressivo come il tavor, xanax. Per me è molto strano perchè è una vita che non mi appartiene, fin dalle medie sono sempre stato socievole, uscivo, avevo voglia di fare tutto coi miei amici e godermi la vita senza pensieri. Adesso mi è passata la voglia di vivere. Durante la mia vita ho cambiato 3 volte posti per il lavoro dei miei genitori e sono sempre riuscito ad ambientarmi in meno di una settimana. Avevo voglia di divertirmi, innamorarmi. Perchè ora sono così, perchè a me? La mia vita è finita? Resterò sempre così? Forse è un segnale. Questo periodo non fa per me e mi sta distruggendo non sono piu io. Se il futuro fosse così? Non trovassi una donna? Rimanessi un fallito come adesso? Meglio farla finita. Vi prego aiutatemi. Non saprei con chi parlarne. Anche coi miei familiari mi trovo a disagio ora. Non posso uscire senza farmi paranoie. Ho pensato di rivolgermi a uno psicologo ma i miei genitori lo verrebbero a sapere. Aiuto!
  17. Salve, ho un bimbo di 4 anni e 2 mesi che purtroppo da quando aveva 5 mesi è senza papà venuto a mancare perchè si è tolto la vita apparentemente senza motivo. Da lì finora mi sono dovuta occupare di molti problemi fino alla decisione 1 anno fa di andare a vivere nella città in cui lavoro dove però sono completamente sola, senza parenti e pochi amici. Sono riuscita ad organuizzarmi bene e mio figlio si è anche ambientato bene. Ma mio filglio costretto ad essere cresciuto troppo presto ha delle reazioni e dei comportamenti che secondo me celano qualche sofferenza. E la conferma me l'ha data lui quando al mio ultimo rimprovero, perchè ne combina di tutti i colori, mi ha risposto "e ora vattene anche tu così muori pure e tu e poi resto da solo e faccio quello che voglio" al mio stupore ed alle mie domande lui mi ha raccontato che a scuola la maestra gli aveva parlato, non so perchè, di un probabile uomo che avrebbe potuto prendere il posto del padre e lui mi dice "ma io un padre ce l'ho anche se è già morto, anche se non mi vede e non mi sente" il tutto molto agitato e nervoso. E bene io sono andata in crisi perchè sto cercando di fare del mio meglio per cercare di farlo sentire un bambino normale ma evidentemente questo non basta e soprattutto non mi sento all'altezza di questo difficile compito. Ci sarebbero anche tanti altri particolari da aggiungere ma non basterebbe una pagina di forum, quindi, se qualche esperto vorrà rispondere potremmo approfondire meglio l'argomento. Grazie.
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