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juditta

gli effetti della psicoterapia

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la metafora del fosso vedo ha avuto successo? ;-)

ognuno immagino avrà il suo personale fosso... a qualcuno sembrerà un burrone che non vale nemmeno la pena di provare a saltare, a qualcun altro sembra solo una pozzanghera aggirabile con un passo solo un po' più lungo...

e poi c'è chi deciderà di saltare accettando di rimanere per un po' nel vuoto senza i piedi ancorati a terra... chi preferirà costruire un ponte mattone dopo mattone per sentirlo un cammino più proprio...

insomma io credo che guardare quel fosso, vederlo con i propri occhi, capire perchè lo si vede in quel modo (magari ripensando ai tanti fossi giù incontrati nella vita)... tutto questo aiuta a capire com'è il PROPRIO e unico fosso, come vogliamo saltarlo e che abbiamo tutto il diritto anche di rimanere sul ciglio per il tempo di cui abbiamo bisogno.

e... possiamo decidere anche di rimanere al di qua ma consapevoli del perchè.

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concordo con federisca, si tratta sempre di prendere uan posizione rispetto a sto fosso...e non dare la colpa al fosso..

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mi piace la metafora del fosso! Direi che calza anche per me... io sul lato del fosso (ma ben lontana dal ciglio) su cui sono stata per tutti i 33 anni della mia vita non ci sto più bene, finalmente avverso il desiderio di andare oltre, ma anche la necessità di farlo... ultimamente sono stata per parecchio tempo sul ciglio del fosso (prima il fosso manco lo vedevo!!), sono riuscita a scorgere quello che c'è al di là, mi piace... in alcuni punti dove il fosso è più stretto ho provato a saltarlo, ci sono riuscita, mi è piaciuto... però poi sono tornata indietro, avverto che per fare della strada dall'altra parte devo prendere una bella rincorsa e saltare nel punto più difficile, quello in cui il divario è maggiore...

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... finalmente avverso il desiderio di andare oltre, ma anche la necessità di farlo...

avverSo invece di avverTo.... lapsus freudiano da tenere di conto ;-)

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la mente fa strani scherzi ma spesso in quegli scherzi c'è molta più sincerità e verità di tutte le sovrastrutture che ci imponiamo! ;-)

e accogliere quelle manifestazioni con amore e comprensione è il più grande gesto che possiamo fare verso noi stessi e verso la vita.

ho trovato un articolo molto bello sulla psicoterapia e condivido in pieno tutto... per chi fosse interessato:

http://www.duepiu.net/sito/salute/psicologia/art0008.asp

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la metafora del fosso vedo ha avuto successo? ;-)

ognuno immagino avrà il suo personale fosso... a qualcuno sembrerà un burrone che non vale nemmeno la pena di provare a saltare, a qualcun altro sembra solo una pozzanghera aggirabile con un passo solo un po' più lungo...

e poi c'è chi deciderà di saltare accettando di rimanere per un po' nel vuoto senza i piedi ancorati a terra... chi preferirà costruire un ponte mattone dopo mattone per sentirlo un cammino più proprio...

insomma io credo che guardare quel fosso, vederlo con i propri occhi, capire perchè lo si vede in quel modo (magari ripensando ai tanti fossi giù incontrati nella vita)... tutto questo aiuta a capire com'è il PROPRIO e unico fosso, come vogliamo saltarlo e che abbiamo tutto il diritto anche di rimanere sul ciglio per il tempo di cui abbiamo bisogno.

e... possiamo decidere anche di rimanere al di qua ma consapevoli del perchè.

concordo con federisca, si tratta sempre di prendere uan posizione rispetto a sto fosso...e non dare la colpa al fosso..

Io no. Non concordo. Non c'entra dare la colpa. Ma non sono d'accordo con questa visione che va bene tutto. Che qualsiasi cosa uno faccia conspevolmente vada bene. Non posso essere d'accordo perché a me succede il contrario. Qualunque cosa faccia non va bene, mi sembra che non vada bene, che sia la cosa sbagliata. Saltare non posso. E non perché come ho deciso così (decidere per me significa fare quello che si ritiene più giusto), ma perché non posso e quindi non posso decidere, posso solo accettare o non accettare questa incapacità. L'altro lato del fosso, l'altra sponda, io non la vedo proprio. Magari non c'è neanche. QUindi le mie scelte sono tutte di ripiego e tutte mi appaiono di volta in volta altrettanto sbagliate. Sbaglio se resto sul ciglio, sbaglio se rientro un po', sbaglio se osservo il fosso, sbaglio se lo ignoro, sbaglio sempre. O almeno ogni volta la scelta mi pare sbagliata, penso che sto perdendotempo invece di dedicarmi a quello che servirebbe davvero, e allora cambio e ne tento un'altra che subito mi pare altrettanto sbagliata e così via.

Quanto a quello che diceva juditta, il discorso sarebbe troppo lungo, ma in un certo senso una volta (tanto tempo fa) il salto l'ho fatto. E' stato un salto folle, che io ritenevo a suo modo coraggioso, ma che invece si è rivelato solo una catastrofe. E dopo invece di ritrovarmi sull'altra sponda ero di nuovo su quella di prima, ma molto molto più lontana dal ciglio. Molto più indietro.

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frncs... non riesco a capire bene le tue parole, forse perchè senza esempi concreti la teoria resta a me confusa.

però posso dire che nei tuoi post ci sono giudizi continui CONTRO te stessa...

tu dici "sbaglio.... sbaglio... sbaglio..."

rispetto a cosa sbagli? c'è un modo giusto di agire che tu non riesci ad avere?

quando pensi a qualcuno che fa la cosa "giusta" e non sbaglia, a chi pensi?

c'è qualcuno che ti fa o ti ha fatta sentire sbagliata?

non è che devi necessariamente rispondere con cose tue private... sono domande che però può giovare farsi.

ecco, la mia posizione è sempre molto "ottimista" e io direi "realista" perchè sono convinta che dietro ogni comportamento c'è una motivazione più che valida e spesso dolorosa, quindi perchè darsi colpe e essere duri con chi già soffre?

e le domande sono il modo per andare ad ascoltare la parte sofferente di noi e starle accanto come merita!

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capita di buttarsi e sfracellarsi... poi ovviamente il danno dipende dal tipo di salto o dal tipo di conseguenze che subiamo.

la vita è fatta anche di questo... credo che le persone psicologicamente equilibrate siano quelle che si buttano anche se c'è il rischio di cadere e che affrontano anche le conseguenze di un'eventuale caduta.

più o meno io aspiro a questo, non alla scomparsa di tutti i fossi o allo sviluppo di gambe bioniche che mi permettano di fare salti sovrumani...

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capita di buttarsi e sfracellarsi... poi ovviamente il danno dipende dal tipo di salto o dal tipo di danno che subiamo.

la vita è fatta anche di questo... credo che le persone psicologicamente equilibrate siano quelle che si buttano anche se c'è il rischio di cadere e che affrontano anche le conseguenze di un'eventuale caduta.

più o meno io aspiro a questo, non alla scomparsa di tutti i fossi o allo sviluppo di gambe bioniche che mi permettano di fare salti sovrumani...

assolutamente stra-daccordo! :Batting Eyelashes:

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capita di buttarsi e sfracellarsi... poi ovviamente il danno dipende dal tipo di salto o dal tipo di conseguenze che subiamo.

la vita è fatta anche di questo... credo che le persone psicologicamente equilibrate siano quelle che si buttano anche se c'è il rischio di cadere e che affrontano anche le conseguenze di un'eventuale caduta.

più o meno io aspiro a questo, non alla scomparsa di tutti i fossi o allo sviluppo di gambe bioniche che mi permettano di fare salti sovrumani...

pure io..

Diciamo che il mio problema infatti è stato sempre il mio famoso (in seduta) "vuoto" che io cerco di riempire con le cose sbagliate...ecco forse più che fosso io lo chiamo vuoto. Un vuoto "antico" però che se non affrontato, mi crea infiniti altri vuoti...ecco magari quelli si sono pozzangherine che io percepisco come fossi...ma il punto è che la mia esperienza primaria non mi permtte di "buttarmi", inquanto io oltre il ciglio ci vedo sempre il vuoto primordiale...

Ecco se non affronto quello, difficile che riesca a superare gli altri, piccoli o grandi, difficili o facili...il fatto è che io amnco ci provo...(era per questo che parlavo di "colpa del fosso", perchè spesso io l'ho visto più grande di quanto era in realtà).

Poi alcune volte anche io mi sono buttata nella vita, ma buttarsi con la convinzione di non farcela, non è d'aiuto....e spesso mi sono ritrovata acadere senza avere la forza di rialzarmi...fino a decidere che "basta fossi"!!!!

Io vorrei ricominciare a provare, a cadere e rialzarmi senza che tutto ilmondo mi crolli addosso...

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tu dici "sbaglio.... sbaglio... sbaglio..."

rispetto a cosa sbagli? Rispetto a quello che riteterrei giusto, ragionevole e utile fare, in a alcuni casi (esempio nel non saltare). In altri casi rispetto a quello che in quel momento mi sembra giusto, ma che se poi lo faccio mi appare altrettanto sbagliato.

c'è un modo giusto di agire che tu non riesci ad avere? No, non in assoluto. Ma credo che gli altri (almeno qualcuno) riescano ad agire nel modo che ritengono gusto, io no.

quando pensi a qualcuno che fa la cosa "giusta" e non sbaglia, a chi pensi? A chi ritiene di fare cose giuste.

c'è qualcuno che ti fa o ti ha fatta sentire sbagliata? Può darsi, in passato. Ora non c'è nessuno che mi fa sentire in nessun modo.

ecco, la mia posizione è sempre molto "ottimista" e io direi "realista" perchè sono convinta che dietro ogni comportamento c'è una motivazione più che valida e spesso dolorosa, quindi perchè darsi colpe e essere duri con chi già soffre? Sono due cose diverse. Data una situazione negativa l'ottimismo consiste nel immaginare che cambierà, il realismo (come lo intendi tu) nel capire che ci sono dei motivi che hanno portato a quella situazione.Capire non implica cambiare.

e le domande sono il modo per andare ad ascoltare la parte sofferente di noi e starle accanto come merita! ah ma io l'ascolto pure troppo

capita di buttarsi e sfracellarsi... poi ovviamente il danno dipende dal tipo di salto o dal tipo di danno che subiamo.

la vita è fatta anche di questo... credo che le persone psicologicamente equilibrate siano quelle che si buttano anche se c'è il rischio di cadere e che affrontano anche le conseguenze di un'eventuale caduta.

più o meno io aspiro a questo, non alla scomparsa di tutti i fossi o allo sviluppo di gambe bioniche che mi permettano di fare salti sovrumani...

Sì certo. Fai bene. Sono d'accordo con te.

Il problema è che dopo i salti falliti si formano dei meccanismi automatici. Sai gli studi sul comportamento animale, credo che sia una cosa del genere. Da allora (e guarda che non parlo di un fatto esterno traumatico, ma di un tentativo che forse potrei definire di autoanalisi o non so come) scatta qualcosa in me appena tento anche solo di pensare in un certo modo, scatta il meccanismo a impedirmelo. Si tira via il pensiero, lo distrae, mi impedisce di andare a fondo.

Per fare un esempio, mi ricordo che da piccola mi portavano a sciare. All'inizio della settimana correvo, andavo veloce. Poi a un certo punto cadevo (prima o poi si cade quando si impara a sciare) e da quel momento andavo molto più piano, ma non per scelta consapevole, proprio per istinto. Cercavo di accelerare come prima ma non c'era niente da fare. Il corpo si rifiutava. E va detto che erano sempre piccole cadute, non mi facevo niente.

Dovrei aggiungere, per chiarezza, che in realtà si tratta di due vuoti diversi e due salti diversi.

Uno nel pensiero, uno nella realtà (che forse non ho mai fatto).

Quindi tutto il mio ragionamento è viziato da questo errore, da questa confusione dei due ambiti.

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Anzi pensandoci meglio il mio salto era un salto fuori dalla realtà. E quindi in fondo è naturale che abbia trovato solo un vuoto spaventoso.

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eh ma guarda che io son piena di meccanismi automatici causati dalle cadute del passato! e a volte pare un'impresa impossibile superarli... e oggi è non è un giorno nel quale sono ottimista da questo punto di vista...

diciamo che non ho ancora smesso di sperare di farcela a superarli sti meccanismi, senza tralaltro ben sapere cosa c'è al di la dei meccanismi, è un po' un salto nel vuoto anche la stessa idea di vivere senza quei meccanismi, per quanto disfunzionali.

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Anzi pensandoci meglio il mio salto era un salto fuori dalla realtà. E quindi in fondo è naturale che abbia trovato solo un vuoto spaventoso.

eh ma allora il fosso l'hai saltato dalla parte sbagliata... ora devi ri-saltarlo nel verso opposto! (forse)

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tutti questi salti mi hanno mandata un po' in confusione...

giusto per capire, quali sono stati i salti che avete fatto in passato e che si sono rivelati dei veri fallimenti al punto da togliervi la voglia di saltare di nuovo?

rispetto al senso di vuoto lo conosco stra-bene... l'anno socrso in un periodo davvero duro della psicoterapia, forse il peggiore, vivevo ogni giorno con la costante sensazione di vuoto... avevo smontato mille meccanismi del passato, mille convinzioni su cui avevo basato la mia vita (tra cui l'idea di un'infanzia felicissima)... non mi era rimasto altro che un gran vuoto... è stato un periodo terribile... eppure solo provando quel vuoto ho iniziato a ricostruirmi e capire di che cosa volevo fosse piena la mia vita:

sentimenti sinceri, emozioni vere sia negative che positive (dalla rabbia più accesa all'amore più profondo), amore per me stessa prima di ogni altra cosa e molto altro...

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eh ma allora il fosso l'hai saltato dalla parte sbagliata... ora devi ri-saltarlo nel verso opposto! (forse)

sì può essere

forse è passato troppo tempo

in realtà, per essere precisa, diciamo che pensavo di dover uscire fuori dalla realtà ingannevole in cui pensavo di essere, liberarmi dell'inganno, per poter poi saltare verso una reale conoscenza, consapevolezza. Una cosa del genere. Poi il salto è stato una catastrofe. Ma forse la catastrofe già c'era.

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in effetti è difficile starti dietro... :He He:

conta che in queste settimane soffro di insonnia e ora ho mal di testa... -_-

credevi di saltare da una realtà illusoria verso la realtà, ma è stato un disastro... lo è stato perchè l'impatto con la realtà è stato troppo duro, oppure può essere che tu sia passata da un'illusione all'altra?

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tutti questi salti mi hanno mandata un po' in confusione...

giusto per capire, quali sono stati i salti che avete fatto in passato e che si sono rivelati dei veri fallimenti al punto da togliervi la voglia di saltare di nuovo?

rispetto al senso di vuoto lo conosco stra-bene... l'anno socrso in un periodo davvero duro della psicoterapia, forse il peggiore, vivevo ogni giorno con la costante sensazione di vuoto... avevo smontato mille meccanismi del passato, mille convinzioni su cui avevo basato la mia vita (tra cui l'idea di un'infanzia felicissima)... non mi era rimasto altro che un gran vuoto... è stato un periodo terribile... eppure solo provando quel vuoto ho iniziato a ricostruirmi e capire di che cosa volevo fosse piena la mia vita:

sentimenti sinceri, emozioni vere sia negative che positive (dalla rabbia più accesa all'amore più profondo), amore per me stessa prima di ogni altra cosa e molto altro...

Sono io che creo confusione. Mettendo in mezzo dei salti che non c'entrano.

Anche io mi sono ritrovata in un vuoto assoluto, orrendo. Ma forse diverso dal tuo, perché su quel tipo di vuoto non si costruisce niente, perché manca il terreno, manca la realtà. Cioè diciamo che il mio scopo assomigliava a quello che descrivi tu. Solo che poi è stato tutto il contrario. Il vuoto ha risucchiato tutto. NOn c'era più nessuno a ricostruire. E siccome il vuoto non sa restare tale a lungo ha iniziato a riempirsi di altro, di ossessioni, di false realtà, di idiozie. Insomma alla fine mi sono risvegliata (in parte) molto più lontana dalla meta.

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in effetti è difficile starti dietro... :He He:

conta che in queste settimane soffro di insonnia e ora ho mal di testa... -_-

credevi di saltare da una realtà illusoria verso la realtà, ma è stato un disastro... lo è stato perchè l'impatto con la realtà è stato troppo duro, oppure può essere che tu sia passata da un'illusione all'altra?

No, nessuna delle due, lo è stato perché non c'era niente. Perché se togli tutte le illusioni non resta niente. Non trovi nulla. Non c'è stato impatto con la realtà. C'è stata una specie di perdita della realtà.

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in seguito ho anche riprovato a fare quell'esperienza

forse pensando che in fondo non era sbagliata

e che ero io che non avevo retto alla percezione del vuoto

ed ero precipitata in una specie di follia

ma non ci sono più riuscita (per fortuna?)

questo intendevo prima dicendo che ormai il pensiero si rifiuta di andare fino in fondo

del resto secondo lo psichiatra quella era proprio la direzione sbagliata

da evitare

io non so

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il fatto è che la realtà esiste...mica tu vivi fluttuando nel vuoto!

quello che ti manca è il contatto con la realtà... forse questo potrebbe essere un buon obiettivo da porsi per una terapia.

e non me lo smontare! perchè se tu sto contatto non l'hai mai avuto, quindi non puoi sapere come sarebbe...oppure che se lo ottenessi non ti andrebbe bene ecc ecc.

dovresti prima provare e solo dopo potresti fare le valutazioni dal caso...

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chi sa che era sta esperienza... è difficile immaginarlo dalle tue stringate parole...

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il fatto è che la realtà esiste...mica tu vivi fluttuando nel vuoto!

quello che ti manca è il contatto con la realtà... forse questo potrebbe essere un buon obiettivo da porsi per una terapia.

e non me lo smontare! perchè se tu sto contatto non l'hai mai avuto, quindi non puoi sapere come sarebbe...oppure che se lo ottenessi non ti andrebbe bene ecc ecc.

dovresti prima provare e solo dopo potresti fare le valutazioni dal caso...

sì lo so. ma non ci riesco

stringate parole? ho scritto un sacco.

non lo so che esperienza era

del vuoto, dell'assenza di autoinganni, di illusioni

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